giovedì 29 novembre 2018
Master di I Livello Storia Militare Contenporanea 1796 1960
ISTITUTO DEL NASTRO AZZURRO
FRA COMBATTENTI DECORATI AL
VALOR MILITARE
COMUNICATO
Il Presidente del Nastro Azzurro, gen.
Carlo Maria Magnani, attraverso il CESVAM – Centro Studi sul Valor Militare, in
patnerschip con l'Università degli Studi Nicolò Cusano, telematica Roma, ha
proposto ed è stato attivato un Master di I Livello in:
STORIA MILITARE CONTEMPORANEA 1796 –
1960
presso
la Facoltà di Scienze Politiche per l'anno Accademico 2018-2019, della durata
di 1500 ore e per complessivi 60 CFU.
Tale
Master propone ai partecipanti le conoscenze riguardanti un approccio
interdisciplinare alla ricostruzione ed intepretazione di un avvenimento
militare. Prevede l'erogazione dei seguenti insegnamenti: Storia del
Risorgimento, Storia Moderna, Storia Contenporanea, Storiografia, Geografia
Generale, Geografia Storica e Militare, Storia delle Dottrine ed Ordinamenti
Militari, Logistica ed Armamenti, Scienze Strategiche ed è strutturato nei
seguenti moduli. L’articolato dei Moduli è in allegato, insieme al Bando. I
Moduli saranno svolti nella modalità e-learning e saranno supportati da
apposite sinossi (da scaricare informaticamente) e da test di autovalutazione
per la verifica di apprendimento.
I
Partecipanti potranno disporre del supporto di Tutor per gli approfondimenti,
inoltre durante l'anno, saranno attivati "seminari tematici" resso la
sede nazionale dell'Istituto del Nastro Azzurro Piazza Galeno 1 sulla base
delle richieste pervenute.
L'Esame
finale consiste nella discussione di una "breve tesi" concordata con
la Direzione Scietifica del Master e seguita dai Docenti del Master.
L'Istituto
del Nastro Azzurro e la Presidenza Nazionale nel dare comunicazione alle
Federazioni di questa attività, annunciata al XXX Congresso Nazionale di
Napoli, indirizzata alla formazione e che ulteriormente aumenta il prestigio
dell‘Istituto, invita tutti i Presidenti delle Federazioni Provinciali di farsi
portavoce nei singoli territori di pertinenza di questa iniziativa, tenendo
presente che il Master è rivolto ai giovani, nella fascia di età dai
venticinque ai quaranta anni, ovvero a coloro che sono in cerca di una
occupazione e vogliono acquisire titoli, e coloro che già nel mondo del lavoro,
voglio aiutarsi nella progessione di carriera.
Detto
invito è esteso anche alle Associazioni Combattentistiche consorelle, con
messaggio analogo, consisderando che i soci di entrambi non sono, per lo più,
annoverabili ed inseribili nelle indicazioni di cui sopra; quindi questo
comunicato è inteso come il comune sforzo di colloquiare con le nuovi
generazioni, in modo costruttivo e fattivo a favore della conoscenza del nostro
mondo militare, coì poco conosciuto o male inteso nelle nostre comunità e
collettivita.
Informa
inoltre che per ogni chiarimento in merito si può contattare il CESVAM (alla e
mail: centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org) e, per chi è interessato alla
partecipazione, è possibile rivolgersi all‘Universtà degli Studi Nicolò Cusano
Segreteria Generale Master via Don Carlo Gnocchi 3 00166 Roma, infomaster@unicusano.it, oppure sul sito della Università
Nicolò Cusano www.unicusano.it/master. Inoltre si può utilizzare la email:
contatti@unicusano.it oppure
il numero verde 800.98.7373 o i telefoni 06 45678350 oppure 06 70307312,
Il
Bando del Master è pubblicato presso il sito della Universita degli Studi Nicolò
Cusano Telematica Roma (www.universitacusano.it/master). A questo comunicato è annessa la
locandina, il bando, l’articolato e la nota delle agevolazioni che l’Istituto
del Nastro Azzurro accorda ad eventuali frequentatori nell’utilizzo e impiego
del master.
martedì 27 novembre 2018
Perugia. Edizione per il Nastro Azzurro
Il volume può essere richiesto
alla
Segreteria Nazionale del Nastro Azzurro
segreterianazionale@istitutonastroazzurro.org
sabato 10 novembre 2018
lunedì 29 ottobre 2018
Volume: 1866. Quattro battaglie per il Veneto
Di prossima pubblicazione.
Si riporta la Premessa al Volume:
Nel quadro delle attività del Centro Studi sul Valor
Militare, dell’Istituto del Nastro Azzurro, non si poteva non dedicare agli
avvenimenti del 1866, che nella tradizione risorgimentale sono definiti la III
Guerra di Indipendenza, uno studio particolareggiato. Avvenimenti che nel loro
complesso rilevano come il giovane Regno d’Italia non fu in grado di cogliere
sul campo quelle vittorie che gli entusiasmi popolari, le aspettative politiche,
le ingenti somme spese per il settore militare chiedevano come una cosa dovuta,
quasi acquisita. Vittorie che non vennero e dovemmo prendere atto di due
mancati successi. Si riuscì, opinione pubblica e classe politica in testa, per
motivi dovuti alla delusione, alla nevrastenia, alle ancora imperanti divisioni
regionali, alla mancanza di capi carismatici, a trasformarli in sconfitte.
L’unico punto in cui tutti sono concordi, ieri ed oggi, è quello relativo al
Valore Militare, riconosciuto anche dal nemico, del combattente italiano. Come
Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti decorati al Valor Militare non si
poteva riprendere questi argomenti nella data anniversaria del 150° degli
eventi e proporre a soci, amici e studenti un contributo atto a conoscere ed
approfondire questa pagina della nostra storia patria nel modo non proprio
pedissequo rispetto alla tradizione.
Basato sui criteri di ricerca e studio del Centro Studi
sul Valor Militare - CESVAM[1]
in questo studio andremo ad affrontare i fatti relativi alle tre principali
battaglie svoltesi durante la predetta terza guerra di indipendenza, ma che nel
resto d’Europa è più comunemente conosciuta con il nome di guerra
austro-prussiana del 1866 o “guerra delle sette settimane”. In particolare, i fatti
d’arme che andremo ad analizzare sono la battaglia di Custoza, la battaglia di
Sadowa e la battaglia navale di Lissa.
Una brevissima nota sarà dedicata alle operazioni svolte nel Veneto dopo
il 24 giugno 1866 dall’Armata del Po, le operazioni svolte dalle forze popolari
e volontarie guidate da Giuseppe Garibaldi e Pier Fortunato Calvi, le
operazioni dopo Sedowa, e la conclusione della guerra, con una notazione
riguardante l’annessione del Veneto all’Italia e le sue ripercussioni sui
problemi di difesa del confine orientale del Regno, uno dei fattori data la sua
criticità, per cui aderimmo nel 1882 alla Triplice Alleanza.
