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in progress
Il Blog è stato attivato come espressione del Progetto “Storia in laboratorio” rivolto agli studenti delle classi medie e superiori. E’ espressione delle pubblicazioni Raccolte nella “Collana Storia in Laboratorio” E’ spazio esterno delle pubblicazioni del CESVAM – Istituto del Nastro Azzurro” (info:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)


Il volume può essere chiesto alla segreteria generale dell'Istituto del Nastro azzurro (segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org) cellulare ore 9-12 3517968406
La battaglia di Monte Lungo rappresenta
un caso singolare nel panorama delle operazioni belliche della Campagna
d’Italia in considerazione delle particolari circostanze che hanno
caratterizzato l’intervento del 1° raggruppamento meccanizzato.
L’Italia disorientata dall’armistizio,
lo sbando delle Forze Armate, la spaccatura del Paese e l’inizio della
sanguinosa guerra civile forniscono un quadro desolante dell’Italia della fine
del 1943.
Il 1° raggruppamento costituisce lo
specchio del contesto storico del periodo: una unità costituita in poco tempo,
sicuramente poco omogenea che raccoglieva personale non solo di differente
provenienza geografica ma anche di differente impostazione politica e dalla
estrema variegata estrazione culturale. Un gruppo quindi poco amalgamato,
scarsamente addestrato e dotato di un equipaggiamento carente e inadeguato alla
specifica missione.
La singolarità dell’evento, dunque, non
risiede tanto nelle criticità operative, tipiche di un qualunque fatto d’armi,
ma dalle particolari “condizioni” in cui versava il raggruppamento italiano e
dal contesto storico di riferimento.
L’analisi delle operazioni condotte,
infatti, pone in evidenza aspetti operativi già noti che non forniscono spunti
innovativi in termini di lessons learned.
Si tratta, in buona sostanza, di nozioni consolidate quali:
- l’importanza della funzione informativa per una conoscenza
adeguata sia della componente avversaria che della propria in termini di
vulnerabilità e capacità;
- la necessità di definire un centro di gravità accessibile,
misurabile, effettivo;
- la priorità del coordinamento nelle azioni combined;
- l’importanza degli assetti di supporto al combattimento (in primo
luogo quello dell’artiglieria);
- la flessibilità, quale elemento indispensabile per fronteggiare
gli imprevisti e rispondere agli scostamenti tra pianificazione e condotta.
La peculiarità dell’evento, tale da
presentarlo quale un case study di
estremo interesse, risiede, invece,
nella unicità del raggruppamento e del quadro storico in cui è inserito che
evoca un possibile parallelismo con alcuni teatri operativi attuali, e in
particolare con quelli dell’Afghanistan e dell’Iraq. In entrambi i casi,
infatti, il collasso del tessuto politico e sociale ha reso necessaria la
“rifondazione” dell’apparato militare. Nelle attuali crisis response operations emergono, infatti, le medesime problematiche
di allora: l’eterogeneità culturale delle forze armate locali in via di
costituzione e la conseguente difficoltà di integrazione nelle circostanze del
contesto bellico.
Come nelle file del raggruppamento erano
presenti ex repubblichini e monarchici, così l’attuale esercito iracheno è
alimentato anche da ex militanti nella Guardia Repubblicana con analoghe
conseguenze in termini di crisi di identità e di orientamento. Esempio concreto
di tale realtà è la presenza all’interno del gruppo di lavoro del Tenente
Colonnello iracheno Khalid Abdul Sattar Abdul Jabbar, ex appartenente alla
Guardia Repubblicana di Saddam Hussein e tuttora inquadrato nell’ambito di una
nuova struttura organizzativa dedicata all’addestramento delle nuove Forze
Armate irachene.
Il caso Monte
Lungo può, altresì, rappresentare un contributo di conoscenza e di cultura
militare ed un esempio e riferimento duraturo per il “personale alle armi”, per
non dimenticare il sacrificio di coloro che hanno scritto una delle pagine più
pregnanti della nostra recente storia.
Proprio a
Monte Lungo, infatti, nacque il Corpo Italiano di Liberazione, che fu in linea
dal febbraio 1944 al settembre 1944, e che permise di far conseguire lo status
di reale cobelligeranza all’Italia. A Monte Lungo si accese la prima scintilla
di quella vivida fiamma che si propagò per tutto il paese illuminando gli animi
di una nuova luce di speranza e sacrificio: la fulgida luce della resistenza.
Monte Lungo, infine, dissipate in parte le diffidenze alleate, permise all’Esercito
Italiano di reinserirsi nella lotta e di dare il proprio contributo di sangue
per la liberazione del Paese.
Al 1°
raggruppamento motorizzato si sostituì un nuovo 1° raggruppamento, adatto alla
guerra di montagna, con un organico che raggiunse inizialmente i 10.000 uomini.
Successivamente, nel marzo del 44, si ampliò a 25.000 uomini ed assunse il nome
di Corpo Italiano di Liberazione. Da tale realtà presero vita sei gruppi di
combattimento, Cremona, Friuli, Folgore, Legnano, Mantova e Piceno che contribuirono
attivamente alla liberazione del Paese.
Il testo
scritto sulla lapide del Gen. Utili, tumulato nel cimitero militare di Monte
Lungo, esemplifica quei sentimenti di onore e di lealtà da tenere come chiaro
monito per gli Ufficiali di domani:
"Sono
fiero di avervi comandato: é stata la maggior fortuna morale, soprattutto,
della mia carriera. Mi duole separarmi da voi, vorrei seguirvi sempre da vicino
e palpiterò sempre per i vostri colori. D'altronde che io ci sia o mi
allontani, non importa. Viva la ‘Legnano’ che il destino portò nella Puglia ai
primi di settembre del quarantatre perchè rialzasse, sola, il vessillo della
riscossa. A questa 'Legnano' cui ebbi l'onore di appartenere offro, oggi, in
umiltà di gregario, il mio atto di amore e di gratitudine infinita".
L’Istituto
del Nastro Azzurro (tramite il CESVAM -
Centro Studi sul Valore Militare (contriostudicesvam@istitutonastroazzurro.org),
e intende raccogliere testimonianze dei a delle Forze Armate Italiane e dei Corpi di Polizia che hanno partecipato
a Missioni “Fuori Area” Umanitarie o di altro tipo. La Testimonianza consiste
in un contributo di due facciate (6000)
caratteri (vds scheda) da pubblicare in un volume che si prevede possa
raccogliere circa 90 testimonianze suddivise per Forza Armata e Corpi di
Polizia in proporzione. L’obiettivo è quello di fare memoria per un tratto di
storia recente che sta passando dalla cronaca alla storia. La partecipazione a
questa iniziativa è a titolo gratuito, secondo le consuetudini del CESVAM –
Centro Studi sul valore Militare. Ai partecipanti sarà consegnata la
pubblicazione che si prevede possa vedere la luce alla fine del presente anno.
La email di contatto è la presente ricerrca.cesvam@istitutonastroazzurro.org
Scheda – Traccia per
la Testimonianza
Vuole essere un contributo tratta della esperienza personale e
professionale vissuta nella Missione Umanitaria scelta ed indicata volta a
contribuire una “memoria collettiva”, ancorchè limitata, e circoscritta alle
esigenze della pubblicazione. Di seguito con ampia possibilità di
interpretazione si indicano, per una questione anche di omogeneità, criteri di
massima nella compilazione. Il criterio
generale è la descrizione divulgativa.
