Le Edizioni a Stampa del CESVAM 2014 - 2024

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Catalogo di tutte le edizioni a Stampa del Centro Studi sul valore Militare dell'Istituto del Nastro Azzurro

1866 QUATTRO BATTAGLIE PER IL VENETO

1866 QUATTRO BATTAGLIE PER IL VENETO
Il volume e acquistabile presso tutte le librerie, oppure si può chiedere alla Casa Editrice (ordini@nuovacultura.it) o all'Istituto del nastro Azzurro (segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org)

1866 Il Combattimento di Londrone

VOLUME DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE

VOLUME DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE
Il Volume sarà disponibile dal 30 aprile 2025

Collana Storia in Laboratorio

Il piano editoriale per il 1917 è pubblicato con post in data 12 novembre 2016

Per i volumi pubblicati accedere al catalogo della Società Editrice Nuova Cultura con il seguente percorso:
www.nuovacultura.it/catalogo/collanescientifiche/storiainlaboratorio

.La collana Storia in Laboratorio 31 dicembre 2014

.La collana Storia in Laboratorio 31 dicembre 2014
Collana Storia in Laboratorio . Aggiornamento sul Canale You Tube: ISTITUTO NASTRO AZZURRO CESVAM

Testo Progetto Storia In Laboratorio

Il testo completo del Progetto Storia in Laboratorio è riportato su questo blog alla data del 10 gennaio 2009.

Si può utilizzare anche la funzione "cerca" digitando Progetto Storia in Laboratorio.

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Il presente blog è scritto in Italiano, lingua base. Chi desiderasse tradurre in un altra lingua, può avvalersi della opportunità della funzione di "Traduzione", che è riporta nella pagina in fondo al presente blog.

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La Collana Storia in Laboratorio al 31 dicembre 2011

La Collana Storia in Laboratorio al 31 dicembre 2011
Direttore della Collana: Massimo Coltrinari. (massimo.coltrinari@libero.it)
I testi di "Storia in Laboratorio"
sono riportati
sul sito www.nuovacultura.it
all'indirizzo entra/pubblica con noi/collane scientifiche/collanastoriainlaboratorio/pagine 1 e 2

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sabato 31 maggio 2014

Minoranze al tempo dello “scontro di civiltà”. Modelli di multiculturalismo e dialogo,

Le migrazioni sono sempre state presenti nella storia dell’umanità, generando una miriade di situazioni differenti: incontri e scontri, assimilazioni e convivenze, sincretismi e nuove etnogenesi.
Sebbene la storia antica sia già stata testimone di colossali spostamenti di popolazioni, il fenomeno si è velocizzato esponenzialmente negli ultimi secoli e soprattutto decenni a causa della globalizzazione e dei nuovi mezzi di trasporto. Si sono così venute a creare, spesso all’interno dei medesimi paesi, una pluralità di situazioni: minoranze etniche, linguistiche o religiose “storiche”, o acquisite grazie a più recenti variazioni di confine; comunità allogene create o ingrossate dai nuovi flussi migratori di massa; revivalismi culturali di componenti etniche (anche maggioritarie) emarginate.
Tutti questi fenomeni si confrontano oggi col modello dello “scontro di civiltà”, e coi tentativi di sanarlo tramite il dialogo tra civiltà, il multiculturalismo e altre soluzioni.
L’IsAG (Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie) organizza, al fine di discutere tale tematica dal punto di vista pratico e teorico, politico e scientifico, l’incontro Minoranze al tempo dello “scontro di civiltà”. Modelli di multiculturalismo e dialogo, 
presso la Sala delle Colonne di Palazzo Marini (Camera dei Deputati), in Via Poli 19 a Roma, mercoledì 4 giugno 2014 alle ore 9.00.
La locandina col programma completa è scaricabile cliccando qui.
Per prendere parte all’evento è necessario registrarsi, entro le ore 12 di lunedì 2 giugno, tramite il formulario dei contatti, comunicando nome, cognome, indirizzo e-mail di ciascun partecipante. Nei locali della Camera dei Deputati per i signori uomini sono obbligatori la giacca e la cravatta.
Programma
Ore 9.00 – Registrazione dei partecipanti
Ore 9.15 – Saluti e introduzione
On. Daniel Alfreider (Camera dei Deputati, Capogruppo Minoranze linguistiche)
Dott. Tiberio Graziani (IsAG, Presidente)
Ore 9.30 – Comunicazioni:
Le minoranze etno-linguistiche storiche in Italia
On. Daniel Alfreider (Camera dei Deputati)
Minoranze e modelli di cittadinanza dell’Italia delle migrazioni
Dott. Corrado Bonifazi (IRRPS-CNR)
I diritti delle popolazioni indigene nella regione artica
Dott.ssa Alessandra Caruso (IsAG)
Movimenti e conflitti etnoterritoriali in Europa. Tendenze, caratteristiche e ambivalenze
Prof. Adriano Cirelli (Università Internazionale Telematica Uninettuno)
“Non-cittadini”: il caso delle minoranze russe nel Baltico
Dott. Dario Citati (IsAG)

venerdì 23 maggio 2014

Elezioni Europee: una data importante

Elezioni europee
Sbarco europeo per il faccia a faccia TV
Giampiero Gramaglia
22/05/2014
 più piccolopiù grande
Avete presente i dibattiti presidenziali negli Stati Uniti, quelli che dal 1960 decidono quasi sempre chi andrà alla Casa Bianca? La tensione dei candidati? La maniacale minuta precisione di regole e conduttori? Le decine di milioni di spettatori, che solo il SuperBowl ne fa di più negli Usa? Bene: qui è un’altra cosa.

Dibattiti televisivi tra leader europei
I dibattiti presidenziali nell’Unione europea (Ue) non sono - per ora - nulla di tutto questo: share dell’audience da prefisso telefonico, diffusione confinata su reti minori, gestione dei tempi a volte un po’ caotica, l’intreccio delle lingue a complicare il tutto.

Se li fai in inglese, penalizzi chi, come il greco Alexis Tsipras, non si sente a suo agio in quella lingua; se li fai che ciascuno parla la sua, devi affidarti agli interpreti, la voce che arriva al pubblico non è l’originale, le frasi perdono fluidità, la percezione dei personaggi non è né immediata né piena.

Eppure, con tutti i loro limiti, i dibattiti in diretta tv, corollario delle candidature alla presidenza della Commissione europea, sono stati la vera novità mediatica di questa campagna elettorale europea, anche se i protagonisti non hanno mostrato l’aggressività dialettica che, spesso, fa la forza dei confronti americani.

Assente, pure, la retorica positiva in stile Usa: “Non voglio un’Europa che sogna”, sono state le prime parole del candidato del Partito popolare europeo (Ppe), Jean Claude Juncker. Negli Stati Uniti, gli avrebbero spento le tv in faccia; qui non è successo, anche perché di televisori accesi ce n’erano pochi.

Difficile dire quanto i dibattiti abbiano pesato sui pronostici di questa vigilia. L’ultimo rilevamento comparato europeo, diffuso il 20 maggio, dà i popolari -217- in calo rispetto al Parlamento uscente, ma in vantaggio d’una quindicina di seggi sui socialisti -201, in leggerissima ascesa.

La terza forza sono la galassia degli ‘euro-scettici’ di destra, xenofobi, anti-euro, separatisti, che però a Strasburgo non faranno massa unica. Poi, i liberali, la sinistra radicale euro-critica, i conservatori. Ppe e Partito socialista europeo (Pse) insieme avranno la maggioranza dei 751 seggi.

