sabato 25 maggio 2013
La resistenza a Roma. il dramma delle Fosse Ardeatine
23 marzo 1943, Via
Rasella
Intervista a Mario
Fiorentini e Lucia Ottobrini
di Osvaldo Biribicchi
Il Professore Mario Fiorentini è
stato uno dei protagonisti dell'atto di guerra condotto il 23 marzo 1943 a
Roma, in via Rasella, dai GAP centrali contro una compagnia del Battaglione SS “BOZEN”.
L'attacco rientrava nella più vasta campagna di lotta posta in essere dalla
Resistenza romana all'indomani dell'8 settembre 1943 ed intensificata dopo lo
sbarco degli Alleati, il 24 gennaio 1944, nel tratto di costa laziale a sud di
Roma, tra Nettuno e Torvaianica. Gli anglo-americani, che secondo i piani del
Generale Clark avrebbero dovuto raggiungere Roma in pochi giorni, furono invece
inchiodati sulle spiagge e sul punto di essere rigettati in mare dai tedeschi
del Generale Kesselring e da alcuni reparti italiani della Repubblica Sociale.
Gli Alleati sarebbero entrati a Roma il 4 giugno 1944, quattro mesi dopo il
cosiddetto sbarco di Anzio e due giorni prima dello sbarco in Normandia. In
quel difficile frangente, al fine di alleggerire la pressione militare
esercitata dai tedeschi partigiani ricevettero l'ordine di colpire duramente i
tedeschi dietro le linee. E i partigiani, in quei quattro mesi, misero in atto
centinaia di azioni di guerriglia sia nei centri laziali sia nelle campagne e montagne
laziali. L'attacco di via Rasella si inseriva dunque in questo contesto.
Ho chiesto al Professor Mario
Fiorentini di illustrare la preparazione di quell'azione di guerriglia urbana
contro un reparto di SS, specializzato nei rastrellamenti di uomini da inviare
in Germania come forza lavoro, sulla scelta della data, sul numero di gappisti,
uomini e donne, che parteciparono all'azione. La nostra conversazione inizia
proprio in via Rasella, all'incrocio con via delle Quattro Fontane.
Professore, i GAP centrali
operavano nel cuore di una Roma occupata dai tedeschi. Può dirmi quali effetti
le azioni di guerriglia producevano nei nazisti e nella popolazione?
“Le azioni dei GAP centrali
impressionavano, avevano un grosso impatto sia sul piano militare sia su quello
politico e psicologico perché avvenivano nel centro della città, dove i
tedeschi si sentivano più sicuri, non nella periferia o lungo le strade
consolari dove gli attacchi, portati da altre formazioni partigiane, erano dati
per scontati o, quantomeno, più probabili. Tra i compiti dei GAP, oltre a
quelli di creare insicurezza nelle retrovie tedesche ed alleggerire la
pressione militare sul fronte di Anzio dove gli Alleati stavano per essere
ricacciati in mare, c'era anche quello di liberare la popolazione dal terrore
dei nazisti che impunemente usavano le armi per intimidire o, peggio,
rastrellare inermi lavoratori ed inviarli in Germania. Far vedere che non erano
invincibili.
Quante azioni avete compiuto
nei nove mesi di occupazione nazista a Roma?
Ne abbiamo compiute una grande
quantità, di ogni tipo, contro i nazisti ed i fascisti, anche se a me non piace
parlare di quelle contro i fascisti. Potrebbe sembrare strano, ma le azioni
contro i fascisti le ho vissute con una certa angoscia, forse per una sorta di
nazionalismo, mentre contro i tedeschi no.
C'è un'azione, a parte quella
di via Rasella, che ricorda in modo particolare?
L'azione contro la caserma in
via Giulio Cesare, nel quartieri Prati, dove fu uccisa la Gullace. Noi
contrattaccammo, fu un'azione spettacolare. Davanti alla caserma si erano
riunite centinaia di donne che volevano la liberazione dei loro uomini,
rastrellati dai nazisti. Rimasi impressionato dal fatto che le manifestanti
erano donne di tutte le fasce sociali: popolane provenienti dai quartieri
poveri e signore della borghesia romana, intellettuali e ballerine. L'azione,
inoltre, fu importante in quanto sancì la saldatura tra i GAP centrali ed i GAP
di zona.
Quanti e quali obiettivi da
colpire avevate in programma?
Complessivamente avevamo
pianificato di colpire più obiettivi. Al primo posto stavano le carceri, quello
di via Tasso, in particolare. Quest'ultimo, però, era un obiettivo
difficilissimo. L'azione l'abbiamo studiata a lungo, per settimane e settimane,
il doppio di quella di via Rasella; più volte siamo stati sul punto di
attaccarlo e ogni volta abbiamo dovuto desistere per la mancanza delle
condizioni idonee.
Perché il 23
marzo?
“Il 23 marzo, quando abbiamo
attaccato a via Rasella, c'erano sul terreno tre azioni importanti. Quella data
era molto importante per i fascisti perché ricorreva l'anniversario della
fondazione dei Fasci di Combattimento. In occasione di tale ricorrenza, le
autorità fasciste della Repubblica Sociale organizzarono una manifestazione a
Piazza Cavour. Noi dei GAP centrali decidemmo di sfidare apertamente,
audacemente i fascisti in occasione del loro raduno, per far intendere loro che
non li temevamo; volevamo castigarli. Preparai un piano di attacco. L'azione
avrebbe avuto un significato prevalentemente dimostrativo. All'ultimo momento i
fascisti, probabilmente su consiglio dei tedeschi, decisero di spostare la
manifestazione in via Veneto, all'interno del Palazzo delle Corporazioni, una
fortezza imprendibile. Fummo costretti pertanto a modificare il nostro
obiettivo. Ne studiammo altri alternativi. La scelta cadde su via Rasella ove,
di norma, anche se non tutti i giorni, transitava a piedi una compagnia del
Battaglione SS “Bozen” di 165 uomini.
Chi ha avuto
l'idea di colpire i tedeschi che passavano per via Rasella?
Io. Dalla finestra della mia
stanza vedevo passare la colonna della polizia tedesca. Eravamo in sette: due
donne, Lucia Ottobrini e Marina Cossu, e cinque uomini. Preparai l'attacco che
avrebbe dovuto svolgersi in via delle Quattro Fontane; attaccare i tedeschi o
meglio gli austriaci appena uscivano da via Rasella e svoltavano a destra, ma
Salinari venne da me e mi disse che non dovevamo attaccare in Via delle Quattro
Fontane.
Che cosa è
stato l'attacco partigiano di via Rasella?
L'attacco partigiano di via
Rasella è stata una battaglia a cui hanno partecipato una ventina di persone.
Rosario Bentivegna ne ha indicate quindici-venti; lui però non conosceva
l'intera pianificazione, lui aveva il suo compito da portare a termine. Una squadra
comandata da Francesco Curreli, un sardo antifascista, attaccò con bombe da
mortaio brixia modificate; in precedenza avevamo svitato i cappucci delle
brixia ed inserito della balistite, quindi sapevamo esattamente quanto tempo
avrebbero messo ad esplodere. Dopo l'attacco, alcuni si sarebbero ritirati nel
tunnel, altri in via del Lavatore. Fu un'azione orchestrata molto bene. Le
squadre entrarono in azione dopo
l'esplosione della bomba nel carretto della spazzatura.
Il piano originale non
prevedeva il carretto ma due cassette, una in alto ed una in basso. Io e Lucia
avremmo acceso la cassetta più alta in prossimità di via delle Quattro Fontane,
poi saremmo fuggiti verso Santa Maria Maggiore. Marisa Mussu ed Ernesto
Borghesi avrebbero acceso la cassetta in basso. La dinamica dell'azione è stata
questa: prima l'esplosione del carretto, poi l'esplosione della cassetta in
basso a sud del carretto, subito dopo l'attacco dalle vie laterali con le bombe
brixia e, infine, l'esplosione della cassetta in alto per inviluppare la
colonna tedesca in una serie di esplosioni che avrebbe disorientato i tedeschi.
In un primo momento, questi pensarono di essere stati attaccati dalle finestre
dei palazzi. Successivamente, pensarono di essere stati attaccati da mortai, poi
credettero che l'attacco fosse stato lanciato da una piccola caserma di
fascisti, che allora si trovava in via Rasella. Dopo la battaglia, la strada si
presentò piena di cadaveri e feriti, i palazzi circostanti ricoperti di fori
provocati dai proiettili e dalle schegge delle bombe. I tedeschi furono
imbottigliati nella via. L'azione andò oltre le previsioni.