Titolo della Esperienza, a cui seguirà Nome e Cognome[1]
Inquadramento generale della Missione – Area Geografica - Periodo
Storico Obiettivo generale
Reparto di appartenenza e il suo ruolo della Missione
Aspetti particolari che si crede
opportuno indicare riguardo a quanto sopra
(aspetti di geografia umana, etnica, ecc)
Proprio ruolo svolto nella Missione[2] (evitare ogni considerazione di carattere
operativo
Particolari aspetti che si vuole evidenziare (evitare ogni considerazione di carattere
operativo)
Proprie considerazioni
conclusive di carattere personale
Retaggio di questa esperienza sotto il profilo personale ed
eventualmente professionale
Note Tecniche
Carattere Paladino
Lynotipe Carattere 12 Spazio 1
Lunghezza di massima tutto
compreso due pagine word..(6000 Caratteri)
1 Foto Personale 1 Carta
Geografica (da non inserire nel testo)
Nella Pubblicazione, vi sarà il Titolo seguito dal Nome e Cognome,
In nota si pubblicherà una scheda anagrafica con i seguenti dati:
(Cognome………………) (Nome…………………..)
Anno di Nascita……………….
Forza Armata di appartenenza…………………..(all’epoca della Missione
Arma/Corpo di appartenenza…………………….(all’epoca della Missione)
Specialità, ………………………………………..(Specialità all’epoca della Missione)
Unità o Reparto…………………………………...(all’epoca della Missione)
Missione…………………………..Area Geografica di intervento………………….
Periodo in cui si è svolta la missione………………….
Grado al momento dello svolgimento della Missione…………
Eventuale Decorazione al Valore di Forza Armata Ricevuta……………………………..
Mario Rossi, 1960, Esercito,
Fanteria, Bersaglieri, 8° Reggimento, II Battaglione, 1a Compagna,
Libano I, Libano – Beirut, ottobre novembre 19, Tenente
Missioni Umanitarie di Pace
Lineamenti del progetto di
esecuzione
1.
Pubblicazione del Volume 2 del Progetto
“Libano. Riflessioni nel 40° Anniversario”. (Gabinetto del Ministro Progetto
2021). Autori Massimo Coltrinari Claudio Fiori
2.
Il Volume vuole essere un primo
contributo di materiale testimoniale per il Museo delle Missioni
Umanitarie di Montervachi – Ricasoli-
Riferimento Federazione di Arezzo – Siena – Stefano Magiavacchi ( Scheda )
3. Contenuti
del Volume.
10% del testo dedicato al Museo delle
Missioni Umanitarie (anche parte iconografica 16 foto)
90% Pubblicazione di testimonianze di partecipanti
alle missioni umanitarie dal 1982 ad oggi.
4. Struttura
del Volume. Secondo le Pubblicazioni del CESVAM (Copertina a Colori
Presentazione Prefazione, Indice, Ringraziamenti, Nota dell’Autore/Autori,
Premessa, Introduzione, Capitolo I, II, III, IV, Conclusione, Indice dei Nomi
propri Geografici e Militari, Bibliografia, Collana Libri del Nastro azzurro. )
Pagine 200/220 (20 editing e foto/20 Museo/180 Testimonianze per 2 pagine a
testimonianza) Formato 17x24, Copie da
Stampare 200 Costo 1500/2000 Euro, Prezzo di vendita 15 Euro, Possibilità di
II, III Edizione. Spese di Edizione a carico CESVAM.
4.1 Tempi e Realizzazione.
Il
Volume sarà predisposto entro il mese di giugno 2024 il Manoscritto 5. La Casa
Editrice è Archeoares Viterbo Bozza 1 e
Bozza 2 Mese di Luglio Stampa a Seguire. Il Volume sarà distribuito secondo i
criteri in Uso CESVAM. La presentazione del medesimo sarà inserito nei
programmi del Club Ufficiali marchigiani e CESVAM Un cronoprogramma sarà
predisposto dal Direttore del Progetto.
5. Limiti
di ricerca.
Le
testimonianze possono essere illimitate, considerando che oltre 60.000 militari
italiani hanno partecipato almeno ad una missione umanitaria. I Criteri sono
riferti ai due patnerschip realizzativi del progetto. Criteri di scelta delle testimonianze:
a.
Ufficiali subalterni e giovani ufficiali superiori al tempo della Missione
b.
Ricercati nell’ambito del Club Ufficiali Marchigiani (iscritti potenziali circa
300)
c.
Proporzione tra Testimonianze di Esercito Marina Aeronautica Carabinieri
Guardia di Finanza
d.
Ricerca di testimonianze di decorati al Valor Militare
e.
Segnalazioni del Presidente del Club Ufficiali Marchigiani o suoi delegati;
degli Autori; del Presidente Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro, del
Direttore del Museo dell Missioni Umanitarie
6. Struttura
della testimonianza.
Una
apposita scheda guida (con una parte anagrafica) sarà predisposta al fine di
dare una struttura di riferimento a tutte le testimonianze, per un contributo
omogeneo.
Per
i contenuti, che devono essere originali e predisposti apposta per questa
esigenza, un Membro del Club Ufficiali
Marchigiani ed un Socio della Federazione Provinciale di Ancona, designato dal
presidente, avranno cura di adeguare la testimonianza ai criteri di
pubblicabilità in relazione ai rispettivi Statuti. La predetta scheda sarà
preceduta da una lettera-invito a firma del Responsabile del progetto sulla
base della Main Listi dei iscritti al Club Ufficiali Marchigiani
7. Obiettivi
correlati.
Per
l’Istituto del Nastro Azzurro e per il
Club Ufficiali Marchigiani significa sviluppare la campagna di adesione secondo
i criteri dello Statuto associativo anche con il recupero di Ufficiali che
momentaneamente si sono allontanati; Per l’Istituto del Nastro Azzurro
significa avvicinare militari con esperienze operative fuori dal territorio nazionale
(Operazioni diverse della guerra) ed aumentare il numero di soci simpatizzanti
di estrazione militare di generazioni recenti.
Contatto
ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.org
Per
ragguagli: Massimo Coltrinari ( direttore.cesvam@istitutonastroazzurro.org
Ancona Novembre 2023.
L'Istituto del Nastro Azzurro - Centro Studi sul Valore Militare CESVAM
ANNESSO
A:
BOLLETTINO
NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE
Situazione
bimestrale dello stato di sviluppo, approntamento e finalizzazione de:
ALBO
D’ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1793 AD OGGI
Email:
albodoro@istitutonastroazzurro.org
ANNO
II, N. 3, Marzo - 2024, 1 Aprile 2024
II/3/176. La
decodificazione di questi numeri è la seguente: II, anno di edizione dell’annesso, 3 il mese di
edizione di INFOCESVAM –ANNESSO ALBO D’ORO, 176 , il numero della comunicazione
dal numero 1 ad oggi, riferita ad ogni Federazione/Provincia citata o altra
notizia. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga
omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione del ALBO D’ORO NAZIONALE DEI
DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1793 AD OGGI”. Questo ANNESSO trova come naturale
complemento la piattaforma www.cesvam.org.