I limiti di tempo e
di spazio di questo studio sono presto detti. Tutta la guerra si svolge
nell’arco di poche settimane e, più precisamente, possiamo dire che tra Prussia
e Austria inizia il 17 giugno quando la prima avvia le operazioni contro
l’Hannover e finisce con l’armistizio di
Nicolsburg,
mentre per quanto riguarda il fronte italiano, il conflitto inizia il
20 giugno e finisce il 12 agosto con la firma dell’armistizio di Cormons. In
particolare, dopo un inquadramento generale, ci occuperemo degli specifici
avvenimenti, ovvero delle battaglie di:
. Custoza, che si svolge il 24 giugno 1866, anche se
l’insieme delle operazioni si sviluppano tra il 23 giugno, con
l’attraversamento del Mincio, e la tarda sera del 24, con l’ordine di ritirarsi
al di là dello stesso fiume;
. Sadowa, più nota con il nome di
battaglia di Koniggratz, evento cruciale dei successi Prussiani si svolge nella
giornata del 3 luglio, ove ci concentreremo sulle operazioni della giornata;
. Lissa, nome italiano dell’isola di
Vis in Croazia, maggiore battaglia navale del conflitto, che si volge tra il 18
ed il 20 luglio, dopo un cenno all’ uscita della flotta austriaca su Ancona il
27 giugno e un altro alla “crociera del giusto mezzo”.
Brevi tratti di note alle operazioni
dell’Armata del Po, alla vittoria di Bezzecca delle forze volontarie, dei Tre
Ponti nel Cadore, ed infine le operazioni conclusive della guerra.
I criteri sono stati detti e lo scopo
dello studio è articolato ed è quello di
individuare le principali differenze che hanno determinato le sorti delle tre
battaglie ed in particolare, quali possano essere gli elementi che hanno
portato alla vittoria del Generale Von Moltke a Sadowa e i fattori del mancato
successo (percepito come sconfitta) dei comandanti italiani di terra e di mare.
Sottolineare che a Custoza e a Lissa non fummo sconfitti, ma non riuscimmo a
cogliere quella completa vittoria che tutti si aspettavano e che in breve tutto
fu tradotto come se fossimo stati veramente sconfitti sul campo.
Al fine di raggiungere questo
articolato obiettivo vogliamo analizzare quali piani d’operazione sono stati
preparati, messi in atto e quali siano stati i riferimenti dottrinali presi in
considerazione dai differenti comandanti, durante il quale vogliamo
sottolineare il valore del combattente italiano sia in generale che attraverso
episodi individuali ricordate dalla concessione
delle Medaglie al Valor Militare.
[1] In pratica la stretta osservanza
del Metodo Storico, così come riportato nel primo volume della Collana “Storia
in laboratorio – I Libri del Nastro Azzurro”. Cfr. Coltrinari M., Coltrinari
L., La ricostruzione di un avvenimento
storico militare, Roma, Editrice Nuova Cultura, II Edizione, 2016. In
prospettiva questo lavoro, poi, sarà di utilità didattica al Master di I
Livello “Storia Militare Contemporanea 1796 – 1960” che l’Istituto del Nastro
Azzurro ha promosso presso l’Università “Nicolò Cusano” di Roma.
domenica 7 ottobre 2018
giovedì 20 settembre 2018
mercoledì 5 settembre 2018
Volume: Quattro Battaglie per il Veneto, 1866
Il 20 giugno 1866 fu consegnata all’arciduca Alberto
d’Asburgo, comandante supremo delle forze austriache dislocate in Italia, la dichiarazione
di guerra del Regno d’Italia, che fissava al giorno 23 del medesimo mese
l’inizio delle ostilità. Come al solito entrammo in guerra con tre giorni di
ritardo dalla dichiarazione e sei giorni dall’inizio delle ostilità rispetto a
quanto precedentemente pattuito con il nostro alleato prussiano. Tale ritardo
non poteva che irritare notevolmente e aumentare la diffidenza dei vertici
politico-militari di Berlino, che già di loro dubitavano delle buone intenzioni
dei vertici del giovane Regno d’Italia.
In ogni caso la dichiarazione di guerra, presentata
all’impero austro-ungarico, fu accolta nel paese con grandi manifestazioni di
consenso, accese grandi aspettative nella popolazione e produsse una
straordinaria eccitazione patriottica, come ben documenta, nel suo diario,
Sidney Sonnino, allora giovane ed entusiasta patriota toscano: “Gran giorno per l’Italia! Per la prima volta
in tutta la sua storia essa si solleva tutta a rivendicare sola il suo diritto!
Mai, mai si è visto un fatto simile. Felici noi che vi assistiamo!”[1]. Per il Sonnino, come per molti se non per
tutti, la nuova guerra sarebbe stata breve e vittoriosa. In nessun caso si
valutarono le conseguenze di una possibile sconfitta. Dopo le non brillanti
vicende militari degli anni precedenti, come la guerra del 1848/49, il buon
senso avrebbe dovuto suggerire una valutazione
“più cauta” da parte dei vertici politico-militari italiani. Invece, l’essere
sconfitti risultava impensabile e inaccettabile da tutti gli appartenenti al
nostro ceto dirigente, anche perché le conseguenze politiche erano troppo
spaventose da sostenere per il giovane e debole Stato unitario. Poi gli
Austriaci non combattevano su due fronti? Il nuovo esercito italiano contava
ora ben venti divisioni e non più le cinque piccole divisioni del Regno di
Sardegna della guerra precedente. La nostra flotta era il doppio di quella
austriaca e con un numero maggiore di
corazzate, dodici contro le sette austriache, quindi sulla carta e solo sulla
carta il Regno d’Italia aveva tutti i numeri e il diritto di aspettarsi una
vittoria. Anche per questo motivo ciò che avvenne nelle settimane successive fu
traumatico e profondamente doloroso per tutto il Paese.
Per comprendere al meglio la situazione si deve ampliare il
quadro alle vicende politiche degli anni precedenti e agli enormi problemi che
il giovane Stato dovette affrontare. Ben cinque furono le questioni principali
e tutte intrecciate tra loro, ossia: il brigantaggio in larga parte del Paese;
la crisi economica; la morte del Conte di Cavour; la questione romana e la
conseguente crisi dei rapporti con la Francia, in particolar modo con
l’imperatore Napoleone III; la costruzione del nuovo Esercito unitario.
Tralasciamo le questioni minori ma che minori, per il giovane nascente Stato
unitario, non furono.
Il 15 febbraio 1861 il Re delle Due Sicilie Francesco II di
Borbone, proclama la resa della fortezza di Gaeta dove si era rifugiato dopo le
sconfitte subite ad opera dell’armata garibaldina e il successivo intervento
sabaudo, imbarcandosi, dopo una lunga trattativa diplomatica, su una nave
francese che lo porterà a Roma dove rimarrà in esilio, ospite di Papa Pio IX.
Solo dopo il gen. Cialdini potrà occupare la cittadina laziale che ha assediato
e bombardato per ben 102 giorni. Successivamente anche le guarnigioni
borboniche della cittadella di Messina e quella di Civitella del Tronto (A.P.)
si arrenderanno definitivamente, ma nuclei rimasti fedeli a Francesco II continueranno
a combattere unendosi a bande di contadini poveri e briganti, dando vita a una
lunga guerriglia a cui si darà il nome di “brigantaggio”.
Questa insorgenza sociale era frutto di povertà endemica, di
patti agrari esosissimi, di nuovi inasprimenti fiscali, di una nuova ed errata
leva obbligatoria che provocò una disperata guerriglia dei contadini contro i
proprietari terrieri e il nuovo governo “piemontese” che fu abilmente sfruttata
politicamente da chi desiderava restaurare il Regno delle Due Sicilie. La
rivolta armata scoppiò nell’aprile del 1861 in Basilicata e si estese a quasi
tutto il meridione continentale.