Verhofstadt vincitore mediatico
Nell’arco dei tre dibattiti, il primo da Maastricht il 28 aprile - regia EuroNews -, il secondo da Firenze il 9 maggio - regia RaiNews -; il terzo da Bruxelles il 15 maggio - regia Eurovision e audience molto maggiore degli altri -, il migliore è stato l’ex premier belga Guy Verhofstadt, liberale, federalista, che rivendica alla Commissione un ruolo pilota dell’integrazione europea e contesta il presidente uscente Manuel Barroso per l’abitudine di telefonare a Berlino ed a Parigi prima di decidere che fare.

A Maastricht, Verhofstadt aveva vinto di misura e senza convincere, un 6 pieno, con un 6- agli altri. A Firenze, aveva vinto a mani basse: in termini ciclistici, visto che è in corso il Giro d’Italia, era già sotto la doccia quando sono arrivati gli altri. A Bruxelles, s’è limitato a controllare.

I due favoriti, Juncker, ex premier lussemburghese ed ex presidente dell’Eurogruppo, e il socialista Martin Schulz, attuale presidente del Parlamento europeo,Pe, sono stati soprattutto attenti a non farsi male l’un l’altro e a non inciampare in qualche gaffe: federalismo, eurobond, solidarietà erano parole per loro scivolose.

Impegnati a marcarsi a vicenda e preoccupati di non sciorinare le differenze, Schulz e Juncker si sono spesso impelagati nei tecnicismi più ostici della costruzione europea (il ‘modello comunitario’ contrapposto al ‘sistema inter-governativo’, l’intreccio dei poteri delle Istituzioni, i vincoli dei Trattati).

Così, mentre Schulz e Juncker traccheggiavano, Verhofstadt tirava diritto, in sella al cavallo di battaglia di una Commissione europea che non sia segretariato del Consiglio dei Ministri dell’Ue, cioè cane da riporto dei Governi dei 28, ma che guidi il processo d’integrazione, come avveniva ai tempi, ormai mitici, di Jacques Delors (e un pochino pure sotto la presidenza di Romano Prodi).

Forte di una sua linea, e di una legittimità conferitagli dall’indicazione popolare e dall’investitura del Pe, il presidente dell’Esecutivo di Bruxelles dovrebbe guidare l’Ue a rilanciare crescita e occupazione.

Tsipras spariglia le carte senza fare il botto
Quanto agli outsiders, i verdi Ska Keller - al primo e al terzo - e José Bové - al secondo - hanno fatto la loro parte, portando lei freschezza e lui aggressività. All’ultimo giro, ha esordito Tsipras, campione della sinistra euro-scettica, che ha (un po’) sparigliato le carte, senza, però, fare il botto.

Tsipras, l’unico senza cravatta, strizza l’occhio al voto italiano: chiama in causa Juncker, che c’era, per il vertice di Cannes dove, dice, dietro le quinte furono rovesciati due governi democraticamente eletti, il greco e l’italiano - un’eco delle polemiche sul complotto di questi giorni -; e cita l’impegno dei giudici contro la mafia.

Ma se c’è un po’ d’Italia nel dibattito europeo, è pure merito, anzi demerito, di Silvio Berlusconi: con la sua campagna anti-tedesca e anti-Schulz, diventa l’‘uomo nero’ del primo confronto. Dove tutti lo evocano e lo criticano, tranne Schulz che può permettersi d’ignorarlo. Juncker tradisce l’imbarazzo dei popolari per quell’alleato scomodo e invadente, che però non cacciano perché, senza Forza Italia, non sarebbero più la prima forza del Pe.

Elezione presidente della Commissione 
Su un punto sono tutti d’accordo: la scelta del presidente della Commissione dovrà avvenire nell’ambito dei candidati, dal cappello a cilindro dei capi di Stato o di governo dell’Ue non potrà uscire un nome a sorpresa. Persino Juncker, di gran lunga il meno spericolato, dice: “Se non sarà uno di noi, nel 2019 non andrà più a votare nessuno, perché gli elettori si sentiranno presi in giro”.

Recitano un copione?, o sono davvero convinti? Intanto, è già chiaro che non saranno brevi i tempi di decisione sul presidente della Commissione, dopo le elezioni del 25 maggio. E anche i giochi che parevano già delineati potrebbero riaprirsi, nell’Unione e pure in Italia.

Giampiero Gramaglia è consigliere per la comunicazione dello IAI.
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mercoledì 21 maggio 2014

Roma: Incontro al Centro Russo il 27 maggio 2014

Giornate della cultura osseta presso il Centro Russo di Scienza e Cultura

Il 27 maggio 2014 alle 19:00 presso il Centro Russo di Scienza e Cultura a Roma in occasione delle giornate  della cultura osseta si terrà l’anteprima europea del film “Beslan. Memoria.” del regista Vadim Zalikov, girato in Russia, Belgio, Germania ed Italia. A seguire, l’incontro con il regista ed il cast.
La serata continuerà con l’inaugurazione della mostra degli artisti osseti “Arv-Art”, che rappresenta i pittori provenienti dall’Ossezia del Nord - Alania, Ossezia del Sud, Belgio e Francia.
L’iniziativa delle giornate dedicate alla cultura osseta in Europa è stata ideata dall’associazione internazionale senza fini di lucro “Renaissance Sandidzan” (Belgio) e quest’anno è giunta alla sua quarta edizione. L’evento è stato organizzato con il sostegno del governo della Repubblica dell’Ossezia del Nord - Alania, del Ministero degli Esteri della Repubblica dell’Ossezia del Sud, dell’Associazione internazionale delle comunità ossete “Rinascita”.
Le giornate della cultura osseta si svolgono inoltre in Belgio, Ungheria, Paesi Bassi, Turchia e Francia.
Осетия


Дни осетинской культуры в РЦНК

27 мая в 19:00 в Российском центре науки и культуры в Риме в рамках  Дней осетинской культуры состоится европейская премьера фильма Вадима Цаликова «Беслан. Память», съемки которого проходили в России, Бельгии, Германии и Италии, а также творческая встреча с автором кинокартины и актерами.
Вечер продолжится открытием выставки осетинских художников «Арв-Арт», проживающих в Северной Осетии-Алании, Южной Осетии, Бельгии и Франции.
Международная некоммерческая ассоциация «Renaissance Sandidzan» (Бельгия) уже четвертый год проводит «Дни осетинской культуры в Европе». Мероприятие организовано при поддержке Правительства Республики Северная Осетия-Алания, Министерства иностранных дел Республики Южная Осетия, Международной ассоциации осетинских обществ «Возрождение». Дни осетинской культуры проходили также в Бельгии, Венгрии, Нидерландах, Турции и Франции.
Осетия
-- 

Centro Russo di Scienza e Cultura
Piazza Benedetto Cairoli, 6
00186 Roma
tel.39 0688816333

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venerdì 16 maggio 2014

Aprilia: due articoli di Elisa Bonacini

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:


Gentilissimi ,

Vi riporto quanto inviato come comunicato stampa a diverse testate on-line.

ed i link di quelle che hanno già pubblicato la notizia.




Distinti saluti,

Elisa Bonacini

martedì 13 maggio 2014

Prossima Pubblicazione. Volume n. 10 della Collana. La Bibliografia

  Volume n. 10 della Collana Storia in Laboratorio


Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso

Il Corpo Italiano di Liberazione e Ancona

Il passaggio del fronte-giugno-luglio1944

Bibliografia.

