sabato 11 aprile 2020
Tesi di Laurea. Storia MIlitare Sessione Invernale 2018-2019
La sessione di laurea invernale relativa
al
Master di 1° Livello in Storia
Militare Contemp1796 – 1960
I Edizione Anno Accademico 2018-2019
Si è tenuta il 14 febbraio 2020
presso
L’Aula Magna della Università N. Cusano Telematica
Roma
Sono state presentate le seguenti
tesi:
“La Divisione Corazzata
“Centauro” nella Campagna di Grecia”,
candidato Dott.
Giovanni Villari
“Prima Guerra Mondiale.
La 35° Divisione sul front Macedone (gli scontri di quota 1050, febbraio 1917 –ottobre
1918”
candidato Dott.
Michele Campanale
“1944: La Repubblica
dell’Ossola. Un popolo che attuò uno stato per liberare non solo la Patria
dallo straniero ma volle anche esprimere un ordine nuovo della società simbolo
incorruttibile di generosità e di riscatto”
candidato Dott. Luca
Bordini
“La Vittoria pontificia
di Mentana e l’entusiasmo garibaldino”
Candidato Dott. Manuel
Balducci
“Il disinteresse per le
Armi ma non per la guerra. Le Forze Armate Pontificie tra il 1848 ed il 1860”
Candidato Dott.
Alessio Galletti
“ Le truppe coloniale
ed il Valore Militare”
Candidato Magg. Dott. Luigi Moriggi
“Eroi Dimenticati. I
Decorati al Valor Militare della Prima Guerra Mondiale nella memoria presente
della collettività iglesiense. Il Valore militare nella battaglia di Monte
Lemerle del 15-16 giugno 1916.”
Candidato Dott. Giorgio Madeddu
“
Campagna Italiana di Grecia.
Dall’occupazione dell’Albania al dicembre 1940”
Candidato Dott. Nicola Vecchione
Candidato Dott.
“La Campagna dell’Agro
Romano del 1870
Candidato Dott. Matteo Di Renzo
“La Battaglia di
Flondar
Candidato Dott. Fabrizio Dassano
“Cheren. La battaglia
per il controllo del passaggio del Mar Rosso. Africa Orientale 1 febbraio 1941
-27 marzo 1941
Candidato Dott. Alessandro Andò
“La battaglia di Monte
Stol. 25-26 ottobre 1917
Candidato Dott. Andre Vazzaz
“Lo sbarco in Normandia.
Analisi dell’operazione e ruolo strategico della presa di Cherburg
Candidato Dott.Fulvio Mallardi
domenica 5 aprile 2020
Linenamenti 2019
LA COLLANA
“I LIBRI DEL NASTRO AZZURRO”
La
produzione di opere in forma di volume frutto di ricerche e studi è da sempre
considerato il punto di arrivo delle attività di ogni Centro Studi. Pertanto il
CESVAM dal suo primo momento, fermo restando la attività per la edizione della
Rivista e delle sue filiere, ha avuto come obiettivo la edizione di volumi.
Dati i tempi tecnici non era possibile subito, nell’anno accademico 2014/2015 e
nemmeno in quelli successivi avere la possibilità di pubblicare volumi di
propria composizione, e nella considerazione che, avviati i progetti di ricerca
non si sarebbero avuti pubblicati prima dell’autunno del 2018, si è presa la
edizione di produrre per i prime cinque sei titoli volumi già editi nella
Collana Storia in Laboratorio di interesse del Nastro Azzurro. Pertanto si è
aperta la Collana “Libri del Nastro Azzurro” che si presenta come “Collana
Storia in Laboratorio – I Libri del Nastro Azzurro”. Sono stati editi sette
volumi che hanno coperto il periodo considerato. La critica che si è avuta è
stata quella di operare su libri già pubblicati, come se questo fosse un errore
o fosse disonorevole. Nonostante questo nella metà del 2018 si è avuto la
possibilità di predisporre un volume nuovo per questa collana che è “1866.
Quattro battaglie per il Veneto. La III Guerra di Indipendenza ed il valore
Militare” che vedrà la luce nei primi mesi del 2019.
Con
questo volume inizia quindi la edizione realizzativa dei progetti con la
pubblicazione dei volumi sullo Sbarco di Anzio e quello sulle Leggi Razziali.