Kappler trovò 33 morti,
frammenti di bombe da mortaio. Per molto tempo, credette di essere stato
attaccato con i mortai; andò anche al Quirinale a cercarli. Naturalmente non
c'erano. Fu Caruso, il Questore di Roma, a dire a Kappler che i mortai non
c'entravano nulla, che erano stati dei giovani, ragazzi e ragazze, a portare
l'attacco alla colonna di SS. A Caruso l'informazione era arrivata da un certo Guglielmo,
uno che aveva tradito. Lucia era stata a casa di Guglielmo più volte, durante i
continui spostamenti per non farsi sorprendere dai nazisti, ne aveva conosciuto
la moglie ed i figli. Kappler, fino a
quel momento, non aveva mai lontanamente pensato alla presenza di ragazze;
invece c'era Maria Teresa Regard, che era stata nel carcere di via Tasso con
Don Pietro Pappagallo, c'era Carla Capponi, c'erano Lucia Ottobrini e Marisa
Mussu. Il comandante delle SS andò su tutte le furie quando seppe poi che Lucia
Ottobrini (nome di battaglia Maria) era di lingua tedesca.
Lucia, che parlava e parla
tedesco, fece decine di missioni infiltrandosi tra i tedeschi, acquisendo
informazioni di prima mano.
Ci troviamo nell'appartamento
di Mario Fiorentini. Gli chiedo di dirmi dove nascondesse le armi.
Questo appartamento, che ho
ereditato da mia madre, era di proprietà della sorella di mia madre, mia zia.
In quel periodo cambiavo continuamente posto, andavo da una casa all'altra. Uno
dei miei rifugi era qui; il salone in cui ora ci troviamo non era così grande,
era suddiviso in stanzette separate. C'era una piccola stanzetta dove io avevo
un lettino, avevo i libri e sotto il lettino avevo le bombe brixia, avevo le
armi.
Cosa successe, dunque?
Successe che l'esplosione ebbe
degli effetti che noi non avevamo previsto. L'immane esplosione fece esplodere
le bombe che i tedeschi portavano indosso, due a testa; ebbe un effetto
superiore a quello che immaginavamo; andò tutto storto. La tradizione diceva
che il reparto attaccato avrebbe dovuto fare la rappresaglia. Il comandante,
invece, un austriaco cattolico si rifiutò. Non se la sentì; avrebbe voluto
prima far confessare quelli da passare per le armi, inviare dei preti a
confessare i condannati. Questo paradossalmente fu una disgrazia, perché se
avesse accettato non sarebbe stato in grado tecnicamente di farla nelle 24 ore
successive all'attacco, come poi invece fece Kappler, il quale prese in mano la
situazione e con una determinazione e ferocia diaboliche portò a termine la
rappresaglia con inusitata rapidità il giorno successivo. Nel suo diario,
Franco Calamandrei racconta che il 17 ci siamo riuniti con Salinari (Spartaco)
per attaccare il 18. Quel giorno però la colonna tedesca non passò; il 19 lo
stesso; i tedeschi passarono il 20 (non è vero che passavano tutti i giorni).
Questo è scritto anche nel diario di Zazà (Rosario Bentivegna). Io ero
contrario all'azione con il carretto però le cassette non erano pronte, perché
non doveva vedersi il fumo che usciva dopo l'accensione della miccia. L'azione
prevista per il 23 marzo, ricorrenza della rivoluzione fascista, era stata
concepita, come detto, per colpire i fascisti che avevano portato la guerra,
per vendetta contro i nazisti. C'è un aspetto, inoltre, a cui sono molto interessato
ovvero all'uso strumentale della storia. Ci sono due interpretazioni: la prima
dice che il Battaglione “Bozen” era formato da riservisti, truppe stanziali non
combattenti, poco importante. La seconda sostiene, invece, che l'azione di via Rasella ha comportato meno
vittime di quelle che il Battaglione avrebbe provocato se non fosse stato
neutralizzato. Inoltre, in quel periodo, a Roma era stato inviato dal Nord il
Battaglione “Barbarigo”, da impiegare sul fronte di Anzio.
Il 10 marzo, anniversario della
morte di Mazzini, attaccammo il Battaglione “Onore e Combattimento” in via
Tomacelli. Questi tre attacchi avevano dato un segnale importante, a seguito
dei quali i tedeschi avevano desistito dall'organizzare una difesa nella città
di Roma, che avrebbe portato lutti e distruzione.
Cosa avete fatto dopo
l'attacco e quando avete saputo dell'intenzione tedesca di compiere la
rappresaglia?
Subito dopo l'azione fuggimmo e ci nascondemmo. I
tedeschi erano furibondi. Dal punto di vista militare, il durissimo attacco
subito nel cuore di Roma fu uno smacco umiliante, mai accaduto prima nelle
città dell'Europa occupata. Il giorno dopo, mentre noi eravamo ancora nascosti,
seguì la fulminea tremenda rappresaglia tedesca alle Fosse Ardeatine, ove
vennero trucidate 335 persone di età compresa fra i 14 ed i 75 anni. Fra questi
vi erano anche miei amici. Noi sapemmo della rappresaglia solo dopo
l'esecuzione della stessa. Dopo l'azione di via Rasella, io e Lucia, ricercati
dai nazisti, venimmo inviati dalla giunta militare del CLN a dirigere le
operazioni nella zona di Tivoli e Castelmadama.
(post su www.storiainlaboratorio.blogspot.com. per informazioni:studentiecultori2009@libero.it)
venerdì 10 maggio 2013
Attività nelle scuole. 25 Aprile al Circolo Germontari di Ancona
Si riporta l'articolo apparso sul Corriere Adriatico di Ancona il 26 aprile 2013 con la nota relativa alla Mostra organizzata dai ragazzi delle scuole delle Grazie in occasione della Festa del 25 Aprile, nei locali del circolo Germontari.
La brillante iniziativa, dovuta alla Vice Presidente del Circolo ed alle sue collaboratrici, Simonetta Gorga, merita che abbia una continuità didattica ed una ulteriore diffusione tramite la rete.
Da parte delle encomiabili professoresse che hanno guidato i ragazzi nelle tematiche della Guerra di Liberazione si è espresso il desiderio di ripetere il prossimo anno scolastico, nel solco dei lineamenti del progetto Storia in Laboratorio.
Il Progetto per il 70° della Guerra di Liberazione. Lineamenti generali
Progetto
presente progetto raccoglie le idee e le intenzioni dei componenti della Sezione di Milano, tutti combattenti, che intendono dare una testimonianza ulteriore delle vicende che 70 anni fa li videro protagonisti di una delle pagine più difficili e controverse della storia d’Italia. Una testimonianza che viene dal cuore in questo segmento di tempo in cui la memoria deve essere assolutamente preservata per rafforzare il senso di identità e di appartenenza di noi Italiani.
I partecipanti al progetto, intendendosi come risorse umane, sono:
- tutti i soci (combattenti) della Sezione di Milano che intendono partecipare sotto qualsiasi forma
- i soci combattenti delle altre Sezioni della ANC che si identificano negli intendimenti della
Sezione di Milano
- i componenti del gruppo “Studenti e Cultori della Materia”, collegata alla Società di Storia
Militare
- quelle personalità che il Presidente della Sezione decide “motu proprio” di far partecipare.
Il presente progetto raccoglie quanto già esistente che le note vicende associative hanno impedito di realizzare in un contesto corale ed armonico. Quindi utilizzerà l’esperienza e i lavori già in essere.
Questo intendimento si può focalizzare con la individuazione di “pilatri”, i punti principali, su cui sviluppare i progetti collegati
Il progetto è, quindi articolato sui seguenti “pilastri”:
1. Attività di ricerca, studi e pubblicazione
2. Attività di presentazione e divulgazione
3. Attività di sostegno ed incoraggiamento verso le nuove generazioni
La durata del progetto è triennale
Lineamenti particolari dei singoli “pilastri”.
