Le Edizioni a Stampa del CESVAM 2014 - 2024

Le Edizioni a Stampa del CESVAM  2014 - 2024
Catalogo di tutte le edizioni a Stampa del Centro Studi sul valore Militare dell'Istituto del Nastro Azzurro

1866 QUATTRO BATTAGLIE PER IL VENETO

1866 QUATTRO BATTAGLIE PER IL VENETO
Il volume e acquistabile presso tutte le librerie, oppure si può chiedere alla Casa Editrice (ordini@nuovacultura.it) o all'Istituto del nastro Azzurro (segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org)

1866 Il Combattimento di Londrone

VOLUME DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE

VOLUME DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE
Il Volume sarà disponibile dal 30 aprile 2025

Collana Storia in Laboratorio

Il piano editoriale per il 1917 è pubblicato con post in data 12 novembre 2016

Per i volumi pubblicati accedere al catalogo della Società Editrice Nuova Cultura con il seguente percorso:
www.nuovacultura.it/catalogo/collanescientifiche/storiainlaboratorio

.La collana Storia in Laboratorio 31 dicembre 2014

.La collana Storia in Laboratorio 31 dicembre 2014
Collana Storia in Laboratorio . Aggiornamento sul Canale You Tube: ISTITUTO NASTRO AZZURRO CESVAM

Testo Progetto Storia In Laboratorio

Il testo completo del Progetto Storia in Laboratorio è riportato su questo blog alla data del 10 gennaio 2009.

Si può utilizzare anche la funzione "cerca" digitando Progetto Storia in Laboratorio.

Traduzione

Il presente blog è scritto in Italiano, lingua base. Chi desiderasse tradurre in un altra lingua, può avvalersi della opportunità della funzione di "Traduzione", che è riporta nella pagina in fondo al presente blog.

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La Collana Storia in Laboratorio al 31 dicembre 2011

La Collana Storia in Laboratorio al 31 dicembre 2011
Direttore della Collana: Massimo Coltrinari. (massimo.coltrinari@libero.it)
I testi di "Storia in Laboratorio"
sono riportati
sul sito www.nuovacultura.it
all'indirizzo entra/pubblica con noi/collane scientifiche/collanastoriainlaboratorio/pagine 1 e 2

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lunedì 28 aprile 2014

Ucraina: la articolazione linguistica

Limes Oggi

Ucraina: divisioni linguistiche ed etniche

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carta di Laura Canali
Le carte a colori di Limes 4/14 "L'Ucraina tra noi e Putin"

[Clicca sulla carta per ingrandirla]
"La crisi in corso ha marcato le faglie etno-linguistiche, esaltate in chiave identitaria dalle forze più estreme. Resta che la popolazione si afferma per tre quarti ucraina, per meno di un quinto russa, pur se questa peculiarissima tassonomia si svela spesso forzosa. Le esigue minoranze bielorusse, moldave, ungheresi, romene, ceche, ebraiche, greche, bulgare, tatare eccetera sono a rammentarci le sedimentazioni multietniche di questa terra di frontiera.

Infine, Kiev è a un tempo culla della Russia eterna per la consolidata mitografia moscovita e della nazione ucraina per la recente pedagogia autoctona. Di qui la permanente vocazione all’instabilità che marca dal 1991 l’Ucraina indipendente, primo vero esperimento di Stato nazionale che quelle terre abbiano conosciuto, fatte salve le oleografie protonazionali a uso identitario che dipingono remote età dell’oro e il breve esperimento repubblicano nel fuoco della guerra civile fra «bianchi» e «rossi».

La carenza di tradizione statuale induce una labile legittimità istituzionale. I patrioti ucraini tendono a compensarla tramite l’ipertrofia nazionalistica. I russi, fuori e talvolta dentro la nuova Ucraina, ricorrono invece alla negazione dell’identità kievana, sussunta nella propria".

La carta rappresenta il puzzle etnico ucraino, distinguendo ucraini, russi e altre minoranze (ungherese, romena/moldava, bulgara).

Le regioni a maggioranza etnica ucraina o russa sono poi distintesulla base della lingua in esse maggioritaria: ad esempio la regione di Odessa è abitata da ucraini etnici che però sono in maggioranza russofoni.

A Kiev i russi etnici costituiscono il 13,1% della popolazione, mentre a Sebastopoli (Crimea, annessa alla Russia da marzo) essi salgono al 71,6%.