Di seguito il programma in essere a settembre 2018.
giovedì 26 marzo 2020
giovedì 12 marzo 2020
giovedì 5 marzo 2020
Soppresso per Censura
Nella pubblicazione qui riprodotta, utilizzata per l'iconografia del Dizionario minimo della Grande Guerra, edita nel 1920 la pagina 250 e la pagina 251 è stata tolta. Evidentemente portava due foto, in quanto il testo è rimasto integro, che sono state giudicate non pubblicabili dalla censura e quindi tolde. Rimane il mistero del quele fosse stato l'argomento di queste foto.
mercoledì 19 febbraio 2020
Dizionario minimo della Grande Guerra. Fonti
La iconografia a corredo del Dizionario minimo della Grande Guerra
nella sua componente dei Glossari
ha avuto una iconografia tratta da pubblicazioni edite nel 1920
e finanziate dalle maggiori industrie
I Montenegrini lasciano il loro paese sotto l'incalzare degli Austriaci
Ufficiali dei Paesi alleati a Cettigne
Capitale del Montenegro
La Pubblicazione sponsorizzata dalla Pirelli
dedicata al salvataggio dell'Esercito Serbo
dicembre1915
mercoledì 12 febbraio 2020
Le Occasional Papers: i CESVAM Paper. Il Programma
1. CESVAM
Papers n. 1 – Gennaio 2019
Il Metodo per
la risoluzione dei problemi militari.
2. CESVAM
Papers N. 2 – Marzo 2019
Massimo
Squillaci – Padre Minozzi e la Grande Guerra
3. CESVAM
Papers N. 3 – Maggio 2019
Il Comitato
Antifascista a Tambov. 1944- 1946
Relazione
della Attività
4. CESVAM
Papers N. 4 – Luglio2019
Mario
Pietrangeli - Le Ferrovie nella prima Guerra Mondiale
5. CESVAM
Papers N. 5 – Settembre 2019
Per una Storia del Genio
Militare nella Seconda Guerra Mondiale
6. CESVAM
Papers N. 6 – Novembre 2019
In Morte
dell’Aspirante Giulio Morresi. Ricordi e testimonianze
(quaderni.cesvam@istitutonastroazzurro.org)
mercoledì 5 febbraio 2020
Le Occasional Papers: i CESVAM Paper. Lineamenti
La
Rivista “Quaderni del Nastro Azzurro” nella sua versione stampata non può non
dare vita ad una produzione di contributi che siano abbastanza estesi, in
relazione ai temi trattati. In pratica si tratta di riportare saggi e ricerche,
compresi i report, di una certa consistenza, in pratica oltre le 50-60 pagine
in formato word che in certi casi possono arrivare fino alle 150-200 pagine.
Questo
è un limite che la rivista non può sostenere, in quanto la pubblicazione di uno
di questi contributi la snaturebbe, divenendo monografica.
Da
qui nasce l’esigenza di avviare un altro comparto delle attività del CESVAM, a
cui è stato dato il nome di CESVAM Papers.
Le
CESVAM Papers si interpongono, nel settore della Edizione stampata, tra la Rivista ed il Volume in quanto tale.
Ovvero i contenuti delle “Papers” sono tali da non poter essere pubblicate
sulla rivista, ma non abbastanza consistenti per diversi motivi, da essere
pubblicati come volume, sia per aspetti di carattere scientifico-didattico sia
per aspetti economico-finanziari.
In
pratica la edizione consiste in una pagina di copertina, seguita dal testo e da
chiusura. La edizione di queste CESVAM Papers è “print on domand”, ovvero,
ferme restando le congrue copie presso il CESVAM, la stampa è fatta su ordinazione.
La
collana doveva avere avvio con il gennaio 2018, ma la organizzazione del CESVAM
Papers è stata fatta slittare ad inizio del 2019 in quando nei primi mesi del
2018 il CESVAM era impegnato a tutto tondo nella organizzazione della Giornata
del Decorato di Roma del 2018 e pertanto non si è avuto la possibilità di
avviare questa edizione.
(quaderni.cesvam@istitutonastroazzurro.org)
martedì 28 gennaio 2020
Crisi armistiziale del 1943. Perchè mancò una Norimberga italiana?