1I/3/177. Provincia di Varese (78). Albo d’Oro
della Lombardia. Utente Stefano Bodini. Mandato Progetto, Lineamenti e Guida
all’Inserimento ed Home Page. Inizio inserimento dati mese di aprile 2024
II/3/178 - Alla data del
31 marzo 2024 gli inserimenti totali per Utente, le principali variazioni sono.
R. Bottoni (2868), M. Brutti (628), C.M. Magnani (4865), S. Marsili (319), C.
Mastrantonio (1508), R Quintili (1223), P. Tomasini (3563), W. Vignola (583).
II/3/179 - Provincia di Bari. L’Albo d’oro della
Federazione di Bari che riporta oltre 3000 decorati sarà preso in esame per
l’inserimento da Carlo Maria Magnani al termine degli inserimenti di Trieste.
II/3/180. Provincia di Catanzaro. Il Cap Dott.
Vincenzo Santoro ha comunicato che inizierà nel mese di Marzo corr.
L’inserimento dei dati disponibili. Segnala un Errore nella Guida (1.9 pag 77)
in cui non è riportata la Regione Calabria e la suddivisione per provincie. Si
è provveduto a correggere. Alla data del 31 marzo sono stati ineriti 209
Nominativi di Decorati
II/3/181 – Provincia di Verona (80). Albo d’Oro
del Veneto Salvo nuovi elementi acquisti questa provincia sarà presa in esame
per le fonti e l’inserimento dati nel 2026
II/3/182 Alla data del 31
marzo 2024 gli inserimenti totali per Utente, le principali variazioni sono.
Sauro Marsili (319), Laura Monteverde (2742), Roberta Olevano (456), Niccolò
Paganelli(39), Sergio Pirolozzi (245), Maria Luisa Querzoli (548) David Truscello
(838)
II/3/183 – Inserimenti
Collettivi. Prosegue l’inserimento dei Reggimenti di fanteria che hanno
partecipato alla I Guerra Mondiale e che sono stati decorati di Croce di
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia, oggi d’Italia.
II/3/184 – Provincia di Trieste (76). Albo d’Oro
del Friuli Venezia Giulia. Utente. Carlo Maria Magnani. Inserimento dal mese di
Gennaio 2024. Alla data del 31 marzo 2024 i Decorati inseriti su questa fonte
sono fino alla lettera N.
II/3/185 – La
Edizione della Guida è in aggiornamento. Si crede opportuno predisporre una
edizione il 30 giugno 2024 con gli aggiornamenti intercorsi. Chi non avesse
avuto la Guida per l’Inserimento sia della Anagrafica che della Decorazione lo
faccia presente ( albodoro@istitutonastroazzurro.org
II/3/186 – Provincia di Sondrio (69). Albo d’Oro
della Lombardia. Utente Alberto Vido. Inviato l’Home Page per inserimento. Fonte C. 1 11 Albo d’Oro della provincia di
Sondrio ed 1970. Inserimento in corso.
II/3/187 – Provincia di Rovigo (65) Albo d’Oro
del Veneto Salvo nuovi elementi acquisti questa provincia sarà presa in esame
per le fonti e l’inserimento dati nel 2025
II/3/188 - Alla data del
31 marzo 2024 gli inserimenti totali per Utente, le principali variazioni sono.
Monica Apostoli ((894), Giovanni Riccardo Baldelli (173), Alessia Biasiolo
(1208), Osvaldo Biribicchi (8), Massimo Coltrinari (322), Claudio Fiori (256),
Fabio Lombardelli (69), Giorgio Madeddu (254)
II/3/189 - Provincia
di Trento. (74). Albo d’Oro del Trentino Alto Adige. E’ stato individuato
un Albo d’Oro su supporto informatico. Da individuare utente. Inserimento dati
dal 2025
II/3/190 – Provincia di Bolzano. Claudio Fiori ha
inserito i decorati della Provincia di Bolzano riportati sull’Albo d’oro di
Bolzano e Merano. Il Dato che emerge che i decorati iscritti alla Federazione
nell’anno di edizione dell’Albo d’Oro erano 252, ma effettivamente nati nella
provincia di Bolzano erano in totale 8. Il dato all’esame di ulteriori
considerazioni
II/3/191 – Provincia di Sassari (67). Albo d’Oro
della Sardegna. Salvo nuovi elementi acquisti questa provincia sarà presa in
esame per le fonti e l’inserimento dati nel 2025
II/3/192 - Roberto Orioli sta predisponendo la Home
Page dell’Albo d’Oro dei Decorati con tutte le sue componenti. Si pensa che
sarà in prima versione disponibile per il mese di aprile.
II/3/193 – Provincia di Teramo (71). Albo d’Oro
degli Abruzzi Salvo nuovi elementi acquisti questa provincia sarà presa in
esame per le fonti e l’inserimento dati nel 2025
II/3/194 – Dal mese di
aprile si inizierà a preparare le schede dedicate alla Statistica, iniziando a
predisporre il rapporto tra numero mdi abitanti e numero dei decorati/ Poi tra
decorazione concessa e tipo di decorazioni
e numero di abitanti.
II/3/195 Provincia
di Taranto.(70). Albo d’Oro della Puglia. Salvo nuovi elementi acquisti
questa provincia sarà presa in esame per le fonti e l’inserimento dati nel 2025
II/3/196. Congratulazioni
vivissime a Sergio Pirolozzi al suo rientro da una missioni impegnativa all’estero.
Quanto prima, recuperare tutte le energie psicofisiche e riambientatosi, riprenderà
la collaborazione con il CESVAM e continuerà a dare il suo apporto all’Albo
d’Oro per i decorati della provincia di Salerno.
II/3/197 – Provincia di Treviso (75). Albo d’Oro
del Veneto. Salvo nuovi elementi acquisti questa provincia sarà presa in esame
per le fonti e l’inserimento dati nel 2025
II/3/198, Alla data del 1
marzo 2024 il totale delle decorazioni
inserite erano 21847 Alla data del 1 aprile 2024 il numero degli inserimenti di Decorati era
pari a 19800 per un totale di 24026
Decorazioni
II/3/199 .Il Dott.
Santoro segnala: Sono state concesse decorazioni al Valor Militare in A.O.I dal
1936 allo scoppio della seconda guerra mondiale per atti contro i ribelli
etiopi. La Guerra in Etiopia si è conclusa il 5 maggio 1936. Tutte le Medaglie
concesse vanno messe in “Tempo di Pace. Il Primo dopoguerra 1919-1939
(Attualmente è fino al 1934 sarà cambiato in 1939)
II/3/200 - – Prossimo
INFOCESVAM – ANNESSO PER ALBO D’ORO sarà pubblicato il 1 maggio 2024. precedenti numeri di Infocesvam (dal gennaio
2023) ANNESSO sono, pubblicati su www.cesvam.org e sul sito
dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM e sui blog: www.associazionismomilitare
e su www.valoremilitare.org.
