domenica 30 luglio 2023
giovedì 20 luglio 2023
RIVISTA QUADERNI, ANNO LXXXIV, SUPPLEMENTO XXIX, 2023, N, 2 28° DELLA RIVISTA APRILE GIUGNO 2023
info e contatti: segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org
SOMMARIO
“QUADERNI” DEL NASTRO AZZURRO”
Anno LXXXIV,
Supplemento XXIX, 2023, n. 2,
28° della Rivista.
Aprile – Giugno 2023
www.istitutodelnastroazzurro.org,
www.cesvam.org
Editoriale del Presidente Carlo Maria Magnan
IL MONDO DA CUI
VENIAMO: LA MEMORIA
APPROFONDIMENTI
Francesco Maria
Atanasio, La presenza italiana in Estremo
Oriente XIX e XX secolo: diplomazia
e forze armate.
Giovanni
Riccardo Baldelli, Il Valore Militare e
la Divisione “Perugia”…
DIBATTITI
Sergio Pirolozzi,Giulio Douhet, il generale che conquistò il
cielo.
Giorgio Madeddu, Quando gli iglesiensi persero la medaglia
d’oro al Valore Militare e né ricevettero in cambio,
quattro
d’argento. Il fatto dei Ponti di Santa Caterina del 17 gennaio 1973
ARCHIVIO
Massimiliano
Monti, Origine, Sviluppo ed Organizzazione
delle SS in Germania.
MUSEI, ARCHIVI E BIBLIOTECHE
Valentina Trogu, L’urbicidio di Civitavecchia, racconto di
una storia attualizzabile.
Giorgio
Madeddu, Il Cimitero Militare Italiano
dell’Asinara. Anno 1916. Necessità di un restauro per una
questione di
dignità.
IL
MONDO IN CUI VIVIAMO: LA REALTA’ DI OGGI
UNA FINESTRA SUL MONDO
Antonio
Trogu, New Start. La Russia ne sospendete
l’applicazione
GEOPOLITICA DELLE
PROSSIME SFIDE
Massimo
Coltrinari, Lo Stato. Analisi
parametrale. LO schema analitico degli scenari
Parte II
SCENARI, REGIONI QUADRANTI
Nicolò
Paganelli, Lo Stato. Analisi Parametrale. Il Messico
Posteditoriale
Segnalazioni
Librarie. …
Autori.
Hanno collaborato a questo numero.
Articoli
di Prossima Pubblicazione.
•
CESVAM NOTIZIE
I
“Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno LXXXIII, VII, 2022, Luglio 2022,
n. 78
I
“Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno LXXXIII, VIII, 2022, Agosto 2022, n. 79
I
“Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno LXXXIII, IX, 2022, Settembre
2022, n. 80
“Quaderni”
on line sono su: www.valoremilitare.blogspot.com
PER FINIRE
Massimo Coltrinari, Il
Valore Militare attraverso le Cartoline Militari ed oltre
lunedì 10 luglio 2023
INFOCESVAM MAGGIO GIUGNO 2023
INFOCESVAM
BOLLETTINO
NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE
centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org
____________________________________________________________________
ANNO X, 41/42 N. 3, Maggio – Giugno
2023, 1 luglio 2023
X/3/701 La
decodificazione di questi numeri è la seguente: IX anno di edizione, il mese di
edizione di INFOCESVAM, 701 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi.
Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes”
dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro
Azzurro. Inoltre dal gennaio 2023 ha assunto anche la funzione di aggiornamento
delle attività di implementazione dell’Archivio Digitale Albo d’Oro Nazionale
Dei Decorati al Valor Militare. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la
precedente riguardante lo stesso argomento. Questo numero è principalmente dedicato
all’aggiornamento dei progetti in corso e alla situazione dei master.
X/3/702 – Il dott. M.B.,
Master in Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale. Obiettivi, Piani e
Mezzi, la prossima sessione estiva di laurea discuterà la tesi “Dalla legge
801/1977 alla legge 124/2007. L’evoluzione dell’Intelligence e
dell’Antiterrorismo”.
X/3/703 Progetto 2015/1
Dizionario minimo della Grande Guerra. Il progetto è stato realizzato. È nella
fase di divulgazione. Sono disponibili a chi ne fa richiesta 15 serie di 12
Volumi. Le Federazioni possono chiedere l’invio gratuito previo rimborso spese
postali
X/3/704 Il dott. R.G.,
Master in Storia Militare Contemporanea dal 1792 - 1960, la prossima sessione
estiva di laurea discuterà la tesi “Le prime fasi della battaglia di Francia.
L’Attacco al forte di Eben Email 10-11 maggio 1940”
X/3/705 Progetto 2016/1.
Dizionario mino della Guerra di Liberazione 1943-1945. Il progetto ha
realizzato 7 volumi su 8. I volumi editi possono essere richiesti per l’invio
gratuito dalle Federazioni, previo rimborso spese postali. Il Volume n. 1 sarà
edito in occasione dell’80° anniversario il prossimo settembre
X/3/706– Il dott. DP.
A.., Master in Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale. Obiettivi, Piani e
Mezzi, la prossima sessione estiva di laurea discuterà la tesi “Il Ricorso alle
nuove tecnologie e l’uso di Internet nella lotta al Terrorismo”.
X/3/707. Progetto 2017/1
La prigionia e l’Internamento. Pubblicati 4 volumi che sono a disposizione
anche singolarmente. Il Vol. IV dedicato alla memoria è nella sua fase di
manoscritto 5. Prevista pubblicazione per il mese di luglio 2023.
X/3/708. Progetto 2017/2
“I Soldati Italiani sulla Testa di Ponte di Anzio”. Pubblicato il volume I. Il
Volume due è nella fase finale di manoscritto 5. Prevista pubblicazione a
luglio 2023 o settembre ottobre 2023.
X/3/709. Con il mese di
luglio iniziano le pubblicazioni della Collana I Libri del Nastro Azzurro –
Serie Università con la pubblicazione di opere predisposte dai frequentatori di
Master. I Volume sarà quello di Monica Apostoli “Il Genio Telegrafisti. Il 3°
ed il 7° Reggimento Genio Telegrafisti
X/3/710. Il Dott. Roberto
Olevano, già frequentatore di Master, ha predisposto la ricerca su “La prima
Ritirata di Russia. 1812. (Titolo provvisorio) con la finalità mdi pubblicare
un volume nella serie della Collana I Libri del Nastro Azzurro Serie
Università.
X/3/711 – Il dott. A.S.., Master in Terrorismo
ed Antiterrorismo Internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi, la prossima
sessione estiva di laurea discuterà la tesi “Il Terrorismo. Un fenomeno che non
riesce a fermarsi”.
X/3/712 – Marco
Montagnani, Presidente della Federazione di Asti, Consigliere Nazionale, ha
predisposto come manoscritto 4 la ricerca “L’affondamento del Pirografo
requisiti Conte Rosso24 MAGGIO 1941. La
pubblicazione del volume è prevista per il prossimo ottobre 2023
X/3/713. Progetto 2017/2
Capire la Grande Guerra. Concluso. Sono stati pubblicati tre volumi (,13, n.14,
n.15) La serie di tre volumi è disponibile alle Federazioni che ne fanno
richiesta, salvo rimborso spese postali.
X/3/714 – La Dott.ssa G.M.,
., Master in “Politica militare comparata dal 1945 ad oggi. Dottrina,
Strategia, armamenti”, la prossima sessione estiva di laurea discuterà la tesi
“La Legione romana attraverso “L’arte della Guerra” di N. Macchiavelli”.