Il nascente Regno d’Italia provò inizialmente a mediare
politicamente con i legittimisti borbonici, nel tentativo di contenere il
fenomeno, poi diede seguito ad una feroce e indiscriminata repressione. Migliaia
di insorti, alzando le bandiere bianche borboniche, occuparono province e
paesi, trucidando cittadini comuni, guardie nazionali e scontrandosi con i
soldati italiani. La risposta fu durissima da parte dello Stato unitario:
fucilazioni indiscriminate e senza alcun processo, interi paesi bombardati e
incendiati, deportazioni di massa; tutto ciò accrebbe l’ostilità della
popolazione meridionale nei confronti del nuovo Regno, di “quello dei
piemontesi”. Se i soldati impiegati nel meridione furono non più di 50.000 nel
1861, solo tre anni dopo se ne impiegarono 120.000, ossia circa il 50% delle
forze armate dello Stato. Esse svolsero prevalentemente compiti di ordine pubblico
e di polizia, tralasciando l’addestramento e la preparazione militare, per
dedicarsi, a tempo pieno, a combattere e reprimere questa vera e propria guerra
civile. I dati ufficiali ci dicono che tra il 1861 e il 1865 (un anno prima
dell’inizio della terza guerra di indipendenza) furono uccisi in combattimento
o fucilati 5.212 “cosiddetti briganti” e altri 5.000 furono arrestati e carcerati, ma i dati
ufficiosi parlano e raccontano un’altra verità, ossia di ben 15.000 o 20.000
uomini eliminati. Ciò produsse una lacerazione nel tessuto politico e sociale
di cui a tutt’oggi ne riscontriamo le conseguenze. A questo gravissimo problema
si aggiunse, per il nuovo Stato – che si era costituito a Torino il 18 marzo
1861 con la proclamazione da parte del primo parlamento italiano del Regno
d’Italia – una serie di gravissimi problemi finanziari.
Essi erano il frutto dei costi per l’unificazione nazionale
che comprendevano le spese sostenute per le guerre di unificazione con
l’aggiunta del consolidamento dei debiti ereditati dai periodi precedenti e dovuti
ai sette Stati pre unitari e alle ben nove amministrazioni finanziarie che
avevano sistemi monetari diversi, diversi modi di contabilizzare oltre a
diversi criteri di imposizione fiscale e di riscossione delle imposte. Sommando
tutti questi costi risultò, per il nuovo Stato, un debito pubblico esorbitante,
ossia 111.500.000 lire. A questa enormità si dovette far fronte con soluzioni
che risultarono non risolutive ed efficaci, anzi aggravarono ulteriormente la
già difficile situazione economica.
Allo scoppio della guerra dell’ottantasei questo problema
parve addirittura insormontabile, con le entrate effettive dello Stato che coprivano
appena i due terzi delle uscite e con una sicura prospettiva di incremento,
dovuta alle nuove spese che si dovevano sostenere per la nuova guerra.
All’enorme disavanzo si provvedeva con l’emissione di nuovi titoli di debito a
copertura dei prestiti esteri, proprio nel momento in cui una crisi economica
gravissima si abbatteva sui mercati borsistici europei (Borsa di Londra e
Parigi) dovuta in gran parte agli enormi prestiti americani per la guerra di
secessione e al pagamento delle grandi quantità di cotone importate dall’India,
tra il 1861 e il 1865, per il fermo di produzione del mercato americano.
Inoltre il clima di conflitto che si respirava in tutte le cancellerie d’Europa
creava la giusta miscela per la caduta delle quotazioni dei titoli nelle
principali Borse europee.
Il 6 giugno 1861 il nuovo Regno d’Italia perse il suo
principale artefice, dopo una brevissima malattia, muore a Torino, improvvisamente,
il presidente del Consiglio dei Ministri Camillo Benso conte di Cavour. Egli
era lo stratega, il politico più grande che il nostro Stato unitario abbia mai
avuto, perché pur lasciando alla sua morte fedeli sostenitori del progetto di
unificazione del Paese, non lasciò un vero e proprio erede, nessuno dei suoi
seguaci era in grado di elaborare una strategia per il completamento
dell’unione territoriale e costruire un nuovo Stato alla base di una comunità
ampliata e solidale. Si dà inizio ai governi “brevi” (ben sei ministeri si
succedettero dal 1861 al 1866), a governi che “navigano a vista” con politiche
miopi e di breve durata, incapaci di elaborare e perseguire una strategia di
lungo periodo.
Cavour, invece, nei mesi precedenti alla malattia, aveva
cercato di definire nei confronti della questione romana una netta posizione
governativa. In due discorsi alla Camera, sostenne che solo Roma poteva
ricoprire il ruolo di capitale d’Italia e che era necessario procedere alla sua
liberazione per unire e cementare le diverse popolazioni italiche, ma che ciò
doveva avvenire con “l’accordo” della Francia e senza mai intaccare la libertà
spirituale e l’indipendenza del sommo pontefice. In cambio della cessione del
potere temporale, al pontefice verrebbe corrisposta una cospicua rendita annua.
Era questo il modo di recuperare i rapporti diplomatici con la Francia e in
particolar modo quelli con l’imperatore Napoleone III, dopo le tensioni dovute
all’assedio di Gaeta.
In linea con questa impostazione, il suo successore al
governo Bettino Ricasoli redige un progetto di conciliazione che invia
rispettivamente alla Cancelleria francese e a quella dello Stato pontificio; ma
tale progetto ottiene un netto rifiuto francese ad aprire una qualsiasi
trattativa su quella base.
Nel 1862 a seguito di una delle tante riconciliazioni tra
Garibaldi e Mazzini e con l’appoggio dell’Associazione Emancipatrice Italiana
si progetta una spedizione di volontari a Roma e subito alcuni ufficiali
garibaldini cominciano a raccogliere i volontari. Nel mese di giugno Giuseppe
Garibaldi si reca come privato cittadino in Sicilia ed è accolto da grandi
manifestazioni popolari e affermando la necessità di una spedizione armata per
liberare Roma pone la condizione di trovare un accordo con il re Vittorio
Emanuele II. A Marsala promuove il giuramento “o Roma o morte” e subito
l’associazione emancipatrice italiana fa sua la parola d’ordine e aderisce al
giuramento. Alcune settimane dopo, trasferitosi a Palermo, Garibaldi organizza
la legione romana e annuncia di muovere contro lo Stato pontificio al grido di
“Italia e Vittorio Emanuele, o Roma o
morte”. Una grave crisi si profila all’orizzonte con la Francia, ostile e
pronta all’intervento in difesa dello Stato pontificio. Al governo italiano non
resta che decretare (20 agosto) lo stato d’assedio nelle province napoletane e
inviare truppe regolari dell’esercito, al comando del colonnello Pallavicini di
Priola, per bloccare la spedizione. Durante un breve conflitto sull’Aspromonte,
nient’altro che una scaramuccia, Garibaldi, che era al comando di 1.300
volontari, viene ferito al piede e si arrende, venendo posto agli arresti. Al
diffondersi della notizia, che provoca una grande emozione non solo in Italia e
violente manifestazioni antigovernative, il Rattazzi cerca senza riuscirci di
forzare i tempi di una soluzione diplomatica e infine il 20 novembre 1862 si
rassegna e presenta le sue dimissioni dal ministero. I rapporti con la Francia
diventano di nuovo gelidi. Segue un lungo lavorio diplomatico per ricostruire i
rapporti che permetteranno di stipulare un trattato di libero scambio (17
gennaio 1863) tra i due paesi e nell’anno successivo di gettare le basi di un
accordo sulla questione romana. Gioacchino Pepoli, inviato dal nuovo governo
presieduto da Marco Minghetti, avanza l’idea di trasferire la capitale d’Italia
da Torino ad un’altra città, come segnale dell’abbandono del progetto di fare
Roma capitale d’Italia e in cambio chiede alla Francia di procedere al ritiro
graduale delle sue truppe di stanza nello Stato pontificio. L’accordo verrà
raggiunto ed a Parigi, nell’agosto del medesimo anno, si procederà alla firma
“della convenzione di settembre” (15 settembre 1864), che prevedeva il ritiro
delle truppe francesi da Roma nell’arco dei successivi due anni, per dare il
tempo al governo papale di costituire un suo esercito. In cambio il Regno
d’Italia si impegna a rispettare l’integrità dello Stato pontificio. E’ questo
un incredibile gioco delle parti, dove tutto è ambiguo, infatti i francesi
interpretano l’accordo come una rinuncia definitiva da parte italiana del
progetto di Roma capitale, mentre per noi Italiani è null’altro che il primo
passo verso la soluzione delle controversie con la Francia e un avvicinamento a
Roma. Solo Pio IX esprime delusione e manifesta nuove paure.