Carta e citazione tratte da "Lo specchio ucraino",
editoriale di L'Ucraina tra noi e Putin
(28/04/2014)

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lunedì 31 marzo 2014

Centro Russo di Culura: Gogol e Gioacchino Belli

Serata commemorativa in onore di Nicolaj Gogol’ e Giuseppe Gioachino Belli

Il 1 aprile presso il Centro russo di scienza e cultura si terrà la serata commemorativa in onore di Nicolaj Gogol’ e Giuseppe Gioachino Belli. Nel corso dell’evento interverrà Marcello Teodonio, un noto esperto dell’attività creativa del poeta italiano – famoso per i suoi sonetti romaneschi, e della vita letterata romana della prima metà dell’800.
E’ importante ricordare che fu proprio N.Gogol’ a portare all’attenzione del critico e poeta francese Charles Augustin de Sainte-Beuve il nome e le opere di Belli durante il loro viaggio navale da Civitavecchia a Marsiglia, nel 1839. “Il Signor Gogol’ mi raccontò di aver trovato un vero poeta romano” – ricorda Sainte-Beuve nella sua recensione alla raccolta dei romanzi di Gogol’ – “un poeta popolare che scriveva sonetti in dialetto trasteverino. Dei sonetti che, susseguendosi, formavano un poema”.
L'evento si terrà in lingua italiana.

Вечер памяти Николая Гоголя и Джузеппе Джоакино Белли в РЦНК

1 апреля 2014 года в 19:00 в Российском центре науки и культуры в Риме состоится вечер памяти Николая Гоголя и Джузеппе Джоакино Белли. В рамках мероприятия выступит Президент Центра исследований имени Дж.Белли Марчелло Теодонио, один из известных специалистов по творчеству итальянского поэта, прославившегося своими сонетами, написанными на римском диалекте.
Именно Н.Гоголь, открыл в 1839 году имя Белли французскому критику, поэту и романисту Шарлю Огюстену Сент-Беву на пароходе, плывшем из Чивитавеккьи в Марсель. «Господин Гоголь сказал мне, что нашел в Риме истинного поэта, – вспомнит Сент-Бев в 1845 г. в отклике на вышедший во Франции сборник повестей Гоголя. – Поэта народного, по имени Белли, который пишет сонеты на трастеверинском наречии. Сонеты, следующие один за другим и образующие поэму».
Мероприятие проводится на итальянском языке без перевода.

-- 

Centro Russo di Scienza e Cultura
Piazza Benedetto Cairoli, 6
00186 Roma
tel.39 0688816333

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venerdì 28 marzo 2014

Cardinale Antonio Vico. Inizio di una Ricerca





Antonio Vico di Agugliano. 
era nato ad Agugliano il 9/1/1847, 
laureato in filosofia, ordinato sacerdote nel 1973, fatto vescovo nel 1898, 
diplomatico in vari paesi europei e sudamericani. 
Tra l'altro contribuì a 
risolvere la crisi di Panama del 1903. Fatto cardinale da Pio X nel 1911, 
Benedetto XV lo nominò nel 1915 Prefetto della Sacra Congregazione dei riti e, 
come tale, contribuì alla beatificazione di Giuseppe Collolengo, di Bernadette 
Soubirou, di San Gabriele dell'Addolorata, di Santa Giovanna d'Arco e di santa 
Teresa del Bambin Gesù. Morì nel 1929 a Roma ed è sepolto nella chiesa del 
Sacramento (ad Agugliano?). 
Ad Agugliano c'è un palazzo della sua nobile 
famiglia


Chi avesse notizie, documenti o altro 
sul Cardinale Antonio Vico è pregato di scrivere a ricerca23@libero.it

mercoledì 26 marzo 2014

lunedì 17 marzo 2014

Una interessante iniziativa.

Progetto storico-culturale “Russia-Italia. Il conte A.Zakrevskij: virate del destino”

Il 21 marzo alle 15:00 presso il Centro Russo di Scienza e Cultura sarà inaugurato il progetto storico-culturale “Russia-Italia. Il conte A.Zakrevskij: virate del destino”. Questa iniziativa, presentata dal Museo Federale della Formazione Professionale, ha lo scopo di rievocare e far tornare in auge il nome dell’eminente militare e politico russo della prima metà dell’800, conte Arsenij Andreevich Zakrevskij, il cui destino è inscindibilmente legato sia alla Russia che all’Italia.
Tra i partner del progetto: l’Associazione dei connazionali russi di Firenze “Centro di lingua e cultura russa”, il Centro della cultura russa a Roma, con la partecipazione del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa e Rossotrudnicestvo.
 