Dal gennaio 2024 L’ANNESSO al Bollettino
Infocesvam ha cadenza mensile ed uscirà in modo autonomo. Prossima edizione
di INFOCEVAM – ANNESSO II/4 Aprile 2024
che uscirà il 1 maggio 2024 (a cura di massimo coltrinari)
ANNESSO
A:
BOLLETTINO
NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE
Situazione
bimestrale dello stato di sviluppo, approntamento e finalizzazione de:
ALBO
D’ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1793 AD OGGI
Email:
albodoro@istitutonastroazzurro.org
ANNO
II, N. 2, Febbraio - 2024, 1 Marzo 2024
II/2/151. La
decodificazione di questi numeri è la seguente: I anno di edizione dell’annesso,
1 il mese di edizione di INFOCESVAM –ANNESSO ALBO D’ORO, 01, il numero della
comunicazione dal numero 1 ad oggi, riferita ad ogni Federazione/Provincia
citata o altra notizia. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di
informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione del ALBO D’ORO
NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1793 AD OGGI”. Questo ANNESSO
trova come naturale complemento la piattaforma www.cesvam.org.
1I/2/152. Provincia di Bolzano. Alla data odierna
è estato realizzato l’export su programma exelles dei dati inseriti per
l’iniziale controllo. Utente Claudio Fiori
II/2/153. Provincia di Padova Albo d’Oro del
Veneto Preso contatto con il Presidente della Federazione nel 2023, che ha mostrato disponibilità. Nel
mese di Febbraio si prenderà contatto per avviare le prime procedure di
esecuzione
II/2/154 Provincia di Parma (49). La Sig.ra
Bottoni ha completato l’inserimento dei Decorati. Predisposto la export di
arma. Controllo ed utilizzo dei dati disponibile
II/2/155 Decorati di Casa
Savoia. Sono Stati inseriti i componenti di Casa Savoia fino al 1933. Fonte
Albo d’Oro Torino. Progetto di predisporre la procedura export per il
successivo controllo
II/2/156 Alla data del 29
febbraio 2024 gli inserimenti totali per Utente, le principali variazioni sono.
R. Bottoni (2672), M. Brutti (472), C.M. Magnani (4521), S. Marsili (206), C.
Mastrantonio (1446), R Quintili (11155), P. Tomasini (3206), W. Vignola (492)
II/2/157 Provincia di Macerata. Alla data
odierna è estato realizzato l’export su programma exelles dei dati inseriti per
l’iniziale controllo. Utente Mario Brutti
II/2/158 Provincia di Pavia (50) Albo d’Oro
della Lombardia. Salvo nuovi elementi acquisti questa provincia sarà presa in
esame per le fonti e l’inserimento dati nel 2025
II/2/159 Provincia di Frosinone (86). Tramite
Presidente Sezione di Formia. Il Sig. Maddalena ha dato la raccolta dei
Decorati della provincia su supporto exelles. Inviato Homepage.
II/2/160 Provincia di Fermo Alla data odierna è
estato realizzato l’export su programma exelles dei dati inseriti per
l’iniziale controllo. Utente Massimo Coltrinari
II/2/161 Provincia di Savona (83). Albo d’Oro
della Liguria. Utente Dott. Niccolò Paganelli. Inserimenti alla data odierna
32.
II/2/162 Alla data del 29 marzo 2024 gli
inserimenti totali per Utente, le principali variazioni sono. Monica Apostoli
((763), Giovanni Riccardo Baldelli (173), Alessia Biasiolo (1055), Osvaldo
Biribicchi (8), Massimo Coltrinari (322), Claudio Fiori (256), Fabio
Lombardelli (60), Giorgio Madeddu (254)
II/2/163 Provincia di Udine (77). Albo d’Oro
del Veneto Salvo nuovi elementi acquisti questa provincia sarà presa in esame
per le fonti e l’inserimento dati nel 2025
II/2/164 Roberto Orioli
sta predisponendo la maschera per il sito dell’Albo d’Oro nazionale dei
decorati al valor militare italiani e stranieri dal 1793 ad oggi. Alla data
odierna il titolo del sito in forma sintetica risulta essere
“www.albodorocombattenti@istitutonastroazzurro.org”
II/2/165 II/2/166 Guida all’inserimento dati.
Periodo Storico. Paola Tomasini suggerisce di inserire accanto alla dizione della guerra anche l’anno di
svolgimento. Esempio Guerra di Libia 1911-1912; Guerra d’Etiopia 1936-1937,
Guerra di Spagna (1936-1939). Si provvede.
II/2/167-Provincia di Cuneo (84). Albo d’Oro del
Piemonte Non vi sono fonti
disponibili. Nell’orbita di Asti. Utente Marco Montagnani. Inserimento dati
eventuale nel 2025
II/2/168 Paola Tomasini e
Laura Monteverde nel periodo di febbraio sono state impegnate ad inserire i
dati sulla base dell’Albo d’Oro di Milano. Mario brutti sul albo d0ro
disponibile della provincia di Macerata, Claudio Fiori sull’Albo d’oro della Federazione di Bolzano e Merano
II/2/169 Provincia di Pistoia. Alla data
odierna è estato realizzato l’export su programma exelles dei dati inseriti per
l’iniziale controllo. Utente Paola Tomasini
II/2/170. Claudio Fiori,
utente della provincia di Bolzano ha inserito tutti i nominativi dell’Albo
d’oro di Bolzano e Merano che ammontano ad oltre 2050 nominativi. E’ risultato
che nato nella provincia di Bolzano sono solo una decina. Sono in corso le
valutazioni su questi dati
II/2/171 Provincia di Piacenza.(54) Albo d’Oro
dell’Emilia Romagna Salvo nuovi elementi acquisti questa provincia sarà presa
in esame per le fonti e l’inserimento dati nel 2025
II/2/172 Guida
all’inserimento dati. Aggiornamento. Laura Monteverde suggerisce di inserire
nel campo “Riferimento di Legge” la dizione “non disponibile. Si provvede
II/2/173 Albo d’Oro della
Sicilia. Salvo nuovi elementi acquisti questa provincia sarà presa in esame per
le fonti e l’inserimento dati nel 2025
II/2/174 Alla data del 1
novembre 2023 gli inserimenti per assegnazioni totali sono stati 14.483, alla
data del 1 dicembre 2023 16168, alla data del 1 gennaio 2024 sono 18180, alla
data del 1 febbraio 2024 sono 20123 , alla data del 1 marzo 2024 21847 per un totale di 18106 Decorati
II/2/175 - – Prossimo
INFOCESVAM – ANNESSO PER ALBO D’ORO sarà pubblicato il 1 marzo 2024. precedenti numeri di Infocesvam (dal gennaio
2023) ANNESSO sono, pubblicati su www.cesvam.org e sul sito
dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM e sui blog: www.associazionismomilitare
e su www.valoremilitare.org.
Dal gennaio 2024 L’ANNESSO al Bollettino
Infocesvam ha cadenza mensile ed uscirà in modo autonomo. Prossima edizione
di INFOCEVAM – ANNESSO II/3 Marzo 2024 1
Aprile 2024
(a cura di massimo
coltrinari)
TESI DI LAUREA
PREMESSA
Lo scopo di questo
elaborato consiste nel delineare sinteticamente la situazione internazionale
che ha portato allo scoppio della Grande Guerra, esporre le linee essenziali
del Piano Schlieffen che ne determinò l’intero corso e il previsto apporto
italiano ai piani di guerra tedeschi. Nel primo capitolo verranno
sinteticamente esposti gli eventi che portarono al delinearsi dei due blocchi
contrapposti e le cause che condussero allo scoppio del primo vero conflitto
mondiale, tracciando altresì un breve excursus sugli eserciti principali che si
scontrarono nelle prime fasi della guerra: il piccolo ma tenace esercito belga,
l’esercito “di revanche” francese, il professionale esercito inglese, lo
“schiacciasassi” russo e l’ormai decadente esercito austro-ungarico che il
Generale Conrad Von Hotzendorf tentò di rivitalizzare, per giungere infine al
“capolavoro tedesco”, il suo esercito.