1. Attività di ricerca, studio e pubblicazione
Il progetto sarà redatto nello sviluppo delle seguenti linee fondamentali
a. Attività di ricerca
Saranno presi contatti con gli enti preposti (Es. Uffici storici di Forza Armata) al fine di organizzare degli “stage di ricerca sulla guerra di Liberazione.
progetto Collegato da sviluppare
b. Attività di studio
Qualora esistessero delle risorse finanziare, si possono assegnare borse di studio, assegni di studio ai dottori laureandi o a studenti universitari intitolate a Combattenti della Guerra di Liberazione
Progetto Collegato da sviluppare
c. Attività di pubblicazione
Sviluppo ulteriore della già esistente Collana Storia in Laboratorio (Università La Sapienza di Roma e Società editrice Nuova Cultura), con la pubblicazione di volumi dedicati anche alla guerra di liberazione.
In allegato “A” lo sviluppo primario del progetto
2. Attività di presentazione e divulgazione
Il progetto sarà redatto nello sviluppo delle seguenti linee fondamentali
a. Attività di presentazione
Organizzazione di giornate di studi, convegni presentazioni di libri presso la sede di Milano o in altre sedi ritenute idonee non solo a Milano ma anche in altre parti d’Italia
Progetto Collegato da sviluppare
b. Attività di divulgazione
Alimentazione di Blog già esistenti (www.corpoitalianodiliberazione.blogspot.com), www.storiainlaboratorio. blogspot.com) con inserimento di post settimanali.
Pubblicazione di un manifesto poster sulla guerra di liberazione
Calendario della Sezione di Milano sul 1944
Progetto collegato già in essere
3. Attività di sostegno ed incoraggiamento verso le nuove generazioni
Al fine di raccogliere quello che si è fatto negli ultimi 10 anni, e riassumere le attività, e per agevolare la Memoria, favorire la diffusione della storia della guerra di liberazione con momenti particolari. Idea base da approvare e la seguente
a. Creazione del premio “Luigi Poli” concernente una pubblicazione o più pubblicazioni di carattere storico, meglio sulla guerra di liberazione, da assegnare ad un giova laureato, specializzato, per incoraggiarlo nella prosecuzione degli studi. Il premio non deve consistere in somme di danaro, ma con la pubblicazione del proprio lavoro, che deve essere il frutto di personali ricerche.
Consiste in un diploma e di una targa.
Progetto Collegato da sviluppare
Saranno stilati al più presto gli sviluppi primario del progetto (entro la fine di aprile) alfine di poter sottoporre alla assemblea di sezione il programma di larga massima entro la prima decade di maggio2013
( L'Allegato A sarà pubblicato a giorni. Per informazioni via e mail: studentiecultori2009@libero.it)
2013-2015
70°ANNIVERSARIO DELLA GUERRA DI LIBERAZIONE
1943-1945
Lineamenti generalipresente progetto raccoglie le idee e le intenzioni dei componenti della Sezione di Milano, tutti combattenti, che intendono dare una testimonianza ulteriore delle vicende che 70 anni fa li videro protagonisti di una delle pagine più difficili e controverse della storia d’Italia. Una testimonianza che viene dal cuore in questo segmento di tempo in cui la memoria deve essere assolutamente preservata per rafforzare il senso di identità e di appartenenza di noi Italiani.
I partecipanti al progetto, intendendosi come risorse umane, sono:
- tutti i soci (combattenti) della Sezione di Milano che intendono partecipare sotto qualsiasi forma
- i soci combattenti delle altre Sezioni della ANC che si identificano negli intendimenti della
Sezione di Milano
- i componenti del gruppo “Studenti e Cultori della Materia”, collegata alla Società di Storia
Militare
- quelle personalità che il Presidente della Sezione decide “motu proprio” di far partecipare.
Il presente progetto raccoglie quanto già esistente che le note vicende associative hanno impedito di realizzare in un contesto corale ed armonico. Quindi utilizzerà l’esperienza e i lavori già in essere.
Questo intendimento si può focalizzare con la individuazione di “pilatri”, i punti principali, su cui sviluppare i progetti collegati
Il progetto è, quindi articolato sui seguenti “pilastri”:
1. Attività di ricerca, studi e pubblicazione
2. Attività di presentazione e divulgazione
3. Attività di sostegno ed incoraggiamento verso le nuove generazioni
La durata del progetto è triennale
Lineamenti particolari dei singoli “pilastri”.
1. Attività di ricerca, studio e pubblicazione
Il progetto sarà redatto nello sviluppo delle seguenti linee fondamentali
a. Attività di ricerca
Saranno presi contatti con gli enti preposti (Es. Uffici storici di Forza Armata) al fine di organizzare degli “stage di ricerca sulla guerra di Liberazione.
progetto Collegato da sviluppare
b. Attività di studio
Qualora esistessero delle risorse finanziare, si possono assegnare borse di studio, assegni di studio ai dottori laureandi o a studenti universitari intitolate a Combattenti della Guerra di Liberazione
Progetto Collegato da sviluppare
c. Attività di pubblicazione
Sviluppo ulteriore della già esistente Collana Storia in Laboratorio (Università La Sapienza di Roma e Società editrice Nuova Cultura), con la pubblicazione di volumi dedicati anche alla guerra di liberazione.
In allegato “A” lo sviluppo primario del progetto
2. Attività di presentazione e divulgazione
Il progetto sarà redatto nello sviluppo delle seguenti linee fondamentali
a. Attività di presentazione
Organizzazione di giornate di studi, convegni presentazioni di libri presso la sede di Milano o in altre sedi ritenute idonee non solo a Milano ma anche in altre parti d’Italia
Progetto Collegato da sviluppare
b. Attività di divulgazione
Alimentazione di Blog già esistenti (www.corpoitalianodiliberazione.blogspot.com), www.storiainlaboratorio. blogspot.com) con inserimento di post settimanali.
Pubblicazione di un manifesto poster sulla guerra di liberazione
Calendario della Sezione di Milano sul 1944
Progetto collegato già in essere
3. Attività di sostegno ed incoraggiamento verso le nuove generazioni
Al fine di raccogliere quello che si è fatto negli ultimi 10 anni, e riassumere le attività, e per agevolare la Memoria, favorire la diffusione della storia della guerra di liberazione con momenti particolari. Idea base da approvare e la seguente
a. Creazione del premio “Luigi Poli” concernente una pubblicazione o più pubblicazioni di carattere storico, meglio sulla guerra di liberazione, da assegnare ad un giova laureato, specializzato, per incoraggiarlo nella prosecuzione degli studi. Il premio non deve consistere in somme di danaro, ma con la pubblicazione del proprio lavoro, che deve essere il frutto di personali ricerche.
Consiste in un diploma e di una targa.
Progetto Collegato da sviluppare
Saranno stilati al più presto gli sviluppi primario del progetto (entro la fine di aprile) alfine di poter sottoporre alla assemblea di sezione il programma di larga massima entro la prima decade di maggio2013
( L'Allegato A sarà pubblicato a giorni. Per informazioni via e mail: studentiecultori2009@libero.it)
martedì 19 marzo 2013
Cenacolo marchigiano di Roma.
al Cenacolo Marchigiano di Roma, lo scorso 16 marzo 2013, il volume di Massimo Coltrinari,
L'ULTIMA DIFESA PONTIFICIA DI ANCONA
7-29 SETTEMBRE 1860
La fine del potere temporale dei Papi nelle marche.
giovedì 14 febbraio 2013
Fondazione Centro Culturale Valdese
Seminario-laboratorio
"Gli archivi fotografici”
Torre Pellice, 4-5 marzo 2013
presso Fondazione Centro Culturale Valdese
Via Beckwith, 3
ore 9.30
Elvira Tonelli
(restauratrice, Bologna)
Materiali fotografi ci: identifi cazione, manipolazione, conservazione e restauro
Prevenire è meglio che curare! Conoscere, riconoscere, manipolare e mettere in sicurezza
i materiali per assicurare loro la migliore conservazione e garantirne la fruibilità.ore 13.00
Pranzo a buffet
ore 14.30
Barbara Bergaglio
(esperta di fotografia, Torino)
Materiali fotografici: descrizione e catalogazione
Descrizione delle modalità di approccio all’archivio fotografi co dalla prima analisi
alla catalogazione fi nale con particolare attenzione agli standard di catalogazione
ministeriale e brevi cenni sui software attualmente in uso.
A seguire
visita guidata presso il Museo Valdese di Torre Pellice.