X/3/715 – Progetto
2018/1. Le Leggi Raziali ed il Valore Militare. Progetto concluso. Sono stati
prodotti tre volumi La serie è disponibile alle Federazioni che ne fanno
richiesta, salvo rimborso spese postali
X/3/716 – Progetto 2019/1
“Il Corpo Italiano di Liberazione ed il Valore Militare. La ricerca è conclusa.
Il volume è nella fase di predisposizione di Bozza 2. Sarà edito nel mese di
luglio 2023. Le Federazioni possono chiederne 5 Copie ciascuna, salvo il
rimborso delle spese postali. Sarà data comunicazione tramite la email
“ricerca.cesva@istitutonastroazzurro.org
3/717 – Il dott. PP.S.,
Coeso di Aggiornamento e perfezionamento in Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale.
Obiettivi, Piani e Mezzi, la prossima sessione estiva di laurea discuterà la
tesi “HUMIT. Tecniche di interrogatorio negli Stati Democratici. Una
riflessione etica alla luce del diritto umanitario internazionale”
X/3/718 - Progetto 2019/2
Le Vicende dei Militari Italian in Russia 1941-1953. È stato pubblicato il
primo volume dalla serie. Il Volume 2 ed il Volume 3 sono terminati come
manoscritto n. 5. Si attende la disponibilità della Tipografia al fine di
procedere alla loro stampa e pubblicazione
X/3/719 il Dott L.A.,
Master in “Politica militare comparata dal 1945 ad oggi. Dottrina, Strategia,
armamenti”, la prossima sessione estiva di laurea discuterà la tesi “Il Sistema
Nike Hercules in Italia nel periodo della guerra fredda”.
X/3/720 – Progetto 2020/1
“La prigionai Italiana in mano britannica Kenya. Il Volume è nella fase di
manoscritto 4. Si prevede che per
settembre p.v. si completa il manoscritto 5 e si avvii la fase di editing
X/3/721 – Progetto 2020/2
Le Riforme Militari tra il 1919 ed il 1919. Sono stati pubblicati Tre volumi
che sono disponibili a richiesta, e come prassi, saranno inviati gratuitamente,
salvo rimborso delle spese postali. Il Volume dedicato agli ordinamenti dal
1940 al 1946 è approdato alla fase del manoscritto 3
X/3/722 – Progetto 2021/2
Centenario della Traslazione del Milite Ignoto. Il progetto è concluso. Sono
disponibili la medaglia coniata nell’occasione che si può richiedere a
segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org
X/3/723 – Progetto 2022/1
Implementazione Archivio Digitale. Vds Annesso a questo bollettino
X/3/724 – È in corso la
definizione delle proposte per i titoli dei progetti 2024 al fine di aderire
alla prevedibile richiesta del Ministero della Difesa – Gabinetto del Ministro.
X/3/725 – Prossimo INFOCESVAM
sarà pubblicato il 1 settembre 2023. I precedenti numeri di Infocesvam (dal
gennaio 2020) sono pubblicati su www.cesvam.org
e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM.
domenica 9 luglio 2023
venerdì 30 giugno 2023
La Grandeur
Un caso storico, la Francia del “Re Sole”
Ten. Cpl. Art. Pe. Sergio Benedetto Sabetta
“ E’ molto più facile ingannare la gente che convincerla che è stata ingannata”
( Mark Twain)
L’ attuale crisi dell’egemonia americana è la crisi ideologica della narrazione neoliberale propria delle élite politiche occidentali, in cui il liberismo è stato intesa quale liberalismo economico, ossia l’assorbimento di qualsiasi aspetto culturale nei soli rapporti economici che avrebbero dovuto garantire un lungo periodo di pace fondato sui soli interessi economici in comune, la fine della storia.
Questa illusione risoltasi in un conflitto economico – strategico, anche sul piano militare, era già avvenuta tra le due guerre mondiali del Novecento, quando un “pluralismo di gruppi di interesse” portò alla corruzione sistemica e alla conseguente crisi delle istituzioni democratiche del 1929.
La crisi attuale ripropone il problema del recupero dei valori etici e culturali che non possono essere sciolti nel solo aspetto economico, il problema è come diceva Keynes, “cosa mettere al suo posto” ( Grewal D. S., L’autunno del neoliberalismo, 51-62 in “Il bluff globale”- Limes n.4/2023).
Quanto viviamo in questi anni con la crisi di una grandeur si verificò storicamente, sebbene naturalmente in termini diversi, anche alla fine del regno di Luigi XIV, il Re Sole, tra il XVII e il XVIII secolo, dopo un periodo di grandiosa espansione, anche commerciale attraverso il mercantilismo di Colbert e la fondazione di colonie.
Dietro alla facciata dello scenario di “Luigi XIV”.
Negli ultimi decenni del ‘600 e nei primi del ‘700, molte brecce si aprono nella fortezza monarchica e cristiana, il cui ultimo e vero difensore, il Bossuet muore nel 1704. Il regime, già provato dai rovesci militari degli ultimi anni del regno e dall’insuccesso dell’autoritarismo religioso, è minato dalla crisi economica e sociale, dall’emancipazione del pensiero, della nascita di una specie di opposizione.
Il bilancio economico, materiale è disastroso. Nell’industria e nel commercio si formano delle fortune, ma la massa lavoratrice non ne trae benefici, perché i salari, per abbassare i costi, sono bassissimi : nel caso più fortunato permettono solo di non morire di fame, tranne in caso di disoccupazione, di carestia o di spinte in alto dei prezzi.
Lo Stato pensa solo al mantenimento dell’ordine e le rare distribuzioni di pane avvengono solo nei casi disperati, per calmare i cittadini affamati (1693). Da tutti i documenti che ci permettono la ricostruzione della storia delle campagne francesi, se evince che la vera padrona è la paura. Una paura latente, continua, generatrice di sussulti pieni di disperazione, davanti all’incertezza del domani, alla fame, alla doppia fiscalità regia e signorile.
Nella città ci sono alcune iniziative di carità, specie religiose: così la Compagnia del Santo Sacramento a Lione difende i salariati dai padroni, ma i magistrati e le forze dell’ordine si affiancano ai padroni. Si può scorgere in tutta la Francia una specie di lotta di classe mascherata: i compagnonnages dei lavoratori tentano degli scioperi, sempre spezzati e spesso nel sangue, contro la tirannia delle corporazioni. I salari variano da 6 a 30 “sols”ma il pane costa 1 “sol” alla libbra e sale a 3 o a 4 nelle epoche di carestia e le feste non sono mai pagate (sono almeno 92 giorni all’anno), i tumulti sociali “emotions”, come venivano chiamati, sono tanti da non essere calcolabili.
Nel 1709 delle bande di popolani di Parigi si spingono sino a Versailles per gridare sotto alle finestre della reggia. Non c’è personaggio che conti del regno che non abbia lasciato ricordi della miseria, della mendicità, della mortalità che affliggevano il regno.
La miseria peggiore regna nelle campagne. Bisogna intendere alla lettera La Bruyère che parla di “animaux farouches” che non mangiano che “racines”, miseria fisiologica e morale insieme. I tumulti contadini sono disperati e innumerevoli, le lagnanze che giungevano al sovrano, agli Intendenti, la stessa corrispondenza ufficiale e i documenti di stato lo confermano.