Nel capitolo 2
verrà analizzato il Piano XVII francese, necessario per comprendere appieno
l’evoluzione della strategia militare tedesca che da un approccio difensivista
a occidente, con Schlieffen e il suo famoso Memorandum raggiunse l’apice del
tecnicismo e della pianificazione militare novecentesca e cambiò nettamente
direzione improntandosi su un’offensiva a occidente e a una difensiva ad
oriente. Verranno analizzate le caratteristiche essenziali del Piano, i difetti
intrinseci, le variazioni suggerite dal successore Von Moltke.
Il Capitolo 3
vedrà l’analisi sintetica delle prime settimane di guerra, gli errori e le
indecisioni del Comando tedesco sino ad arrivare al fallimento nella battaglia
della Marna. Con questo scontro, terminava la guerra di movimento, falliva il
Piano Schlieffen con tutti i suoi presupposti e iniziava la guerra di trincea
che avrebbe vincolato le forze contrapposte sino al 1918.
L’ultimo capitolo
è dedicato alla posizione italiana all’interno della Triplice Alleanza, le
convenzioni militari con gli Imperi Centrali, il previsto apporto alla guerra
tedesca, dapprima accolto con sufficienza, poi richiesto fortemente dopo la
battaglia della Marna, dove avrebbe potuto essere determinante. Da questo
capitolo emerge un’Italia considerata inizialmente come una Potenza solo per
convenzione, militarmente non preparata anche se desiderosa di ben figurare con
gli Alleati, un’Austria che seppur alleata la tenne sempre sotto controllo sino
ad arrivare a predisporre piani per recuperare i vecchi territori perduti,
pronta anche ad ingannare per averne l’appoggio quando la situazione divenne
tragica, e una Germania che tentò sempre di mediare tra i due antichi
avversari, sempre tenendo bene a mente i propri scopi e prediligendo i contatti
privilegiati con gli austriaci. Dopo la sconfitta della Marna, i tentativi
tedeschi di mediare e ottenere che l’Austria cedesse il Trentino affinché
l’Italia si mantenesse neutrale capitolarono quando nel maggio 1915 il Patto di
Londra sancì il cambio totale di alleanze.
Nelle conclusioni
finali si vuole considerare, oltre ai difetti intrinseci del famoso Piano
Schlieffen e alla sua condotta fallimentare, il peso che avrebbe avuto
un’Italia al fianco degli Imperi Centrali, il peso appunto che avrebbe avuto il
previsto invio della 3°Armata sul Reno, Armata che avrebbe potuto essere
determinante non solo nella battaglia della Marna ma, a seconda di quanto
emerso nel corso dello studio sui vari profili d’impiego anche su altri settori
del fronte. Impossibile stabilire con certezza se il mancato intervento
italiano avrebbe consentito la vittoria della Triplice sull’Intesa, ma senza
dubbio un’Italia allineata con gli Imperi Centrali, trattata come un vero
alleato con lealtà e rispetto, avrebbe senza dubbio avuto un influsso
estremamente rilevante sulle operazioni belliche iniziali, le più importanti
dell’intero conflitto.
Dott. Manuel Vignola
TESI DI LAUREA
Questo lavoro è dedicato a tutte le figlie, i figli, le mogli e i mariti degli operatori e le operatrici di Intelligence in servizio, in pensione e deceduti, poiché essi al di fuori del mondo virtuale hanno dedicato, dedicano e dedicheranno senza sosta il loro tempo per proteggerci e tutelarci.
Premessa
Oggetto della presente tesi è: Human Intelligence e
Virtual Humint “l’uomo che si adatta” durante l’epoca moderna. Intendiamo per
Human Intelligence è l'attività di intelligence consistente
nella raccolta di informazioni per mezzo di contatti interpersonali, e come tale si
contrappone ad altri canali informativi più "tecnologici", come SIGINT, IMINT, e MASINT.
La NATO definisce
la HUMINT come "una categoria di intelligence derivata da informazioni
raccolte e fornite da fonti umane ed intendiamo per Virtual Humit Intelligence
attività di raccolta di informazioni attraverso l’interazione con fonti umane
su internet. Su queste basi lo scopo
della presente tesi è dimostrare quanto la Human Intelligence (HUMINT), storicamente la più antica
tecnica di raccolta di informazioni per mezzo di contatti interpersonali, non può
prescindere dall’utilizzo delle tecnologie digitali e dalla inarrestabile
produzione di informazioni per mezzo delle applicazioni fruibili nel Cyberspace.
Queste ultime hanno influenzato completamente il modo dell’essere umano di
concepire la propria esistenza e di gestire i suoi rapporti sociali. In tal
senso, un particolare contributo è stato reso dai social media, sempre più
interpretati dalle masse come strumenti di interazione con l’ambiente esterno e
come mezzo per raggiungere un target audiences difficilmente
accessibile in altro modo. La conduzione di attività di human intelligence in
una global digital society impone una sostanziale
rivisitazione delle tradizionali metodologie di interazione con le persone,
l’adozione di nuovi schemi di approccio psicologico ottimizzate per la gestione
di rapporti virtuali e l’utilizzo di tecniche di ricerca, estrazione ed
elaborazione dei dati contenuti social media. La Virtual Human Intelligence
(VHUMINT) nasce quindi dall’esigenza di trasportare la proverbiale e complessa
tecnica di cognitive feats della Humint all’interno dei
social media, nel tentativo di acquisire da questo nuovo mondo di dati digitali
un prodotto di conoscenza di maggiore spessore qualitativo.
I limiti di spazio sono riferiti in particolare nel
sistema di sicurezza in Italia ma fornendo alcuni esempi di eventi nel mondo i
quali hanno contribuito a dare un nuovo impulso nelle tecniche di raccolta
informativa da fonte umana.
I limiti di tempo riguardano l’epoca moderna, dove lo
Humint, storicamente
la più antica tecnica di raccolta di informazioni per mezzo di contatti
interpersonali, si è adattata alle nuove
esigenze dell’uomo moderno, il mondo virtuale.
Possibilità di sviluppo e approfondimento di temi di
tesi, in relazione alle future esperienze ed acquisizioni di nuove fonti nel
quadro delle indicazioni e dei lineamenti del presente Master in Terrorismo e Antiterrorismo
Internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi.
Volume 27 Collana Storia in Laboratorio. In Preparazione
Seguito dei precedenti, uno dedicato al 1914 e l’altro al primo semestre del 1915, il presente volume descrive lo svolgersi della guerra sulla nostra frontiera orientale. Mentre tutti si aspettavano una rapida e vittoriosa conclusione, emersero sul campo i nodi di una decisione diplomatica affrettata (Il Patto di Londra) che mise in difficoltà i vertici militari. Difficoltà che si tradussero in una mobilitazione tardiva, tanto che, dichiarata la guerra il 24 maggio, la prima vera grande offensiva (
Il primo mese di guerra lo chiamammo “Il balzo in avanti” un eufemismo per dire che l’Esercito entrò in guerra impreparato; una impreparazione che ci costò cara in quanto diede tempo all’Austria-Ungheria di far affluire verso il suo confine meridionale, al momento della dichiarazione di guerra indifeso, sufficienti truppe per contrastare la nostra avanzata.