==, ==, Diario Storico Militare del Corpo Italiano di Liberazione, Giugno, Luglio, Agosto 1944, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, 1944.
==, ==, Partecipazione Marche, Rivista. 10. Numero speciale, 15 novembre 1977, Ancona, Regione Marche.
==,==, La Partecipazione delle Forze Armate alla Guerra di Liberazione ed alla Resistenza. 8 settembre 1945 – 8 maggio 1945, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, 2003.
AA, AA., L’agonia dello zuccherificio, in Jesi e la sua valle, n. 16, 1970
AA. AA., Il Piave. Giornale-settimanale dei soldati Italiani con l’Ottava Armata, Raccolta Luglio 1944
AA.,AA., La Guerra di Liberazione. Scritti nel Trentennale., Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, 1979.
Abbruzzetti A., Diario di Guerra del Cav. Angelo Abbruzzetti, inedito
Appignanesi P., Bacelli D.,La Liberazione di Cingoli. 13 luglio 1944 e le altre pagine di storia cingolana, Cingoli, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia Sezione di Macerata-Amministrazione Provinciale di Macerata-Comune di Cingoli, 1986.
Baducci F., ( a cura di) Il passaggio del fronte e gli uomini in guerra. Testimonianze, lettere, diari, documenti di Archivio, Polverigi, Scuola Media Polverigi, Comune di Polverigi, 2012
Balestra E., Diario parrocchiale di Santa Maria del Piano di Don Ezio Balestra, inedito
Bandini F., Il dirottamento del Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.) al settore adriatico. in Atti del Convegno di Studi, Corinaldo 22.23.24 Giugno 1994, Sala Grande del Comune, Roma, Centro Studi e Ricerche sulla Guerra di Liberazione, Scena Illustrata Editrice, 1996.
Battaglia R., Storia della resistenza italiana, Torino, Einaudi, 1964
Bertolo G., L’ora della Liberazione, in Pesaro contro il fascismo, Urbino, Argalia, 1972,
Biegarìski S., ( a cura di), Dzialania 2 Korpusu we Wloszech, (Le operazioni del II Corpo in Italia), Londra, Komisja Historyczna 2-go Korpusu, 1963, Vol. I
Biegarìski, S., Ankona, Varsavia, Ksiazka i Wiedza, 1986
Bonci F., Diario 1944. Il passaggio del Fronte ad Osimo, in, “Il Secondo Risorgimento d’Italia”, Anno XIV, n.1, 2004
Boscardi E., “E il 7 giugno di sorpresa sfilarono gli Italiani – un episodio della Liberazione di Roma dimenticato dalla storia ufficiale”, in Il Tempo, Roma, 7 giugno 1984.
Boscardi E., L’entrata delle truppe italiane a Roma, in Dalle Mainarde al Metauro. Il Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.) 1944. in Atti del Convegno di Studi, Corinaldo 22.23.24 Giugno 1994, Sala Grande del Comune, Roma, Centro Studi e Ricerche sulla Guerra di Liberazione, Scena Illustrata Editrice, 1996.
Boscardi E., Toselli P., (a cura di), Le Divisioni Ausiliarie nella Guerra di Liberazione – Atti del Convegno di Studi, Lucca, 8, 9, 10 ottobre 1994, , Roma, Centro Studi e Ricerche sulla Guerra di Liberazione, Scena Illustrata Editrice, 1998.
Boscardi E., Toselli P., Grassi N. (a cura di), Dalle Mainarde al Metauro. Il Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.) 1944. – Atti del Convegno di Studi, Corinaldo 22.23.24 Giugno 1994, Sala Grande del Comune, Roma, Centro Studi e Ricerche sulla Guerra di Liberazione, Scena Illustrata Editrice, 1996.
Caglini C., Bombardamenti su Ancona e Provincia 1943-1944, Ancona, Cassa di Risparmio, 1983.
Camilletti M.G.,, ( a cura di) Raymonts Ellis. Memorie di un soldato inglese nelle Marche. Ancona, Affinità Elettive, 2010
Campana G., ( a cura di)  La battaglia di Ancona del 17-19 luglio 1944 e il II Corpo d’Armata Polacco , Ancona, Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nelle Marche, 2002
Campana G., ( a cura di) Catalogo. Il II Corpo d’Armata Polacco nelle Marche: 1944-1946. Mostra Fotografica., Regione Marche, Comune di Piagge, Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nelle Marche, 2006
Campana G., (a cura di), Rapporto sulle operazioni del II Corpo Polacco nel settore adriatico. Giugno-Settembre 1944, la guerra nelle Marche. Le battaglie di Ancona, Loreto, del Metauro, della Linea Gotica in un documento del P.R.O., Ancona, Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nelle Marche, 1999.
Campana G., 1943-1947. Il II Corpo d’Armata Polacco in Italia.,Ancona, Regione Marche, Museo della Liberazione di Ancona, Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nelle Marche, Quaderni del Museo della Liberazione di Ancona n. 1  2009
Campana G., Agosto 1944. Il II Corpo d’Armata Polacco a Senigallia,Ancona, Regione Marche, Museo della Liberazione di Ancona, Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nelle Marche, Quaderni del Museo della Liberazione di Ancona n. 3,  2013
Campanella E., Documento. Quarantennale della Liberazione di Jesi 20 luglio 1944. Archivio Pivetta.
Campanella E.,. Discorso Celebrativo Quarantennale della Liberazione di Jesi, Archivio Sergio Pivetta.
Campanella E., Monte Marrone: Cerniera tra il Primo Raggruppamento Motorizzato ed il Corpo di Liberazione in Dalle Mainarde al Metauro. Il Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.) 1944. – Atti del Convegno di Studi, Corinaldo 22.23.24 Giugno 1994, Sala Grande del Comune, Roma, Centro Studi e Ricerche sulla Guerra di Liberazione, Scena Illustrata Editrice, 1996.
Cappellano F., Orlando S., (a cura di), L’Esercito Italiano dall’armistizio alla Guerra di Liberazione. 8 settembre 1943 -25 aprile 1945., Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito Ufficio Storico, 2005
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Ciacci A., Hoppe H. La 278° divisione di fanteria in Italia 1944-1945, in Jesi e la sua valle, Luglio 1964
Coltrinari (Baldoni) M., Il fronte del sud ed il fronte del nord nelle marche. Giugno-Settembre 1944, in “Il Secondo Risorgimento d’Italia”, Anno XIV, n.1, 2004
Coltrinari M., Coltrinari L., La ricostruzione e lo studio di un evento militare, Roma, Società Editrice Nuova Cultura, Università La Sapienza, 2009.
Coltrinari M., Giugno-Settembre1944. IL fronte in Italia diviene secondario nella strategia alleata. La conclusione del ciclo operativo del Corpo Italiano di Liberazione e le origini tecnico-operative dei gruppi di Combattimento, .in “Il Secondo Risorgimento d’Italia”, Anno XIV, n.1, 2004.
Comune di Filottrano, X anniversario della Battaglia di Filottrano. 9 luglio 1944. 9.luglio 1954, Filottrano, Comune di Filottrano, 1954
Comune di Osimo, I giorni della liberazione. Corpo Italiano di Liberazione e Resistenza nell’Osimano, Osimo, Comune di Osimo Introduzione P. Polenta, 1974
Crapanzano E. (a cura di), Il Corpo Italiano di Liberazione. Aprile-settembre 1944. Narrazione-Documenti, Roma, Ministero della Difesa-Esercito, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, 1971, 2° Edizione,
De Napoli D., I “Patrioti” della Maiella, in Dalle Mainarde al Metauro. Il Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.) 1944. in Atti del Convegno di Studi, Corinaldo 22.23.24 Giugno 1994, Sala Grande del Comune, Roma, Centro Studi e Ricerche sulla Guerra di Liberazione, Scena Illustrata Editrice, 1996
Davy G.M.O., The Seventh and three enemies, The Story of World War II and the 7th Queen’s Own Hussars, London, The Nava & Military Press Ltd, 1952
Fazi M., Pieroni I., 17 luglio 1944 E’ il giorno bramato della offensiva e della completa liberazione.. Giugno-Agosto 1944. Diari del passaggio del fronte di Osimo e Offagna, Offagna, 2002
Fajans R., Seguimmo la battaglia di Osimo. Memorie di un corrispondente di guerra, in Rivista di Ancona, Rassegna del Comune, Numero Speciale dedicato al ventennale della liberazione di Ancona, marzo aprile 1964, anno VII,
Franco S., Aspetti sanitari Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.). in Atti del Convegno di Studi, Corinaldo 22.23.24 Giugno 1994, Sala Grande del Comune, Roma, Centro Studi e Ricerche sulla Guerra di Liberazione, Scena Illustrata Editrice, 1996
Fratesi M., Don Giulio racconta. L’impegno civile di don Giulio Giacconi, Agugliano, Comune di Agugliano (An), 2007
Fratesi M., Campana G., Da Ancona al Cassero. 1943-1945. Tempo di sfollamento. Storie e memorie, Cassero, ENDAS, Circolo Culturale Cassero (Ancona), 1996
Galeazzi M., (a cura di), Su e giù per il Montagnolo, Ancona, Comune di Ancona ed altri, 2008
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Gobbi C., “Quota 360”. Il Monte della Crescia. Diario di guerra 1940-1945 e del fronte di Don Fulvio Badaloni, parroco di San Paterniano di Osimo, Osimo, Osimo Edizioni, 2004
Hoppe H., Die 278 infanterie division in Italien 1944/1945, Bad NAuheiem, Verlag Hans Henning Podzum, 1953
Jackson W.G.F., La battaglia d’Italia, Milano, Il Club degli Editori, 1970
Iwanowki W. Diazlania zaczepne 2 Korpowa Polskiego nad Adriatykien, ( Le operazioni offensive del II Corpo polacco nel settore adriatico, in Walki Formaccji Polskich na Zachodzie (Combattimenti delle Forze Armate in Occidente) a cura di Bieganski W., Varsavia, Ministertwo Obrony Narodowej, 1981
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Olmi L., Diario di Guerra di Don Luigi Olmi, inedito
Orlandini P., Da balilla a partigiano, Falconara, Rema, 1998
Orlandini P., Il contributo degli Osimani alla lotta di liberazione nazionale, Osimo, 1954
Papini M., Il Governo della Resistenza; il CLN delle Marche,Ancona, Regione Marche, Provincia di Ancona, Museo della Liberazione di Ancona, Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nelle Marche, Quaderni del Museo della Liberazione di Ancona n. 2, 2011
Papini M., La Guerra e la resistenza nelle Marche, Atti del Convegno di Studi. Ancona. Sala Auditorium Fiera della Pesca 24-25 novembre 1994, Bologna, Editrice Clueb, 1995
Perabò P., Vertua Edoardo., Nulla è cambiato, Milano, M&B., 2000  
Politi A., Le dottrine tedesche di controguerriglia. 1936-1944, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, 1991
Piccinini G. ( a cura di), Atti del Comitato di Liberazione Nazionale (Luglio-Dicembre 1944), Ancona, Deputazione di Storia Patria per le Marche, Comune di Ancona, 2006
Ricchezza A., Il Corpo Italiano di Liberazione. Campagna d’Italia. Milano, Comune di Milano, 1963
Ricchezza A., Ricchezza G., L’ Esercito del Sud. Il C.I.L. dopo l’8 settembre, Milano, Mursia 1973
Sanfelice di Monteforte F., La Strategia. Antologia sul dibattito strategico ordinata per argomenti”, Genova, Rubettino, 2010.
Santarelli G., La battaglia di Filottrano, Filottrano, Cassa Rurale ed Artigiana, 1986
Senigalliesi A., Composizione sociale delle formazioni partigiane nella zona sud di Ancona, in Atti del Convegno di Studi. Ancona. Sala Auditorium Fiera della Pesca 24-25 novembre 1994, Bologna, Editrice Clueb, 1995
Senigalliesi A., Resistenza  Società nel basso Musone, Tesi di Laurea, Università di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia, Anno Accademico 1994-1995
Smolinska M., Smolinski J., Il II Corpo d’Armata Polacco nella campagna d’Italia (1944-1945), Varsavia, Editore PAT Varsavia, 2008
Sparapani S., Rapporti tra Alleati e partigiani, in Atti del Convegno di Studi. Ancona. Sala Auditorium Fiera della Pesca 24-25 novembre 1994, Bologna, Editrice Club, 1995
Stefani F., La Storia e la Dottrina degli ordinamenti dell’Esercito Italiano, Dalla Guerra di Liberazione alla Arma Atomica Tattica, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore della Difesa, Ufficio Storico, 1987, Voll. III, Tomo I
Tasselli S.,  Ancora sulla 111a Compagnia Protezione Ponti in “Storia e Battaglie”, n. 65, gennaio 2007,
Tasselli S., 111a Compagna Protezione Ponti, in  “Storia e Battaglie”, n. 63, novembre 2006,
Tonelli E., Castelferretti:un paese ricorda il passaggio del fronte. Luglio 1944.in “Il Secondo Risorgimento d’Italia”, Anno XIV, n.1, 2004
Urieli C., 1944. Verso la liberazione., Amministrazione Comunale di Santa Maria Nuova, Comitato XL Anniversario della Liberazione, 9 luglio 1944 -19 luglio 1984, Osimo, Grafiche Scarponi, 1984
Urieli C., L’attesa, Jesi, Edizioni Nicolini, 1975
Utili U., Ragazzi in piedi!.... La ripresa dell’Esercito Italiano dopo l’8 settembre, Milano, Mursia, 1979
Vaia A., Da Galeotto a Partigiano,Milano, Teti, 1977
Matteucci I., La Lapide ed il Cippo di Piazza Ugo Bassi, Ancona, Il lavoro editoriale, 2007