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| Il Processo di Tokio nel 1946 |
mercoledì 22 gennaio 2020
mercoledì 15 gennaio 2020
Il Caso Vecchiarelli. la resa della XI Armata 4. Una dedica
LA CRISI ARMISTIZIALE DEL 1943
Grecia Continentale
La
cessione di armi da parte di alcuni reparti italiani a civili greci, fu il
preteso del Comando tedesco di pretendere anche la cessione dell’armamento
individuale, che in breve, anche a seguito di prepotenze, violenze ed
intimidazioni ridusse l’accordo sottoscritto da Vecchiarelli un semplice pezzo
di carta. I soldati italiani furono tutti disarmati e avviati, compreso
Vecchiarelli ed il suo stato maggiore, nei campi di concentramento in Germani.
Il 18 settembre in pratica cessò l’esistenza del comando della 11a Armata.
Occorre
rilevare che, come vedremo, non tutti accettarono gli ordini di Vecchiarelli di
resa. Circa 20 mila soldati italiani passarono nelle formazioni dei partigiani
greci e 25 mila si nascosero come poterono. Di questi ultimi rimasero sbandati
pensando che uno sbarco anglo-americano fosse imminente ma alla fine, privi di
mezzi di sussistenza si dovettero consegnare ai tedeschi che li rinchiusero in
campi di concentramento in Grecia e li adibirono a lavori molto gravosi.
Come scrisse Ruggero Zangrandi in una dedica
Dedico questo lavoro mia figlia Gabriella ed ai giovani della sua età
( Zangrandi scriveva nel 1964)
nella fiducia che una coscienza non convenzionale di quel che accadde in Italia intorno all'8 settembre 1943
concorra a far loro imparare prima il male che possono arrecare ad un paese
le cattive azioni di capi vili
e quanto poco il sacrificio di migliaia di uomini semplici riesca a porvi rimedio
domenica 5 gennaio 2020
Il caso vecchiarelli. La resa della 11a Armata 2
LA CRISI ARMISTIZIALE DEL 1943
Grecia Continentale
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| Gen. Carlo Vecchiarelli |
La sera del 7 settembre il Comando di Armata
italiano ricevette il promemoria dal Comando Supremo il cui contenuto appariva
a chi lo riceveva, al pari degli altri Alti comandati periferici italiani un
cambiamento tanto improvviso quanto drammatico delle situazione e nel contempo
dava indicazioni vaghe ed oscure nella condotta da tenere. Dopo appena 20 ore
giunse ancora più inattesa ed improvvisa la notizia dell’avvenuta conclusione
dell’armistizio. Vecchiarelli scelse la soluzione di prendere tempo e avviare
trattative con i tedeschi, cercando di arrivare ad atti di violenza o dimostrazioni
di forza che avrebbero segnato un punto di non ritorno. I tedeschi, anche in
Grecia, erano stati adeguatamente preparati e posero senza indugio le
condizioni che avevano poste ai comandanti italiani altrove: lealtà,
dichiarazione di fedeltà nel continuare la lotta accanto alla Germania,
consegna delle armi pesanti e dei materiali. Nel respingere queste richieste e
cercando di guadagnare tempo, Vecchiarelli si proponeva di cercare di riportare
in Italia il maggior numero possibile di soldati con tutto il materiale mobile.
Raggiunse un accordo verso le 23 dell’8 settembre nel quale le truppe italiane
avrebbero assicurato la difesa costiera per 14 giorni poi sarebbero state
rimpatriate con armamento da definirsi. Questo accordo non fu accettato dal
Comandante del Gruppo Armate tedesco e fu comunicato alle 4 del 9 settembre a
Vecchiarelli. Alle insistenze di Vecchiarelli i tedeschi furono sordi, sapendo
che il tempo giocava a loro favore; alla fine imposero le loro condizioni:
rinuncia ad ogni resistenza, disarmo totale, consegna di tutto il materiale;
unica concessione era quella che al momento del rimpatrio il personale avrebbe
conservato l’armamento individuale. Vecchiarelli emanò un ordine alle 9,50 del
9 settembre[1]
che in pratica consegnava tutta l’Armata nelle mani dei tedeschi senza avere
alcuna garanzia concreta di poter quanto meno riportare in Italia il personale,
Peraltro la promessa tedesca venne subito meno, dovendosi subito riconoscere
che era un espediente per arrivare al disamo ed alla resa delle truppe
italiane.