Dopo la prima offensiva, né lanciammo, nei mesi successivi, altre tre, (Seconda, Terza e Quarta Battaglia dell’Isonzo) che in sostanza non ebbero alcun successo. L’euforia del “maggio radioso” pian piano lasciò il posto alla disillusione ed alla rassegnazione, mascherata da esteriorità patriottiche. La guerra non sarebbe stata né breve né facile ed il Paese né prese atto.
Nel volume questo andamento della guerra è descritto riportando l’impiego in linea delle Brigate di fanteria dal nome marchigiano, “Marche”, “Ancona” e “Macerata” e da altre, come la Brigata “ Messina” e la Brigata “Acqui” che erano di stanza, in tempo di pace, nelle Marche. In più si descrive le vicende della Brigata “Alpi” per riportare l’interventismo risorgimentale alla prova della trinca.
Il volume presenta le Marche come regione di prima linea, in quando, dopo aver dato il concetto di “trincea marittima”, nel descrivere la strategia adottata dalla Regia Marina, sottolinea il ruolo di Ancona come piazzaforte offensiva. E su questa scia da i primi tratti di come le provincie marchigiane, Pesaro, Ancona, Macerata Ascoli Piceno ed il fermano, subissero incisivi cambiamenti socioeconomici, ora repentini ora più lenti, che la guerra richiedeva.
Il volume è anche espressione della attività, lezioni, seminari, relazioni, e incontri, svolta nel secondo semestre 2015 dall’Autore per ricordare e celebrare il centenario della Grande Guerra.
Con linguaggio accessibile e l’ausilio di molte immagini a colori, questo libro vuole introdurre a un tema che, pur collocandosi in un campo di studi oggi centrale nelle scienze sociali quale quello della dimensione simbolica del potere, risulta ancora troppo poco analizzato: la spazialità del potere e le sue espressioni cartografiche. Lo fa raccontando storie e tratteggiando personaggi, ma ambisce ad essere molto più di una semplice raccolta aneddotica: vuole infatti ricostruirne l’evoluzione storica, a partire da quei prodotti cartografici a cavallo tra scienza e arte eredi della tradizione rinascimentale fino alle sperimentazioni grafiche delle carte geopolitiche di oggi.
I protagonisti del libro sono dunque molti: le carte come oggetti in sé, i loro autori, il pubblico che le sfoglia, il potere che le commissiona e vi viene ritratto anche quando non compare direttamente. Ma in realtà il protagonista principale è un altro ancora: l’atto comunicativo che si instaura tra la carta e l’osservatore, momento in cui si esprime tutta la ricchezza e il fascino del linguaggio cartografico.
Edoardo Boria, geografo, insegna presso La Sapienza-Università di Roma. I suoi interessi di ricerca sono prevalentemente rivolti alla storia del pensiero geografico e della cartografia. In quest’ultimo ambito ha approfondito lo studio del valore politico e sociale della carta geografica, su cui ha scritto numerosi saggi e il volume Cartografia e potere (UTET, 2007).
Volume n. 18 Collana Storia in Laboratorio
Francesca Romana Lenzi, L'Italia in Alta Slesia (1919-1922), Roma, Casa Editrice Nuova Cultura, 2011, pag. 128, Euro11, ISBN 9788861346963
Durante lo svolgimento delle Conferenze della pace che seguirono il primo conflitto mondiale, alcuni peculiari aspetti delle trattative furono oggetto di studio di specifici organismi istituiti per dare attuazione alle decisioni assunte dalla Conferenza degli Ambasciatori. Tra di esse, la questione della delimitazione dei confini costituì un nodo di rilevanza cruciale per i risvolti di natura sociale, politica e diplomatica che avrebbero comportato tali delicate decisioni sul piano internazionale. Tra essi, vi fu la questione dell’Alta Slesia, una regione ricca e, pertanto, fortemente contesa tra la Germania e la Polonia. Venne predisposta una Commissione interalleata di governo e plebiscito composta da un generale inglese, uno francese e uno italiano, con il compito di garantire l’ordine pubblico ed il regolare svolgimento della consultazione plebiscitaria con cui il popolo avrebbe deciso il proprio destino. L’Italia, seppur non direttamente interessata al territorio conteso, ricoprì un ruolo politico di protagonista e di mediatrice, che costituì un’occasione preziosa da spendere in favore di interessi più grandi, di politica estera, specie nei rapporti con le altre Potenze europee.
È l’argomento che viene trattato in questo volume: dopo aver descritto i fatti, si cerca di focalizzare le cause di tanto disastro. Si propone la tesi che queste perdite abnormi non siano dovute principalmente e solamente alle carenze di equipaggiamento, come si continua a credere, ma ad una serie di altre cause. Nel volume sono individuate: nella avventatezza e superficialità strategica del vertice politico del tempo; nella acquiescenza pedissequa del vertice militare di allora che non fece prevalere, nel processo decisionale, le considerazioni tecnico-operative, poi sbandierate con insistenza, a disastro avvenuto; nella incapacità dei Comandanti in loco di valutare realisticamente la situazione prendendo le discendenti difficili e virili decisioni; nel mancato appoggio, al limite del tradimento, dell’alleato tedesco che prima ordina la resistenza ad oltranza alle Forze Italiane, e poi le abbandona al loro destino; nella constatazione che anche il miglior equipaggiamento non sarebbe stato sufficiente ad evitare tale disastro, date le condizioni in cui operarono, durante la ritirata, le nostre Forze Armate. Il volume è premessa a quello dedicato alla Prigionia italiana in mano alla URSS nel periodo 1941-1954, in cui si sostiene la tesi che la mortalità nella prigionia in mano alla URSS è equivalente a quella delle altre prigionie della seconda guerra mondiale.
Carlo d’Angiò è il cavaliere che campeggia al centro dello stemma d’Ancona. Lo sostiene, senza porre dubbi, l’ultimo governatore pontificio di Ancona, conte de Quatrebarbes. Dopo giorni di lotte accanite, con suo grande rammarico, lo stemma pontificio, il 29 settembre 1860 doveva essere abbassato per far posto allo stemma sabaudo, significando la fine del potere temporale dei Papi nelle Marche. La descrizione degli avvenimenti di parte pontificia per la difesa di questo potere è il filo conduttore del presente volume, che pone Ancona al centro degli avvenimenti del 1860. Avvenimenti che sono descritti nell’ottica di coloro, i legittimisti cattolici, che volevano difendere questo potere, perdurante da oltre tre secoli, che ritenevano indispensabile per l’esercizio della missione del Papa e della Chiesa Cattolica.
Nel adottare il principio che è con la geografia che qualsiasi storia deve iniziare, caro all’Autore, il volume dedica ampio spazio ad Ancona come città e come piazzaforte. Ne esce un quadro di come Ancona era nel 1860, un quadro che si può considerare come il punto di partenza dello sviluppo, non solo urbanistico, della Dorica negli ultimi 150 anni.
