mercoledì 5 marzo 2014
Pagine di Storia: XIV secolo. Repubblica di Venezia. Lo "Stato de Tera"
Oggi, a livello mondiale, si può distinguere un “Blocco Democratico” (UE ed USA), un “Blocco Autoritario” (Cina e Russia) ed un “Blocco Islamico” (Medio Oriente, parte dell’Asia Centrale e parte dell’Africa): quindi un sistema eterogeneo, nel quale i vari attori perseguono (con strumenti e modi diversi) una politica di espansione e potenza, la quale dipenderà sempre più dall’accesso alle fonti di approvvigionamento energetico, più che dalle conquiste territoriali.
In questo “Nuovo Grande Gioco”, il gas risulta essere un elemento fondamentale, dato che per i Paesi industrializzati sarà una risorsa sempre più imprescindibile, che dovrebbe addirittura (secondo Michael Economides, importante analista americano nel campo energetico) prendere il posto del petrolio, come più importante risorsa energetica, a livello mondiale (dal 2030). Il gas, infatti, ha numerosi pregi rispetto a petrolio e carbone (superiore valore calorifico, minore emissione di anidride carbonica e maggiore facilità di trasporto) e le sue riserve, con il consumo attuale, dovrebbero durare per tre secoli (secondo l’AIEA: Agenzia Internazionale Energia Atomica). Queste stime, che nel 2030 vedono l’Unione Europea dipendente per l’80% da importazioni di gas naturale (di cui avrà sempre più bisogno), introducono seriamente il problema della “sicurezza energetica”.
Con l’accordo pilota Brandt-Breznev (del 1970), attraverso il quale partì la prima fornitura di gas dalla Russia alla Germania Orientale (il 1° Maggio 1973), iniziò quella che è diventata una vera e propria dipendenza europea dal gas russo (che copre 1/4 del nostro fabbisogno), anche se sarebbe più corretto definirla interdipendenza (il mercato europeo rappresenta i 2/3 delle esportazioni di gas russo). La Russia vede nell’Europa il maggiore (per il momento) acquirente del suo gas, ma attraverso la controllataGazprom (che è presente complessivamente in 18 Stati dell’Unione Europea), approfitta della concorrenza del mercato interno all’UE per allacciare rapporti “bilaterali” (privilegiando Francia e Germania, allontanando l’Inghilterra), evidenziando un’asimmetria istituzionale tra la politica energetica europea e quella russa.
Il Corriere della Sera dell’8 Agosto 2009, titolando “Relazioni Pericolose”, faceva riferimento all’accordo Russia-Turchia sul gasdotto South Stream. Con una premessa un po’ troppo enfatica (“‘La Guerra Dei Gasdotti’ è la vera partita geostrategica del nostro tempo. Dove si muovevano soldati e divisioni corazzate, oggi si muovono tubi e permessi di transito”), si evidenziava uno “scontro” geopolitico in atto fra Stati Uniti e Russia, con ambiziosi progetti (geoeconomici) per il trasporto e lo sfruttamento del gas naturale.
L’Europa, in questa corsa al gas, si ritrova quindi in posizione di debolezza nei confronti della Russia, la quale non esita a stringere rapporti con l’Algeria per collaborare nelle forniture di gas (come evidenzia l’accordo stipulato tra Gazprom e la statale algerina Sonatrach, il 4 Agosto 2006), stringendo l’Europa in una vera e propria morsa geoeconomica (ricalcando le stesse caratteristiche di una classica manovra strategico-militare). Il quotidiano La Stampa del 5 Agosto 2006, titolando “Mosca e Algeri fondano l’Impero del gas”, faceva riferimento proprio all’accordo stipulato il giorno prima a Mosca. La Russia cercava di creare un’alleanza fra i grandi produttori di gas naturale, per gestire la politica dei prezzi, delle esportazioni e dello sfruttamento dei giacimenti (con l’intenzione di coinvolgere anche Sudafrica, Marocco ed Angola, con lo scopo di allargare la cooperazione in questo settore vitale per l’economia). Poiché l’Italia importa circa il 70% del gas da Algeria e Russia, la sua dipendenza energetica dall’asse Mosca-Algeri rischierebbe di diventare sottomissione geopolitica.