PROGRAMMA MARTEDÌ 5 MARZO
ore 9.30
Enrico Demaria
(esperto progetti digitali, Torino)
“Imago ante speculum”: progettare la digitalizzazione di immagini
Le attività di riproduzione digitale di materiale fotografi co richiedono processi
progettuali ed operativi adeguati. Per garantire interoperatività, accessibilità,
conservazione a lungo termine, sicurezza ed autenticità, saranno presi in considerazione
gli aspetti infrastrutturali e le competenze essenziali per garantire le scelte più
appropriate in questo ambito tecnologico.
ore 13.00
Pranzo
ore 14.00
Tavola rotonda:
I fondi fotografi ci all’interno degli archivi: descrizione d’insieme e
schedatura puntiforme
Confronto fra le istituzioni che si occupano di tutela e valorizzazione dei beni
fotografi ci:
Micaela Procaccia
(Dirigente DGA-Direzione Generale per gli Archivi Servizio II Tutela e
Soprintendente Archivistico per il Piemonte e la Valle d’Aosta)
ICCD
- Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione Servizi e laboratori per la
raccolta, la conservazione e la produzione delle documentazioni
Dimitri Brunetti
(Regione Piemonte-Settore Biblioteche, Archivi e Istituti Culturali)
L’ingresso alla tavola rotonda è aperto anche ai non iscritti al seminario fi no
ad esaurimento dei posti disponibili.
Numero massimo di partecipanti al seminario: 25 persone
Per aiutare l’organizzazione, si prega di compilare e inviare la scheda di partecipazione
entro il 28 febbraio all’indirizzo e-mail della segreteria:
info@anaipiemonte.org.
Possibilità di pernottamento presso la Foresteria Valdese, via Arnaud 34, Torre Pellice -
tel. 0121.91801
www.anaipiemonte.org - info@anaipiemonte.org
martedì 5 febbraio 2013
Giorno della Memoria alla "Colomba Antonietti" di Roma
Il progetto Storia in Laboratorio ha trovato applicazione il 29 gennaio 2013 presso la scuola "Colomba Antonietti" di Roma. Quest'anno il tema è stato la lettura del libro di Scholmo Venezia "Sonderkommando Auschwitz". All'incontro ha partecipato la moglie Marika Venezia, che con pacate parole ha rievocato l'odissea del marito
I Lavori degli studenti saranno pubblicati sulla rivista "Il Secondo Risorgimento"
Scholmo Venezia in età giovanile.
mercoledì 30 gennaio 2013
Nel Cuore del Caucaso di Eva Saeva
Progetto "Storia in laboratorio"
"Sezione Studenti e e Cultori della Materia"
Eva Saeva,
bulgara, laureata in Scienze Politiche, frequenta corsi di specializzazione alla Sapienza.
Il suo contributo "Nel cuore del Caucaso" è stato pubblicato nella Rivista "Il Secondo Risorgimento d'Italia", n. 3, 2012 (www.secondorisorgimento.blogspot.com/ o www.secondorisorgimento.it

Situato
al crocevia tra due mondi – quello europeo e quello asiatico, il piccolo paese
dell’Azerbaijan oggi ha un importantissimo ruolo geopolitico e geostrategico.
Dopo la fine della Guerra Fredda l’Azerbaijan è diventato uno dei Paesi con
ruolo chiave per il mondo occidentale visto le sue ricchezze energetiche e
visto che ha appena ottenuto indipendenza. L’ex repubblica sovietica, insieme
agli altri Stati caucasici, appena diventati indipendenti dall’URSS, come la
Georgia e l’Armenia, diventano oggetti di attenzione da parte degli Stati
europei e gli Stati Uniti che vedono nella regione non solo le sue risorse
energetiche, ma appunto la sua importanza strategica – vicino all’appena nata
Federazione Russa e al vecchio conoscente l’Iran. Proprio a causa della sua
posizione geografica, dopo la dichiarazione d’indipendenza dell’Azerbaijan il
30 agosto 1991, nel Paese aumentano gli investimenti esteri soprattutto in
progetti per la costruzione di oleodotti e gasdotti. Ecco perché l’economia del
Paese caucasico ultimamente è una delle economie in rapida crescita.
Politica interna dell’Azerbaijan
Sin
dalla sua indipendenza, l’Azerbaijan è stato accusato di corruzione e
soprattutto di brogli elettorali (l’attuale Presidente è Ilham Aliyev, figlio
del suo predecessore a tale carica – Heydar Aliyev). I media occidentali hanno
sempre criticato il mancato rispetto dei diritti umani e della libertà di
parola sia durante il governo di Aliyev padre, che di Aliyev figlio. Negli
ultimi anni l’Amnesty International si
è occupata di numerosi vittime di imprigionamento in Azerbaijan, tenuti in
carcere perché si sono dichiarati contro il governo di Aliyev. Inoltre, Reporters Without Borders hanno dato al
Paese un bassissimo indice di press
freedom[1].
Le critiche e le accuse di fallimento della democrazia nel Paese caucasico sono
numerosissime, ma, come vedremo più avanti, non impediscono ai governi
occidentali di cercare di avere buoni rapporti bilaterali e multilaterali con
l’Azerbaijan.
I rapporti bilaterali tra l’Azerbaijan e gli Stati Uniti
Particolarmente
interessanti sono i rapporti bilaterali tra gli USA e il Paese caucasico. Come
è già stato menzionato, i governi e i media occidentali sempre accusano
l’Azerbaijan di mancato rispetto dei diritti umani e di fallimento della
democrazia. Tale fatto però ovviamente non influenza in nessun modo i rapporti
bilaterali tra il colosso americano e l’ex repubblica sovietica. Gli
investimenti americani aumentano ogni anno. Naturalmente, lo scopo degli
statunitensi è di rafforzare la propria posizione soprattutto nei Paesi che
prima della caduta del muro di Berlino facevano parte dell’orbita di influenza
sovietica. È un fatto ovvio per tutti, visto che gli ultimi Stati che sono
stati annessi alla NATO sono o Stati dove prima c’è stato un governo comunista
(come l’Ungheria, la Repubblica Ceca e la Polonia, che hanno firmato il patto
nordatlantico nel 1999; la Bulgaria e la Romania, che sono diventati membri nel
2004 e l’Albania – nel 2009), o ex repubbliche sovietiche (come l’Estonia, la Lettonia
e la Lituania, annesse nel 2004). Come è ben noto, la North Atlantic Treaty Organisation, creata nel 1949, vedeva nel
Patto di Varsavia, firmato nel 1955, il suo principale rivale. Gli Stati membri
del Patto erano appunto l’Unione Sovietica, l’Ungheria, la Polonia, la
Cecoslovacchia, la Bulgaria, la Romania, l’Albania e la Repubblica democratica
tedesca. Basandosi appunto su questi fatti non dobbiamo stupirci del fatto che
gli Stati Uniti cercano sempre di rafforzare la loro influenza anche nella regione
caucasica e soprattutto nell’Azerbaijan. Le enormi quantità di risorse
energetiche di cui dispone la piccola repubblica azera e la sua posizione
strategica nel cuore del Caucaso aumentano ancora di più il desiderio americano
di buoni rapporti bilaterali di tipo economico, militare e commerciale.
Le risorse energetiche azere. Il gioco per la supremazia
tra l’Occidente e il colosso russo
La
ricchezza di gas naturale e di petrolio del Paese azero è nota da decenni,
tanto che durante la seconda guerra mondiale l’Unione sovietica usò petrolio
soprattutto dai territori dell’Azerbaijan. Oggi gli accordi bilaterali tra il
Paese e gli altri Stati trattano nella stragrande maggioranza questioni
relative al rifornimento di risorse energetiche. Parlando dell’Unione sovietica
e quello che è rimasto dopo il suo crollo, appunto la Federazione russa, non
possiamo non evidenziare i rapporti russo-azeri e come Mother Russia guarda ai tentativi dell’Occidente di aumentare la
propria influenza nei suoi vicini di casa. È ovvio che gli sforzi americani ed
europei si contrappongano agli interessi russi. La Federazione Russa non
permetterebbe in nessun modo di non avere più un’influenza nelle sue ex
repubbliche, tanto meno dal suo “ex” nemico – gli Stati Uniti. Tutti e due colossi
cercano di mantenere la posizione nell’area così importante dal punto di vista
geostrategico. Gli americani puntano su progetti di rifornimento di gas
naturale e di petrolio ai loro alleati europei, usando soprattutto le risorse
azere. Non c’è dubbio però che lo scopo è la diversificazione energetica dalla
Russia, visto che attualmente il 40% dell’energia
in Europa deriva dai giacimenti russi. Per gli azeri però è più difficile
stipulare degli accordi con un Paese relativamente sconosciuto come gli USA,
che con uno, come la Russia, con cui condivide un passato comune da tantissimi
anni. Aggiungendo il fatto che i russi faranno tutt’altro che lasciarsi
sfuggire la loro influenza nella regione caucasica, i desideri occidentali per
una presenza permanente nella zona diventano difficilissimi, per non dire
un’illusione.