Nella prima parte del volume, che è questo Tomo I, viene presentata Ancona come era nel 1860, ovvero dopo oltre tre secoli di dominio papale. Ancona nella sua struttura urbanistica, tutta racchiusa entro le mura, in cui le opere militari di difesa, forti, bastioni, portelle, mura si alternano con i simboli e i luoghi della Chiesa, in particolare chiese e conventi. Ad Ancona accorsero per la difesa dei diritti della Chiesa la gran massa dei legittimisti di tutta Europa, escludendo o emarginato l’elemento “italiano” chiamato con una parola estremamente significativa “indigeno” o romano; aspetto questo che sottolinea come la Chiesa della seconda metà dell’ottocento era contraria al processo unitario italiano e sosteneva con tutte le sue forze i suoi diritti temporali; una convinzione che oggi appare non solo superata, ma aberrante nella visione della Chiesa universale, riferimento di tutti i popoli di buona volontà. Questo Tomo I è la fotografia, quindi, di Ancona, nel 1860; Ancona dentro le sue mura in una visione conservatrice e rivolta al passato di una città dalla vocazione cosmopolita e marinara. Gli avvenimenti come sono descritti fanno emergere una azione, da parte dei responsabili pontifici, piena di errori politici, sociali, economici, diplomatici e, soprattutto militari, che agevolò non poco l’affermarsi della temuta quanto odiata “rivoluzione”, tanto che le vittorie dei Sardi, ovvero degli Italiani, ottenute in questo modo, per la facilità con cui sono state conseguite, oggi non vengono considerate importanti, come in realtà sono, ma sostanzialmente disconosciute. Un oblio che coinvolge anche Ancona, nella Storia nazionale, che in questo passaggio, per lei fondamentale dallo Stato preunitario allo Stato nazionale perdette uno dei suoi monumenti più qualificanti e rappresentativi; la Lanterna, simbolo della essenzialità della sua vocazione commerciale e marittima. Un volume che vuole sottolineare che il nostro Risorgimento, in questa appena passata data anniversaria del 2011, più che celebrarlo va conosciuto e, possibilmente, studiato. Così come la Storia di Ancona.
Quando si parla di Secondo Risorgimento, vengono alla mente soprattutto “due storie” del 1943-1945: da un lato, l’apporto fornito dalle Unità regolari italiane agli Alleati durante la Guerra di Liberazione (Campagna d’Italia per gli anglo-americani); dall’altro, la guerra partigiana, intesa principalmente come partecipazione clandestina alla lotta di liberazione, di civili e di partiti politici italiani. Storie tenute separate, una specie di dicotomia storiografica, che relega i militari esclusivamente alle operazioni al fronte e che soltanto di recente è stata in parte sanata con il riconoscimento, anche di autorevoli rappresentanti del mondo Accademico e di quello Istituzionale, del contributo fornito da soldati, marinai ed avieri, alla guerra partigiana. Ma quanto determinante sia stata la partecipazione degli uomini in uniforme alla lotta clandestina ancora non è stato scritto. Questo volume vuole essere, nel filone che ben si collega ad una “storia in laboratorio”, un contributo ed una testimonianza documentata del determinante e prezioso apporto che Comandi militari, capi, e gregari con le stellette vollero e seppero dare alla guerra partigiana. Attraverso le documentazioni di archivio, viene infatti descritto quanto l’Istituzione militare fece per l’organizzazione, la conduzione, lo sviluppo e la partecipazione diretta alla guerra clandestina, ovvero alla resistenza contro i tedeschi, dal 1943 al 1945, a partire dalle prime reazioni armate immediatamente dopo l’armistizio. E quanto la presenza dei militari sia stata richiesta, all’epoca, dalle stesse bande partigiane, per la conoscenza tecnica della guerra che i militari avevano e che altri non possedevano. Una esauriente ricerca in materia è oggi resa possibile grazie anche all’acquisizione, da parte dell’Ufficio Storico dello SME, della ricca documentazione del S.I.M., versata dal S.I.S.M.I. (ora A.I.S.E.), a cavallo del 2000. Il S.I.M. ed il Comando Supremo, infatti, furono organi propulsori della lotta clandestina e sono le loro carte ad attestare come i protagonisti con le stellette (si pensi per esempio a Montezemolo, a Cadorna, ai fratelli Di Dio, al maggiore Martini-Mauri), siano stati artefici della lotta e fra mille difficoltà abbiano fornito un contributo rilevante, insostituibile e di estrema efficacia alla liberazione della Patria. La speranza è che tale contributo diventi conoscenza estesa con onestà intellettuale anche a livello didattico, nei testi scolastici, in modo che le giovani generazioni abbiano giusta memoria degli avvenimenti e possano identificare le loro Forze Armate non solo in quelle di Caporetto e dell’8 settembre, ma anche in quelle della Liberazione della Patria: affinché apprendano una storia dimenticata di un’epoca così difficile vissuta dai loro padri.
Il volume tratta degli eventi che vanno dalla capitolazione di Loreto del 19 settembre all’arrivo del Re di Sardegna, Vittorio Emanuele II, in Ancona, il 3 ottobre 1860.
Eventi che sono stati, dalla storiografia, quasi sempre presentati come susseguenti e consequenziali, e
quindi non significativi, a quelli del 18 settembre 1860, durante i quali il gen. Cialdini impedì, e disperse, nella vallata del Musone le forze pontificie del De La Moriciére, provenienti dall’Umbria, che cercavano di rinchiudersi in Ancona e dare vita ad un assedio ad oltranza, in attesa dell’intervento delle potenze Cattoliche, soprattutto dell’Austria.
Il pericolo di un intervento austriaco era stato sempre tenuto presente dal Comando Sardo. Prendere
Ancona significava scongiuralo. Il piano di invasione delle Marche e dell’Umbria del generale Fanti teneva ben presente questo pericolo: le due masse per la campagna di invasione dello Stato Pontificio prevedeva che la più consistente fosse quella del generale Cialdini, che avrebbe operato lungo la litoranea adriatica; questa massa era, nel contempo, più vicino alla Valle Padana ed all’Emilia, pronta a retrocedere, in caso di attacco austriaco, e formare il fianco sud dello schieramento già in atto, 150.000 uomini, schierati lungo il confine veneto-lombardo. L’altra massa, la meno consistente, doveva operare nell’Umbria, e, conquistatela, avrebbe marciato, via Colfiorito, su Ancona e sarebbe stata la sola a gestire le operazioni nello Stato Pontificio, divenuto, in presenza dell’iniziativa austriaca, un fronte secondario. L’azione delle due masse avrebbe avuto il concorso della flotta, e, conquistata Ancona, la piazzaforte sarebbe stata la base di operazione sul mare contro l’Austria. Se l’Austria non si fosse mossa, l’obiettivo rimaneva sempre conquistare Ancona, ma le due masse, riunite, avrebbero dovuto marciare verso sud per portare nell’alveo moderato l’iniziativa garibaldina, impedendo la costituzione di una repubblica mazziniana a Napoli e nel meridione d’Italia. Ancona ha, in queste piano, un ruolo centrale e rimase sempre l’obiettivo primario di tutta l’azione Sarda. In una operazione che oggi diremo “joint”, l’investimento e la presa di Ancona rappresenta un esempio brillante di capacità militare e intuizione politica, fuse insieme, che rappresenta una pagina esaltante della nostra tradizione militare
Ancona, divenuta Sarda, da piazzaforte periferica di uno Stato al tramonto, diventa una piazzaforte di
primaria importanza di uno Stato chiamato a partecipare alla formazione dei nuovi equilibri tra le
Potenze, non solo mediterranei, ma anche europei. Ed Ancona stessa inizia, da quel 29 settembre 1860,
uno sviluppo sociale, economico ed urbanistico di prima grandezza, che la percorrerà per tutto l’800 e la prima metà del secolo breve.