А.Закревский

Историко-культурный проект «Россия-Италия. Виражи судьбы графа А.А.Закревского»

21 марта в 15:00 в Российском центре науки и культуры состоится открытие историко-культурного проекта «Россия-Италия. Виражи судьбы графа А.А.Закревского». Данный проект, представленный Федеральным музеем профессионального образования, посвящен возращению в современную культурную среду незаслуженно забытого имени выдающегося российского военного и государственного деятеля первой половины XIX века графа Арсения Андреевича Закревского, связавшего историей своей судьбы Россию и Италию.
Партнеры проекта – Ассоциация российских соотечественников Флоренции «Центр русского языка и культуры» и Центр российской культуры в Риме при поддержке Министерства иностранных дел РФ и Россотрудничества.


mercoledì 12 marzo 2014

Dietro le quinte dell'Iliade

Tutti abbiamo  sputato sangue sull'Iliade, molti pure in Latino, qualcuno  addirittura in Greco.
Ebbene, inqualsiasi Lingua l'abbiamo conosciuta, si tratatva di una sonora bufala!
La verità -quella che non è corretto raccontare né, tanto meno, tramandare- l'abbiamo scoperta Noi, a seguito di approfondite e serie ricerche storico-letterarie e, con i potenti mezzi di cui disponiamo, siamo in grado di renderVene partecipi in anteprima mondiale.
Ed ecco che la Q.d.B. Broadcasting Corporation è lieta di presentare:

                                       Dietro le quinte dell'Iliade
                                             (cliccare qui)

Personaggi ed interpreti (in rigoroso ordine di apparizione):
- Paride: Giovanni
- Priamo: Carletto
- Ettore: Ettore
- Cassandra: Giggetto
- Menelao: Galliani
- Achille: Oliviero
- Ulisse: Francesco
- Giove: Piuma
- Minerva: Carlo G.
- Apollo: Umberto.
Sceneggiatura: Ettore.
Colonna sonora: Giovanni.
Voce, bilingue narrante: Giovanni.
Supporto tecnico: Giggetto e Oliviero.
Sostegno morale: Carletto.
Realizzazione: Giovanni.
(da 150° Montello, by Ettore)
                                                         BUON  DIVERTIMENTO !!!

mercoledì 5 marzo 2014

Pagine di Storia: XIV secolo. Repubblica di Venezia. Lo "Stato de Tera"