Sfortunatamente
per gli Stati Uniti i rapporti bilaterali tra l’Azerbaijan e la Russia sembrano
buoni. L’anno scorso il presidente Aliyev ha effettuato
una visita ufficiale a Mosca, incontrando il suo collega russo Medvedev. I due capi di Stato hanno dimostrato che è possibile una
cooperazione tra i loro Paesi[2]. Questa
cooperazione è stata realizzata nel 2012 con l’aumento dell’importazione di gas
azero da parte della Russia, e con la dichiarazione che tale importazione
aumenterà ogni anno[3].
Il fine dei russi è ovvio: mantenere il proprio monopolio energetico in Europa.
Le
risorse energetiche del Caucaso sono esportate nella loro stragrande
maggioranza verso i Paesi europei. È normale che i Paesi importatori cerchino
dei modi alternativi e maggiormente autonomi per il rifornimento. Così si è
arrivati a sostenere il progetto per l’oleodotto Nabucco[4],
finanziato dall’Unione Europea con l’appoggio statunitense. I potenziali
fornitori sono l’Iraq, l’Iran (prendendo in considerazione come si stanno
sviluppando i rapporti USA-Iran e quelli UE-Iran però è poco probabile che gli
iraniani faranno parte del progetto), il Turkmenistan e appunto l’Azerbaijan.
Il progetto Nabucco vede come concorrente un altro progetto, finanziato dalla
Gazprom russa e dall’ENI italiana, chiamato South
Stream[5].
Nonostante la dichiarazione nel 2008 dell’allora vice primo ministro Dmitry
Medvedev, attualmente primo ministro della Federazione russa, che i due
progetti non siano concorrenti e il funzionamento dell’uno non impedirà in
nessun modo il funzionamento dell’altro, i fatti parlano da soli. E più il
tempo passa, si capisce che Nabucco molto probabilmente non sarà realizzato,
visto che uno dei fornitori – l’Azerbaijan, ha stipulato degli accordi di
esportazione delle proprie risorse con la Russia e non potrà più soddisfare le
esigenze dell’oleodotto progettato dagli europei.
Le relazioni bilaterali tra l’Azerbaijan e la Turchia
La
Turchia e l’Azerbaijan hanno sempre avuto buoni rapporti. Nel 1993, durante la
guerra tra azeri e armeni per l’enclave di Nagorno-Karabakh, la Turchia, per
mettere in evidenza la sua posizione riguardo al conflitto, ha chiuso la
propria frontiera con l’Armenia per solidarietà con l’Azerbaijan. Oggi, i due
paesi condividono interessi geopolitici e geostrategici comuni. Nel 2006 è
stato inaugurato l’oleodotto BTC, Baku-Tbilisi-Ceyhan, che fornisce energia dai
giacimenti azeri e tramite il territorio georgiano e quello turco poi fornisce
petrolio all’Europa. Inoltre, il gasdotto BTE, Baku-Tbilisi-Erzurum (chiamato
anche South Caucasus pipeline, o Shah Deniz pipeline, dal nome del
giacimento di gas naturale azero Shah Deniz) è stato completato nel 2007. È
ovvio il fatto che se l’Azerbaijan voglia diventare un esportatore di risorse
energetiche indipendente, cioè di non esportare il
proprio gas naturale nella Russia da dove poi arriverà in Europa, per il Paese
caucasico è importante mantenere buoni rapporti con la Turchia. Non ci sono
dubbi poi che anche alla Turchia convenga mettersi d’accordo con gli azeri su
progetti comuni, visto che in tal modo il ruolo del Paese di Erdogan può
diventare un elemento indispensabile nell’Europa. Solo
entrando come uno stabile fornitore di energia in Europa, la Turchia può
continuare a perseguire i propri desideri di diventare parte dell’Unione
Europea.
I rapporti bilaterali tra l’Azerbaijan e l’Iran
Questi
due Paesi hanno sempre avuto dei rapporti particolari. Oggi la popolazione
dell’Azerbaijan è quasi 9 milioni. In Iran, che ha una popolazione di quasi 75
milioni, c’è una minoranza azera di 18 milioni[6]. La
presenza di minoranze etniche in un Paese devono sempre essere trattate con
estrema attenzione. È un fattore destabilizzante che provoca tanti conflitti e
addirittura guerre, come nel caso del Kosovo per esempio. E quindi è ovvio che
l’Iran e l’Azerbaijan abbiano da sempre avuto relazioni tese. Tali relazioni
ultimamente però sono peggiorate ulteriormente. L’Iran si trova sempre più
solo, sottoposto a isolamento internazionale. L’ex repubblica sovietica sta
dalla parte occidentale per quanto riguarda il
programma nucleare iraniano e il conflitto in Siria. Inoltre, ha buoni rapporti
con l’Israele e gli Stati Uniti. Dunque azeri e iraniani stanno quasi alla
rottura delle relazioni diplomatiche: prima l’Iran ha richiamato il proprio
ambasciatore a Baku e poi l’Azerbaijan - il suo da Teheran[7]. Ma non
solo gli iraniani si sentono offesi da parte degli azeri: i buoni rapporti tra
la repubblica islamica di Ahmadinejad e l’Armenia non piacciono
all’Azerbaijdan, visto il conflitto azero-armeno per il territorio disputato di
Nagorno-Karabakh, che fa parte del Paese di Aliyev, ma che è abitato da una
maggioranza armena. Sul conflitto in Nagorno-Karabakh ci soffermeremo più avanti.
Tornando
un po’ indietro, dove sono esposti i rapporti americano-azeri e i desideri dei
primi di avere una stabile presenza nella regione, non possiamo non fare una
piccola considerazione, inserendo nel quadro anche l’Iran. Oggi, alla luce
degli ultimi eventi in quel quadrante asiatico,
appare necessario per gli USA avere un alleato stabile nella zona. Di nuovo
sulla scena dei giochi politici nel Caucaso compare l’Azerbaijan, confinante a
sud con l’Iran. Estremamente importante è quindi l’alleanza con gli azeri e lo
“schieramento” degli ultimi con gli occidentali in un’eventuale guerra contro l’Iran. Infatti, non è molto
chiaro chi sfrutta chi e chi ne approfitterà di più di questi “rapporti di
amicizia” tra gli USA e l’Azerbaijan. I primi ne hanno bisogno per le risorse
energetiche caucasiche. Aggiungendo il confine comune con il Paese di
Ahmadinejad, l’amicizia tra i due Paesi diventa cruciale. Dall’altra parte ci
sono gli interessi degli azeri: più che altro loro vogliono risolvere il
conflitto con l’Armenia. Bisogna analizzare bene la situazione e decidere di
chi fidarsi: degli USA o della Russia e chi potrebbe svolgere meglio il ruolo
di mediatore. Su questo punto bisogna riflettere bene perché il conflitto in
Nagorno-Karabakh è solo una piccola goccia nel mare di conflitti in questa zona
turbolenta. Decidendo oggi con chi è meglio schierarsi sarà importante domani,
se scoppia una guerra irano-americana. Si deve tenere in mente che in un
eventuale conflitto militare nel Medio Oriente la Russia molto probabilmente si
schiererà con l’Iran con lo scopo di frenare le mire americane ad espandere la
propria influenza in Asia centrale. A tal punto l’Azerbaijan potrebbe
permettersi si essere un nemico al colosso euroasiatico? O di rimanere neutrale
(poco probabile, vista la sua posizione)? O di essere nemico al mondo
occidentale? Questo punto è ancora incerto, ma basandosi sulla storia, sulle
relazioni bilaterali e multilaterali che riguardono il Caucaso, sembra
abbastanza inimmaginabile che l’Azerbaijan si possa schierare contro la Russia,
anche se con la Russia c’è l’Iran. Resta da vedere...
Nagorno-Karabakh
Il
conflitto azero-armeno per il territorio di Nagorno-Karabakh risale anche prima
dell’annessione dei due Paesi da parte dell’Unione sovietica negli anni venti
del secolo scorso. Durante il periodo sovietico la tensione non è mai cessata.