[1]
Tale ordine era del seguente tenore: “N. =2/25026. Seguito mio ordine 02/25006
dell’8 corrente. Presidi costieri dovranno rimanere in attuali posizioni sino
at cambio con reparti tedeschi non, dico non, oltre però le ore 10 giorno 10
alt. In aderenza clausole armistizio truppe italiane non oppongono da detta ora
resistenza alcuna ad eventuali azioni di forze ribelli alt. Truppe rientreranno
al più presto in Italia alt Pertanto una volte sostituite le G.U. si concentreranno
in zone che mi riservo di fissare unitamente a modalità di trasferimento alt
Siano lasciti ai reparti tedeschi subentranti armi collettive e tutte artiglierie
con relativo munizionamento alt Siano portate a seguito armi individuali
ufficiali e truppa con relativo munizionamento in misura adeguata at eventuali
esigenze belliche contro ribelli alt Consegneranno parimenti armi collettive
tutti altri reparti delle Forze Armate Italiane conservando solo armamento
individuale. Consegna inizio at richiesta comandi tedeschi at partire ore 12 di
oggi alt Generale Vecchiarelli.
martedì 31 dicembre 2019
Il caso Vecchiarelli-. la Resa della 11a Armata 1
LA CRISI ARMISTIZIALE DEL 1943
Grecia Continentale
La
Grecia continentale era presidiata dalla 11a Armata al comando del generale
Carlo Vecchiarelli. In seguito ad accordi intercorsi tra il Comando Supremo
italiano e l’Alto Comando tedesco si era nella tarda primavera del 1943
trasformata in un armata italo-tedesca e sotto la data del 28 luglio 1943 era
passata alle dipendenze operative del comando tedesco del Gruppo Armate Est, al
comando del generale Alexander Lohr con sede a Salonicco. Una situazione
alquanto difficile in quanto i Comandi ed i reparti erano praticamente misti
con quelli tedeschi.
mercoledì 25 dicembre 2019
Il caso Rosi. Il problema della mancata Norimberga italiana
LA CRISI ARMISTIZIALE DEL 1943
Jugoslavia meridionale e Albania
Con la cattura del Comando gruppo Armate Est si ha la conferma che il Comando Supremo nell’abbandonare Roma, si guardò bene dal dare istruzioni o offrire risposte perfino a quel gruppo di Armate che aveva costituito appunto per averlo alle dipendenze dirette. Caviglia aveva espresso un severo giudizio su Rosi, ma la generale non accadde nulla, al contrario di molti suoi comandanti dipendenti da lui che nel dopo guerra subirono processi e provvedimenti disciplinari.
Il caso Gambara ed il caso Rosi nella loro dinamica sollevano una questione che sarà necessario riprendere in esame: perchè in Italia non ci fu un progresso al vertice politico-militare che portò alla guerra ed alla conduzione della guerra stessa fino ad arrivare alla crisi armistiziale.
Nel gennaio 1018 guerra durante si insediò a Roma una Commissione che giudicò il comportamento di Cadorna e dei suoi comandanti, commissione che terminò i suoi lavori nel 1920 con una relazione dettagliata. Caporetto aveva avuto delle spiegazioni. Perchè di tutta la second guerra mondiale non si ebbe una Commissione di inchiesta, ma solo processi e provvedimenti disciplinari per comandanti in sottordine che non avevano alcuna possibilità di prendere decisioni supreme?.