Vertua E., Vertua Edoardo, Due Alpini. Due Guerre di Liberazione. 1915-18 – 1943-1945., Missaglia (Lc), A.G.Bellavite Editore in Missaglia, 2006

domenica 4 maggio 2014

Immigrazione, MInoranza e il rapporto con lingua e dialetti

Preservazione delle lingue
Ue, dal multilinguismo al trilinguismo
Diego Zannoni
18/04/2014
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Le istituzioni Ue non hanno sempre applicato il principio del multilinguismo in modo coerente. Si pensi alla prassi recente di pubblicare i bandi di concorso solamente in inglese, francese e tedesco e di imporre una lingua a scelta fra queste per le prove.

Tale modus procedendi non godeva di alcun supporto normativo poiché tutte le lingue elencate nel regolamento Cee n. 1 del 1958 come successivamente modificato sono parimenti lingue ufficiali e di lavoro dell’Ue, e infatti i bandi in questione venivano annullati dagli organi giurisdizionali Ue su ricorso dell’Italia (ex pluribus sentenza della Corte di Giustizia 27 novembre 2012, causa C-566/10 P).

Tuttavia curiosamente, nonostante il tenore di tali sentenze che riaffermavano il multilinguismo e a panorama normativo immutato, lo European Personnel Selection Office (Epso) aveva continuato a prevedere nei bandi di concorso che le prove fossero svolte in inglese, francese o tedesco.