Poco dopo il crollo del colosso eurasiatico e le dichiarazioni di indipendenza
dell’Armenia e dell’Azerbaijan, nel 1990 e nel 1991 rispettivamente, il
conflitto si inasprì ulteriormente. Il mondo occidentale prese la decisione di
un intervento pacifico per la risoluzione della crisi, creando in seno all’OSCE
il Gruppo di Minsk, composto da delegazioni italiane, francesi, americane e
russe. La guerra finì nel 1994, ma la situazione non cambiò tanto. Anche oggi
quasi il 20% del territorio dell’Azerbaijan è sotto occupazione. Facendo un
piccolo riferimento giuridico, si capisce bene che tale occupazione e l’uso
della forza con lo scopo di cambiare i confini violano numerose convenzioni
internazionali al riguardo e soprattutto
l’Atto finale di Helsinki, gli articoli della Carta delle Nazioni Unite e le
decisioni dell’OSCE. Nel 1993 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha adottato 4
risoluzioni per cessate il fuoco, ma gli armeni non si sono ritirati. L’ultima
risoluzione del 2008 di nuovo non ha avuto effetto e la situazione non è
migliorata. Sin dal 1994 il territorio di Nagorno-Karabakh e l’Azerbaijan
rimangono in una sorta di pace armata. Armeni e azeri non accettano nessuna
decisione presa a livello internazionale: il Processo di Praga non cambiò
niente, tanto meno i Principi di Madrid che chiedevano un ritiro delle truppe
armene, un rientro di popolazione azera nel territorio disputato e un invio di
osservatori internazionali. L’anno scorso anche l’allora Presidente della
Federazione russa Medvedev ha provato a migliorare la situazione, cercando un
compromesso tra i due Paesi. Nessuna delle due parti però è scesa a
compromessi, anche se le pressioni internazionali per una risoluzione pacifica
erano fortissime[8].
Il
problema di Nagorno-Karabakh è molto difficile da risolvere. Visto che nessuna
delle due parti vuole scendere a compromessi la situazione si aggrava sempre di
più. Aggiungendo che né l’Azerbaijan, né l’Armenia accettano le decisioni
internazionali, appare evidente che il conflitto non sarà risolto nel prossimo
futuro. Come potrebbe essere risolta una controversia in cui tutti e due parti
hanno ragione? Potrebbe la diplomazia svolgere la sua finalità: di risolvere una
crisi prima che si arrivi ad un conflitto armato? Finora non ci è riuscita. E
poco probabile che ci riuscirà anche nel futuro considerando l’assoluta
mancanza di volontà di cooperazione di entrambi i Paesi.
È
importante aggiungere che il conflitto nel territorio azero è lontano
dall’essere considerato solamente locale, solamente relativo alla minoranza
armena in Azerbaijan oppure relativo al mancato rispetto delle norme del
diritto internazionale da parte dell’Armenia. La situazione è molto più complicata.
Parliamo di nuovo appunto dei soliti fattori che caratterizzano l’area
caucasica: risorse energetiche, ruolo geopolitico e geostrategico
importantissimi, giochi politici di supremazia nella regione (non solo da parte
dei Paesi caucasici, ma da parte anche delle potenze mondiali, che cercano
sempre di più un’influenza maggiore).
Partendo dalla questione energetica,
appare opportuno dire la posizione della Russia nei confronti del conflitto.
All’inizio Mosca appoggiava Baku. Ultimamente però si è dichiarata
“sostenitrice” di Yerevan. Perché? Forse perché negli ultimi anni l’Azerbaijan
si è orientato verso una politica filo-occidentale? Forse il ruolo della
religione è un fattore cruciale? L’Azerbaijan è un Paese islamico (in
Azerbaijan non esiste una religione di Stato e ci sono minoranze cristiane ed
ebree, ma comunque l’87% della popolazione è musulmana[9]) e
l’Armenia è un Paese di maggioranza ortodossa. Se il primo “vince” la “guerra”
contro l’Armenia cristiana, un Paese islamico avrà la supremazia in una regione
cosi importante come il Caucaso. La Russia potrebbe permettere
un’”islamizzazione” della regione? Ci sono troppe incognite sul perché Mosca ha
cambiato decisione, ma dobbiamo comunque inserire in queste considerazioni
anche le questioni energetiche. Potrebbero essere i due oleodotti BTC e BTE,
progettati e finanziati dagli americani e dai britannici, un motivo per cui
Mosca ha terminato l’”appoggio” agli azeri? L’ultimo fatto non appare
probabile, visto il fatto che i rapporti commerciali russo-azeri
sull’esportazione di energia sono migliorati nel 2012, come già esposto prima.
Non
possiamo non parlare anche del ruolo della Turchia nella regione. Dopo le
polemiche sul negato riconoscimento del genocidio armeno durante la Prima guerra mondiale da parte
dei turchi, appare evidente che nel conflitto armeno-azero la Turchia appoggia
i suoi fratelli di religione con i quali condivide anche un passato comune.
Un’eventuale “perdita” della “guerra” da parte degli azeri significherebbe per
Ankara perdere la propria influenza nel Caucaso.
Conclusione
L’Azerbaijan,
il crocevia tra due mondi. Un Paese di contrasti e di controversie. Un Paese di
ricchezze energetiche e scena dei giochi politici. Un Paese piccolo, ma di
estrema importanza che tutti vogliono al proprio fianco.
Chi vincerà la “guerra” per la supremazia a ovest del Mar Caspio? Chi vincerà
“il cuore del Caucaso”? Resta solo da vedere…
- versione
Originale in lingua Bulgara.
В
сърцето на Кавказ
Ева
Саева
През вековете
територията, на която днес се намира Азербайджан, е била част от световни
колоси като Персийската, Османската и Руската империи. Намиращ се на кръстопътя
между два свята, Европейския и Азиатския, днес Азербайджан има много важна
геополитическа и геостратегическа роля. След края на Студената война и
разпадането на Съветския съюз, държавата се оказва с ключова роля за Западния
свят поради находищата си на природен газ и петрол. Току що постигнали своята
независимост, Кавказките страни Азербайджан, Грузия и Армения, стават обект на
внимание от страна на Европейските държави и САЩ, които виждат в този регион не
само енергийното му богатство, но и геостратегическата му позиция – близко до
новопоявилата се Руска федерация и до стария познайник Иран. Именно поради
географската му позиция, след обявяването на независимост на 30 август 1991, в
Азербайджан се увеличават многократно чуждестранните инвестиции, най-вече в
проекти за строене на газопроводи и нефтопроводи. Към днешна дата Кавказката
държава е една от страните с най-бързо развиваща се икономика.
Вътрешна политика на Азербайджан
За корупция и
измами по време на изборите в Азербайджан се говори още от както държавата е
независима (настоящият президент Илхам Алиев е син на предшественика си на този
пост Гейдар Алиев[10]).
Западните правителства непрестанно критикуват неспазването на човешките права и
липсата на свобода на словото,както по времето на управлението на Алиев баща,
така и на Алиев син. В последните години AmnestyInternationalсе
сблъсква с много случаи на арести в Азербайджан на хора, които открито са се
обявили против правителството на Алиев. Като се добави и че според ReportersWithoutBordersстраната
заема една от последните позиции на pressfreedom[11],
е очевидно, че критикитеи обвиненията за форма на управление, далеч от
демократичната, са много. Но, както ще стане ясно по-надолу, тези критики не
пречат на Западните държави да търсят все повече и повече развитие на добрите
двустранни и многостранни отношения с Кавказката държава.
Двустранните отношения Азербайджан - САЩ
Доста интересни
са отношенията между САЩ и бившата съветска република. Както беше вече
посочено, Запада подлага на постоянни критики начина на управление в
Азербайджан. Това очевидно не пречи на добрите отношения между САЩ и Кавказката
държава. Американските инвестиции се увеличават с всяка изминала година.
Разбира се, както и на много други места, целта на северноамериканския колос е
да увеличи своето влияние най-вече в държавите, които до преди години са
попадали в сферата на съветско влияние. Този факт е очевиден за всички, съдейки
по това, че последните страни, присъединили се към НАТО, са или държави, където
до преди години е имало комунистическо управление (като Унгария, Чехия и Полша,
присъединили се към Северноатлантическия пакт през 1999; България и Румъния,
станали членки през 2004; Албания - през 2009), или бивши съветски републики
(като Естония, Литва и Латвия, присъединили се през 2004). А както е добре
известно, създадената през 1949 година организация, намира своя най-върл
противник в лицето на страните от Варшавския договор, подписан през 1955.