venerdì 20 dicembre 2019
Il caso Rosi. Un giudizio critico
LA CRISI ARMISTIZIALE DEL 1943
Jugoslavia Meridionale ed Albania
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| Gen. Ezio Rosi |
La Caduta del Gruppo Armate Est si consuma dall’8 all’11
settembre. Come quello della 2° Armata e
dell’ 8° Armata, anche questo Comando, alle dirette dipendenze del Comando
Supremo si sgretola in poche ore. Il comportamento del gen. Rosi, che
tentò di blandire i tedeschi, è stato stigmatizzato dal Maresciallo
Caviglia, che scrive nel suo Diario
“Il solo che meriti veramente una condanna sotto
qualsiasi governo è il generale Rosi che ha consegnate tutte le divisioni ai
tedeschi, perché le disarmassero e le portassero in Germania prigioniere. Egli
comandava un Gruppo di Armate ….. e aveva preteso quel comando sostituendosi
con abile intrigo al generale Geloso al quale il comando spettava. Rosi è un
burocrate, Geloso è altra tempra di soldato e di generale. Rosi ha tirato al
boccone grosso. Era Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito, posto che
occupava senza le qualità necessarie. Si è promosso comandante di gruppo di
Armate comando non necessario. Ora avrà il fatto suo. Io l’avrei sottoposto ad
un tribunale di guerra. Questo pensai il 10 settembre quando telegrafò a Roma,
al Comando Supremo. Un generale tedesco gli aveva domandato che gli consegnasse
le sue divisioni. Rosi aveva venticinque divisioni, se non erro, e l’altro sei.
Al suo telegramma del 10 settembre fu risposto che il Comando Supremo non si
trovava a Roma. Così mi disse il generale Sogno.” [1]
domenica 15 dicembre 2019
Il caso Rosi. La caduta del Comando Gruppo Armate Est
LA CRISI ARMISTIZIALE DEL 1943
Jugoslavia Meridionale ed Albania
Alla mattina del 9 settembre il generale Rosi riprese le trattative con i
tedeschi, sottolineando che non poteva dare risposta prima del 13 in quando
attendeva istruzioni da Roma; non poteva peraltro accettare di collaborare con
le forze germaniche e vietò iniziative di comandanti subordinati senza un suo
specifico e noto ordine. Intanto doveva proseguire i movimenti di truppe
italiane verso i punti di radunata.
Alle 22 del 10
settembre il generale Rosi ricevette dai tedeschi un ultimatum con il quale gli
si imponeva la firma immediata dell’ordine di disarmo con in cambio la promessa
del rimpatrio via mare delle truppe italiane. Rosi cercò di prendere ancora
tempo ma la mattina dell’11 settembre i tedeschi circondarono con carri armati
ed autoblindo la sede del comando del Gruppo Armate Est Tirana, irruppero nei
locali, puntarono le armi contro il gen. Rosi e lo catturarono con tutti gli
ufficiali del comando.
lunedì 9 dicembre 2019
Il caso Rosi. Il Gruppo di Armate Est
LA CRISI ARMISTIZIALE DEL 1943
Jugoslavia meridionale ed Albania
Il Comando Gruppo Armate Est, sede a Tirana, dipendeva direttamente dal
Comando Supremo, era retto dal generale Ezio Rosi, ed aveva alle dipendenze la
9a Armata, di stanza in Albania, il VI Corpo d’Armata nella Erzegovina e nella
Dalmazia meridionale ed il XIV Corpo d’Armata in Montenegro ed il Comando delle
Forze Armate dell’Egeo. Uno degli errori che si commise nell’estate fu quello
di permettere a forze germaniche di occupare tutti gli aeroporti esistenti
nella giurisdizione del gruppo di Armate e di controllare il porto di Durazzo,
ponendo così di fatto sotto controllo tedesco tutta la rete stradale che ed il
maggior porto dell’Albania.
All’annuncio dell’armistizio, il gen. Rosi, che non aveva
avuto il promemoria n. 2 del Comando Supremo e quindi era all’oscuro di ogni
trattativa armistiziale, cercò di prendere tempo di fronte alla richiesta
tedesca che chiedeva il disarmo di tutte le unità italiane, rinviando la
trattativa all’indomani 9 settembre. Intanto emanava ordini che tendevano alla
riduzione dei presidi ed alla concentrazione delle forze nelle località
maggiori, evitando conflitti con le forze germaniche; ordinava il presidio e la
tenuta dei principali porti albanesi, Valona, Durazzo e Cattaro; la partenza
delle navi e dei velivoli per l’Italia o l loro distruzione in caso cadessero
in mano straniere.