Oggi, a livello mondiale, si può distinguere un “Blocco Democratico” (UE ed USA), un “Blocco Autoritario” (Cina e Russia) ed un “Blocco Islamico” (Medio Oriente, parte dell’Asia Centrale e parte dell’Africa): quindi un sistema eterogeneo, nel quale i vari attori perseguono (con strumenti e modi diversi) una politica di espansione e potenza, la quale dipenderà sempre più dall’accesso alle fonti di approvvigionamento energetico, più che dalle conquiste territoriali.
In questo “Nuovo Grande Gioco”, il gas risulta essere un elemento fondamentale, dato che per i Paesi industrializzati sarà una risorsa sempre più imprescindibile, che dovrebbe addirittura (secondo Michael Economides, importante analista americano nel campo energetico) prendere il posto del petrolio, come più importante risorsa energetica, a livello mondiale (dal 2030). Il gas, infatti, ha numerosi pregi rispetto a petrolio e carbone (superiore valore calorifico, minore emissione di anidride carbonica e maggiore facilità di trasporto) e le sue riserve, con il consumo attuale, dovrebbero durare per tre secoli (secondo l’AIEA: Agenzia Internazionale Energia Atomica). Queste stime, che nel 2030 vedono l’Unione Europea dipendente per l’80% da importazioni di gas naturale (di cui avrà sempre più bisogno), introducono seriamente il problema della “sicurezza energetica”.
Con l’accordo pilota Brandt-Breznev (del 1970), attraverso il quale partì la prima fornitura di gas dalla Russia alla Germania Orientale (il 1° Maggio 1973), iniziò quella che è diventata una vera e propria dipendenza europea dal gas russo (che copre 1/4 del nostro fabbisogno), anche se sarebbe più corretto definirla interdipendenza (il mercato europeo rappresenta i 2/3 delle esportazioni di gas russo). La Russia vede nell’Europa il maggiore (per il momento) acquirente del suo gas, ma attraverso la controllataGazprom (che è presente complessivamente in 18 Stati dell’Unione Europea), approfitta della concorrenza del mercato interno all’UE per allacciare rapporti “bilaterali” (privilegiando Francia e Germania, allontanando l’Inghilterra), evidenziando un’asimmetria istituzionale tra la politica energetica europea e quella russa.
Il Corriere della Sera dell’8 Agosto 2009, titolando “Relazioni Pericolose”, faceva riferimento all’accordo Russia-Turchia sul gasdotto South Stream. Con una premessa un po’ troppo enfatica (“‘La Guerra Dei Gasdotti’ è la vera partita geostrategica del nostro tempo. Dove si muovevano soldati e divisioni corazzate, oggi si muovono tubi e permessi di transito”), si evidenziava uno “scontro” geopolitico in atto fra Stati Uniti e Russia, con ambiziosi progetti (geoeconomici) per il trasporto e lo sfruttamento del gas naturale.
L’Europa, in questa corsa al gas, si ritrova quindi in posizione di debolezza nei confronti della Russia, la quale non esita a stringere rapporti con l’Algeria per collaborare nelle forniture di gas (come evidenzia l’accordo stipulato tra Gazprom e la statale algerina Sonatrach, il 4 Agosto 2006), stringendo l’Europa in una vera e propria morsa geoeconomica (ricalcando le stesse caratteristiche di una classica manovra strategico-militare). Il quotidiano La Stampa del 5 Agosto 2006, titolando “Mosca e Algeri fondano l’Impero del gas”, faceva riferimento proprio all’accordo stipulato il giorno prima a Mosca. La Russia cercava di creare un’alleanza fra i grandi produttori di gas naturale, per gestire la politica dei prezzi, delle esportazioni e dello sfruttamento dei giacimenti (con l’intenzione di coinvolgere anche Sudafrica, Marocco ed Angola, con lo scopo di allargare la cooperazione in questo settore vitale per l’economia). Poiché l’Italia importa circa il 70% del gas da Algeria e Russia, la sua dipendenza energetica dall’asse Mosca-Algeri rischierebbe di diventare sottomissione geopolitica.
Per valutare l’importanza e l’efficacia dei rapporti “bilaterali” di una forza preponderante nei confronti di altri attori più deboli, risulta interessante analizzare le dinamiche (modalità e motivazioni) della rapida espansione della Repubblica di Venezia nei territori della terraferma circostante (ed oltre), che in brevissimo tempo (1404-1427) portò alla creazione dello “Stato da Tera”, che assieme al “Dogado” (il territorio metropolitano della Repubblica di Venezia) e allo “Stato da Mar” (i domini marittimi, cioè i territori oggetto del primo moto d’espansione del potere veneziano) costituì l’area di dominio dello Stato Veneziano.
Prima della Guerra di Chioggia (1379-1381), che aveva sancito la vittoria della Serenissima sulla Repubblica di Genova, ci furono solo poche “uscite” della Repubblica di Venezia verso la terraferma circostante (per esempio, con l’inclusione di Treviso nel 1339, considerata il “giardino di Venezia”). Infatti, come esortava il Cancelliere Ducale Raffaino Caresini (capo della Burocrazia veneziana) verso la fine del Trecento, quest’ultima doveva “coltivare il mare e lasciare stare la terra”, perché era dal mare che arrivavano le ricchezze (in quanto potenza commerciale marittima). Fino al 1404, la Repubblica di Venezia aveva stabilito accordi di pace con quasi tutto l’entroterra circostante, formando una specie di protettorato, che lei non amministrava, ma controllava, per salvaguardare le vie di comunicazione, per un solo fondamentale motivo: garantire la sicurezza del flusso commerciale (che, ovviamente, stava alla base della sua ricchezza).