Già su queste basi veniva spontaneo chiedersi come il multilinguismo avrebbe potuto reggere di fronte ai successivi tentativi delle istituzioni Ue di ridurlo surrettiziamente ad un trilinguismo in virtù di deroghe sistematiche motivate da vaghe ragioni di celerità e di servizio.

Il trilinguismo concorsuale
Il primo marzo 2014 l’Epso ha introdotto le nuove “Disposizioni Generali Applicabili ai Concorsi Generali” che fissano inter alia il regime linguistico obbligatorio per i concorsi Ue e consacrano normativamente la preminenza dell’inglese, del francese e del tedesco sulle altre lingue ufficiali. Infatti “salvo indicazione contraria nel bando di concorso, la scelta della seconda lingua [in cui i candidati debbono svolgere le prove di concorso] è in genere limitata al francese, all'inglese o al tedesco”. È fatto salvo l’obbligo di motivazione che però con ogni probabilità si ridurrà ad una mera clausola di stile.

L’Epso evidentemente ha fatto breccia su alcuni punti della sentenza indicata la quale, annullando i bandi di concorso controversi, faceva comunque intendere che una eventuale motivazione contenuta nei bandi avrebbe potuto rendere legittima la restrizione della facoltà di scelta della lingua2. E motiva infatti tale restrizione facendo leva ad esempio sulle esigenze di servizio.

Profili di criticità delle Disposizioni Generali
L’imposizione del trilinguismo concorsuale da parte dell’Epso suscita non poche perplessità. In primis, il potere di dettare la disciplina linguistica dei concorsi Ue non è stato conferito all’Epso dalla decisione istitutiva 2002/620/CE né dalla successiva Decisione 2002/621/CE ed è anzi dubbio che le stesse istituzioni Ue dispongano di tale potere perché:
1) l’art. 6 del regolamento n. 1 conferisce loro il potere di stabilire mediante regolamenti interni le modalità applicative dello stesso in casi specifici. Una restrizione a tre lingue nei concorsi non costituisce una modalità applicativa, ma una deroga al principio della parità delle lingue e l’introduzione della stessa come regola per i concorsi non è uno caso specifico.
2) I concorsi si proiettano verso l’esterno delle istituzioni e quindi non sembrano sottoponibili al regime determinato dalle istituzioni nei loro regolamenti interni.

Ma il punto centrale è che i concorsi dovrebbero avere come obiettivo in primis la selezione di persone competenti per i posti che devono essere ricoperti. Poiché il requisito professionale è distinto da quello linguistico, il ruolo delle competenze linguistiche non dovrebbe essere espanso a danno delle competenze professionali del candidato.

E se proprio le esigenze di servizio imponessero una restrizione delle lingue di lavoro, sarebbe al più ragionevole che la competenza linguistica costituisse oggetto di una prova ad hoc, ferma la possibilità per i candidati di svolgere tutte le prove in qualsiasi lingua dell’Ue a scelta.

È vero che le Disposizioni Generali richiedono un livello di conoscenza solo soddisfacente e non approfondito per la lingua2 e da qui si potrebbe dedurre che si tratta di un requisito proporzionato.

Ma il fatto che tale lingua2 sia imposta per tutte le prove dei concorsi implica necessariamente che la conoscenza linguistica ne alteri i risultati e avvantaggi quindi i candidati anglofoni, francofoni e germanofoni che ben potranno scegliere come lingua2 la loro lingua madre poiché le Disposizioni Generali si limitano a stabilire che la lingua2 debba essere diversa dalla lingua1. Il tutto in violazione dei principi di parità di trattamento e di non discriminazione.

Integrazione europea
Rimane da chiedersi quali siano le ragioni reali che abbiano condotto a favorire inglese, francese e tedesco a scapito di altre lingue ufficiali e di lavoro.

Non è dato sapere perché e da chi sia stato scelto il criterio di preferire le lingue più studiate come lingua straniera (Conclusioni dell’Avvocato Kokott, causa C-566/10 P).

Infatti, anche ammesso che sia stato davvero questo il metodo di selezione, l’adozione di altri criteri parimenti ragionevoli avrebbe portato a conclusioni differenti.

In realtà la scelta linguistica, lungi dall’essere dettata da esigenze di servizio, sembra riflettere e consolidare rapporti di forza secondo modalità incompatibili con il principio di uguaglianza che ha contraddistinto fin dall’origine il processo di integrazione europea.

Diego Zannoni, dottore di ricerca in diritto internazionale e dell’Unione Europea, già Arsenault Postdoctoral Fellow presso la McGill University di Montreal (Canada), è attualmente assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi di Padova.
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lunedì 28 aprile 2014

Ucraina: la articolazione linguistica

Limes Oggi

Ucraina: divisioni linguistiche ed etniche

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carta di Laura Canali
Le carte a colori di Limes 4/14 "L'Ucraina tra noi e Putin"

[Clicca sulla carta per ingrandirla]
"La crisi in corso ha marcato le faglie etno-linguistiche, esaltate in chiave identitaria dalle forze più estreme. Resta che la popolazione si afferma per tre quarti ucraina, per meno di un quinto russa, pur se questa peculiarissima tassonomia si svela spesso forzosa. Le esigue minoranze bielorusse, moldave, ungheresi, romene, ceche, ebraiche, greche, bulgare, tatare eccetera sono a rammentarci le sedimentazioni multietniche di questa terra di frontiera.

Infine, Kiev è a un tempo culla della Russia eterna per la consolidata mitografia moscovita e della nazione ucraina per la recente pedagogia autoctona. Di qui la permanente vocazione all’instabilità che marca dal 1991 l’Ucraina indipendente, primo vero esperimento di Stato nazionale che quelle terre abbiano conosciuto, fatte salve le oleografie protonazionali a uso identitario che dipingono remote età dell’oro e il breve esperimento repubblicano nel fuoco della guerra civile fra «bianchi» e «rossi».

La carenza di tradizione statuale induce una labile legittimità istituzionale. I patrioti ucraini tendono a compensarla tramite l’ipertrofia nazionalistica. I russi, fuori e talvolta dentro la nuova Ucraina, ricorrono invece alla negazione dell’identità kievana, sussunta nella propria".

La carta rappresenta il puzzle etnico ucraino, distinguendo ucraini, russi e altre minoranze (ungherese, romena/moldava, bulgara).

Le regioni a maggioranza etnica ucraina o russa sono poi distintesulla base della lingua in esse maggioritaria: ad esempio la regione di Odessa è abitata da ucraini etnici che però sono in maggioranza russofoni.

A Kiev i russi etnici costituiscono il 13,1% della popolazione, mentre a Sebastopoli (Crimea, annessa alla Russia da marzo) essi salgono al 71,6%.

Carta e citazione tratte da "Lo specchio ucraino",
editoriale di L'Ucraina tra noi e Putin
(28/04/2014)

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lunedì 31 marzo 2014

Centro Russo di Culura: Gogol e Gioacchino Belli

Serata commemorativa in onore di Nicolaj Gogol’ e Giuseppe Gioachino Belli

Il 1 aprile presso il Centro russo di scienza e cultura si terrà la serata commemorativa in onore di Nicolaj Gogol’ e Giuseppe Gioachino Belli. Nel corso dell’evento interverrà Marcello Teodonio, un noto esperto dell’attività creativa del poeta italiano – famoso per i suoi sonetti romaneschi, e della vita letterata romana della prima metà dell’800.
E’ importante ricordare che fu proprio N.Gogol’ a portare all’attenzione del critico e poeta francese Charles Augustin de Sainte-Beuve il nome e le opere di Belli durante il loro viaggio navale da Civitavecchia a Marsiglia, nel 1839. “Il Signor Gogol’ mi raccontò di aver trovato un vero poeta romano” – ricorda Sainte-Beuve nella sua recensione alla raccolta dei romanzi di Gogol’ – “un poeta popolare che scriveva sonetti in dialetto trasteverino. Dei sonetti che, susseguendosi, formavano un poema”.
L'evento si terrà in lingua italiana.