Il volume descrive quei eccezionali giorni del settembre 1860 durante i quali si realizzano i momenti più belli ed esaltanti della storia recente della città Dorica.
A giudizio di chi scrive l’errore sistematico, che con questo volume s’intende superare, è che sinora gli avvenimenti relativi all’armistizio dell’8 settembre 1943 e agli eventi che ne seguirono sono stati giudicati con il senno del poi, nell’ottica della situazione venutasi a creare nel dopoguerra e del clima culturale dominante. Questa è un’ottica che i protagonisti del tempo non potevano avere, pertanto il loro approccio logico doveva inevitabilmente essere differente, persino sui risultati finali del conflitto, che la classe dirigente nazista era convinta di potere ancora volgere a proprio favore. Gli italiani erano stati informati dello sforzo per realizzare risolutive “armi segrete” proprio nella riunione di Feltre del 19 luglio 1943, giorno del bombardamento del quartiere San Lorenzo di Roma. Mussolini, in quell’occasione, rimase a tal punto affascinato e succube dell’esposizione di Hitler da non fare cenno alcuno all’intenzione che stava maturando in alcuni ambienti italiani di uscire dal conflitto. Questo fu probabilmente determinante a creare un clima favorevole a un suo avvicendamento, che come abbiamo visto fu equivoco (la guerra continua) e finalizzato alla tenuta del fronte interno e al mantenimento dell’ordine pubblico. Se il doppio gioco di Badoglio, del quale parla Churchill, doveva avvenire ai danni degli angloamericani e non dei Tedeschi, molte delle cose incomprensibili e non ancora chiarite di quei giorni possono venire riviste sotto nuova luce e persino razionalmente spiegate. In questo volume si avanza l’ipotesi dell’inganno strategico ovvero attirare in una trappola gli Alleati, farli sbarcare, fingere inizialmente di combattere e poi o decidere la resa, rispettando i patti, oppure ributtarli a mare, con i Tedeschi compartecipi del disegno. Forse diffidavano, ma in questo caso le assicurazioni di Badoglio e di Vittorio Emanuele a Rahn devono venire lette sotto un’ottica diversa da quella corrente, che attribuisce loro un’incredibile faccia di bronzo. Gli avvenimenti cominciarono a precipitare solo nel pomeriggio dell’8 settembre, quando apparve chiaro che Eisenhower non era disponibile a sentire ragioni e che la parte italiana doveva “prendere o lasciare”, cioè continuare il gioco pericolosamente oltre il previsto, avallando uno strumentale armistizio, oppure denunziare gli accordi di Cassibile, ma compromettere la fase cruciale dell’inganno strategico che avrebbe dovuto concretizzarsi entro pochi giorni.
Altro punto che sembra accreditare la nostra tesi, ed in particolare che la cosiddetta “fuga da Roma” avesse inizialmente come meta Chieti e non Brindisi, è l’atteggiamento tenuto dai membri della comitiva regia nella sosta presso i duchi di Bovino, dai quali si erano recati a pranzo. Il Sovrano, che fece notare di avere nel portafogli una somma di poco superiore alle mille lire dell’epoca, il duca d’Acquarone, che confessò di avere con se solo il vestito che indossava, Badoglio che rafforzò le sue convinzioni con un riferimento alle sue origini piemontesi, tutti ribadirono; e con enfasi, che l’allontanamento da Roma sarebbe stato un evento di pochi giorni. Sono affermazioni incomprensibili, addirittura da scriteriati, se le si giudica alla luce di come sappiamo andarono a finire le cose; al contrario, se le si interpreta alla luce della nostra tesi, che la cosiddetta “fuga da Roma” doveva essere, portandosi al limite del versante opposto dell’Appennino, un prudenziale allontanamento dalla costa tirrenica e dall’area di Roma dove avrebbe dovuto infuriare – così si pensava – una violenta battaglia aeronavale e terrestre per respingere più teste di ponte di un massiccio sbarco previsto in forze, allora queste strane e sinora illogiche affermazioni di ottimismo acquistano significato e soprattutto si spiegano in maniera logica e pertinente. Il volume presenta questa tesi che può essere accettata o meno, ma con l’ottica che alla fine di questi inganni reciproci, si dissolse ogni potere per la Monarchia e per gli Italiani arrivò il momento delle scelte, dalle quali si creò l’architettura della Guerra di Liberazione.
L'attività dell'Unione Nazionale Ufficiali in congedo d'Italia, U.N.U.C.I.., sezione di Spoleto, sostenuta e stimolata dal suo Presidente, gen. Fuduli, ha propiziato la edizione di questo volume. E' un traguardo molto importante, perchè, attraverso l'attività di ricerca e di documentazione, si è riusciti a raccogliere il materiale documentario relativo alla attività dei superstiti della Divisione "Perugia" volta a ricordare chi, avendo fatto solo il proprio dovere, era stato travolto dalla crisi armistiziale. Ricordare i compagni Caduti è stata la stella polare di chi voleva far conoscere in Italia questa tragedia, caduta subito nell'oblio e rimastaci per lunghi anni. Anni che non sono stati facili. Segno di queste difficoltà è il fatto che alla proposta, nella prima metà degli anni settanta del secolo scorso, di erigere un monumento ai Caduti della "Perugia" a Perugia, l'Amministrazione del tempo oppose non solo un rifiuto, ma furono trovate giustificazioni quasi al limite dell'insulto e della provocazione. Il monumento fu poi eretto a Trento, in quanto tutta la documentazione relativa alla Divisione, fino allora raccolta, era già stata depositata presso il Museo del Risorgimento e della Libertà . Quindi il Monumento ai fanti della "Perugia" è a Trento. Il volume, quindi, fornisce la documentazione prodotta per oltre sessanta anni, da chi fu protagonista degli avvenimenti che dall'8 settembre fino ai primi di ottobre 1943, sotto forma di lettere, documentazione, dichiarazioni, ed altro. Importante il periodo guerra durante in cui emerge il grande dramma della Resistenza Italiana all'estero: il mancato aiuto degli Alleanti in Grecia e nei Balcani, quando vi erano margini di intervento diretto ed indiretto. Gli anni del dopoguerra sono sottolineati dalla attività di Francesco Rovida, che fu proprio grazie a lui che la maggior parte delle testimonianze riferite alla "Perugia" furono raccolte e conservate. Seguono le altre iniziative, e le attività di ricerca. Il Volume, quindi, ricostruisce la storia dal basso, dal singolo uomo dal protagonista umile, ma che è centrale in tutte le storie e la Storia. Un volume da leggere e da studiare, e da porre a base di ricerche e approfondimenti, che è uno degli obiettivi del progetto "Storia in Laboratorio", di cui il volume è un tassello veramente importante.