giovedì 5 dicembre 2019
QUADERNI DEL NASTRO AZZURRO N. 1 DEL 2019 SOMMARIO E NOTA REDAZIONALE
Anno LXXX, Supplemento XI, 2019, n. 1,
11° della Rivista “Quaderni”
indirizzo:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org
Editoriale del Presidente. Carlo Maria Magnani: ………………………………………………… ….Pag.5
In vista della Giornata del decorato. Torino 5-6 aprile 2019……………………………………………………Pag.5
IL MONDO DA CUI VENIAMO: LA MEMORIA
APPROFONDIMENTI
Alessia Biasolo, La causa dello sfacelo secondo Mussolini………………………………………………..…..Pag. 11
Massimo Coltrinari, La battaglia di Caporetto e la promessa del Re. La questione agraria
Una storia italiana…………………………………………………………………………..………….... Pag.15
DIBATTI
Marco Gioacchini, Considerazioni sul contributo degli I.M.I. all’industria tedesca:1943-1945 ……….... Pag.23
Giovanni Cecini, Il militare Alberto Sordi di celluloide. ”La Grande Guerra e “Tutti a casa”……………. Pag.49
ARCHIVIO
Massimo Baldoni, Manfredo Fanti, dalla congiura conto il Duca a fondatore del Regio Esercito Italiano.. Pag.61
MUSEI, ARCHIVI E BIBLIOTECHE
Chiara Mastrantonio, Il sacrario delle Fosse Ardeatine. Una lettera interessante.……………………….... Pag.73
Posteditoriale: Antonio Daniele, Il …………………………………..…………………………………………….Pag. 91
IL MONDO IN CUI VIVIAMO: LA REALTA’ DI OGGI
GEOPOLITICA DELLE PROSSIME SFIDE
Antonio Trogu, Civil-military cooperation: Definition. Purpose ad Situation…………………………………….……Pag. 95
SCENARI, REGIONI, QUADRANTI
Federico Salvati, Chi ha paura dell’orso Russo? (parte I)………………………...................................………………Pag. 103
Segnalazioni Librarie. ……………………………..…………………………………….……………...………... Pag.111
Autori. Hanno collaborato a questo numero.…………....…………………………………………………………..Pag.112
Articoli di Prossima Pubblicazione…………………..……………………………………………….…………… Pag.112
• CESVAM NOTIZIE
Centro Studi sul Valore Militare……………………………………………..…………………………..………………….Pag. 113
•
I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno 6°, VIII, 2018, Settembre 2018, n. 33……………………… Pag.117
I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno 6°, IX, 2018, Ottobre 2019, n. 34…………………….………..Pag.118
I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno 6°, X, 2018, Novembre 2019, n. 35………………………….. Pag.121
PER FINIRE
Massimo Coltrinari, Il Valore Militare attraverso le Cartoline Militari ed oltre…...
Nota redazionale
L’inizio di ogni anno è sempre utile per tracciare un programma preventivo di quanto si vuole fare in merito alle attività editoriali del CESVAM. Iniziamo con la Rivista, questa rivista, QUADERNI del Nastro Azzurro che sta attraversando un momento di crescita tanto interessante quanto difficile. Si è adottata per lei una linea editoriale basata sui contributi dei frequentatori del Master di 1° Liv. in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960. Il Master ha preso avvio in questi mesi e promette bene, ma ancora i frequentatori sono nella impossibilità di collaborare con la rivista. Si pensa che lo saranno al memento della richiesta della Tesi, che presumibilmente avverrà dopo l’estate prossima in quanto la sessione autunnale di discussione sarà a novembre. Per quella data forse avremo i primi contributi. Quindi fino al n. 4 del 2019 è difficilmente prevedibile contributi dei frequentatori. Quindi la line editoriale sarà quella fin qui adottata, volta a focalizzare alcuni aspetti del Valore Militare come fattore immateriale di ogni strategia. Nel frattempo è in pieno approntamento il n. 3 del 2019 che sarà dedicato completamente alla presentazione delle attività del CESVAM, che attualmente attivano quindici comparti.
Altra indicazione che si vuole fare è la partecipazione del CESVAM a due principali attività che la Presidenza del Nastro Azzurro ha in animo di attuare: La Giornata del Decorato a Torino il prossimo 5 aprile e il 6° Incontro “Avversari ieri, amici oggi” che si terrà in Italia nel mese di giugno. Il CESVAM vi parteciperà, a concorso delle attività con un convegno, come prassi, per la Giornata del decorato, che sarà la continuazione come tema scientifico di quello della Giornata del Decorato 2018, ovvero sarà dedicato allo studio del valore militare e la crisi armistiziale del settembre 1943. Per l’incontro con gli amici della Croce Nera d’Austria è in programma una conferenza dedicata all’opera di ricostruzione del Regio Esercito all’indomani della fine della grande guerra per il ripristino degli argini dei fiumi e delle strade e dei ponti, sia ordinari che ferroviari per riportare alla regolarità la viabilità sconvolta dalle operazioni di guerra.