Per poter perseguire questo obbiettivo, la Serenissima aveva bisogno di mantenere inalterate due condizioni indispensabili, nei confronti della terraferma circostante: frammentazione di quest’area (per evitare che un solo Stato potesse inglobare Veneto-Friuli, isolando il “Dogado” dal resto della penisola) e non belligeranza nell’intera zona (per salvaguardare la sicurezza delle strade, permettendo il normale scambio commerciale, elemento di vitale importanza). Dai primi anni del 1400, questo equilibrio cominciò ad evidenziare segni di rottura; i Visconti (Ducato di Milano) si erano espansi fino a Verona, mentre i Carraresi (Carrara) avevano inglobato Padova. Nel 1402, la morte di Giangaleazzo Visconti aveva provocato l’implosione dello Stato visconteo, innescando un periodo (di circa dieci anni) in cui i vari Capitani di Ventura (mercenari al soldo degli Stati italiani) cercavano di accaparrarsi un pezzo dell’ormai ex-Stato visconteo).
Da questa situazione fortemente instabile, i Carraresi trassero vantaggio: presero Verona (nel 1402) e assediarono Vicenza (nel 1404); inoltre, in qualità di cugini dei Castellani friulani Valvasoni, che avevano comprato Latisana dai Conti di Gorizia (in precedenza offerta, ma rifiutata, alla Repubblica di Venezia, per 12.000 Ducati), i Carraresi allargarono la loro influenza anche in Friuli. Nel 1404, la Repubblica di Venezia (in pericolo) si trovò “costretta” ad agire. Assoldò i Capitani di Ventura, ormai ex-viscontei (provenienti da famose famiglie, impegnate in questa “professione”, come quella dei Malatesta o dei Gonzaga), ruppe l’assedio carrarese a Vicenza, occupando la città, per poi inglobare Verona l’anno successivo, tramite accordi diplomatici (ma anche con la minaccia dell’esercito alle porte); lo stesso anno venne presa anche Padova, questa volta con l’uso della forza (uccidendo tutti i Carraresi presenti in città e scalpellando via dalle mura tutti i loro simboli famigliari).
Nel 1405, la Repubblica di Venezia si estese a quasi tutto il Veneto e si fermò (temporaneamente), perché il suo obbiettivo (come spiegato precedentemente) non era creare lo “Stato da Tera”, ma salvaguardare gli interessi commerciali derivanti dallo “Stato da Mar”, mantenendo la supremazia marittima; infatti, dopo il 1405, molte città (come Piacenza, Ancona e Ravenna) si offrirono di entrare nello “Stato da Tera”, ma la Repubblica di Venezia decise (successivamente) di inglobare solo Rovereto (nel 1418), per salvaguardare la sicurezza delle strade (e di conseguenza il flusso commerciale) in quest’area, resa instabile da scontri locali.
Dal 1410, la situazione cominciò a diventare instabile anche in Friuli (costituito da una miriade di realtà castellane locali, riunite solo “formalmente” sotto il blando controllo del Patriarca di Aquileia, che operava in rappresentanza dell’Imperatore, il quale, periodicamente, rivendicava pretese in questa Regione), con due fazioni (divise dal Fiume Tagliamento) in aperto conflitto fra loro; tra il 1412 ed il 1420, la Serenissima intervenne inglobando tutto il Friuli (compresa Latisana, rifiutata dieci anni prima), non con la forza (a parte Latisana stessa ed un’unica famiglia ostile, esiliata poi in Ungheria: i Prata), ma con i già citati rapporti “bilaterali” (differenti accordi con ciascuna delle tante realtà castellane locali).
Nel 1470, fu eletto Patriarca di Aquileia (da Papa Paolo II) un Patrizio veneziano (Marco Barbo), il quale riconobbe “formalmente” il dominio della Serenissima nel Friuli. Nel 1421, Pandolfo Malatesta propose di vendere Bergamo e Brescia (da lui controllate) alla Repubblica di Venezia (perché troppo onerose per lui, che era già Signore di Rimini), ma quest’ultima rifiutò l’offerta, in quanto considerava il Fiume Adda una linea di confine invalicabile (per non allargare troppo lo “Stato da Tera”); perciò, Pandolfo Malatesta accettò l’offerta del ricostituito Stato visconteo (con Filippo Maria Visconti), cedendo Bergamo e Brescia al Ducato di Milano, che subito impose dazi doganali, complicando improvvisamente lo scambio commerciale Veneziano in questa importante zona di transito, ai confini con lo “Stato da Tera”.