La Francia popolare di Luigi XIV è un inferno, le sommosse vengono soffocate in modo atroce, Madamne de Sévigné, che del resto non se ne commuove, ce lo racconta; vede gli alberi piegarsi sotto il peso degli impiccati e i soldati del suo amico, duca di Chaulnes, governatore di Bretagna, “ceux ci, mirent l’autre jour un petit enfant à la broche”.
In Bretagna, molti castelli erano stati allora incendiati ed era in corso una guerra sociale, questo nel 1675, negli anni in cui il re è al sommo dei suoi trionfi, verso la fine del regno la rivolta serpeggia e cova dappertutto, nel 1703 c’è una insurrezione nella Linguadoca e nel 1709, si canta:
Le grand-père est un fanfaron,
le fils un imbécile
le petit fils in grand poltron,
Ah! La belle famille!
Que je vous plains, peuple francais
Soumis à cette empire!
Faites ce qu’ont fait les Anglais,
c’est assez vous dire …
L’industria subisce nell’insieme la depressione generale, la fine del regno vede rallentarsi la produzione delle “manifactures”, la cui direzione dopo Colbert è diventata poliziesca. Il grande commercio sfugge al mercantilismo, diventa libero e la sua floridezza contrasta con la miseria generale, il commercio procura lauti guadagni, perché le classi agiate consumano ora lo zucchero, il caffè, il the, il cioccolato e il tabacco, così i grandi commercianti di Lione, di Nantes, di Rouen esigono ed ottengono dal re l’abbandono del colbertismo ormai superato.
Questi successi dell’iniziativa privata si aggiungono alle attività dei corsari che vivono la loro epoca d’oro. L’alleanza spagnola apre le vie del Sud America, e il Cile e il Perù sono ora visitati dalle navi francesi, lentamente ci si converte in economia al liberoscambismo. Si afferma un mercantilismo moderato, già delineatosi alla pace di Rijawijk, nel 1713 si firmano trattati di commercio con tutti gli ex nemici, Boyguilbert è un precursore dei Fisiocratici: la ricchezza dei popoli è nell’agricoltura.
Il bilancio intellettuale
Il bilancio intellettuale è più grave ancora perché incrina le basi stesse del regime. La Francia partecipa a quel momento di trapasso che è “la crisi della coscienza europea”, per ripetere l’importante definizione di Paul Hazard. La Ragione sovrana, il Soggetto, partito dal dubbio cartesiano si alza ora a misurarsi contro il conformismo delle idee tradizionali.
Del resto, all’interno del bel frutto dell’ortodossia religiosa e monarchica, quanti vermi roditori: l’inquietudine, la “ricerca della verità” del Malebranche che cerca di conciliare la Ragione con la Fede, la curiosità della Natura e delle sue leggi. Con il metodo sperimentale appare anche l’idea di progresso e di Relatività: si schiudono nuovi mondi, dagli orizzonti illimitati.
I progressi della scienza e dell’incredulità vanno di pari passo. Luigi XIV e Colbert proteggono e incoraggiano i dotti, gli scienziati, ma seminano anche germi distruttori. Il loro secolo è quello di Galilei, di Newton, di Harvey, di Huigens, di Torricelli, di Cassini, di Pascal e di Leibniz. E’ il secolo in cui il telescopio e il microscopio introducono l’infinito concreto che sconvolge l’idea dell’universo trasmessa dalla Bibbia.
Come conciliare la scienza e la rivelazione? La provvidenza, la genesi, le cronologie della Bibbia con quelle della Cina? E infatti è anche il secolo dei “libertins”, ribelli senza dottrina, ma anche forniti della dottrina del materialismo, discepoli di Gassendi, di Saint Evremond, questo nemico di Pascal.
Sul finire del secolo, il cartesianesimo perseguitato riesce a passare attraverso la sintesi con l’ortodossia che ne fa il Malebranche oppure attraverso i volgarizzatori scientifici come Fontanelle, che tranquillamente dimostra la “pluralità dei mondi”. Bossuet era spaventato dal Trattato teologico-politico di Spinoza, che spazzava via tutte le tradizioni antiche e venerabili e si faceva un dovere di ripensare tutta la tradizione, e dell’Histoire critique di Richard Simon.
La fortezza cattolico-monarchica della Francia di Luigi XIV, si sfasciava sotto i colpi più forti che provenivano dall’Olanda, questo rifugio di tutte le libertà: Bayle poteva distinguere tra “religionnaires” e “ragionaux”, gli spiriti scettici e scientifici.
Sotto Luigi XIV questa eterodossia filosofica non penetra ancora che in una élite colta. ma il successo editoriale del “Dizionario” di Bayle e il gusto diffuso dell’astronomia o per le esperienze scientifiche sono indizi rivelatori. Panteismo o deismo naturalistico penetrano nell’alta società, le censure della Cancelleria o il fulmini della Sorbona erano più uno sprone indiretto che uno spauracchio.
I viaggi o il gusto dell’esotismo dominano il secolo con le molteplici relazioni di viaggi più o meno meravigliosi che rivelano paesi e popoli sconosciuti, non sarà mai abbastanza sufficiente sottolineare quanto abbiano influenzato l’emancipazione degli spiriti.
Vanno ricordati quelli dei gioiellieri Tavernier e Chardin in Persia, quello di Bernier, discepolo di Gassendi, che diventò medico del Gran Mogol, le relazioni dei missionari nel Siam e in Cina, in America del Nord e la copiosa memorialistica delle relazioni di viaggi nel Canada, in Lapponia, in Turchia.
Va assolutamente ricordato l’estroso e strambo barone de La Hontan, ufficiale disertore nel Canada, spirito audace e originale che espone con chiarezza l’assioma della bontà e della virtù dell’uomo primitivo e quindi il corollario della civiltà corruttrice.
Si vede svolgersi inconsciamente da tutti questi scritti la dottrina del relativismo , quella del “clima” cara a Montesquieu, tutti questi racconti vantano la virtù degli abitanti conosciuti, i loro costumi puri e candidi, anche senza la grazia del Cristianesimo. E’ già tutta la teoria del “Buon Selvaggio” o quella del “Santo Cinese” virtuoso senza la rivelazione cristiana. E’ la stessa epoca di Bossuet che ha separato la morale dalla religione, osservando il mondo: lo “urone” di Voltaire, il Persiano di Montesquieu sono nati in questo periodo.
Nel regime di Luigi XIV un’opposizione non poteva essere se non velata e clandestina. Bisogna notare pertanto che, tranne gli scritti vendicatori dei Protestanti rifugiati in Olanda come un Jurieu che pone il diritto dell’insurrezione in nome della sovranità nazionale (ma senza sviluppare i diritti dell’individuo), l’opposizione è semi-ufficiale ed è opera di sudditi leali, ma dallo spirito fiero e indipendente. Persino La Bruyère, tanto conformista, osa porre il problema: “Il gregge è fatto per il pastore, o il pastore per il gregge?”
L’aristocratico prelato Fénelon, il più ardito, non lesina invettiva all’orgoglioso egoismo del monarca, ma le sue critiche non vanno oltre l’ascolto dei suoi amici più stretti, che certamente avranno riferito qualcosa al sovrano. Del resto in politica non va più in là di una monarchia che egli immagina controllata dagli Stati Generali e decentrata (Stati provinciali), dove l’autentica nobiltà feudale (noblesse de l’Epée) avrebbe finalmente trionfato sull’invisa borghesia diventata nobile (la Robe). Feudale è anche Saint Simon, amico del duca di Orléans.
La novità di costoro consiste nel sentimento umanitario, liberale e pacifista con un certo ideale di “giustizia” che è molto chiaro nel Vauban.