Sotto il profilo della pubblicazione di volumi, in questa primavera dovrebbero vedere la luce il volume dedicato al 1866, dal titolo “Quattro Battaglie per il Veneto”, dedicato alla Storia del Risorgimento, il primo volume dedicato alle operazioni sul litorale laziale, ovvero allo sbarco di Anzio, e ai volumi dedicati alle leggi raziali del 1938, oltre al completamento del Dizionario minimo della Grande Guerra.
Una prospettiva, quella descritta, estremamente impegnativa, che vede il CESVAM impegnato in tutte le sue risorse. E’ un aspetto, questo, di interpretazione operativa dell’Istituto del Nastro Azzurro come ente morale, ovvero come quel soggetto che si adopera per diffondere nella società i valori raccolti nello Statuto. Rimane sullo sfondo l’altro aspetto, quello associativo-combattentistico, che viene lasciato completamente in mano alle attività delle altre componenti dell’Istituto, prime fra tutte le Federazioni Regionali.
sabato 30 novembre 2019
sabato 23 novembre 2019
Il Caso Gambara. Le conseguenze
LA CRISI ARMISTIZIALE DEL 1943
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| Gen. Italo Gariboldi |
Non è questa la sede per approfondire
ulteriormente il perché i vertici dell’Esercito presero questa iniziativa. Il
caso Gambara è emblematico e, a prescindere dalle risposte, a messo le premesse
e le conseguenze del crollo delle nostre forze armate nell’area delle due
Armate, ovvero nell’Italia orientale ma soprattutto in Jugoslavia. La realtà
che si determinò per i soldati fu tragica.
.
”Le popolazioni o perché filo-tedesche o perché da anni impegnate nella guerra
partigiana, si misero anch’esse a dare la caccia ai soldati italiani, sbandati
e lasciati al loro destino dai Comandi centrali. Spesso i nostri soldati si
trovarono tra due fuochi, il tedesco ed il partigiano; a volte si trovarono
contro, uniti, tedeschi e partigiani di certe bande d ispirazione nazista come
quelle degli ustascia di Ante Pavelic; qualche volta poterono fare causa comune
con bande partigiane antitedesche; ma, non di rado, accadde perfino che, per
antichi rancori o motivi di diffidenza, anche queste li respinsero. Una miriade
di episodi diversi, contrastanti, impossibili a ricostruire, costituì lo
strascico, spesso lungo, sempre sanguinoso, della imprevidenza con cui gli alti
Comandi avevano lasciato che l’armistizio sorprendesse le truppe italiane
disseminate in quelle zone”[1]
domenica 17 novembre 2019
Il caso Gambara. Un colpo da Maestri
LA CRISI ARMISTIZIALE DEL 1943
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| Gen. Mario Roatta |
Le risposte all'interrogativo del perchè si volle costituire una Armata proprio l'8 settembre nell'Italia orientale devono essere basata sul fatto che lo Stato Maggiore Esercito, con l’avallo del
Comando Supremo, ovvero dei generali Roatta ed Ambrosio, nella sostanza “avevano
spedito il gen. Gambara alle 18 dell’8 settembre a destituire i Comandanti
della 2a e della 8a Armata per costituire una nuova Armata , che a quel punto
era impossibile formare (e dovevano saperlo anche se davvero avessero
creduto che mancavano quattro giorni e
non mezz’ora all’armistizio) portano essi la responsabilità di aver
contemporaneamente messo fuori combattimento i Comandi della 2° e della 8° Armata
e stornato il comandante più combattivo e già d’accordo con i partigiani della
possibilità di raggiungere la sede del Comando dell’ XI Corpo d’Armata, a
Lubiana, che disponeva di tre divisioni efficienti e dislocate in buona
posizione (Lubiana, Novo Mesto e Karlovac) con uno schieramento che sembrava
ideale per proteggere Gorizia, Trieste, Fiume e tutta la Venezia Giulia.