Nel 1426, finalmente, nel Senato Veneziano prevalse l’ala interventista (Famiglia Foscari) su quella riluttante (Famiglia Moncenigo) e si decise di agire; la Repubblica di Venezia utilizzò la solita tecnica dei rapporti “bilaterali”, assoldando Francesco Bussone (Conte di Carmagnola), un ambiziosissimo Capitano di Ventura ex-visconteo, il quale contrattò (in nome della Repubblica di Venezia) con le diverse realtà locali (città, castelli e comunità), stabilendo una serie di variegati accordi, che la Serenissima rispettò al momento dell’inclusione di quest’area (Brescia nel 1426 e Bergamo nel 1427) nello “Stato da Tera”; solo trenta Castelli bergamaschi (facenti capo alla Famiglia Suardi, filo-viscontea) furono presi militarmente dalla Repubblica di Venezia. A Francesco Bussone venne concesso un “Nido” (Feudo di Chiari) e successivamente fu nominato Conte (Conte di Chiari), ma quando il Senato veneziano capì che Francesco Bussone aveva delle pericolose ambizioni destabilizzanti e difficilmente arginabili (impossessarsi del Ducato di Milano), lo invitò a Venezia (con un tranello), lo imprigionò e lo decapitò (nel 1432), senza processo. Successivamente (dal 1441), il Comandante di Ventura Bartolomeo Colleoni creò uno “Stato Cuscinetto” (fra lo “Stato da Tera” ed il Ducato di Milano) nella Pianura bergamasca, grazie alle varie concessioni ricevute dalla Serenissima, la quale si riprese tutto (rimangiandosi gran parte delle promesse fatte a Bartolomeo Colleoni) al momento della sua morte (nel 1475).
La Repubblica di Venezia, in questa sua veloce espansione (che portò alla formazione dello “Stato da Tera”), ha sempre valutato le diversissime realtà locali (città, comuni, signorie, castelli, famiglie, comunità…), individuando, di volta in volta, i diversi rapporti di forza che si erano creati prima del suo arrivo, basando su questi il proprio “distaccato” controllo del territorio, delegando (in sostanza) ad esse la giurisdizione della terraferma (per non destabilizzare l’equilibrio creatosi prima del suo arrivo e per non spendere nemmeno un soldo nell’amministrazione dell’entroterra); tutto questo fu fatto senza nessun atteggiamento ideologico (appoggiando sia città sia signorie, dove esse risultassero localmente “forti”), tenendo conto anche dei successivi mutamenti degli equilibri territoriali (cambiando di conseguenza i propri rapporti “bilaterali”) e senza perseguire nessuna opera di accentramento (fino alle Guerre della Lega di Cambrai: 1508-1510), perché lo “Stato da Tera” doveva essere solo funzionale allo “Stato da Mar”, elemento da cui proveniva la vera supremazia della Repubblica di Venezia.
Questo spiega la velocissima disgregazione dello “Stato da Tera”, avvenuta dopo la sconfitta veneziana di Agnadello (ad opera dei Francesi): per quanto scioccante ed inaspettata fosse, si trattava sempre di una singola battaglia persa, ai margini dello Stato (che in quest’epoca, era un termine infinitamente lontano dal concetto di Stato in Età Contemporanea). Dal 1510 al 1516, lo “Stato da Tera” fu ripristinato (altrettanto rapidamente), con quasi gli stessi confini e con i medesimi rapporti “bilaterali” (praticamente riconosciuto nel Trattato di Noyon, del 1516, tra il futuro Imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V ed il Re di Francia Francesco I).
Ovviamente, questi esempi storici non possono strutturare una regola valida per ogni situazione geopolitica, perché si tratta di diversi contesti geoeconomici, in epoche profondamente diverse, però è curioso notare il sapiente uso di metodi “bilaterali” utilizzati da Mosca, nei confronti dei singoli Stati dell’Unione Europea, diminuendo la già debole coesione dell’UE, ponendosi efficacemente come potenza preponderante: “Divide et Impera” (“Dividi e Domina”).
Oggi, in un quadro geopolitico così complesso, basato sulla dipendenza economico-energetica delle potenze in gioco (che si muovono in questa scacchiera geopolitica) ogni previsione teorica si potrebbe prestare ad un fallimento pratico; la Storia non è una scienza, perché non si può basare su modelli dogmatici ripetibili (a causa del fato), come ci ricorda anche Niccolò Machiavelli (a cavallo fra il XV Secolo e il XVI Secolo) in un’Italia divisa dai conflitti fra piccoli Stati (paragonabili agli Stati dell’Europa in Età Contemporanea) in balia delle crescenti Monarchie Europee in lotta fra loro, come Francia e Spagna (paragonabili a Stati Uniti e Russia, a cavallo fra il XX Secolo e il XXI Secolo): “Così è la ‘Fortuna’ e volge il suo impeto dove la ‘Virtù’ non è preposta a resisterle.”.
Il “Modo di Combattere Occidentale” (caratterizzato da due elementi fondamentali: uso della “tecnica” e “annientamento” del nemico) lo si può individuare già nell’Europa Moderna (tra il 1560 e il 1660, secondo Michael Roberts, tra il 1450 e il 1800, secondo Geoffrey Parker), nella quale il bene più prezioso era la terra (tanti uomini in uno spazio geografico relativamente limitato), mentre in Asia ed Africa era l’uomo (pochi uomini in uno spazio geografico immenso). Nel Mondo Contemporaneo, invece, l’elemento fondamentale è l’energia, ma l’obbiettivo finale resta il medesimo: “l’acquisizione di supremazia geopolitica”.
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Premio Per la Pace: 18 marzo 2014 Sala della Protomoteca. Campidoglio