In tutti i campi soffia un vento di libertà, contro tutte le “règles” e l’opinione pubblica, ormai stanca, si attende “novità”, una certa libertà licenziosa circola nel circolo dei Vendome, e a corte, dal duca d’Orléans.
Libertà gaia regna nel circolo della duchessa del Maine; libertà dello spirito da Madame de Lambert che vuole “rendere alla Ragione tutti i suoi diritti”; libertà d’immaginazione, di fantasia aggraziata e gentile nei “Contes” di Perrault (“La bella addormentata nel bosco”), nelle “Mille e una notte” tradotte da Galland, nei romanzi di avventure, nei romanzi picareschi di Le Sage, nei poemi galanti o nella pittura ardente e sognatrice del giovane Watteau.
Alla morte del re, Montesquieu può dire che “il regno del defunto re è stato così lungo che la fine ne aveva fatto dimenticare l’inizio”.
martedì 20 giugno 2023
8 Volumi sulla Guerra di Liberazione
Dizionario
Minimo della Guerra di Liberazione
Osvaldo
Biribicchi
Il Dizionario
minimo della Guerra di Liberazione, progetto sostenuto dal Ministro della
Difesa, fortemente voluto dal Presidente dell’Istituto del Nastro Azzurro
fra Combattenti decorati al Valor Militare del 1927, Generale Carlo Maria
Magnani, si inserisce nel quadro delle molteplici attività culturali ed
editoriali portate avanti dal direttore del Centro Studi sul Valor Militare Generale
Massimo Coltrinari, è rivolto agli studenti delle Scuole Superiori di Secondo
Grado, al fine di fornire agli studenti spunti di riflessione e documenti per
approfondire gli avvenimenti che vanno dalla crisi armistiziale del 1943 alla Liberazione,
il 25 aprile 1945, e quindi alla conclusone della guerra. Preso atto che non è
possibile parlare di Guerra di Liberazione senza una conoscenza essenziale
degli eventi principali che hanno preceduto e seguito l’annuncio dell’Armistizio
dell’8 settembre, nel porre mano a questo lavoro ci siamo riproposti, almeno
nelle intenzioni, di non fare solo una raccolta asettica di dati ma stimolare
riflessioni critiche. La
struttura editoriale dell’opera è costituita, per ogni anno preso in esame, da
un compendio e da un glossario; infine è
stato inserito un volume dedicato ai Percorsi di ricerca. Lo studio è stato articolato in sei Fronti: del Sud; del
Nord; dell’Internamento; della Resistenza all’Estero; della Prigionia ed,
infine, del Fronte nemico al fine di fornire un quadro sommario di ciò che
avvenne all’indomani dell’Armistizio. A partire dall’8 settembre 1943 l’Italia
si divide in due: quella del Sud, liberata dagli Alleati con gli sbarchi in
Sicilia, a Salerno ed Anzio, e quella
del Nord in cui si insediò la Repubblica Sociale Italiana decisa a continuare
la guerra, ormai persa, al fianco dei tedeschi. In realtà, tra l’Italia e gli
Alleati furono firmati due armistizi: il primo, detto armistizio corto, contenente solo clausole militari, fu firmato
segretamente a Cassibile in provincia di Siracusa il 3 settembre 1943 ed annunciato
cinque giorni dopo prima dal Generale Eisenhower e, poche ore dopo, da
Badoglio. Il secondo, detto armistizio
lungo o anche armistizio di Malta, fu firmato il 29 settembre e precisava
gli obblighi della resa senza condizioni già contenuti genericamente
nell’armistizio corto. La semplice conoscenza di questi elementi stimola
riflessioni profonde su quei cinque giorni tra il 3 e l’8 settembre in cui i
soldati italiani continuarono a combattere e morire al fianco dei tedeschi
contro gli angloamericani e la mattina del 9 settembre si ritrovarono
all’improvviso alleati con coloro che sino al giorno prima erano stati nemici. Il
problema nasce dal fatto che il governo militare Badoglio, in sostanza, aveva
siglato l’armistizio con gli Alleati senza aver prima ricusato il Patto d’Acciaio siglato il 22 maggio
1939 tra Italia e Germania. Le forze armate tedesche presenti sul territorio
italiano divennero pertanto automaticamente forze di occupazione. Dopo l’8
settembre tutta la popolazione italiana senza distinzione di credo politico e
condizione sociale pagò un prezzo altissimo. Nei territori della Repubblica
Sociale, in particolare, iniziò una durissima guerra partigiana contro i nazi-fascisti
che a loro volta reagirono con feroci rappresaglie nei confronti dei civili i
quali, come se non bastasse, subivano anche i violenti bombardamenti terroristici
aerei diurni e notturni degli Alleati che avanzando verso Nord colpivano sia obiettivi
militari che inevitabilmente città e paesi. Nel Dizionario si prende in esame
anche l’arco di tempo (quarantacinque giorni) compreso tra la seduta del Gran
Consiglio del Fascismo tenutasi tra il 24 ed il 25 luglio 1943, nel corso della
quale Mussolini fu esautorato, e la proclamazione dell’armistizio. Un periodo
confuso: Vittorio Emanuele III nel pomeriggio del 25 luglio fece arrestare
Mussolini, assunse il comando delle Forze Armate ed affidò il governo al
Maresciallo Badoglio. In quel momento, con 31 divisioni dell’Esercito fuori dal
territorio nazionale, il governo avviò con fare incerto contatti segreti con
gli Alleati per uscire dalla guerra pur continuando formalmente a professare la
propria lealtà all’alleato germanico. L’8 settembre fu dunque una data
spartiacque tra un periodo ormai concluso ed un dopo, ovvero l’inizio della
Guerra di Liberazione chiamata dagli Alleati Campagna d’Italia. Una guerra combattuta da tutto il popolo
italiano su cinque Fronti (e qui mi ricollego alla struttura del dizionario): Primo Fronte, dell’Italia
libera, a Sud, liberata dagli Alleati i quali consentirono al Governo del Re
d’Italia, riconosciuto sia dagli Alleati che dall’Unione Sovietica, di
esercitare seppure con pesanti limitazioni le proprie prerogative. Nell’Italia
libera furono gettate le basi delle nuove Forze Armate. L’Esercito contribuì
alla Guerra di Liberazione inizialmente con il I Raggruppamento Motorizzato che
combatté a Monte Lungo (8 dicembre 1943) successivamente con il Corpo Italiano
di Liberazione (C.I.L.) che si distinse
a Filottrano, nelle Marche (8 luglio 1944) ed infine con i Gruppi di
Combattimento che parteciparono all’offensiva finale contribuendo a liberare
gran parte delle città del nord Italia. La
Regia Aeronautica riordinò
le proprie unità, ricostruì le basi nei territori liberi e recuperò il
materiale abbandonato in Africa settentrionale. Dopo la dichiarazione di guerra
alla Germania costituì l’Unità Aerea, alle dipendenze del Comando delle Forze
Aeree Alleate, responsabile dell’impiego, dell’addestramento, della disciplina
e del funzionamento dei servizi amministrativi e tecnici di tre Raggruppamenti
di specialità: Caccia, Bombardamento – Trasporti e Idrovolanti. Il comando
Alleato la impiegò nei Balcani, inserendola negli organici della Balkan Air Force. L’Unità Aerea operò,
senza soluzione di continuità, fino al mese di maggio del 1945. La Marina, da
parte sua, affrontò e gestì una situazione difficilissima. Solo in Puglia, ove
intanto aveva insediato il proprio Comando, poche unità all’ancora nei porti di
Taranto e Brindisi rimasero sotto il controllo italiano. Il 14 settembre 1943
mentre due torpediniere salpavano da Brindisi per portare aiuti a Corfù
arrivavano provenienti da Venezia e dall’Istria gli allievi della Regia
Accademia Navale. Pochi giorni dopo, il 23 settembre 1943, fu siglato l’Accordo
di Cooperazione Navale tra il Comandante in Capo delle flotte alleate nel
Mediterraneo, Ammiraglio Cunningham, ed il Capo di Stato Maggiore della Marina.