Вечер памяти Николая Гоголя и Джузеппе Джоакино Белли в РЦНК

1 апреля 2014 года в 19:00 в Российском центре науки и культуры в Риме состоится вечер памяти Николая Гоголя и Джузеппе Джоакино Белли. В рамках мероприятия выступит Президент Центра исследований имени Дж.Белли Марчелло Теодонио, один из известных специалистов по творчеству итальянского поэта, прославившегося своими сонетами, написанными на римском диалекте.
Именно Н.Гоголь, открыл в 1839 году имя Белли французскому критику, поэту и романисту Шарлю Огюстену Сент-Беву на пароходе, плывшем из Чивитавеккьи в Марсель. «Господин Гоголь сказал мне, что нашел в Риме истинного поэта, – вспомнит Сент-Бев в 1845 г. в отклике на вышедший во Франции сборник повестей Гоголя. – Поэта народного, по имени Белли, который пишет сонеты на трастеверинском наречии. Сонеты, следующие один за другим и образующие поэму».
Мероприятие проводится на итальянском языке без перевода.

-- 

Centro Russo di Scienza e Cultura
Piazza Benedetto Cairoli, 6
00186 Roma
tel.39 0688816333

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venerdì 28 marzo 2014

Cardinale Antonio Vico. Inizio di una Ricerca





Antonio Vico di Agugliano. 
era nato ad Agugliano il 9/1/1847, 
laureato in filosofia, ordinato sacerdote nel 1973, fatto vescovo nel 1898, 
diplomatico in vari paesi europei e sudamericani. 
Tra l'altro contribuì a 
risolvere la crisi di Panama del 1903. Fatto cardinale da Pio X nel 1911, 
Benedetto XV lo nominò nel 1915 Prefetto della Sacra Congregazione dei riti e, 
come tale, contribuì alla beatificazione di Giuseppe Collolengo, di Bernadette 
Soubirou, di San Gabriele dell'Addolorata, di Santa Giovanna d'Arco e di santa 
Teresa del Bambin Gesù. Morì nel 1929 a Roma ed è sepolto nella chiesa del 
Sacramento (ad Agugliano?). 
Ad Agugliano c'è un palazzo della sua nobile 
famiglia


Chi avesse notizie, documenti o altro 
sul Cardinale Antonio Vico è pregato di scrivere a ricerca23@libero.it

mercoledì 26 marzo 2014

lunedì 17 marzo 2014

Una interessante iniziativa.

Progetto storico-culturale “Russia-Italia. Il conte A.Zakrevskij: virate del destino”

Il 21 marzo alle 15:00 presso il Centro Russo di Scienza e Cultura sarà inaugurato il progetto storico-culturale “Russia-Italia. Il conte A.Zakrevskij: virate del destino”. Questa iniziativa, presentata dal Museo Federale della Formazione Professionale, ha lo scopo di rievocare e far tornare in auge il nome dell’eminente militare e politico russo della prima metà dell’800, conte Arsenij Andreevich Zakrevskij, il cui destino è inscindibilmente legato sia alla Russia che all’Italia.
Tra i partner del progetto: l’Associazione dei connazionali russi di Firenze “Centro di lingua e cultura russa”, il Centro della cultura russa a Roma, con la partecipazione del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa e Rossotrudnicestvo.
 
А.Закревский

Историко-культурный проект «Россия-Италия. Виражи судьбы графа А.А.Закревского»

21 марта в 15:00 в Российском центре науки и культуры состоится открытие историко-культурного проекта «Россия-Италия. Виражи судьбы графа А.А.Закревского». Данный проект, представленный Федеральным музеем профессионального образования, посвящен возращению в современную культурную среду незаслуженно забытого имени выдающегося российского военного и государственного деятеля первой половины XIX века графа Арсения Андреевича Закревского, связавшего историей своей судьбы Россию и Италию.
Партнеры проекта – Ассоциация российских соотечественников Флоренции «Центр русского языка и культуры» и Центр российской культуры в Риме при поддержке Министерства иностранных дел РФ и Россотрудничества.


mercoledì 12 marzo 2014

Dietro le quinte dell'Iliade

Tutti abbiamo  sputato sangue sull'Iliade, molti pure in Latino, qualcuno  addirittura in Greco.
Ebbene, inqualsiasi Lingua l'abbiamo conosciuta, si tratatva di una sonora bufala!
La verità -quella che non è corretto raccontare né, tanto meno, tramandare- l'abbiamo scoperta Noi, a seguito di approfondite e serie ricerche storico-letterarie e, con i potenti mezzi di cui disponiamo, siamo in grado di renderVene partecipi in anteprima mondiale.
Ed ecco che la Q.d.B. Broadcasting Corporation è lieta di presentare:

                                       Dietro le quinte dell'Iliade
                                             (cliccare qui)

Personaggi ed interpreti (in rigoroso ordine di apparizione):
- Paride: Giovanni
- Priamo: Carletto
- Ettore: Ettore
- Cassandra: Giggetto
- Menelao: Galliani
- Achille: Oliviero
- Ulisse: Francesco
- Giove: Piuma
- Minerva: Carlo G.
- Apollo: Umberto.
Sceneggiatura: Ettore.
Colonna sonora: Giovanni.
Voce, bilingue narrante: Giovanni.
Supporto tecnico: Giggetto e Oliviero.
Sostegno morale: Carletto.
Realizzazione: Giovanni.
(da 150° Montello, by Ettore)
                                                         BUON  DIVERTIMENTO !!!

mercoledì 5 marzo 2014

Pagine di Storia: XIV secolo. Repubblica di Venezia. Lo "Stato de Tera"