Per valutare l’importanza e l’efficacia dei rapporti “bilaterali” di una forza preponderante nei confronti di altri attori più deboli, risulta interessante analizzare le dinamiche (modalità e motivazioni) della rapida espansione della Repubblica di Venezia nei territori della terraferma circostante (ed oltre), che in brevissimo tempo (1404-1427) portò alla creazione dello “Stato da Tera”, che assieme al “Dogado” (il territorio metropolitano della Repubblica di Venezia) e allo “Stato da Mar” (i domini marittimi, cioè i territori oggetto del primo moto d’espansione del potere veneziano) costituì l’area di dominio dello Stato Veneziano.
Prima della Guerra di Chioggia (1379-1381), che aveva sancito la vittoria della Serenissima sulla Repubblica di Genova, ci furono solo poche “uscite” della Repubblica di Venezia verso la terraferma circostante (per esempio, con l’inclusione di Treviso nel 1339, considerata il “giardino di Venezia”). Infatti, come esortava il Cancelliere Ducale Raffaino Caresini (capo della Burocrazia veneziana) verso la fine del Trecento, quest’ultima doveva “coltivare il mare e lasciare stare la terra”, perché era dal mare che arrivavano le ricchezze (in quanto potenza commerciale marittima). Fino al 1404, la Repubblica di Venezia aveva stabilito accordi di pace con quasi tutto l’entroterra circostante, formando una specie di protettorato, che lei non amministrava, ma controllava, per salvaguardare le vie di comunicazione, per un solo fondamentale motivo: garantire la sicurezza del flusso commerciale (che, ovviamente, stava alla base della sua ricchezza).
Per poter perseguire questo obbiettivo, la Serenissima aveva bisogno di mantenere inalterate due condizioni indispensabili, nei confronti della terraferma circostante: frammentazione di quest’area (per evitare che un solo Stato potesse inglobare Veneto-Friuli, isolando il “Dogado” dal resto della penisola) e non belligeranza nell’intera zona (per salvaguardare la sicurezza delle strade, permettendo il normale scambio commerciale, elemento di vitale importanza). Dai primi anni del 1400, questo equilibrio cominciò ad evidenziare segni di rottura; i Visconti (Ducato di Milano) si erano espansi fino a Verona, mentre i Carraresi (Carrara) avevano inglobato Padova. Nel 1402, la morte di Giangaleazzo Visconti aveva provocato l’implosione dello Stato visconteo, innescando un periodo (di circa dieci anni) in cui i vari Capitani di Ventura (mercenari al soldo degli Stati italiani) cercavano di accaparrarsi un pezzo dell’ormai ex-Stato visconteo).
Da questa situazione fortemente instabile, i Carraresi trassero vantaggio: presero Verona (nel 1402) e assediarono Vicenza (nel 1404); inoltre, in qualità di cugini dei Castellani friulani Valvasoni, che avevano comprato Latisana dai Conti di Gorizia (in precedenza offerta, ma rifiutata, alla Repubblica di Venezia, per 12.000 Ducati), i Carraresi allargarono la loro influenza anche in Friuli. Nel 1404, la Repubblica di Venezia (in pericolo) si trovò “costretta” ad agire. Assoldò i Capitani di Ventura, ormai ex-viscontei (provenienti da famose famiglie, impegnate in questa “professione”, come quella dei Malatesta o dei Gonzaga), ruppe l’assedio carrarese a Vicenza, occupando la città, per poi inglobare Verona l’anno successivo, tramite accordi diplomatici (ma anche con la minaccia dell’esercito alle porte); lo stesso anno venne presa anche Padova, questa volta con l’uso della forza (uccidendo tutti i Carraresi presenti in città e scalpellando via dalle mura tutti i loro simboli famigliari).
Nel 1405, la Repubblica di Venezia si estese a quasi tutto il Veneto e si fermò (temporaneamente), perché il suo obbiettivo (come spiegato precedentemente) non era creare lo “Stato da Tera”, ma salvaguardare gli interessi commerciali derivanti dallo “Stato da Mar”, mantenendo la supremazia marittima; infatti, dopo il 1405, molte città (come Piacenza, Ancona e Ravenna) si offrirono di entrare nello “Stato da Tera”, ma la Repubblica di Venezia decise (successivamente) di inglobare solo Rovereto (nel 1418), per salvaguardare la sicurezza delle strade (e di conseguenza il flusso commerciale) in quest’area, resa instabile da scontri locali.