Il documento siglato prevedeva, tra l’altro, che tutte le unità navali
potessero rientrare nelle basi nazionali, ad eccezione delle corazzate. Il
contributo alla Guerra di Liberazione da parte delle Forze Armate dell’Italia
libera fu dato anche dagli oltre 200 mila uomini impiegati nelle Divisioni
Ausiliarie per attività di carattere logistico, spesso a ridosso della prima
linea, non meno importanti ed indispensabili di quelle combattenti; Secondo Fronte, dell’Italia
occupata dai tedeschi. Qui il fronte fu clandestino e la lotta politica
condotta dal Corpo Volontari della Libertà, composto dai rappresentanti di
tutti i partiti antifascisti, riuniti nel Comitato di Liberazione Nazionale
(CLN) costituito a Roma il 9 settembre 1943. Successivamente furono formati CLN locali nelle varie città del nord Italia per
dare impulso e direzione politica alla Resistenza. Fu il grande movimento
partigiano del nord Italia all’interno della Repubblica Sociale Italiana; Terzo Fronte, della
Resistenza dei militari italiani all’estero, un fronte questo non conosciuto,
dimenticato. È la lotta contro i tedeschi dei soldati italiani inseritesi nelle
formazioni partigiane locali in Jugoslavia, Grecia ed Albania; Quarto Fronte, della Resistenza
degli Internati Militari Italiani, oltre 600 mila uomini che pur andando
incontro consapevolmente a privazioni ed umiliazioni si rifiutarono decisamente
di aderire alla Repubblica Sociale Italiana; Quinto Fronte, della Prigionia
Militare Italiana. I prigionieri italiani in mano alleata all’annuncio
dell’armistizio dovettero, come tutti, fare delle scelte. La stragrande
maggioranza decise di cooperare con gli ex-nemici; quelli in mano agli
angloamericani furono organizzati in Italian Service Units (ISU), compagnie di
150 uomini addetti a particolari lavori di carattere logistico. Negli Stati
Uniti ed in Gran Bretagna furono impiegati negli arsenali o nelle basi militari;
in Australia, invece, furono impiegati per costruire strade, linee ferroviarie
oppure in grandi fattorie, comunque in lavori non strettamente legati ad
attività belliche. Nel Dizionario,
inoltre, non si dimentica di evidenziare il ruolo particolare avuto dalla
Puglia, Regione d’Italia che per sei mesi, dal 10 settembre 1943 data di arrivo
del Re all’11 febbraio 1944 data in cui la corte si trasferì a Salerno in
attesa della liberazione di Roma avvenuta il 4 giugno 1944 (ben 134 giorni dopo
lo sbarco di Anzio), costituì il fulcro del Regno del Sud con Brindisi come
capitale. È da Brindisi infatti, che il governo Badoglio, il 13 ottobre 1943,
trentacinque giorni dopo l’annuncio dell’Armistizio dichiara guerra alla
Germania. A partire da questa data, l’Italia assume la posizione di “cobelligerante”
ovvero non è più considerata nemica degli angloamericani ma neanche alleata nel
senso stretto del termine. Uno spazio non secondario, infine, viene
riservato al ruolo delle donne negli avvenimenti bellici dal settembre 1943
all’aprile 1945, a quelle donne che hanno partecipato attivamente alla Guerra
di Liberazione ricoprendo vari ruoli sia logistici che combattenti ed alle
donne della Repubblica Sociale Italiana impiegate nel Servizio Ausiliario
Femminile con compiti logistici. Possiamo affermare, quindi, che ognuno
partecipò alla Guerra di Liberazione nei modi e nelle forme più disparati. Se
non si comprendesse questo sarebbe
difficile parlare di un argomento così complesso e delicato. Per questo motivo
ci siamo avviati alla stesura del Dizionario con l’intento di dare un supporto
didattico allo studio ed alla conoscenza di un periodo storico complesso ma
fondamentale per comprendere l’origine delle nostre odierne Istituzioni ed in
ultima analisi della nostra Democrazia.
sabato 10 giugno 2023
Maria Luisa Suprani Querzoli
Sulle vere origini
degli Arditi
La
presente ricostruzione delle origini del fenomeno degli Arditi ha tratto
stimolo da una notizia di cronaca piuttosto recente: la ricorrenza dell’istituzione
dei Riparti d’Assalto[1],
quest’anno, è stata funestata da un atto vandalico che, se da un lato ha
destato scalpore, dall’altro ha indirettamente contribuito ad accrescere la
confusione in merito all’esatta identità di questi Combattenti. La discussione
che è sorta intorno a tali deplorevoli gesti, al di là dello sdegno, non è
infatti andata oltre nozioni storiche di
superficie, senza indagare più a fondo circa sia le ragioni sottese a tale bravata, sia – soprattutto - la vera
origine dei Riparti.
Un
breve riepilogo su quanto accaduto a fine luglio 2022: la targa commemorativa
dell’istituzione[2]
posta a Sdricca di Manzano è stata frantumata e i muri del Monumento della
Federazione Nazionale Arditi d’Italia, sito a Capriva,
sono stati imbrattati da scritte in vernice rossa. Tali manifestazioni di
dissenso ideologico – peraltro unanimemente condannate per la manifesta impropria
modalità di espressione - hanno rappresentato il punto culminante di un crescendo di tensioni venutosi a creare
(per l’ambiguità che aleggiava intorno a scelte inerenti alla celebrazione della
ricorrenza) fra alcune forze politiche locali e gli organizzatori della
commemorazione.
Risulta
curiosa (e, ai fini di contribuire a chiarire le motivazioni circa quanto
accaduto, forsanche indicativa) la coincidenza fra data di istituzione dei
Riparti d’Assalto e genetliaco di Benito Mussolini: il giorno è lo stesso, 29
luglio.
Appare
palese che si tratta di pura casualità (il capo del Fascismo nacque nel 1883,
trentaquattro anni prima che i Riparti venissero istituiti). A volte, però, si
tende a sottostimare che il regime fece propria buona parte della tradizione più gloriosa della guerra senza andare troppo per il sottile[3]: durante
l’intero ventennio le celebrazioni della ricorrenza dell’istituzione degli
Arditi si trovarono quindi a coincidere con il compleanno del Duce, data
significativa in un contesto teso ad enfatizzare il culto della persona del
Capo[4].
Forse
le recenti tensioni ideologiche sono state amplificate, seppur inconsapevolmente, dall’eco dei fasti legati
a tale data polisemantica (sedimentata nella
memoria collettiva): questo intreccio di concause, probabilmente, ha sospinto
pochi sconsiderati a far d’ogni erba un fascio, increspando per
un certo tempo la bonaccia della cronaca locale tipica del periodo estivo.
Come
anticipato, la ragione storica alla
base di tale reazione incivile a tensioni
da risolversi in altra sede e con altri mezzi è da ricercarsi proprio nel
Fascismo che, per fornire di fondamenta salde
la propria repentina nonché violenta affermazione, fece proprio – mitizzandolo[5] - il
patrimonio di eroismo della Grande Guerra, Arditi in primis[6].