Sul versante internazionale ferve la controversia tra la
Prussia e l’Austria sulla sorte dei ducati dell’Holstein, dello Schleswig e del
Lauenburg di proprietà personale del re di Danimarca e che le due potenze hanno
occupato. Entra nel vivo il conflitto, per molti anni latente tra la Prussia e
l’Austria, per il primato e l’egemonia sulla Confederazione degli Stati
tedeschi.
Otto von Bismarck, presidente del Consiglio prussiano, che
già nel 1862 aveva sondato il ministro italiano a Berlino, De Launay sulla
possibilità di una alleanza italo-prussiana, incarica il suo ministro a Firenze
Conte Usedom di sondare il capo del governo Alfonso Ferrero La Marmora in
relazione a quale atteggiamento avrebbe assunto il suo governo nel caso di una
probabile guerra tra la Prussia e l’Austria. La Marmora risponde che non può
prendere nessun impegno senza prima conoscere quale atteggiamento sarebbe stato
a sua volta preso dalla Francia in merito a tale questione. Per questo motivo
incarica il ministro italiano a Parigi, Costantino Nigra, di sondare sulla
questione il ministro degli Esteri francese Drouyn de Lhuys, il quale suggerì
“prudenza e di attendere gli eventi”. Bismarck, insoddisfatto della risposta
italiana e soprattutto dell’atteggiamento ambiguo dell’Imperatore francese
Napoleone III decise, provvisoriamente, di stipulare la Convenzione di Gestein
con l’Austria, conservando quindi per la Prussia l’amministrazione del ducato
dello Schleswig e lasciando all’Austria il ducato dell’Holstein.
Successivamente all’incontro di Biarritz, tra Napoleone III e Bismarck, dei
primi di ottobre del 1865, Bismarck rassicurato riprese la politica che mirava
ad arrivare alla guerra e ad unificare la nazione tedesca con l’esclusione
dell’Austria. Probabilmente in questo incontro Napoleone III sperò di ottenere
un ingrandimento territoriale della Francia sul Reno e sul Belgio, promettendo
di mantenere la neutralità nel conflitto tra Prussia e Austria, mentre Bismarck
chiese a sua volta l’intervento dell’Italia nel prossimo conflitto, che mirava
a conquistare il Veneto (già promesso da Napoleone III) dal 1859 e poter
attaccare su due fronti l’Austria, come era stato progettato nel Consiglio
della corona prussiana del 29 maggio 1865. A questo accordo verbale fece
seguito da parte di La Marmora un tentativo
di trattativa diretta con l’Austria per ottenere la cessione del Veneto,
contando molto sulla minaccia di una
guerra sui due fronti per ammorbidire l’intransigenza austriaca. Nell’ottobre
del 1865 incaricò un suo rappresentante personale, il conte reggiano,
Alessandro Malaguzzi – Valeri, che aveva autorevoli amici e parenti a Vienna,
di intraprendere una trattativa segreta con il conte Belcredi, presidente del
Consiglio austriaco, per la cessione del Veneto a fronte di una indennità
versata dall’Italia di un miliardo di lire. Pur riscontrando da parte del
governo austriaco un interesse favorevole alla proposta, la dura opposizione
dell’imperatore Francesco Giuseppe e della sua corte fece fallire la
trattativa. Non restava altro che seguire i consigli francesi che invitavano ad
orientarsi verso la politica antiaustriaca di Bismarck.
Il 31 dicembre 1865, Alfonso Ferrero La Marmora costituisce
il suo secondo ministero, dopo una lunga e difficile crisi di governo nata
dalla sfiducia votata dal Parlamento in relazione al decreto legge relativo al
servizio di tesoreria statale da affidarsi alla Banca Nazionale. Provvedimento
economico che avrebbe aggravato ulteriormente la crisi di debito del Regno
d’Italia. Oltre alla presidenza del Consiglio mantenne per sé il ministero
degli Esteri e chiamò al ministero della Guerra il generale Ignazio di
Pettinengo e ai Lavori pubblici Stefano Jacini che fu il suo più ascoltato
consigliere nella fase preparatoria della guerra.
Nel frattempo i rapporti austro-prussiani si fecero sempre
più tesi e aumentarono le probabilità della guerra. A seguito della decisione
presa dal Consiglio dei Ministri prussiano del 28 febbraio 1866, Bismarck
chiese a La Marmora di inviare a Berlino un alto ufficiale per trattare
un’alleanza militare. La Marmora scelse di inviare il generale Govone con
l’incarico di verificare la preparazione militare prussiana, che
nell’occupazione dei ducati non aveva particolarmente brillato per preparazione
militare e di restare sul vago sulle questioni diplomatiche. Anche perché il
suo invio era stato sollecitato al governo italiano da parte di Napoleone III
che mirava ad una alleanza tra Italia e Prussia. Napoleone III in questa
complicata partita, dalla quale sperava di acquisire per la Francia
ingrandimenti territoriali, con il consenso della Confederazione germanica
usava l’Italia come una pedina da muovere a suo piacimento sullo scacchiere
politico continentale. Egli voleva che l’Italia ottenesse il Veneto ma senza
una guerra o con una guerra non seriamente combattuta in modo tale che il
merito fosse suo e della Francia; in questo modo mirava ad esercitare sul
giovane Regno d’Italia un semi protettorato. Per lui l’Italia unita doveva
diventare una potenza di rango inferiore, strettamente legata agli interessi
politico economici francesi. L’8 aprile 1866 a Berlino, l’Italia firma un
trattato segreto di alleanza con la Prussia, un trattato a “tempo determinato”
valido per soli 3 mesi a partire dalla data della firma apposta per noi dal
generale Govone e dal ministro a Berlino conte Barral. Era questa una alleanza
“offensiva-difensiva” in cui l’Italia si impegnava a dichiarare guerra
all’Austria appena la Prussia avesse iniziato le ostilità; ognuno dei due Stati
si impegnò a non concludere armistizio o pace senza il consenso dell’altra,
fino a quando l’Austria non avesse accettato di cedere il Veneto e la provincia
di Mantova all’Italia e alla Prussia territori equivalenti per popolazione.