Dal 1410, la situazione cominciò a diventare instabile anche in Friuli (costituito da una miriade di realtà castellane locali, riunite solo “formalmente” sotto il blando controllo del Patriarca di Aquileia, che operava in rappresentanza dell’Imperatore, il quale, periodicamente, rivendicava pretese in questa Regione), con due fazioni (divise dal Fiume Tagliamento) in aperto conflitto fra loro; tra il 1412 ed il 1420, la Serenissima intervenne inglobando tutto il Friuli (compresa Latisana, rifiutata dieci anni prima), non con la forza (a parte Latisana stessa ed un’unica famiglia ostile, esiliata poi in Ungheria: i Prata), ma con i già citati rapporti “bilaterali” (differenti accordi con ciascuna delle tante realtà castellane locali).
Nel 1470, fu eletto Patriarca di Aquileia (da Papa Paolo II) un Patrizio veneziano (Marco Barbo), il quale riconobbe “formalmente” il dominio della Serenissima nel Friuli. Nel 1421, Pandolfo Malatesta propose di vendere Bergamo e Brescia (da lui controllate) alla Repubblica di Venezia (perché troppo onerose per lui, che era già Signore di Rimini), ma quest’ultima rifiutò l’offerta, in quanto considerava il Fiume Adda una linea di confine invalicabile (per non allargare troppo lo “Stato da Tera”); perciò, Pandolfo Malatesta accettò l’offerta del ricostituito Stato visconteo (con Filippo Maria Visconti), cedendo Bergamo e Brescia al Ducato di Milano, che subito impose dazi doganali, complicando improvvisamente lo scambio commerciale Veneziano in questa importante zona di transito, ai confini con lo “Stato da Tera”.
Nel 1426, finalmente, nel Senato Veneziano prevalse l’ala interventista (Famiglia Foscari) su quella riluttante (Famiglia Moncenigo) e si decise di agire; la Repubblica di Venezia utilizzò la solita tecnica dei rapporti “bilaterali”, assoldando Francesco Bussone (Conte di Carmagnola), un ambiziosissimo Capitano di Ventura ex-visconteo, il quale contrattò (in nome della Repubblica di Venezia) con le diverse realtà locali (città, castelli e comunità), stabilendo una serie di variegati accordi, che la Serenissima rispettò al momento dell’inclusione di quest’area (Brescia nel 1426 e Bergamo nel 1427) nello “Stato da Tera”; solo trenta Castelli bergamaschi (facenti capo alla Famiglia Suardi, filo-viscontea) furono presi militarmente dalla Repubblica di Venezia. A Francesco Bussone venne concesso un “Nido” (Feudo di Chiari) e successivamente fu nominato Conte (Conte di Chiari), ma quando il Senato veneziano capì che Francesco Bussone aveva delle pericolose ambizioni destabilizzanti e difficilmente arginabili (impossessarsi del Ducato di Milano), lo invitò a Venezia (con un tranello), lo imprigionò e lo decapitò (nel 1432), senza processo. Successivamente (dal 1441), il Comandante di Ventura Bartolomeo Colleoni creò uno “Stato Cuscinetto” (fra lo “Stato da Tera” ed il Ducato di Milano) nella Pianura bergamasca, grazie alle varie concessioni ricevute dalla Serenissima, la quale si riprese tutto (rimangiandosi gran parte delle promesse fatte a Bartolomeo Colleoni) al momento della sua morte (nel 1475).
La Repubblica di Venezia, in questa sua veloce espansione (che portò alla formazione dello “Stato da Tera”), ha sempre valutato le diversissime realtà locali (città, comuni, signorie, castelli, famiglie, comunità…), individuando, di volta in volta, i diversi rapporti di forza che si erano creati prima del suo arrivo, basando su questi il proprio “distaccato” controllo del territorio, delegando (in sostanza) ad esse la giurisdizione della terraferma (per non destabilizzare l’equilibrio creatosi prima del suo arrivo e per non spendere nemmeno un soldo nell’amministrazione dell’entroterra); tutto questo fu fatto senza nessun atteggiamento ideologico (appoggiando sia città sia signorie, dove esse risultassero localmente “forti”), tenendo conto anche dei successivi mutamenti degli equilibri territoriali (cambiando di conseguenza i propri rapporti “bilaterali”) e senza perseguire nessuna opera di accentramento (fino alle Guerre della Lega di Cambrai: 1508-1510), perché lo “Stato da Tera” doveva essere solo funzionale allo “Stato da Mar”, elemento da cui proveniva la vera supremazia della Repubblica di Venezia.