Oggi, a livello mondiale, si può distinguere un “Blocco Democratico” (UE ed USA), un “Blocco Autoritario” (Cina e Russia) ed un “Blocco Islamico” (Medio Oriente, parte dell’Asia Centrale e parte dell’Africa): quindi un sistema eterogeneo, nel quale i vari attori perseguono (con strumenti e modi diversi) una politica di espansione e potenza, la quale dipenderà sempre più dall’accesso alle fonti di approvvigionamento energetico, più che dalle conquiste territoriali.
In questo “Nuovo Grande Gioco”, il gas risulta essere un elemento fondamentale, dato che per i Paesi industrializzati sarà una risorsa sempre più imprescindibile, che dovrebbe addirittura (secondo Michael Economides, importante analista americano nel campo energetico) prendere il posto del petrolio, come più importante risorsa energetica, a livello mondiale (dal 2030). Il gas, infatti, ha numerosi pregi rispetto a petrolio e carbone (superiore valore calorifico, minore emissione di anidride carbonica e maggiore facilità di trasporto) e le sue riserve, con il consumo attuale, dovrebbero durare per tre secoli (secondo l’AIEA: Agenzia Internazionale Energia Atomica). Queste stime, che nel 2030 vedono l’Unione Europea dipendente per l’80% da importazioni di gas naturale (di cui avrà sempre più bisogno), introducono seriamente il problema della “sicurezza energetica”.
Con l’accordo pilota Brandt-Breznev (del 1970), attraverso il quale partì la prima fornitura di gas dalla Russia alla Germania Orientale (il 1° Maggio 1973), iniziò quella che è diventata una vera e propria dipendenza europea dal gas russo (che copre 1/4 del nostro fabbisogno), anche se sarebbe più corretto definirla interdipendenza (il mercato europeo rappresenta i 2/3 delle esportazioni di gas russo). La Russia vede nell’Europa il maggiore (per il momento) acquirente del suo gas, ma attraverso la controllataGazprom (che è presente complessivamente in 18 Stati dell’Unione Europea), approfitta della concorrenza del mercato interno all’UE per allacciare rapporti “bilaterali” (privilegiando Francia e Germania, allontanando l’Inghilterra), evidenziando un’asimmetria istituzionale tra la politica energetica europea e quella russa.
Il Corriere della Sera dell’8 Agosto 2009, titolando “Relazioni Pericolose”, faceva riferimento all’accordo Russia-Turchia sul gasdotto South Stream. Con una premessa un po’ troppo enfatica (“‘La Guerra Dei Gasdotti’ è la vera partita geostrategica del nostro tempo. Dove si muovevano soldati e divisioni corazzate, oggi si muovono tubi e permessi di transito”), si evidenziava uno “scontro” geopolitico in atto fra Stati Uniti e Russia, con ambiziosi progetti (geoeconomici) per il trasporto e lo sfruttamento del gas naturale.
L’Europa, in questa corsa al gas, si ritrova quindi in posizione di debolezza nei confronti della Russia, la quale non esita a stringere rapporti con l’Algeria per collaborare nelle forniture di gas (come evidenzia l’accordo stipulato tra Gazprom e la statale algerina Sonatrach, il 4 Agosto 2006), stringendo l’Europa in una vera e propria morsa geoeconomica (ricalcando le stesse caratteristiche di una classica manovra strategico-militare). Il quotidiano La Stampa del 5 Agosto 2006, titolando “Mosca e Algeri fondano l’Impero del gas”, faceva riferimento proprio all’accordo stipulato il giorno prima a Mosca. La Russia cercava di creare un’alleanza fra i grandi produttori di gas naturale, per gestire la politica dei prezzi, delle esportazioni e dello sfruttamento dei giacimenti (con l’intenzione di coinvolgere anche Sudafrica, Marocco ed Angola, con lo scopo di allargare la cooperazione in questo settore vitale per l’economia). Poiché l’Italia importa circa il 70% del gas da Algeria e Russia, la sua dipendenza energetica dall’asse Mosca-Algeri rischierebbe di diventare sottomissione geopolitica.
Per valutare l’importanza e l’efficacia dei rapporti “bilaterali” di una forza preponderante nei confronti di altri attori più deboli, risulta interessante analizzare le dinamiche (modalità e motivazioni) della rapida espansione della Repubblica di Venezia nei territori della terraferma circostante (ed oltre), che in brevissimo tempo (1404-1427) portò alla creazione dello “Stato da Tera”, che assieme al “Dogado” (il territorio metropolitano della Repubblica di Venezia) e allo “Stato da Mar” (i domini marittimi, cioè i territori oggetto del primo moto d’espansione del potere veneziano) costituì l’area di dominio dello Stato Veneziano.
Prima della Guerra di Chioggia (1379-1381), che aveva sancito la vittoria della Serenissima sulla Repubblica di Genova, ci furono solo poche “uscite” della Repubblica di Venezia verso la terraferma circostante (per esempio, con l’inclusione di Treviso nel 1339, considerata il “giardino di Venezia”). Infatti, come esortava il Cancelliere Ducale Raffaino Caresini (capo della Burocrazia veneziana) verso la fine del Trecento, quest’ultima doveva “coltivare il mare e lasciare stare la terra”, perché era dal mare che arrivavano le ricchezze (in quanto potenza commerciale marittima). Fino al 1404, la Repubblica di Venezia aveva stabilito accordi di pace con quasi tutto l’entroterra circostante, formando una specie di protettorato, che lei non amministrava, ma controllava, per salvaguardare le vie di comunicazione, per un solo fondamentale motivo: garantire la sicurezza del flusso commerciale (che, ovviamente, stava alla base della sua ricchezza).
Per poter perseguire questo obbiettivo, la Serenissima aveva bisogno di mantenere inalterate due condizioni indispensabili, nei confronti della terraferma circostante: frammentazione di quest’area (per evitare che un solo Stato potesse inglobare Veneto-Friuli, isolando il “Dogado” dal resto della penisola) e non belligeranza nell’intera zona (per salvaguardare la sicurezza delle strade, permettendo il normale scambio commerciale, elemento di vitale importanza). Dai primi anni del 1400, questo equilibrio cominciò ad evidenziare segni di rottura; i Visconti (Ducato di Milano) si erano espansi fino a Verona, mentre i Carraresi (Carrara) avevano inglobato Padova. Nel 1402, la morte di Giangaleazzo Visconti aveva provocato l’implosione dello Stato visconteo, innescando un periodo (di circa dieci anni) in cui i vari Capitani di Ventura (mercenari al soldo degli Stati italiani) cercavano di accaparrarsi un pezzo dell’ormai ex-Stato visconteo).
Da questa situazione fortemente instabile, i Carraresi trassero vantaggio: presero Verona (nel 1402) e assediarono Vicenza (nel 1404); inoltre, in qualità di cugini dei Castellani friulani Valvasoni, che avevano comprato Latisana dai Conti di Gorizia (in precedenza offerta, ma rifiutata, alla Repubblica di Venezia, per 12.000 Ducati), i Carraresi allargarono la loro influenza anche in Friuli. Nel 1404, la Repubblica di Venezia (in pericolo) si trovò “costretta” ad agire. Assoldò i Capitani di Ventura, ormai ex-viscontei (provenienti da famose famiglie, impegnate in questa “professione”, come quella dei Malatesta o dei Gonzaga), ruppe l’assedio carrarese a Vicenza, occupando la città, per poi inglobare Verona l’anno successivo, tramite accordi diplomatici (ma anche con la minaccia dell’esercito alle porte); lo stesso anno venne presa anche Padova, questa volta con l’uso della forza (uccidendo tutti i Carraresi presenti in città e scalpellando via dalle mura tutti i loro simboli famigliari).
Nel 1405, la Repubblica di Venezia si estese a quasi tutto il Veneto e si fermò (temporaneamente), perché il suo obbiettivo (come spiegato precedentemente) non era creare lo “Stato da Tera”, ma salvaguardare gli interessi commerciali derivanti dallo “Stato da Mar”, mantenendo la supremazia marittima; infatti, dopo il 1405, molte città (come Piacenza, Ancona e Ravenna) si offrirono di entrare nello “Stato da Tera”, ma la Repubblica di Venezia decise (successivamente) di inglobare solo Rovereto (nel 1418), per salvaguardare la sicurezza delle strade (e di conseguenza il flusso commerciale) in quest’area, resa instabile da scontri locali.