martedì 11 febbraio 2014

La Donna nel Mondo MiIlitare: Il valore al Femminile I

La Donna nel Mondo Militare è il tema di una mini serie di conversazioni che si terranno al CASD a favore del personale Civile della Difesa. Il Mondo Militare è un mondo per definizione maschilista e maschile, ove la donna vi entra solo come succedanea di determinate situazioni, anche se oggi la differenza di genere si tende a ridurla sempre meno. Ma più per esigenze di carenza di personale maschile che per vera e propria convinzione. Descriveremo l'impegno e la storia delle donne qui sotto rappresentate, insieme ad altri, per sottolineare questo loro impegno di dedizione alla Patria ed a ideali che sono il fondamento della nostra Repubblica.





La Toscana nella Costituzione dello Stato Nazionale


martedì 21 gennaio 2014

Uno sguardo sul mondo arabo

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The quarterly journal of the Istituto Affari Internazionali (IAI)
NOW OUT
no. 4, December 2013
Arab Islamist Parties and Power


Delivering the Revolution? Post-uprising Socio-economics in Tunisia and Egypt
Maria Cristina Paciello

Islamists and power: Tunisian Nahda and the test of government
Laura Guazzone

Playing with Fire. The Muslim Brotherhood and the Egyptian Leviathan
Daniela Pioppi

Civil Society and Global Politics


“Forgotten” Directions in the Study of Transnational Networks
Raffaele Marchetti

The Global Right Wing and Theories of Transnational Advocacy
Clifford Bob

Protest Diffusion and Cultural Resonance in the 2011 Protest Wave
Paolo Gerbaudo

Civil Society-Government Synergy and Normative Power Italy
Raffaele Marchetti

Transnational Islamist Networks: Western Fighters in Afghanistan, Somalia and Syria
Emmanuel Karagiannis

… and more

The International Spectator is published by
Routledge

http://www.tandfonline.com/rspe
Submissions are welcome
____________________________________
Istituto Affari Internazionali (IAI) 

venerdì 17 gennaio 2014

Cefalonia. Il Massacro della Acqui

Vitoronzo Pastore
IL MASSASCRO DELLA DIVISIONE ACQUI 1939-1943
Testimonianze di sopravvissuti
Ed.2013, 462pp. Euro 20.00


Il libro, illustrato con cartoline postali, buste, lettere, documenti e foto d'epoca, viene pubblicato esattamente a 70 anni di distanza dal massacro della Divisione Acqui, compiuto, nel settembre del 1943, dai tedeschi. L'autore pubblica per la prima volta l'elenco dei Caduti e Dispersi noti della Puglia e Basilicata, di oltre 70 corrispondenze e manoscritti dei ragazzi della "Acqui": testimonianze inedite di importanza storica di reduci deceduti e viventi. Inoltre trascrive l'accoglienza della città di Bari delle salme dei trucidati a Cefalonia e Corfù, avvenuta nel 1953 come riportata da "La Gazzetta del Mezzogiorno" dell'epoca. Questo libro, oltre ad essere un omaggio alla memoria di quei morti, rappresenta un monito per le future generazioni di italiani.

(a cura di Alberto Marenga)

martedì 14 gennaio 2014

Ipotesi di Studio

Un tentativo di programma per un corso di storia militare relativo alla strategia del debole verso il forte, da cui discende la guerriglia ed il terrorismo che oggi rappresenta il modo normale, se qualcosa di normale vi è in un conflitto, può essere articolato partendo dalle guerre napoleone ad oggi.
Ecco lo schema

La Strategia del debole verso il forte

La Guerriglia e il Terrorismo


Modulo

Data

Lez.

Argomento
Argomento
Collegato a Dottrine Strategiche

1
20 FEB
14.00
14.45
Introduzione alla Storia Militare
Concetto di Guerra Rivoluzionaria e di Guerra Sovversiva
Origine della Guerriglia Il Metodo Storico
Applicazione del Metodo Storico alla Guerra Rivoluzionaria e Guerra sovversiva
La Guerriglia ed il terrorismo





 La Santa Alleanza: i tentativi rivoluzionari dal 1817 al 1848
Murat



2
20 febn
15.45
16.30
La Nascita dello Stato Maggiore
La Guerriglia e il Terrorismo nella prima metà dell’800
Penisola Iberica: 1807-1808. Invasione Napoleonica. La Guerriglia spagnola

Clausewitz e Jomini

3


1861 Nascita dell’esercito Italiano
La Guerra per Bande.
1844-1857. I Fratelli Bandiera e Pisacane.
1860-1870- Il Brigantaggio


4

14.00
14.45
I Guerra Mondiale
La negazione della guerriglia
La perdita e la rinconquista della Libia
1914-1923 Etiopia 1937-1941: La guerriglia anti italiana nell’A.O.I

Libia Mali e Siria Attivismo della Politica Estera e di Sicurezza Francese

5
14.50
15.35
II Guerra Mondiale
Dieppe e la crisi armistiziale in Italia (settembre 1943)
Guerra Classica, guerra rivoluzionaria, guerra sovversiva in Italia 1943-1945







Le dottrine tedesche di antiguerriglia 1936-1945
La Guerra di Liberazione in Italia
La guerra d’Algeria. La Guerra in Vetnam 





La fine del Colonialismo
le guerre per l'indipendenza in Africa
India
Ghandi e la non violenza 



6
14.50
15.35
2003-2013   La lotta del popolo kurdo per uno Stato.
Siria 2011-2013. L’opposizione al regime. Lo scontro tra sunniti (maggioranza) e sciti-alauiti (minoranza)
E l’incidenza qadaista


7
15.45
16.30
2010-2013
Africa  Repubblica centro Africana. Congo Nord Kivu Nigeria
La guerriglia per il possesso delle materie prime strategiche
(petrolio-uranio-coltan)


domenica 22 dicembre 2013

Auguri

A tutti i lettori ed amici di questo blog

Roma San Pietro Presepe 2012 2013 Matera


i più sinceri auguri di un Buon Natale
e
di un sereno anno nuovo

mercoledì 11 dicembre 2013

Pesaro: Presentazione.