Негови членки са именно СССР, Унгария, Полша, Чехословакия, България, Румъния,
Албания и ГДР. Имайки в предвид тези факти, не бива да се учудваме, че САЩ се
стремят и към добри отношения с Азербайджан. Огромните количества енергийни
ресурси, с които разполага бившата съветска република и стратегическата й
позиция в сърцето на Кавказ, спомагат още повече за желанието от страна на
американците за поддържане на добри двустранни, икономически, военни и търговски
отношения.
Азербайджанските енергийни ресурси. Играта на
надмощие между Запада и Руския колос
Днес
двустранните договори между Кавказката държава и другите държави са най-вече
свързани с енергийния сектор. Находищата на природен газ и петрол в Азербайджан
са известни от десетилетия. По време на Втората световна война Съветския съюз
ползва енергийни ресурси най-вече от азербайджанските. Говорейки за СССР, и
това, което е останало след края му -Руската федерация, не може да не
споменемруско-азербайджанските отношения и как Майка Русия гледа на опитите на
САЩ и на Европейските държави да увеличат
влиянието си в тази зона с много важно геополитическо значение. Руският колос
не би позволил по никакъв начин да загуби влиянието си в своите бивши
републики, още по-малко от своя бивш съперник от Студената война САЩ. Двете
сили се стремят към стабилно присъствие в този така важен геополитически
регион. Американците разработват проекти и сключват договори за износ на
ресурси към техните европейски съюзници,използвайки именно азербайджанските
ресурси. Несъмнено целта едиверсификация на доставките за Европа, съдейки по
факта, че понастоящем 40% от енергията, която Европа използва, идва от Русия.
Но е далеч по-трудно да преговаряш със сравнително непознат нов съюзник, от
колкото с някого, с когото споделяш общо минало. Като се добави и фактът, че
Русия няма лесно да позволи западно влияние в околностите си, задачата на
американците и европейските им съюзници за стабилно присъствие в зоната става
все по-трудна.
За съжаление на
САЩ, двустранните отношения между Азербайджан и Русия изглеждат добри. За това
свидетелства миналогодишното посещение на президента Алиев в Москва, където
двамата държавни глави – Алиев и Медведев - демонстрират, че е възможно
сътрудничество между държавите им[12].
То се реализира с увеличаване на вноса на азербайджански газ в Русия в началото
на 2012, с уговорката, че ще продължи да се увеличава с всяка изминала година[13].
Целта на руснаците е ясна: запазване на енергийния си монопол в Европа.
Кавказкият газ в
голямата си част отива в Европа и е нормално държавите вносителки да
предприемат стратегически действия за набавянето му(най-вече независими от
Русия). Така се стига до проекта Набуко[14],
проектиран и финансиран от Европейския съюз и САЩ, чиито потенциални снабдители
на енергия са Иран (имайки в предвид как се развиват отношенията Иран-САЩ в
последно време, е малко вероятно персийците да се включат в проекта), Ирак,
Туркменистан иестествено Азербайджан. Конкурентен проект на Набуко е Южен поток[15],
проектиран от Руската Газпром и италианската ЕНИ, който ще внася сибирски газ
на Стария континент. И въпреки изявлението през 2008 година на тогавашния
заместник министър-председател, днес министър-председател, Дмитрий Медведев, че
двата проекта не са конкурентни и че функционирането на единия не би попречило
на функционирането на другия[16],
фактите говорятсами по себе си. А с минаването на времето, вероятността Набуко
реално да бъде пуснат в употреба става все по-малка и по-малка, взимайки в
предвид факта, че един от главните снабдители – Азербайджан,има двустранни
договори за износ за своите енергийни ресурси с Русия и по този начин няма да
може да достигне нужното количество кубически метри природен газ за
снабдяването на Набуко.
Двустранните отношения между Азербайджан и Турция
Азербайджан и
Турция винаги са имали добри отношения. През 1993, по време на войната между
азербайджанци и арменци за спорната зона на Нагорни-Карабах, Турция затваря
своята граница с Арменияв знак на солидарност към азерските братя, изразявайки
по този начин позицията си по въпроса. Към днешна дата двете мюсюлмански
държави имат общи геополитически и геостратегически интереси. През 2006 е
пуснат в действиепетролопровода BTC (Baku-Tbilisi-Ceyhan), който минава през
азербайджанската, грузинската и турската територии и снабдява Европа с
азербайджански газ. Друг общ проект между двете държави егазопровода BTE (Baku-Tbilisi-Erzurum, познат още като SouthCaucasuspipelineили ShahDenizpipeline, от името
на азербайджанското находище на природен газ Шах Дениз), и той завършен и
действащ от 2007. Очевидно е, че ако Азербайджан иска да стане независим
износител на енергия (а не да изнася само за Русия, от където после кавказкият
газ ще дойде в Европа), за страната е от изключително важно значение
поддържането на добри двустранни отношения с Турция. Разбира се, за южната ни
съседка също е важно да договаря общи проекти с Азербайджан, след като това е
един от начините, чрез които Анкара може да реализира амбициите си да
стане незаменим елемент в Европейската
политика. Само като една стабилна вносителка на енергия, Турция може да
продължи да се стреми към влизане в Европейския съюз.
Двустранните отношения между Азербайджан и Иран
Тези две държави
винаги са имали много интересни двустранни отношения. Днес населението на Кавказката
държава е почти 9 милиона. В Иран, чието население наброява почти 75 милиона,
има „малцинствена група“ от 18 милиона азербайджанци[17].
Присъствието на малцинства в дадена държава е проблем, който винаги трябва да
се третира много внимателно. В много случаи това е дестабилизиращ фактор, който
провокира конфликти, а понякога даже и войни, както в случая с Косово
например.Следователно отношенията между Иран и бившата съветска република
обяснимо са обтегнати. В последно време обаче тези отношения се влошават още
повече.Азербайджан е на страната на Запада по отношение на иранската ядрена
програма и на конфликта в Сирия. Освен това има и добри отношения с Израел и
САЩ. С всеки изминал ден Иран губи съюзници, подложен на изолиране от
международната общност. Баку и Техеран са на границата на скъсване на
дипломатическите отношения: през май месец 2012 първо Иран отзовава посланика
си в Баку; следва и съответното отзоваване на азербайджанския посланик в
Техеран[18].
Но не само иранците се чувстват обидени от страна на кавказците: добрите
взаимоотношения между персийци и арменци притесняват, и то не малко,
Азербайджан, особено що се отнася до Нагорни-Карабах, територия, населявана от
арменци, но в границите на Азербайджан. Конфликта в Нагорни-Карабах ще бъде
разгледан по-надолу.
Връщайки се
малко по-нагоре в статията, където се описани американо-азербайджанските
отношения и желанието на първите да установят стабилно присъствие в региона, не
можем да не обърнем внимание и на елемента Иран и неговата роля в тази зона на
политически игри. В светлината на последните събития
в този турболентен регион, е повече от очевидно, че Щатите се нуждаят от
стабилен съюзник там. Този съюзник е Азербайджан, който отново влиза в ролята
на съществен фактор, без чието присъствие играта за политическо надмощие няма
да е същата, поради това, че е граничещ с Иран на юг.За Западния свят е жизнено
важно да имат на своя страна Азербайджан, ако в крайна сметка се стигне до
война в персийските земи. Всъщност, не е ясно кой кого използва повече и кой ще
бъде по-облагодетелстван от тези „приятелски“ отношения между американци и
азербайджанци. Първите имат нужда от кавказките енергийни ресурси. Като добавим
и общата граница с държавата на Ахмадинеджад, това приятелство е от ключово
значение за тях. От друга страна, бившата съветска република също има интерес
да се „съюзи“ със северноамериканския колос, най-вече що се отнася до
решаването на проблема сАрмения.Положението трябва да бъде анализирано много
внимателно, защото е от съществено значение на кого ще се доверят и с кого би
било по-изгодно да се съюзят азербайджанците: със САЩ или с Русия. Кой би бил
по-добър посредник за решаването на арменско-азербайджанския конфликт, датиращ
от 20 години вече? Ситуацията е много деликатка и трябва да бъде разгледана
много добре, защото конфликтът в Нагорни-Карабах всъщност е само една малка
капка в морето от конфликти, игри за политическо надмощие и преследване на
интереси в този нестабилен азиатски квадрант. Решавайки днес с кого е по-добре
да се съюзят азербайджанците, ще е важно утре, в една евентуална война
Иран-САЩ. Трябва да добавим и факта, че в един военен конфликт в „задния й
двор“, Русия много вероятно би решила да бъде на страната на Иран с цел да спре
желанията на Запада да увеличи влиянието си в региона. В такъв случай би ли
могъл Азербайджан да си позволи да е „враг“ на евроазиатския колос? Или да
остане неутрален (малко вероятно, имайки в предвид географското му положение)?