Riuscirono con il colpo solo a paralizzare due Armate che, forti di quattordici
divisioni avrebbero potuto dare del filo da torcere ai tedeschi dal Trentino
all’Istria, dalla Slovenia alla Dalmazia. Kesserling e Rommelnon sarebbero
stati capaci di far meglio.”[1]
martedì 12 novembre 2019
Il Caso Gambara. I tanti perchè di una assurdità
LA CRISI ARMISTIZIALE DEL 1943
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| Gen Mario Robotti |
Occorre riflettere e fare delle
considerazioni su tutta questa vicenda.
Scrive Filippo Stefani:
“La missione affidata al generale Gambara fu quanto di più illogico,
insensato e scorretto si potesse fare in quei giorni e neppure oggi, …..si
riesce a trovare non diciamo una giustificazione ma una motivazione od una
scusa che la renda comprensibile.
Perché
affidare al generale Gambara anziché al gen. Robotti o la generale Gariboldi,
che erano comandanti di armata, il comando di un raggruppamento di nove
divisioni?
Ancorché
l’annunzio dell’armistizio fosse stato dato il 12 settembre anziché il giorno
8, come fu possibile assicurare al generale Gambara che vi sarebbe stato il
tempo necessario per attuare il nuovo schieramento ed il nuovo ordinamento
tattico, ben conoscendo la dislocazione frazionatissima e la mancanza di
mobilità delle grandi unità?
Perché
si volle confermare alle 20 del giorno 8 sia pure in termini possibilisti, un
ordine la cui attuazione avrebbe probabilmente richiesto più dei 10 giorni
preventivati dal generale Gambara
Perché
il generale Robotti ed il generale Gariboldi lasciarono libero il generale
Gambara di qualsiasi decisione non ignorando che il mattino del 9 non vi
sarebbero stati né il tempo né il modo per sganciare e concentrare le gradi
unità designate e che un così vasto cambiamento di dipendenze in quella
situazione già tanto difficile e complesso, non avrebbe che aumentato la
confusione delle idee e l’incertezza delle azioni?”[1]
Oltre a questi perché, è già stato
segnalato che lo Stato Maggiore, nelle persone di Roatta e di Ambrosio, era
evidente che il piano era inattuabile, dato l’annuncio dell’armistizio
imminente.
[1] Filippo Stefani., Storia della Dottrina e degli Ordinamenti dell'Esercito Italiano,Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio Storico pag. 924
martedì 5 novembre 2019
Il Caso Gambara. Un viaggio nella tempesta
LA CRISI ARMISTIZIALE DEL 1943
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| Gen. Gastone Gambara |
Gambara, la sera dell'8 settembre ricevuto il piano e gli ordini, si mise subito in viaggio e giunto a Foligno apprese la notizia
dell’armistizio. Si mise in contatto con lo Stato Maggiore e chiese se il piano
consegnatogli doveva essere ancora attuato: la risposta fu che si, si doveva
attuare nel limite del possibile. Giunto a Padova prese contatto con il
Generale Gariboldi, a cui comunicò i contenuti di detto piano (Gariboldi doveva
cedere due divisioni) e poi proseguì per Susak, e conferì con il gen. Robotti,
alle 12 del 9 settembre. A quell’ora i tedeschi avevano già occupato Trieste e
Lubiana, i comandi della Sforzesca e della Lombardia erano stati catturati. E
vi era la presunzione che su tutto il territorio dell’Armata la situazione non
era più quella del giorno precedente. Come se non fosse accaduto nulla, il gen.
Robotti, che già doveva essere sulle difensive in quanto un piano di tale
portata era stato elaborato senza la sua partecipazione la cui attuazione
affidata ad un suo sottoposto, dispose che il gen. Gambara dalle ore 15 del 9
settembre assumesse il comando del raggruppamento di divisioni; inoltre dispose
per fornire il personale per detto comando e diede altre disposizioni
logistiche per il suo funzionamento. Poi dispose di trasferire il suo comando
prima a Lussimpiccolo, poi a Zara e di conservare alle sue dirette dipendenze
il solo XIII Corpo d’Armata; quindi vennero emanate le disposizioni, a firma
sempre del gen. Robotti, le disposizioni della Memoria 44, raccomandando di non
“ricorre a mezzi estremi” nella loro attuazione.
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