Questo spiega la velocissima disgregazione dello “Stato da Tera”, avvenuta dopo la sconfitta veneziana di Agnadello (ad opera dei Francesi): per quanto scioccante ed inaspettata fosse, si trattava sempre di una singola battaglia persa, ai margini dello Stato (che in quest’epoca, era un termine infinitamente lontano dal concetto di Stato in Età Contemporanea). Dal 1510 al 1516, lo “Stato da Tera” fu ripristinato (altrettanto rapidamente), con quasi gli stessi confini e con i medesimi rapporti “bilaterali” (praticamente riconosciuto nel Trattato di Noyon, del 1516, tra il futuro Imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V ed il Re di Francia Francesco I).
Ovviamente, questi esempi storici non possono strutturare una regola valida per ogni situazione geopolitica, perché si tratta di diversi contesti geoeconomici, in epoche profondamente diverse, però è curioso notare il sapiente uso di metodi “bilaterali” utilizzati da Mosca, nei confronti dei singoli Stati dell’Unione Europea, diminuendo la già debole coesione dell’UE, ponendosi efficacemente come potenza preponderante: “Divide et Impera” (“Dividi e Domina”).
Oggi, in un quadro geopolitico così complesso, basato sulla dipendenza economico-energetica delle potenze in gioco (che si muovono in questa scacchiera geopolitica) ogni previsione teorica si potrebbe prestare ad un fallimento pratico; la Storia non è una scienza, perché non si può basare su modelli dogmatici ripetibili (a causa del fato), come ci ricorda anche Niccolò Machiavelli (a cavallo fra il XV Secolo e il XVI Secolo) in un’Italia divisa dai conflitti fra piccoli Stati (paragonabili agli Stati dell’Europa in Età Contemporanea) in balia delle crescenti Monarchie Europee in lotta fra loro, come Francia e Spagna (paragonabili a Stati Uniti e Russia, a cavallo fra il XX Secolo e il XXI Secolo): “Così è la ‘Fortuna’ e volge il suo impeto dove la ‘Virtù’ non è preposta a resisterle.”.
Il “Modo di Combattere Occidentale” (caratterizzato da due elementi fondamentali: uso della “tecnica” e “annientamento” del nemico) lo si può individuare già nell’Europa Moderna (tra il 1560 e il 1660, secondo Michael Roberts, tra il 1450 e il 1800, secondo Geoffrey Parker), nella quale il bene più prezioso era la terra (tanti uomini in uno spazio geografico relativamente limitato), mentre in Asia ed Africa era l’uomo (pochi uomini in uno spazio geografico immenso). Nel Mondo Contemporaneo, invece, l’elemento fondamentale è l’energia, ma l’obbiettivo finale resta il medesimo: “l’acquisizione di supremazia geopolitica”.
martedì 11 febbraio 2014
La Donna nel Mondo MiIlitare: Il valore al Femminile I
La Donna nel Mondo Militare è il tema di una mini serie di conversazioni che si terranno al CASD a favore del personale Civile della Difesa. Il Mondo Militare è un mondo per definizione maschilista e maschile, ove la donna vi entra solo come succedanea di determinate situazioni, anche se oggi la differenza di genere si tende a ridurla sempre meno. Ma più per esigenze di carenza di personale maschile che per vera e propria convinzione. Descriveremo l'impegno e la storia delle donne qui sotto rappresentate, insieme ad altri, per sottolineare questo loro impegno di dedizione alla Patria ed a ideali che sono il fondamento della nostra Repubblica.