Del
valore militare della Grande Guerra giunto ai giorni nostri serba memoria
concreta soprattutto la toponomastica: circa le figure dei Comandanti della vittoria (e quindi fuori discussione: se la figura del generale Cadorna – in una prospettiva
rivelatasi coriacea di fronte all’analisi approfondita della verità storica -
continua ad essere capro espiatorio delle durezze della guerra[7], quella
del generale Capello è addirittura colpita da una damnatio memoriae capace di rimuoverne ogni traccia e non solo
dalla toponomastica) si può affermare che furono le stesse enfatizzate, seppure
con fini strumentali tutt’altro che storici, dal Fascismo.
Tale
eredità gravosa ha tacitamente contribuito
a circondare il ricordo (e, di conserva, le ricorrenze) di figure e di fatti
d’arme relativi alla Prima guerra mondiale di un manto di retorica
disfunzionale alla costruzione di una memoria storica condivisa, capace di
influire indirettamente sulla percezione del presente[8].
Gli
Arditi appartengono al patrimonio morale e tecnico della Grande Guerra e a tale
contesto richiedono di essere ricondotti, liberi da strumentalizzazioni
politiche le quali, nel tempo, si sono inspessite in misura tale da costituire addirittura
un filtro capace di alterare la
verità dei fatti, contribuendo ad una percezione fondamentalmente distorta
della realtà.
Una
volta riconosciuta l’azione di siffatto filtro,
sarà interessante ripercorrere l’iter compiuto
dagli Arditi per poterlo restituire (seppure in modo essenziale) nella sua
complessità, distinguendone il compito prettamente militare dall’aura non
sempre adamantina da cui la fama di tali Combattenti è tuttora circondata.
Lo
stesso termine ‘ardito’[9] rimanda in primis al coraggio, ma anche
all’assetto spregiudicato di chi arrischia troppo: il denominatore comune che
lega le due accezioni è riconducibile al concetto di ‘sprezzo del pericolo’,
dote encomiabile in ambito bellico (e pertanto ricorrente fra le motivazioni di
molte Medaglie al Valore).
Nel
margine di coesistenza fra i concetti di ‘coraggio’ e ‘azzardo’ si colloca
l’origine degli Arditi: le singole figure rispecchiarono, in diversa misura,
entrambi gli aspetti, dando luogo ad aree dove si può tuttora annidare legittimamente
un sospetto di ambiguità. Nell’ambito delle discipline psicologiche, è noto che
una percentuale - seppur assai esigua - di persone risulta incapace della ben
minima empatia di fronte alla vista del dolore altrui. Nemmeno arretra di
fronte alla possibilità di infliggere dolore, in assenza di percezione delle
conseguenze gravi del proprio gesto. Non è escluso che tale profilo
(considerato socialmente pericoloso in tempo di pace), nel contesto bellico
contrassegnato da esigenze urgenti, sia confluito facilmente nella categoria
degli ardimentosi: «guerra, guerra/
all’austriaco invasore/ sono Ardito, Ardito e fiero/ con la bomba e col pugnale
guai per l’orrido straniero/ che mi attende e che mi assal!»[10].
Nella
eterogenea composizione delle Fiamme Nere[11] è
compresente anche il versante diametralmente opposto, espressione di chi decise
di dedicarsi integralmente al bene della Patria, incanalando principalmente nel
coraggio e nel sacrificio di sé l’ardore necessario a sì temibili imprese: «Se
vuoi trovar l’Arcangelo da fante travestito,/ ricercalo a Manzano e troverai
l’ardito!»[12].
Fra gli Arditi figurarono infatti personalità di uno spessore morale non
comune: valga d’esempio la figura del pluridecorato Umberto Visetti il cui spericolato percorso
esistenziale e militare attraversa le due guerre per poi confluire nella sfera
religiosa, dove, abbandonato il secolo, diventerà Frate (missionario) Agostino
di Cristo Re. Anche Antonio Mugetti (Padre Angelico) può vantare diverse
Medaglie al Valore, combattendo proprio nella Brigata Lambro a cui – come si
vedrà - molto dovette l’istituzione vera e propria dei Riparti d’Assalto[13].
Una
volta considerate le tendenze contrassegnate da polarità opposta, si può
tornare ad analizzare la psicologia dell’Ardito sotto una luce meno estrema e
lo si farà partendo dalla testimonianza del generale bersagliere Eugenio De
Rossi in una rara descrizione dell’alterazione a cui è soggetta la psiche del
Combattente valoroso in momenti di estrema tensione:
Domande
angosciose che contribuivano a farmi un quadro assai fosco della situazione [il
riferimento è all’attacco al Merzly nel giugno 1915]. Ma a buon punto il mio naturale [corsivo non presente nel
testo] prese il sopravvento. I molti se, i molti ma, non mancano mai per
sconsigliare un attacco a chi non ha la ferma volontà di aggredire, e scacciai
quelle nebbie. I preparativi per l’azione furono fatti dall’altro mio io, che
aveva sostituito subitamente il suo sosia tentennante. Credo non essere il solo
che abbia notato lo sdoppiamento della propria individualità in circostanze più
o meno gravi della vita. Non sono spiritista, non ho mai preso parte a sedute
spiritiche, sono piuttosto incline a credere che il fenomeno dello sdoppiamento
psichico spontaneo appartenga alla categoria degli ipnotici e, sempre, se dico
male i medici mi perdonino; il fatto è che nella mia esistenza lo sdoppiamento
si avverò. Come già dissi, quando generalmente il mio spirito era esaltato
oltre l’ordinario, l’incosciente che sonnecchia in noi si svegliava ed appariva
accanto al normale.[14]
La
particolareggiata testimonianza di De Rossi è mirata a confutare sul nascere le
obiezioni generiche circa l’impiego determinante (o, addirittura, risolutivo) di
sostanze stupefacenti in contesti bellici. Esiste una letteratura specifica
intorno all’argomento ma, nonostante ciò, è riduttivo ed antiscientifico escludere
la naturalità originaria dell’assetto
eroico.
Anche
nella vita civile si possono compiere atti straordinari in situazioni di
particolare eccezionalità ma ciò che per un civile rappresenta appunto
un’eccezione, per il Soldato costituisce il dovere: «[l]’onor militare, derivante dalla tradizione
e dell’elevatezza del sentimento nazionale, richiede come base l’onor civile,
ma di questo è una sublimazione; ciò che nella morale civile può esser
considerato come virtù rara ed eroismo, nella morale militare non rappresenta
che il semplice compimento di un dovere»[15], sostiene il generale
Capello.
Il generale De
Rossi, di fronte a pericolose ed incontrollate manifestazioni di esaltazione,
ricorda che «“l’eroismo non è un mestiere che si eserciti 24 ore al giorno e
365 giorni dell’anno. Gli eroi, in realtà, hanno solo dei lampi di eroismo che
esplodono all’improvviso, precipitandoli irresistibilmente in avventure
inattese. L’eroe, a considerarlo bene, è quasi sempre tale suo malgrado!”»[16].
Gli Arditi, per
impiegare l’espressione di De Rossi, si trovarono invece ad indossare
volontariamente l’abito mentale dell’eroismo pressoché 24 ore al giorno, anche
se non 365 giorni all’anno: tali sforzi al limite della resistenza umana
necessitavano infatti di adeguati tempi di recupero.
Questo assetto
richiese, al d là della prestanza fisica di partenza, condizioni di vita
adeguate allo scopo, per certi aspetti (inerenti sia al lavoro, sia al riposo) incommensurabili
con la sfibrante routine propria
della trincea.