Или да бъде „враг“ на Запада? Какво ще реши малката Кавказка държава, чието
приятелство искат всички, е неясно все още.Но, базирайки се на фактите от
историята, на двустранните и многостранни отношения, които имат държавите от
региона, не изглежда вероятно Азербайджан да се обяви срещу Русия, въпреки
факта, че с Русия е Иран. Остава да видим...
Нагорни-Карабах
Армено-азербайджанският
конфликт за територията на Нагорни-Карабах датира още от преди двете Кавказки
държави да станат част от Съветския съюз през двадесетте години на миналия век.
По времето на СССР, напрежението между двете републики не намалява. Малко след
разпадането на евроазиатския колос и обявяването на независимост на Армения и
Азербайджан, през 1990 и 1991 респективно, конфликтът се влошава още повече.
Западният свят решава да се намеси и по мирен начин да спомогне за решаването му,
създавайки в рамките на Организацията за сигурност и сътрудничество в Европа
Групата на Минск, в която участват френски, италиански, американски и руски
представители. Войната реално свършва през 1994, но положението не се променя
особено. Днес около 20% от азербайджанската територия е окупирана. Правейки
малка юридическа справка, е ясно, че окупацията и използването на военни сили с
цел промяна на границите на дадена държава, нарушават много международни
конвенции, като например Договора от Хелзинки, Статута на ООН и решенията на
Организацията за сигурност и сътрудничество в Европа. През 1993 Съветът за
сигурност на ООН приема 4 резолюции за прекратяване на огъня, но арменците така
и не се оттеглят. През 2008 поредната резолюция не постига никакъв ефект и
ситуацията не се подобрява. Още от 1994 Армения и Азербайджан са в нещо като
„въоръжен мир“. И нито една от двете държави не приема решенията, взети на
международно ниво: Процесът в Прага не помага, нито Мадридските принципи, които
заставятоттеглянето на арменските войски, връщане на азербайджанско население в
Нагорни-Карабах и изпращането на международни наблюдателиinloco. Миналата година руският
президент Медведев също прави опит за решаване на кризата, предлагайки
компромисен вариант и за двете държави. Нито Азербайджан, нито Армения обаче
искат да направят компромис, въпреки силния международен натиск за мирно
решение на конфликта[19].
Очевидно
е, че проблема в Нагорни-Карабах е много трудно разрешим. Нежеланието за
сътрудничество и от двете страни още повече усложнява ситуацията. Предвид
факта, че нито арменците, нито азербайджанците приемат решенията на
международната общност, излизане от кризата в близкото бъдеще изглежда малко
вероятна. Как може да бъде решен един проблем, в който и двете страни имат право?
Би ли могло изкуството на дипломацията да успее да предотврати допълнително
влошаване на кавказкия конфликт? До този момент дипломатическите методи не са
постигнали много. Малко вероятно е и да постигнат, имайки в предвид липсата на
каквото и да е било желание от страна на Баку и Ереван за сътрудничество.
Говорейки
за Нагорни-Карабах е важно да се добави, че сериозносттана конфликта далеч не е
само на местно ниво, нито отнасяща се само до арменската малцинствена група в
Азербайджан, нито само до липсата на спазване на нормите на международното
право от страна на Армения. Положението е далеч по-сложно. Говорим, разбира се,
за обичайните фактори, които характеризират Кавказ: енергийни ресурси,
изключително важни геополитическа и геостратегическа роли, политически игри за
надмощие в региона не само от страна на Кавказките държави, но най-вече на
световните сили, които търсят все повече и повече влияние.
Започвайки
от енергийния въпрос е важно да се спомене и позицията на Русия по отношение на
конфликта в Нагорни-Карабах. В началото Моска е на страната на Баку. Но към
днешна дата позицията е различна: покрепя Ереван. Защо? Може би защото в
последно време, както беше споменато по-горе, Азербайджан се преориентира към
прозападнаполитика? Може ли ролята, която играе религията също е важна?
Азербайджан е ислямска държава (реално в Азербайджан не съществува официална
религия и има голям брой християни и евреи. Въпреки това, 87% от населението
проповядва исляма[20]);
докато в Армения мнозинството от почти 73% са ортодоксални християни[21].
Ако азербайдажците „победят“ във „войната“ с Християнска Армения, една ислямска
държава ще имапревъзходството в така важен регион като Кавказкия. Дали Русия би
позволила подобно „ислямизиране“ на зоната? Има много неяснота по въпроса защо
Руската федерация сменя позицията си. Добавяйки и енергийните ресурси, може би двата гореспоменати
вече действащи проекта за снабдяване на енергия към Европа BTC и BTE, финансирани от европейци и
американци, са един от мотивите поради които Москва спира да подкрепя Баку?
Този факт изглежда малко вероятен, имайки в предвид споменатите вече
руско-азербайджански договори за износ на петрол и природен газ.
Ролята
на Турция в регионасъщо е важнода се спомене. След полемиките за отказа на
признаване на арменския геноцид по време на Първата световна война от страна на
турците, очевидно е Турция кого подкрепя: братята си по религия, с които
споделят общо минало. Евентуална азербайджанска „загуба“ на „войната“ би
значело за Анкара загуба на влиянието си в Кавказкия регион.
Заключение
Азербайджан, кръстопът между два свята. Страна на контрасти и
противоречия. Страна с огромно енергийно богатство и сцена на политически игри.
Малка страна, но от изключително важно значение, която всички искат за съюзник.
Кой ще спечели „войната“ за надмощие на запад от Каспийско море? Кой ще спечели
„сърцето на Кавказ“? Остава само да видим...
[1]FORBES, America's Relations with
Azerbaijan and Russia, A Case Study in Double Standards, 12 maggio 2012.
[2] Erkramas, Russia e Azerbaijan: un ostacolo per gli Stati Uniti
nel Caucaso?, 11 agosto 2011.[Еркрамас,
Россия и Азербайджан:
препятствие США на Кавказе?, 11
август 2011].
[3]Limes, L’idolo infranto: il Nabucco
all’ultimoatto, 8 marzo 2012.
[4]Nabucco fornirà ai Paesi europei 31 miliardi di
metri cubi all’anno.
[5]South
Stream fornirà 63 miliardi di
metri cubi all’anno.
[6]Infatti, le diverse fonti forniscono dati diversi
sulla percentuale della popolazione azera in Iran: secondo alcuni sono 12
milioni, secondo l’ambasciatore azero a Roma Vagif Sadiqov sono 25 milioni,
secondo il Calendario Atlante De Agostini, 2012, sono 18 milioni.
[8]Eurasia, rivista di studi geopolitici, La crisi
del Nagorno-Karabakh: ricostruzione storica e prospettive, 3 agosto 2011.
[9]Calendario Atlante De Agostini 2012.
[10]Гейдар Алиев е генерален секретар на комунистическата партия на
Азербайджан и член на Върховния съвет на Комунистическата партия на Съветския
съюз – КПСС в периода 1969-1982.
[11]FORBES,America's Relations
with Azerbaijan and Russia, A Case Study in Double Standards, 12 май 2012.
[12]Еркрамас, Россия и Азербайджан: препятствие США на Кавказе?, 11 август 2011.
[15]Южен поток ще снабдяваЕвропа с63 милиарда м³газ годишно.
[16]Reuters, UPDATE 2-Russia
wins Hungary for South Stream gas project, 25 февруари 2008.
[17] Различните източници дават различни сведения по въпроса колко реално
наброяват азербайджанците в Иран. Според някои те са само 12 милиона; според
посланика на Азербайджан в Рим, Италия, Вакиф Садиков, броят им е 25 милиона;
според Calendario Atlante De Agostini
2012, те са 18 милиона.
[19]Eurasia,
rivista di studi geopolitici, La crisi del Nagorno-Karabakh: ricostruzione
storica e prospettive, 3 август 2011.
[20]Calendario
Atlante De Agostini 2012.
[21]Calendario
Atlante De Agostini 2012.
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