Il trattato era squilibrato e a favore della Prussia, non
veniva menzionato il Trentino, per un netto rifiuto di Bismark che lo considerava
parte integrante dell’Impero Austro-ungarico, anche se verbalmente e in
privato, garantiva che avrebbe appoggiato tale richiesta una volta giunti al
tavolo della pace e solo se durante la guerra l’Italia fosse riuscita ad
impadronirsi del territorio. Il trattato era alquanto umiliante per l’Italia
per la sua unilateralità, infatti la Prussia non assumeva nessun impegno nei
confronti dell’Italia. Inoltre un madornale errore di valutazione di La Marmora
complicò la situazione, egli rifiutò la proposta avanzata dal generale Govone
di allegare al trattato una convenzione militare, che avrebbe permesso di
conoscere in precedenza i piani prussiani e quindi di coordinare i propri
impegni sulla effettiva condotta della guerra. Ciò generò ulteriore diffidenza
da parte prussiana sulla reale volontà italiana di condurre la guerra con
impegno ed energia. Era impensabile per i nostri governanti una politica
diversa perché troppo esposti politicamente e finanziariamente con l’ambigua
politica di Bonaparte.
Il 3 maggio 1866 il governo prussiano iniziò la
mobilitazione e a seguito di ciò il 5 maggio il governo austriaco fece sapere a
Parigi di essere disposto a cedere il Veneto a Napoleone III, affinché tramite
lui fosse ceduto all’Italia a patto che l’Italia rompesse l’alleanza con la
Prussia e si dichiarasse neutrale. La Marmora, colto di sorpresa dall’offerta
austriaca, rifiutò cercando al tempo stesso di guadagnare tempo e proponendo un
congresso internazionale con le principali potenze del Continente per definire
la controversia tra Italia-Prussia-Austria. Questa proposta sfumò
definitivamente alcune settimane dopo quando una nota austriaca (1 giugno)
dichiarò di essere pronta a partecipare al congresso a patto che fossero
esclusi dalle risoluzioni finali modifiche e ingrandimenti territoriali. Il 12
giugno avveniva la rottura definitiva delle relazioni diplomatiche tra Berlino
e Vienna e nello stesso giorno, sempre a Vienna, veniva firmato un accordo tra
l’Austria e la Francia, in base alla quale la Francia si impegnava a rimanere
neutrale nel conflitto che opponeva l’Austria alla Prussia; Napoleone III si
impegnava a sua volta a fare il possibile perché l’Italia restasse neutrale o
conducesse la “guerra senza impegno”
e l’Austria a sua volta si impegnava a cedere il Veneto a Napoleone III al
quale garantiva ulteriori compensi territoriali nel caso di vittoria da parte
sua e con modificazioni territoriali in Germania. Infine Napoleone III si
impegnava a sua volta a cedere il Veneto all’Italia in cambio di una indennità
all’Austria e del riconoscimento da parte italiana del potere temporale dei
papi. Il giorno stesso della firma, Napoleone III convocò il ministro italiano
a Parigi, Costantino Nigra, e nel colloquio che seguì informò ufficialmente di
quanto sottoscritto a Vienna e chiese a Nigra che “l’Italia non facesse guerra con troppo vigore”.
Otto giorni prima della dichiarazione di guerra all’Austria,
per noi la guerra era già vinta. A questo punto il 17 giugno (giorno della
dichiarazione di guerra della Prussia all’Austria) Alfonso Ferrero La Marmora
si dimette da presidente del consiglio restando in ogni caso ministro senza
portafoglio e assume il comando dello Stato maggiore raggiungendo il Re al
fronte. Al suo posto di Presidente del Consiglio subentra Bettino Ricasoli che
ad interim assume anche il ministero degli esteri e quello dell’interno.
Inizia la Terza Guerra d’Indipendenza e dà vita alle sue
battaglie che l’autore del testo, l’amico Massimo Coltrinari, ricostruisce con
perizia e nel dettaglio, con la perizia e la precisione propria dello storico
militare e del militare di carriera, più precisamente dell’ufficiale in
servizio di Stato Maggiore fedele ai principi e alla filosofia di chi ideò e
progettò tale servizio; ossia uno dei massimi protagonisti di questa guerra il
generale Helmuth Karl Bernhard von Molke capo di stato maggiore dell’esercito
prussiano nella guerra dell’86.
Ogni guerra ha caratteristiche sue proprie e differisce
dalle precedenti, questa ha caratteri suoi peculiari; è la prima del giovane Regno
d’Italia; la forza italiana è quadruplicata in confronto a quella del Regno di
Sardegna, 20 divisioni contro 5; la Cavalleria, anche se pesante, muove 100
squadroni e solo l’artiglieria è poco numerosa, anche se di maggior calibro il
che la rende meno mobile. La deficienza maggiore, per il nostro esercito
riguardava il “quadro ufficiali” fortemente eterogeneo (ciò era dovuto all’assorbimento
nell’esercito sardo dei quadri di diversa provenienza: borbonica, toscana,
dello Stato Pontificio e dell’armata garibaldina) e di diversa preparazione e
capacità militare. In modo particolare mancavano comandanti capaci a livello di
battaglione e di reggimento. I comandanti di brigata erano personalmente
coraggiosi, ma la loro cultura professionale era a dir poco scarsa. Per non
parlare della totale assenza di uno Stato Maggiore e di vertici politico
militari in concorrenza e in contrasto tra di loro. Ai nostri 258.000
combattenti effettivi (250.000 del Regio esercito più 38.000 volontari
garibaldini) su 565.000 uomini mobilitati con 462 cannoni si opponevano 61.000
combattenti austriaci su 190.000 mobilitati e 152 cannoni, con un rapporto a
nostro favore di tre a uno, eppure non riuscimmo a vincere sul campo. Non
avevamo un piano, dividemmo le nostre forze tra il Mincio (12 divisioni) e il
Po (8 divisioni), dividemmo il comando tra La Marmora e il Cialdini ed infine
il primo giorno di scontro ci demmo per vinti con ben 15 divisioni integre che
non avevano preso parte neanche ad una scaramuccia e con 320.000 uomini di
riserva. Alla “figuraccia” del nostro esercito i vertici politico militari
cercarono di rimediare sul fronte del mare, dove la nostra flotta, potente
“sulla carta e non sul mare”, regalò al Paese un’altra umiliante sconfitta.
Arrivati a questo
punto non ci restò, il 3 settembre 1866, che firmare la pace che conservava
l’umiliante clausola della cessione del Veneto all’Italia attraverso la
consegna da parte della Francia di Napoleone III. L’imperatore d’Austria
Francesco Giuseppe riconobbe il Regno d’Italia, riconsegnò la “corona ferrea”
che gli Austriaci al termine della guerra del 1859 avevano portato a Vienna e
noi ci accollammo altri 91 milioni di debito pubblico del Veneto.
Questa nostra prima guerra in Italia fu un’ impresa
assolutamente deludente e generò durissime polemiche in tutto il Paese negli
anni successivi. I nostri vertici politico – militari a cominciare da Alfonso Ferrero
La Marmora e dal Cialdini furono impari al loro compito, non seppero impostare
e condurre con efficienza la guerra anche perché il governo italiano preparò
diplomaticamente la guerra con la speranza di non farla e con la certezza di
aver ottenuto il proprio premio ancora prima di iniziarla.