Gli Arditi, anche
a causa di tali privilegi (già la
sottrazione dei migliori elementi finalizzata alla costituzione dei Riparti d’Assalto
non aveva suscitao acceso entusiasmo fra i Comandanti), non riscossero soverchie
simpatie[17].
In precedenza,
però, quando i Soldati arditi non potevano ancora formalmente fregiarsi
dell’appellativo, la loro presenza di supporto risultava particolarmente
gradita nelle prime linee: «erano tanto contenti i compagni nostri, perché
andavamo da una linea all’altra ed erano contenti che la Brigata Sassari fosse
presente perché la Brigata Sassari dava un senso di tranquillità e sicurezza»,
ricordava il generale Musinu, Comandante della leggendaria compagine[18]. I Valorosi, infatti,
erano impiegati inizialmente in compiti di particolare impegno capaci di
agevolare poi l’azione delle truppe (accrescendone così l’efficacia), con un
conseguente risparmio di vite umane.
Il
criterio che informò la selezione degli Arditi non poteva prescindere dalla
piena efficienza fisica, esaltata da doti atletiche notevoli. Tali qualità,
oltre a fornire un’offerta efficace
alla domanda che le istanze del
momento decretavano urgente, trovavano una cassa di risonanza amplissima sia
nelle fondamenta del Pensiero futurista, sia nella cultura sportiva che, repentinamente,
venne declinata ad esigenze belliche[19], a
partire dalla campagna di interventismo sostenuta da «La Gazzetta dello Sport».
Al
Lettore di oggi appare lapalissiano che le fatiche di guerra possano essere,
seppur solo in parte, alleggerite da una forma fisica in piena efficienza. Un
secolo fa, questo concetto non appariva affatto cosa scontata:
Alla
base d’ogni nostra attività (VI Battaglia dell’Isonzo) avevamo messo il più
virile e il più intenso sviluppo della educazione fisica, sotto forma di
violenti sports di guerra. Finalmente
si era capito (e ci voleva la guerra per capirlo) che la condizione prima per
essere un buon soldato, consiste nella robusta e vigorosa preparazione del
corpo; perché la guerra è, soprattutto, una enorme fatica, e, sul campo, si
combatte e si comanda bene, soltanto quando si è giocondamente sani e quando si
riesce a dominare i propri nervi. Quanta strada, anche qui, dal tempo dei
nostri primi lontani anni di carriera, quando, nei reggimenti, l’educazione
fisica era considerata come qualche cosa di accessorio al confronto della pura
istruzione tecnico – militare, e questa,
anziché essere, sopra tutto, un armonico e lieto addestramento del corpo e
dell’anima, intristiva nei cortili delle caserme o sulle ben spianate piazze
d’armi in un meccanismo secco e monotono, che non interessava seriamente
nessuno![20]
Alla
dimostrazione dell’efficacia delle azioni compiute da coloro che possono essere
considerati veri e propri pionieri dei Riparti d’Assalto seguì la
codificazione: la veste normativa che diede forma al fenomeno spontaneo degli Arditi costituisce la
fase conclusiva di processo mirato ad integrare tale efficace contributo
attraverso canoni definiti che ne permettano l’assimilazione sul piano
organizzativo e, di conserva, un impiego pienamente strutturato.
Dopo
aver considerato la presenza tra le file dell’Esercito avversario di Sturmtruppen di matrice germanica (Circolare
n. 6230 del Comando Supremo del 14 marzo 1917) i Riparti d’Assalto vengono
istituiti con la Circolare n. 111660 del 26 giugno 1917 a firma del Sottocapo
di Stato Maggiore, generale Porro, diretta ai Comandi delle Armate 1ª, 2ª, 3ª,
4ª e 6ª. «La 2ª Armata del generale Capello si dimostra la più sollecita a
mettere in pratica le richieste del Comando Supremo a causa dei risultati
positivi ottenuti in azione dai plotoni speciali della brigata Lambro e della
48ª Divisione».
Si
deve sempre allo stesso Francesco Saverio Grazioli, alla testa di tale valorosa
Brigata (ai tempi della conquista di Gorizia, dipendente dal VI Corpo d’Armata
comandato dal generale Capello), la descrizione della nascita di fatto degli Arditi ad un anno di
distanza dalla loro istituzione ufficiale:
Questi
nuclei muniti di armi automatiche leggerissime avrebbero dovuto trascinare la
intera massa, la quale, come tutte le troppo numerose collettività, è per sé
stessa pigra ed ha bisogno di gente spregiudicata e di temperamento acceso che,
in ogni affare grosso, dia il via e l’esempio della decisione.
Fu
per dar corpo a questa, davvero non peregrina ricetta di psicologia collettiva
[di cui il generale Capello rappresenta un pioniere a tutti gli effetti], che,
formai, fin da allora, scegliendo sul complesso della brigata, alcuni
plotoncini speciali, armati di pistola mitragliatrice (sole armi leggere di cui
allora potevamo disporre) e li feci addestrare dai più squilibrati e rompicollo
giovani ufficiali che trovai nel reggimento, esaltando fino all’estremo le
qualità di ardimento e sprezzo del pericolo, di cui quei ragazzi mostravano di
essere dotati.
Tutto
ciò avveniva nel giugno del 1916 e perciò assai prima che spuntassero quei plotoni arditi che generarono poi le truppe d’assalto di storica memoria, e a
cui tanto si dovette nelle giornate gloriose di Vittorio Veneto.[21]
Principalmente,
la vittoria di Gorizia si dovette alla preparazione alacre e puntuale posta in
essere dal Comando del VI Corpo d’Armata a cui fu propedeutica – ed essenziale
– un’azione di sgretolamento della spessa coltre di sfiducia e di scetticismo
che affliggeva l’intera compagine, dal Fante agli Alti Comandi[22].
L’istituzione
formale degli Arditi fu, nella sostanza, più legata alla dimostrazione palese
di efficacia della preparazione propedeutica alla conquista di Gorizia che
all’emulazione pedissequa delle Sturmtruppen.
L’allenamento
dello spirito offensivo che diede i suoi frutti nell’agosto del 1916, a ben
vedere, risale a tempi di molto precedenti:
Calcinato, 5 luglio 1915
Il generale
Capello, che comanda la nostra Divisione (25ª: Brigata Macerata e Brigata
Sassari) ha evidentemente una viva simpatia per Monte Nuvolo, piccola altura a
sud di Lonato. Ne ha fatto un innocuo ma permanente teatro di finta guerra: i
bianco – azzurri della Macerata contro i bianco – rossi della Sassari.[23]
La
damnatio memorie che ha colpito il
generale Capello si è ripercossa sulla chiarezza circa le vere origini degli
Arditi, diventati (e, soprattutto, rimasti) nell’immaginario collettivo espressione
del Fascismo: in tale protratta distorsione della verità storica è da cercarsi
il germe che sollecita e conduce ad azioni sconsiderate come quella menzionata
agli inizi.
Poche
righe rispetto alla vastità del tema: vuole essere questo solo un contributo
mirato a sgretolare la cortina di luoghi comuni stratificatisi nel tempo,
incuranti della veridicità delle proprie fondamenta, che rappresentano tuttora un
retaggio sottotraccia della retorica
fascista: contributo vieppiù necessario ad una cultura nazionale propensa ancora
oggi a vedere nella data fatidica del 24 ottobre l’immagine della sconfitta di
Caporetto piuttosto che la data d’inizio della Battaglia di Vittorio Veneto,
decisiva ai fini della conclusione della guerra, non solo italiana.
dott.ssa Maria Luisa Suprani Querzoli
[1] Sdricca di Manzano, 29 luglio
1917.