Giovedì 12 dicembre 2013 alle ore 18,00 nell’auditorium di palazzo Montani (piazza Antaldi, 2 – 61121 Pesaro), Luigi Luminati e Gianfranco Sabbatini conversano con Stefano Pivato, autore del volume

I comunisti mangiano i bambini
Storia di una leggenda
(il Mulino, 2013)


La voce che i comunisti mangiassero i bambini è stata – forse è ancora, vista la sua persistenza nella comunicazione politica – l’invenzione in assoluto più fortunata della propaganda anticomunista. Una leggenda fiorita sulla tragica verità degli episodi di cannibalismo registrati in Unione Sovietica durante le terribili carestie degli anni Venti e Trenta, che costarono la vita a milioni di persone e durante le quali – esauriti cani, gatti, topi e qualunque altra cosa commestibile – l’inedia infranse ogni tabù e i cadaveri assunsero un valore alimentare. Il libro racconta come quella voce abbia in realtà le sue radici nella battaglia che, fra Otto e Novecento, si è “combattuta” attorno all’infanzia, alla sua educazione e al suo controllo: fra Stato e Chiesa fin dal secondo Ottocento, tra organizzazioni comuniste e cattoliche nell’ultimo dopoguerra.

Stefano Pivato, rettore dell’Università degli studi di Urbino “Carlo Bo”, nella stessa Università ha ricoperto la carica di preside della facoltà di Lingue e letterature straniere dal 2000 al 2008, e quella di coordinatore del Dottorato di ricerca in Storia dei partiti e dei movimenti politici. Ordinario di Storia contemporanea, ha pubblicato fra l’altro La bicicletta e il sol dell'Avvenire. Tempo libero e sport nel socialismo della Belle Epoque (1992); L'era dello sport (1994, tradotto anche in francese); Italia vagabonda. Gli italiani e il tempo libero dall’Ottocento ai nostri giorni (2001, in coll. con Anna Tonelli); La storia leggera. L’uso pubblico della storia nella canzone italiana (2002), Bella ciao. Canto e politica nella storia d’Italia (2005, in coll. con Amoreno Martellini); Vuoti di memoria. Usi e abusi della storia nella vita pubblica italiana (2007); Il secolo del rumore. Il paesaggio sonoro nel Novecento (2011).

La S.V. è invitata
Riccardo P. Uguccioni

presidente
Società pesarese di studi storici
lungofoglia Caboto, 8/5
61121 Pesaro PU
tel. 0721 26773
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mercoledì 27 novembre 2013

Fare Storia.

Venerdì 29 novembre 2013 alle ore 18,00 nell’auditorium (g.c.) di palazzo Montani (piazza Antaldi, 2 – 61121 Pesaro) il Circolo della stampa/Pesaro e la Società pesarese di studi storici presentano

Letture storiografiche
I libri di storia che hanno fatto storia
(I Quaderni ASC, 1/2013, pp. 232)

a cura di Marco Severini.
           
Letture storiografiche si raccomanda a chi voglia “capire di storia”: studiosi, cultori della materia, studenti, chiunque voglia indagare il pensiero storiografico partendo dalle opere fondamentali e dai maggiori autori.
Il volume propone infatti dieci meditate schede di altrettanti libri “che hanno fatto storia”: da Risorgimento e capitalismo di Rosario Romeo a Novecento di Tony Judt, da Guerra civile di Claudio Pavone a Il secolo breve di Eric J. Hobsbawn, dalle Origini del movimento femminile di Franca Pieroni Bortolotti all’Apologia della storia di Marc Bloc, senza dimenticare opere come la monumentale biografia di Pio IX, di Giacomo Martina, o la trentennale ricerca di Renzo De Felice su fascismo e dintorni. Queste e altre opere – non meno importanti – sono rivisitate nei contenuti, nel metodo, nel valore storiografico e nella “fortuna” presso i contemporanei (e i posteri), senza peraltro tralasciare la dimensione biografica e intellettuale dei rispettivi autori.

La S.V. è invitata.
Riccardo P. Uguccioni