La brutta figura e la rabbia popolare crescente nel paese
imposero di trovare un colpevole e quindi, il 1 dicembre 1866, fu arrestato
l’ammiraglio Persano per essere giudicato dal Senato, costituito in Alta Corte
di giustizia, sulle sue responsabilità nella battaglia di Lissa, ma molti altri
avrebbero dovuto comparire con lui come chiaramente afferma Carlo Cattaneo in
una sua lettera inviata il 9 ottobre 1866 al senatore Giuseppe Muzio: “Ormai,
nella memoria della nazione e delle nazioni – e nella coscienza del soldato –
Custoza e Lissa sono parte d’un reato solo. Nessuno ha ormai forza di
sciogliere quel nodo. Il Senato è giudice unico e supremo dei colpevoli: può, se
vuole, assolver tutti, ma deve giudicare tutti. Anzi, se v’è reato, il suo
punto culminante è già Custoza. Lissa è il tardo e inutile strascico d’una
guerra morta. Se potè avere un proposito doloso, è solo in quanto fosse intesa
a ostentare, oltre ad un’impotenza militare del Regno, anche una impotenza
marittima. Solo la presenza d’un accordo segreto può spiegare un simulacro di
guerra di cui non v’ha forse esempio al mondo. Esser liberi d’ogni movimento,
anche nelle giurisdizioni federali germaniche del Tirolo e dell’Istria; avere a
fronte un nemico già umiliato e vacillante, ricinto, fin entro le sue montagne,
le sue fortezze e le sue navi, da tre milioni di popolo fremente; avere in pugno
più di 300.000 soldati; portarne al fuoco, per volontà premeditata, nemmeno la
quinta parte; e darsi vinti, come per “disastro irreparabile” è una sì strana
prova d’arte militare che non è lecito imputarla a nudo errore. Il Senato non
può esigere il rendiconto di Lissa senza esigere il rendiconto di Custoza (…).
A Lissa non si vede come a Custoza il proposito sofistico di vincere senza
vincere, non si vede l’umile accordo con lo straniero imperioso, il vile
accordo col burbero nemico, non si vede il traffico dell’onore col guadagno, la
guerra finta eppur sanguinosa che pone per sempre nel cuore del soldato non la
fiducia della vittoria, ma il ghiaccio del sospetto. E’ per queste arti indegne
che l’Italia aveva perduto a memoria nostra l’onore delle armi” [2]Centocinquant’anni
dopo queste parole di Cattaneo, che colgono nel segno tutto l’ operato della
guerra dell’’86 e che invitano al rinnovamento morale e culturale del Paese per
divenire uno Stato moderno, ci appaiono terribilmente attuali nella nostra
terra italica, nella terra dei “gattopardi”, dove tutto sembra che cambi, ma
dove non cambia mai nulla.
martedì 4 settembre 2018
sabato 30 giugno 2018
martedì 26 giugno 2018
mercoledì 6 giugno 2018
sabato 26 maggio 2018
Materiali per la cronologia. Guerre Coloniali.
materiali per la cronologia del valore militare
da 1 ottobre al 30 settembre
Sito dell'Istituto del Nastro Azzurro
e
mercoledì 16 maggio 2018
Volume:La Battaglia dei tre ponti
Riceviamo:
Vi preannuncio l'uscita della mia ultima fatica letteraria, questa volta una storia di vita vissuta in prima persona nella missione più dura e impegnativa della mia carriera militare.
Troverete azione, sudore, il pericolo e la concitazione di quei giorni ormai lontani, ma anche spunti per chi deve guidare un team di persone in qualsiasi contesto.
Il libro si chiama:
"la battaglia dei ponti, Iraq 2004:Operazione Antica Babilonia III" , uscirà con i tipi della casa editrice Itinera di Bassano del Grappa e sarà in libreria da fine mese.
Vi allego il frontespizio della copertina.
Non appena avrò le date della presentazione del volume Ve lo comunicherò sicuramente.
A presto
Luigi Scollo
domenica 13 maggio 2018
Dizionario Minimo della Grande Guerra. Compendio 1914
Indice
Presentazione ............................................................................................................................. 7
Ringraziamenti .......................................................................................................................... 9
Nota dei Curatori .................................................................................................................... 11
Premessa .................................................................................................................................. 13
Introduzione. Le cause della Grande Guerra ...................................................................... 15
a. L’aspetto geopolitico, sociale e culturale ..................................................................... 15
b. L’Europa nel 1914 ........................................................................................................... 17
c. Il resto del mondo nel 1914 ........................................................................................... 23
d. I cannoni d’agosto ........................................................................................................... 25
Capitolo 1 – Dottrina e procedimenti di impiego ............................................................... 35
1.1 Aspetti generali .............................................................................................................. 35
1.2 La dottrina dell’Esercito francese ............................................................................... 37
1.3 La dottrina dell’Esercito tedesco ................................................................................. 38
1.4 La dottrina e la Grande Guerra ................................................................................... 41
Capitolo 2 – Mobilitazione e piani di operazione .............................................................. 45
2.1 Germania ........................................................................................................................ 45
2.2 Austria-Ungheria ........................................................................................................... 56
2.3 Francia ............................................................................................................................ 61
2.4 Gran Bretagna ................................................................................................................ 68
2.5 Belgio .............................................................................................................................. 68
2.6 Russia .............................................................................................................................. 69
2.7 Serbia e Montenegro ..................................................................................................... 70
Capitolo 3 – Europa. I vari fronti nel 1914 ........................................................................... 77
3.1 Il fronte occidentale. Francia ....................................................................................... 77
3.1.1 Lo scenario geografico-ambientale ................................................................... 77
3.1.2 Invasione del Lussemburgo e del Belgio ......................................................... 82
3.1.3 La battaglia delle frontiere ................................................................................. 84
3.1.4 Le operazioni: dal confine alla Marna .............................................................. 86
3.1.5 Le operazioni: la corsa al mare .......................................................................... 92
Bozza 1
formato mm 170x240 b/n
allestimento brossura fresata
6 Indice
3.2 Il fronte orientale. Russia ............................................................................................. 92
3.2.1 Il teatro di guerra ................................................................................................ 93
3.2.2 Le operazioni. Tannenberg e Laghi Masuri, riedizioni della battaglia
di Canne ............................................................................................................... 95
3.2.3 Le operazioni in Galizia e in Polonia fino alla battaglia di Lodz ................. 97
3.3 Il fronte balcanico .......................................................................................................... 98
3.4 La guerra sul mare ...................................................................................................... 101
3.5 La guerra nelle colonie ............................................................................................... 102
Capitolo 4 – Italia 1914. Né amici né alleati ...................................................................... 117
4.1 Una scelta obbligata: la Triplice Alleanza ............................................................... 117
4.2 Una diplomazia carente: né alleati né amici ........................................................... 123
4.3 I piani per la difesa del confine orientale (1882-1914) ........................................... 132
4.4 Dottrina e procedimenti di impiego (1891-1913) .................................................... 141
4.5 Dottrina e procedimenti di impiego. Lo stallo tattico ............................................ 144
4.6 Scollamento tra vertice politico e vertice militare .................................................. 146
4.7 L’Esercito Italiano nel 1914. Pregi e difetti .............................................................. 152
4.8 Il terreno operativo ..................................................................................................... 172
4.9 Il piano operativo ........................................................................................................ 173
Conclusione ............................................................................................................................ 179
Abbreviazioni ........................................................................................................................ 187
Bibliografia ............................................................................................................................. 191
Indice dei nomi propri ......................................................................................................... 197
Indice dei nomi geografici ................................................................................................... 199
Indice dei nomi di battaglie, corpi, reparti, unità ............................................................. 204