martedì 21 gennaio 2014
Uno sguardo sul mondo arabo
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The quarterly journal of the Istituto Affari Internazionali (IAI) |
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Arab Islamist Parties and Power
Delivering the Revolution? Post-uprising Socio-economics in Tunisia and Egypt Maria Cristina Paciello Islamists and power: Tunisian Nahda and the test of government Laura Guazzone Playing with Fire. The Muslim Brotherhood and the Egyptian Leviathan Daniela Pioppi Civil Society and Global Politics “Forgotten” Directions in the Study of Transnational Networks Raffaele Marchetti The Global Right Wing and Theories of Transnational Advocacy Clifford Bob Protest Diffusion and Cultural Resonance in the 2011 Protest Wave Paolo Gerbaudo Civil Society-Government Synergy and Normative Power Italy Raffaele Marchetti Transnational Islamist Networks: Western Fighters in Afghanistan, Somalia and Syria Emmanuel Karagiannis … and more
Submissions are welcome
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Istituto Affari Internazionali (IAI) |
venerdì 17 gennaio 2014
Cefalonia. Il Massacro della Acqui
Vitoronzo Pastore
IL MASSASCRO DELLA DIVISIONE ACQUI 1939-1943
Testimonianze di sopravvissuti
Ed.2013, 462pp. Euro 20.00
Il libro, illustrato con cartoline postali, buste, lettere, documenti e foto d'epoca, viene pubblicato esattamente a 70 anni di distanza dal massacro della Divisione Acqui, compiuto, nel settembre del 1943, dai tedeschi. L'autore pubblica per la prima volta l'elenco dei Caduti e Dispersi noti della Puglia e Basilicata, di oltre 70 corrispondenze e manoscritti dei ragazzi della "Acqui": testimonianze inedite di importanza storica di reduci deceduti e viventi. Inoltre trascrive l'accoglienza della città di Bari delle salme dei trucidati a Cefalonia e Corfù, avvenuta nel 1953 come riportata da "La Gazzetta del Mezzogiorno" dell'epoca. Questo libro, oltre ad essere un omaggio alla memoria di quei morti, rappresenta un monito per le future generazioni di italiani.
(a cura di Alberto Marenga)
IL MASSASCRO DELLA DIVISIONE ACQUI 1939-1943
Testimonianze di sopravvissuti
Ed.2013, 462pp. Euro 20.00
Il libro, illustrato con cartoline postali, buste, lettere, documenti e foto d'epoca, viene pubblicato esattamente a 70 anni di distanza dal massacro della Divisione Acqui, compiuto, nel settembre del 1943, dai tedeschi. L'autore pubblica per la prima volta l'elenco dei Caduti e Dispersi noti della Puglia e Basilicata, di oltre 70 corrispondenze e manoscritti dei ragazzi della "Acqui": testimonianze inedite di importanza storica di reduci deceduti e viventi. Inoltre trascrive l'accoglienza della città di Bari delle salme dei trucidati a Cefalonia e Corfù, avvenuta nel 1953 come riportata da "La Gazzetta del Mezzogiorno" dell'epoca. Questo libro, oltre ad essere un omaggio alla memoria di quei morti, rappresenta un monito per le future generazioni di italiani.
(a cura di Alberto Marenga)
martedì 14 gennaio 2014
Ipotesi di Studio
Un tentativo di programma per un corso di storia militare relativo alla strategia del debole verso il forte, da cui discende la guerriglia ed il terrorismo che oggi rappresenta il modo normale, se qualcosa di normale vi è in un conflitto, può essere articolato partendo dalle guerre napoleone ad oggi.
Ecco lo schema
La Strategia
del debole verso il forte
La Guerriglia e il
Terrorismo
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Modulo
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Data
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Lez.
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Argomento
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Argomento
Collegato a Dottrine Strategiche
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1
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20 FEB
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14.00
14.45
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Introduzione alla Storia Militare
Concetto di Guerra Rivoluzionaria e di Guerra
Sovversiva
Origine della Guerriglia Il Metodo Storico
Applicazione del Metodo Storico alla Guerra
Rivoluzionaria e Guerra sovversiva
La Guerriglia ed il terrorismo
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La Santa Alleanza: i tentativi rivoluzionari dal 1817 al 1848
Murat
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2
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20 febn
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15.45
16.30
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La Nascita dello Stato Maggiore
La Guerriglia e il Terrorismo nella prima metà
dell’800
Penisola Iberica:
1807-1808. Invasione Napoleonica. La Guerriglia spagnola
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Clausewitz e Jomini
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3
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1861 Nascita
dell’esercito Italiano
La Guerra per
Bande.
1844-1857. I Fratelli
Bandiera e Pisacane.