Dal 1410, la situazione cominciò a diventare instabile anche in Friuli (costituito da una miriade di realtà castellane locali, riunite solo “formalmente” sotto il blando controllo del Patriarca di Aquileia, che operava in rappresentanza dell’Imperatore, il quale, periodicamente, rivendicava pretese in questa Regione), con due fazioni (divise dal Fiume Tagliamento) in aperto conflitto fra loro; tra il 1412 ed il 1420, la Serenissima intervenne inglobando tutto il Friuli (compresa Latisana, rifiutata dieci anni prima), non con la forza (a parte Latisana stessa ed un’unica famiglia ostile, esiliata poi in Ungheria: i Prata), ma con i già citati rapporti “bilaterali” (differenti accordi con ciascuna delle tante realtà castellane locali).
Nel 1470, fu eletto Patriarca di Aquileia (da Papa Paolo II) un Patrizio veneziano (Marco Barbo), il quale riconobbe “formalmente” il dominio della Serenissima nel Friuli. Nel 1421, Pandolfo Malatesta propose di vendere Bergamo e Brescia (da lui controllate) alla Repubblica di Venezia (perché troppo onerose per lui, che era già Signore di Rimini), ma quest’ultima rifiutò l’offerta, in quanto considerava il Fiume Adda una linea di confine invalicabile (per non allargare troppo lo “Stato da Tera”); perciò, Pandolfo Malatesta accettò l’offerta del ricostituito Stato visconteo (con Filippo Maria Visconti), cedendo Bergamo e Brescia al Ducato di Milano, che subito impose dazi doganali, complicando improvvisamente lo scambio commerciale Veneziano in questa importante zona di transito, ai confini con lo “Stato da Tera”.
Nel 1426, finalmente, nel Senato Veneziano prevalse l’ala interventista (Famiglia Foscari) su quella riluttante (Famiglia Moncenigo) e si decise di agire; la Repubblica di Venezia utilizzò la solita tecnica dei rapporti “bilaterali”, assoldando Francesco Bussone (Conte di Carmagnola), un ambiziosissimo Capitano di Ventura ex-visconteo, il quale contrattò (in nome della Repubblica di Venezia) con le diverse realtà locali (città, castelli e comunità), stabilendo una serie di variegati accordi, che la Serenissima rispettò al momento dell’inclusione di quest’area (Brescia nel 1426 e Bergamo nel 1427) nello “Stato da Tera”; solo trenta Castelli bergamaschi (facenti capo alla Famiglia Suardi, filo-viscontea) furono presi militarmente dalla Repubblica di Venezia. A Francesco Bussone venne concesso un “Nido” (Feudo di Chiari) e successivamente fu nominato Conte (Conte di Chiari), ma quando il Senato veneziano capì che Francesco Bussone aveva delle pericolose ambizioni destabilizzanti e difficilmente arginabili (impossessarsi del Ducato di Milano), lo invitò a Venezia (con un tranello), lo imprigionò e lo decapitò (nel 1432), senza processo. Successivamente (dal 1441), il Comandante di Ventura Bartolomeo Colleoni creò uno “Stato Cuscinetto” (fra lo “Stato da Tera” ed il Ducato di Milano) nella Pianura bergamasca, grazie alle varie concessioni ricevute dalla Serenissima, la quale si riprese tutto (rimangiandosi gran parte delle promesse fatte a Bartolomeo Colleoni) al momento della sua morte (nel 1475).
La Repubblica di Venezia, in questa sua veloce espansione (che portò alla formazione dello “Stato da Tera”), ha sempre valutato le diversissime realtà locali (città, comuni, signorie, castelli, famiglie, comunità…), individuando, di volta in volta, i diversi rapporti di forza che si erano creati prima del suo arrivo, basando su questi il proprio “distaccato” controllo del territorio, delegando (in sostanza) ad esse la giurisdizione della terraferma (per non destabilizzare l’equilibrio creatosi prima del suo arrivo e per non spendere nemmeno un soldo nell’amministrazione dell’entroterra); tutto questo fu fatto senza nessun atteggiamento ideologico (appoggiando sia città sia signorie, dove esse risultassero localmente “forti”), tenendo conto anche dei successivi mutamenti degli equilibri territoriali (cambiando di conseguenza i propri rapporti “bilaterali”) e senza perseguire nessuna opera di accentramento (fino alle Guerre della Lega di Cambrai: 1508-1510), perché lo “Stato da Tera” doveva essere solo funzionale allo “Stato da Mar”, elemento da cui proveniva la vera supremazia della Repubblica di Venezia.
Questo spiega la velocissima disgregazione dello “Stato da Tera”, avvenuta dopo la sconfitta veneziana di Agnadello (ad opera dei Francesi): per quanto scioccante ed inaspettata fosse, si trattava sempre di una singola battaglia persa, ai margini dello Stato (che in quest’epoca, era un termine infinitamente lontano dal concetto di Stato in Età Contemporanea). Dal 1510 al 1516, lo “Stato da Tera” fu ripristinato (altrettanto rapidamente), con quasi gli stessi confini e con i medesimi rapporti “bilaterali” (praticamente riconosciuto nel Trattato di Noyon, del 1516, tra il futuro Imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V ed il Re di Francia Francesco I).
Ovviamente, questi esempi storici non possono strutturare una regola valida per ogni situazione geopolitica, perché si tratta di diversi contesti geoeconomici, in epoche profondamente diverse, però è curioso notare il sapiente uso di metodi “bilaterali” utilizzati da Mosca, nei confronti dei singoli Stati dell’Unione Europea, diminuendo la già debole coesione dell’UE, ponendosi efficacemente come potenza preponderante: “Divide et Impera” (“Dividi e Domina”).
Oggi, in un quadro geopolitico così complesso, basato sulla dipendenza economico-energetica delle potenze in gioco (che si muovono in questa scacchiera geopolitica) ogni previsione teorica si potrebbe prestare ad un fallimento pratico; la Storia non è una scienza, perché non si può basare su modelli dogmatici ripetibili (a causa del fato), come ci ricorda anche Niccolò Machiavelli (a cavallo fra il XV Secolo e il XVI Secolo) in un’Italia divisa dai conflitti fra piccoli Stati (paragonabili agli Stati dell’Europa in Età Contemporanea) in balia delle crescenti Monarchie Europee in lotta fra loro, come Francia e Spagna (paragonabili a Stati Uniti e Russia, a cavallo fra il XX Secolo e il XXI Secolo): “Così è la ‘Fortuna’ e volge il suo impeto dove la ‘Virtù’ non è preposta a resisterle.”.
Il “Modo di Combattere Occidentale” (caratterizzato da due elementi fondamentali: uso della “tecnica” e “annientamento” del nemico) lo si può individuare già nell’Europa Moderna (tra il 1560 e il 1660, secondo Michael Roberts, tra il 1450 e il 1800, secondo Geoffrey Parker), nella quale il bene più prezioso era la terra (tanti uomini in uno spazio geografico relativamente limitato), mentre in Asia ed Africa era l’uomo (pochi uomini in uno spazio geografico immenso). Nel Mondo Contemporaneo, invece, l’elemento fondamentale è l’energia, ma l’obbiettivo finale resta il medesimo: “l’acquisizione di supremazia geopolitica”.
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Premio Per la Pace: 18 marzo 2014 Sala della Protomoteca. Campidoglio


martedì 11 febbraio 2014

La Donna nel Mondo MiIlitare: Il valore al Femminile I

La Donna nel Mondo Militare è il tema di una mini serie di conversazioni che si terranno al CASD a favore del personale Civile della Difesa. Il Mondo Militare è un mondo per definizione maschilista e maschile, ove la donna vi entra solo come succedanea di determinate situazioni, anche se oggi la differenza di genere si tende a ridurla sempre meno. Ma più per esigenze di carenza di personale maschile che per vera e propria convinzione. Descriveremo l'impegno e la storia delle donne qui sotto rappresentate, insieme ad altri, per sottolineare questo loro impegno di dedizione alla Patria ed a ideali che sono il fondamento della nostra Repubblica.





La Toscana nella Costituzione dello Stato Nazionale