[2] La targa, posta a Sdricca,
risale al 1938 (cfr. T. Dissegna, Il
Comune di Manzano ritira il patrocinio: gli Arditi rimangono alla Sdricca,
in www.messaggeroveneto.geolocal.it, 31 luglio 2022).
[3] L’espressione, riferita alla
scarsa capacità di discernimento propria della gente, è dello stesso Mussolini (cfr. intervista di Enzo Saini ad
Ardengo Soffici in «Settimo Giorno», 26 marzo 1959, in D. Ascolano, Luigi Capello. Biografia militare e politica, Ravenna: Longo
Editore, 1999, p. 225). Circa l’assimilazione politico – culturale operata dal
Fascismo di alcune glorie celeberrime della guerra, spicca la figura del
maggiore Baracca: si dimenticarono le
simpatie repubblicane dell’Asso, palesi al punto da determinare – si disse -
l’assenza del Re ai suoi solenni funerali (cfr. F. Bandini, Il Piave mormorava. Milano: Longanesi,
1968, p.210). Sia il monumento di Domenico Rambelli dedicato all’eroico
Maggiore (inaugurato nel 1936), sia la raccolta rivisitata delle sue lettere (Memorie
di guerra aerea, Roma: Ardita, 1933) tradiscono la finalità di quella che,
a tutti gli effetti, fu un’operazione culturale con fini di propaganda
piuttosto palesi.
[4] Anche l’astrologia concorse al
mito: Mussolini era del Leone.
[5] Che il Fascismo fosse
interessato al mito e non alla storia divenne esplicito fin dal 1923, quando di
fronte allo studio esaustivo su Caporetto ad opera del colonnello Adriano
Alberti (Direttore dell’Ufficio Storico di Stato Maggiore) vennero opposte nette
resistenze. La ricostruzione storica dell’Alberti ha visto le stampe solo nel
2004.
[6] Risulta
esemplare la metamorfosi subita dalla canzone Giovinezza, nata come canto goliardico nel 1909, eletta in seguito
a inno degli Arditi e finita – letteralmente - sotto l’ala dell’aquila littoria. Oggi, tale canzone è bandita e
nemmeno risulta riproponibile nella sua versione originaria, tanto risulta
ancora forte l’eco di ricordi cupi di cui si è resa portatrice. Altro segno
distintivo degli Arditi approdato poi
al Fascismo è il fez, per non
accennare al motto A noi!,
inizialmente coniato dal maggiore
Freguglia (Com’è nato il motto “A noi!”,
in www.arditigrandeguerra.it).
[7] «Sono i nemici della guerra i
quali vedono in me la personificazione stessa della medesima» (lettera di Luigi
Cadorna a Ninetta, [s.l.] 2 luglio
1917, in L. Cadorna, Lettere famigliari,
(a cura di Raffaele Cadorna), Milano:
Mondadori, 1967, p.
208).
[8] «Il ricordo è un atto immaginativo il cui significato influenza la
valutazione che diamo del presente» (F. Fera, Storie che curano – Dialoghi.it, in www.yumpu.com). Tale asserzione, aderente all’indirizzo
dato alle scienze psicologiche da James Hillman, inerente al microcosmo
dell’individuo, può essere estesa al macrocosmo della Nazione.
[9] Cfr. voce ‘ardito’, Vocabolario
Treccani, www.treccani.it.
[10] Il brano della canzone è tratto Giovinezza primavera di bellezza. Le origini
del Canto degli Arditi, in www.arditigrandeguerra.it. Il sentimento di esaltazione
guerriera è in antitesi all’empatia provata da diversi Soldati nei riguardi dei
loro avversari con i quali condividevano – a breve distanza di spazio – gli
stessi forti disagi legati alla vita di trincea. Tale sentimento, seppur chiaramente
comprensibile sul piano umano, risultava di fortissimo nocumento allo spirito
offensivo necessario all’impegno bellico.
[11] Solitamente con l’espressione
‘Fiamme Nere’ si indicano gli Arditi. Erano altresì presenti le mostrine cremisi
presso i Bersaglieri e quelle verdi presso gli Alpini.
[12] L. Freguglia, XXVII Battaglione d’Assalto. Gli Eroi del
Montello (a cura di A. Mucelli), Bassano del Grappa: Itinera Progetti,
2017, p. 11.
[13] Cfr. ivi, documentazione
iconografica compresa fra le pp. 80 e 81 del volume. I nessi fra religione e
guerra sono indagati in J. Hilman, Un
terribile amore per la guerra, Milano: Adelphi Edizioni, 2005.
[14] E. De Rossi, La vita di un Ufficiale italiano sino alla
guerra, Milano: Mondadori, 1927, p. 281.
[15] L. Capello, Note di guerra, vol. I, Milano: Fratelli Treves Editori, 1921, p.
91.
[16] E. De Rossi, La vita di un Ufficiale italiano sino alla
guerra, cit., p. 275.
[17] Anche gli Aviatori subirono sorte analoga: la lontananza dal fango
della trincea corrispondeva nella mentalità del Fante (circa la psicologia del
Fante cfr. A. Gatti, Caporetto. Dal
diario di guerra inedito (maggio – dicembre 1917) (a cura di A. Monticone),
Bologna: Il Mulino, 1964, pp. 65 – 66) ad uno status degno di invidia, sentimento immediato e, come tale, inconsapevole delle altissime percentuali
di rischio connesse a tali ambiti elitari.
[18] Generale Giuseppe Musinu
(Thiesi, 22 marzo 1891 – ivi, 4 aprile 1992). Il brano dell’intervista
televisiva rilasciata dal Generale in occasione dei suoi cento anni compare al
link https://youtu.be/o_ytrMoUU9A.
[19][19] Risulta indicativo, al pari di
una sintesi di tale declinazione, l’iter
compiuto dall’Aviazione: da sport per
eccentrici (guardato inizialmente con scetticismo ed estrema diffidenza) ad arma del futuro, nell’arco di pochissimi
anni.
[20] F. S. Grazioli, In guerra coi Fanti d’Italia, Roma: Libreria del Littorio,
1930, p. 60.
[21] Ivi, p. 66.
[22] Dell’azione propedeutica (morale
e pratica) necessaria alla vittoria
importante di Gorizia si trova ampia trattazione in Note di guerra (vol. I), memoria difensiva del generale Capello,
pubblicata pressoché a ridosso dell’uscita della Relazione della Commissione
d’inchiesta su Caporetto. La memoria del Generale confuta le accuse rivoltegli
da una Commissione – come divenne presto palese – non informata da criteri di
obiettività nel proprio operare. Anche il testo citato di Grazioli, seppur
scritto quando, per motivi politici, oramai Capello era caduto definitivamente
in disgrazia, si dimostra concorde con quanto sostenuto dal Generale in Note di guerra.
[23] G. Tommasi, Brigata Sassari. Note di guerra, Roma: Tipografia Sociale, 1925, p.
17. «E lo sa chi vi parla, avendo presenti
i ricordi che di Capello serbarono gli uomini della Brigata Sassari, per sua
volontà composta esclusivamente da sardi»
(A. Corona, Capello massone, in AA.VV., Luigi Capello. Un Militare nella storia d’Italia (a cura di Aldo A. Mola), Cuneo: Edizioni L’Arciere,
1987, p. 247).



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