Indice delle fotografie ........................................................................................................... 210
Indice delle cartine e mappe ................................................................................................ 211
Presentazione ............................................................................................................................. 7
Ringraziamenti .......................................................................................................................... 9
Nota dei Curatori .................................................................................................................... 11
Premessa .................................................................................................................................. 13
Introduzione. Le cause della Grande Guerra ...................................................................... 15
a. L’aspetto geopolitico, sociale e culturale ..................................................................... 15
b. L’Europa nel 1914 ........................................................................................................... 17
c. Il resto del mondo nel 1914 ........................................................................................... 23
d. I cannoni d’agosto ........................................................................................................... 25
Capitolo 1 – Dottrina e procedimenti di impiego ............................................................... 35
1.1 Aspetti generali .............................................................................................................. 35
1.2 La dottrina dell’Esercito francese ............................................................................... 37
1.3 La dottrina dell’Esercito tedesco ................................................................................. 38
1.4 La dottrina e la Grande Guerra ................................................................................... 41
Capitolo 2 – Mobilitazione e piani di operazione .............................................................. 45
2.1 Germania ........................................................................................................................ 45
2.2 Austria-Ungheria ........................................................................................................... 56
2.3 Francia ............................................................................................................................ 61
2.4 Gran Bretagna ................................................................................................................ 68
2.5 Belgio .............................................................................................................................. 68
2.6 Russia .............................................................................................................................. 69
2.7 Serbia e Montenegro ..................................................................................................... 70
Capitolo 3 – Europa. I vari fronti nel 1914 ........................................................................... 77
3.1 Il fronte occidentale. Francia ....................................................................................... 77
3.1.1 Lo scenario geografico-ambientale ................................................................... 77
3.1.2 Invasione del Lussemburgo e del Belgio ......................................................... 82
3.1.3 La battaglia delle frontiere ................................................................................. 84
3.1.4 Le operazioni: dal confine alla Marna .............................................................. 86
3.1.5 Le operazioni: la corsa al mare .......................................................................... 92
Bozza 1
formato mm 170x240 b/n
allestimento brossura fresata
6 Indice
3.2 Il fronte orientale. Russia ............................................................................................. 92
3.2.1 Il teatro di guerra ................................................................................................ 93
3.2.2 Le operazioni. Tannenberg e Laghi Masuri, riedizioni della battaglia
di Canne ............................................................................................................... 95
3.2.3 Le operazioni in Galizia e in Polonia fino alla battaglia di Lodz ................. 97
3.3 Il fronte balcanico .......................................................................................................... 98
3.4 La guerra sul mare ...................................................................................................... 101
3.5 La guerra nelle colonie ............................................................................................... 102
Capitolo 4 – Italia 1914. Né amici né alleati ...................................................................... 117
4.1 Una scelta obbligata: la Triplice Alleanza ............................................................... 117
4.2 Una diplomazia carente: né alleati né amici ........................................................... 123
4.3 I piani per la difesa del confine orientale (1882-1914) ........................................... 132
4.4 Dottrina e procedimenti di impiego (1891-1913) .................................................... 141
4.5 Dottrina e procedimenti di impiego. Lo stallo tattico ............................................ 144
4.6 Scollamento tra vertice politico e vertice militare .................................................. 146
4.7 L’Esercito Italiano nel 1914. Pregi e difetti .............................................................. 152
4.8 Il terreno operativo ..................................................................................................... 172
4.9 Il piano operativo ........................................................................................................ 173
Conclusione ............................................................................................................................ 179
Abbreviazioni ........................................................................................................................ 187
Bibliografia ............................................................................................................................. 191
Indice dei nomi propri ......................................................................................................... 197
Indice dei nomi geografici ................................................................................................... 199
Indice dei nomi di battaglie, corpi, reparti, unità ............................................................. 204
Indice delle fotografie ........................................................................................................... 210
Indice delle cartine e mappe ................................................................................................ 211
sabato 5 maggio 2018
Martiri di Carta" Volue sui Giornalisti Caduti nella Grande Guerra
Sarà presentato giovedì 10 maggio alle ore 13,30 al Salone del Libro di Torino il volume “Martiri di carta. I giornalisti caduti nella Prima Guerra Mondiale”, curato da Pierluigi Roesler Franz ed Enrico Serventi Longhi, edito da Gaspari Editore - Udine per conto della Fondazione sul giornalismo "Paolo Murialdi" con sede in Roma.
Giovedì 10 maggio alle ore 13,30 sarà presentato al Caffé Letterario del "Salone del Libro" di Torino (padiglione di Lingotto Fiere in via Nizza 280) il volume “Martiri di carta. I giornalisti caduti nella Prima Guerra Mondiale”, curato dal giornalista Pierluigi Roesler Franz e da Enrico Serventi Longhi (assegnista di ricerca e professore a contratto alla Sapienza, Università di Roma - Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche), ed edito da Gaspari Editore - Udine per conto della Fondazione sul giornalismo "Paolo Murialdi" con sede in Roma, cliccare su: http://www.salonelibro.it/it/component/content/article/302-programma/2018/20646-martiri-di-carta-i-giornalisti-caduti-nella-grande-guerra-18013.html
All'incontro parteciperanno anche il coordinatore scientifico del Centro studi sul Giornalismo «Gino Pestelli» di Torino Mauro Forno, il Segretario generale della Fondazione sul giornalismo "Paolo Murialdi" e Direttore della FNSI Giancarlo Tartaglia e l'editore Paolo Gaspari.
Nel volume (448 pagine), frutto di 7 anni di ricerche, si racconta la storia - finora mai scritta - di 264 intellettuali di tutte le Regioni (scrittori, letterati, critici letterari, poeti, poeti-soldato, poeti dialettali, lettori di poesia, umoristi, vignettisti, disegnatori satirici, caricaturisti, pupazzettisti, illustratori, xilografi, paroliberisti, stenografi, teosofi, anarchici, musicisti, sportivi, dirigenti sportivi, registi del cinema muto, nonché pittori, acquafortisti, matematici, ingegneri ed architetti anche futuristi) e in gran parte decorati al valor militare (fra i quali Battisti, Serra, Gallardi, Niccolai, Umerini, Stuparich e Timeus Fauro) morti nel conflitto mondiale 1914-1918.
La maggior parte dei caduti erano giovani ventenni che, provenienti da tutte le parti d’Italia ed alcuni tornati appositamente dall'estero, avevano cominciato a scrivere su grandi e piccoli giornali (una dozzina di testate sono ancora in edicola a distanza di un secolo) e riviste. Si tratta in gran parte di personaggi di assoluto rilievo storico e di notevole importanza, rimasti purtroppo fino ad oggi del tutto sconosciuti.
Tutti gli scritti sono corredati da note esplicative, fotografie d’epoca, ritratti dei protagonisti e mappe dei luoghi delle battaglie in cui "i martiri di carta" hanno perso la vita combattendo eroicamente per la patria. Vi figurano cattolici ed ebrei, nonché patrioti, politici, sindacalisti, nazionalisti, interventisti, neutralisti, massoni, socialisti, radicali, democratici, liberali, repubblicani, mazziniani, irredenti (trentini, giuliani, dalmati e istriani), garibaldini e nipoti di garibaldini della spedizione dei Mille, ex combattenti in Libia, Benadir, Eritrea e a Rodi.
Alcuni giornalisti erano stati chiamati alle armi, mentre altri erano andati volontari al fronte quasi tutti come ufficiali in rappresentanza dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica. Tra di essi non mancano direttori di giornali, figli di ministri e persino un deputato in carica, che avevano deciso di partire per il fronte, rinunciando alla carriera e a posizioni di prestigio per seguire coerentemente i propri ideali. Ed hanno quindi immolato la loro vita per la patria. Ma sono poi finiti ingiustamente nell'oblìo per 100 anni, mentre, invece, dovrebbero essere onorati e ricordati come meritano anche per tramandare la loro memoria ai giovani e alle future generazioni.
Nel panorama storiografico e giornalistico mancava un lavoro capace di unire biografie, storia sociale, storia militare e storia politica. Si tratta di un contributo capace di interessare storici, giornalisti, appassionati e semplici lettori, anche in virtù della categoria scelta, quella dei giornalisti: storie vere, di uomini in carne in ossa, restituite grazie a una sistematica ricerca storica basata su un'ampia bibliografia, su centinaia di articoli di giornali e su documenti d’archivio.
La pubblicazione, ricca di aneddoti ed illustrata da immagini e dai volti dei caduti, rappresenta la prima attività di studio e ricerca svolta dalla Fondazione sul giornalismo “Paolo Murialdi” e si colloca nell’ambito delle iniziative nazionali per la celebrazione del centenario della partecipazione dell’Italia alla Grande Guerra. Si acclude in calce il relativo invito.
La Fondazione di studi sul giornalismo "Paolo Murialdi" sarà presente al "Salone del Libro" di Torino che si svolgerà al Lingotto dal 10 al 14 maggio. Lo stand della Fondazione "Murialdi" si trova al Padiglione 1, posizione D21.
La Fondazione sul giornalismo “Paolo Murialdi” (http://www.fondazionemurialdi.it/) è stata costituita dai quattro organismi della categoria (Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani e Cassa Autonoma di Assistenza Integrativa dei Giornalisti Italiani) con lo scopo di raccogliere e mettere a disposizione degli studiosi e dei ricercatori tutta la documentazione sulla vita e sulla storia del giornalismo italiano. Ha sede in Roma in un prestigioso ufficio in via Valenziani 12/a a pochi metri dalla Breccia di Porta Pia. La sua attività è volta anche alla promozione e alla pubblicazione degli studi sul giornalismo, all’organizzazione di convegni e dibattiti e all’istituzione di borse di studio e di ricerca. E’ intitolata a Paolo Murialdi che è stato giornalista, sindacalista della categoria e storico del giornalismo, nonché Presidente della FNSI dal 1974 al 1981.
lunedì 30 aprile 2018
mercoledì 25 aprile 2018
Dizionario Minimo della Grande Guerra
COPERTINA
Ipotesi di Copertina Base per
il Dizionario Minimo della Grande Guerra
La novità rispetto ai precedenti volumi, oltre alla diversa grafica sta nelle
bandelle laterali che riporteranno la Storia dell'Istituto Nastro Azzurro
e la elencazione della Collana nella sua interezza
giovedì 12 aprile 2018
Giornata del Decorato 2018
ISTITUTO DEL NASTRO AZZURRO FRA COMBATTENTI
DECORATI AL VALOR MILITARE
COMUNICATO
STAMPA
L’Istituto
del Nastro Azzurro celebra l’annuale ricorrenza della “Giornata del Decorato” a
Roma, città Medaglia d’Oro al Valor Militare, nei giorni 13, 14 e 15 aprile
2018, con un nutrito programma di eventi e manifestazioni organizzate dal
Nastro Azzurro per l’occasione.
Venerdì
13 aprile, presso la Casa Madre dei Mutilati ed Invalidi di guerra, p.zza
Adriana n. 3 a Roma, dalle ore 9,00 alle ore 19,00, si terrà un convegno sul
tema “Il Valore Militare dall’Unità d’Italia alla crisi armistiziale: 1861 –
1943” con relazioni che trattano del Valor Militare nel Risorgimento, nel
periodo coloniale, nella grande guerra, fra le due guerra mondiali e durante la
seconda guerra mondiale fino alle conseguenze dell’armistizio dell’8 settembre
1943. Contemporaneamente, una delegazione di Azzurri Decorati al Valor Militare
renderà omaggio con la deposizione di
corone d’alloro ai luoghi sacri del Valor Militare a Roma: Porta Pia (Valor
Militare nel Risorgimento), la stele dei 500 di Dogali (Valor Militare
all’epoca coloniale), basilica di Santa Maria degli Angeli dove sono le tombe
del generale Armando Diaz, dell’ammiraglio Paolo Thaon di Revel e
dell’onorevole Vittorio Emanuele Orlando (Valor Militare nella grande guerra) e
infine Porta San Paolo (Valor Militare nella seconda guerra mondiale e nella
guerra di Liberazione). Nel pomeriggio il convegno prevede le testimonianze dei
Soci che, ricordando i Valorosi antenati, arricchiranno la memoria storica di
cui l’Istituto è custode.
Sabato
14 aprile alle 9,30, Il Nastro Azzurro, con un’importante cerimonia organizzata
in collaborazione con l’ANFIM presso le Fosse Ardeatine, ricorderà i 50
Decorati al Valor Militare, 22 dei quali militari in servizio, ivi sepolti. Alle
ore 16,00, presso la sede della Presidenza Nazionale dell’Istituto, p.zza
Galeno n. 1, avrà luogo la presentazione del volume “Generali in trincea – Comandanti
eroici italiani nella prima guerra mondiale” dello storico Giovanni Cecini.
Domenica
15 aprile, a partire dalle ore 9,00, il Nastro Azzurro renderà onore al Valor
Militare di Roma, capitale d’Italia, con un evento commemorativo ai Martiri di
Forte Bravetta ed al Gianicolo presso il Sacrario dei Caduti della Repubblica
Romana.
L’Istituto
del Nastro Azzurro che, lo scorso 23 marzo ha festeggiato il suo 95° compleanno, all’approssimarsi del
proprio centenario, intende perseguire ancora e sempre la fondamentale missione
di diffusione e sostegno del profondo significato del Valore Militare come
collante sociale dell’identità nazionale del nostro popolo.
gen. Antonio Daniele
Direttore Responsabile de “Il Nastro
Azzurro” – periodico sociale dell’Istituto
L’Istituto del Nastro Azzurro è
un'Associazione Combattentistica posta sotto la vigilanza del Ministero della
Difesa istituito il 23 marzo 1923 col proposito di: nobilitare il segno azzurro
del valore richiedendo ai propri soci la rigida osservanza dell'onore e del
dovere in ogni atto della loro vita pubblica e privata; affermare ed esaltare,
con l'esempio e con le opere, il valore e le virtù militari per diffondere la
coscienza dei doveri verso la Patria; ravvivare il ricordo degli eroismi
compiuti, ove più rifulse il valore italiano; assistere gli iscritti e tutelare
gli interessi morali e materiali della categoria. Inizialmente potevano far
parte dell'Istituto quei combattenti che avevano ottenuto, per atti di valore
compiuti esclusivamente in presenza del nemico, una ricompensa al Valor
Militare e i loro congiunti. Dalla sua istituzione ad oggi, hanno chiesto ed
ottenuto l'iscrizione al Nastro Azzurro oltre 90.000 Decorati al Valor Militare
e loro familiari. Oggi l’iscrizione all'Istituto è consentita a tutti i
Decorati al Valor Militare e di Forza Armata, ai loro congiunti (Soci Ordinari)
ed a coloro che condividono le finalità statutarie (Soci Sostenitori). Il
Nastro Azzurro vive con i proventi delle quote sociali e con un modesto
contributo dello Stato.
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