1860-1870- Il
Brigantaggio
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4
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14.00
14.45
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I Guerra Mondiale
La negazione della guerriglia
La perdita e la rinconquista della Libia
1914-1923 Etiopia 1937-1941: La guerriglia anti
italiana nell’A.O.I
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Libia Mali e Siria
Attivismo della Politica Estera e di Sicurezza Francese
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5
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“
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14.50
15.35
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II Guerra Mondiale
Dieppe e la crisi armistiziale in Italia (settembre
1943)
Guerra Classica, guerra rivoluzionaria, guerra
sovversiva in Italia 1943-1945
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Le dottrine tedesche di antiguerriglia 1936-1945
La Guerra di Liberazione in Italia
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6
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“
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14.50
15.35
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2003-2013 La lotta del popolo kurdo per uno Stato.
Siria 2011-2013.
L’opposizione al regime. Lo scontro tra sunniti (maggioranza) e sciti-alauiti
(minoranza)
E l’incidenza qadaista
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7
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“
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15.45
16.30
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2010-2013
Africa Repubblica centro Africana. Congo Nord Kivu
Nigeria
La guerriglia per il
possesso delle materie prime strategiche
(petrolio-uranio-coltan)
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domenica 5 gennaio 2014
domenica 22 dicembre 2013
Auguri
mercoledì 11 dicembre 2013
Pesaro: Presentazione.
Giovedì 12 dicembre
2013 alle ore 18,00 nell’auditorium di palazzo Montani (piazza Antaldi, 2 –
61121 Pesaro), Luigi Luminati e Gianfranco
Sabbatini conversano con Stefano Pivato, autore del volume
I
comunisti mangiano i bambini
Storia
di una leggenda
(il Mulino,
2013)
La voce che
i comunisti mangiassero i bambini è stata – forse è ancora, vista la sua
persistenza nella comunicazione politica – l’invenzione in assoluto più
fortunata della propaganda anticomunista. Una leggenda fiorita sulla tragica
verità degli episodi di cannibalismo registrati in Unione Sovietica durante le
terribili carestie degli anni Venti e Trenta, che costarono la vita a milioni di
persone e durante le quali – esauriti cani, gatti, topi e qualunque altra cosa
commestibile – l’inedia infranse ogni tabù e i cadaveri assunsero un valore
alimentare. Il libro racconta come quella voce abbia in realtà le sue radici
nella battaglia che, fra Otto e Novecento, si è “combattuta” attorno
all’infanzia, alla sua educazione e al suo controllo: fra Stato e Chiesa fin dal
secondo Ottocento, tra organizzazioni comuniste e cattoliche nell’ultimo
dopoguerra.
Stefano
Pivato, rettore
dell’Università degli studi di Urbino “Carlo Bo”, nella stessa Università ha ricoperto la carica di preside
della facoltà di Lingue e letterature straniere dal 2000 al 2008, e quella di
coordinatore del Dottorato di ricerca in Storia dei partiti e dei movimenti
politici. Ordinario di Storia contemporanea, ha pubblicato fra l’altro
La bicicletta e il sol dell'Avvenire. Tempo libero e sport nel socialismo
della Belle Epoque (1992); L'era dello sport (1994, tradotto anche in
francese); Italia vagabonda. Gli italiani e il tempo libero dall’Ottocento ai
nostri giorni (2001, in coll. con Anna Tonelli); La storia leggera. L’uso
pubblico della storia nella canzone italiana (2002), Bella ciao. Canto e
politica nella storia d’Italia (2005, in coll. con Amoreno Martellini);
Vuoti di memoria. Usi e abusi della storia nella vita pubblica italiana
(2007); Il secolo del rumore. Il paesaggio sonoro nel Novecento
(2011).
La S.V. è
invitata
Riccardo P.
Uguccioni
presidente
Società
pesarese di studi storici
lungofoglia
Caboto, 8/5
61121 Pesaro PU
61121 Pesaro PU
tel.
0721 26773
Facebook:
“Società pesarese di studi storici”
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La
Società pesarese di studi storici utillizza per le sue comunicazioni indirizzi
elettronici derivanti da contatti avuti sulla rete, forniti dall’interessato o
desunti da elenchi di pubblico dominio.
Tali dati vengono utilizzati per l’attività istituzionale, soprattutto per l’invito a eventi pubblici organizzati dalla Società stessa, e non sono comunicati a terzi o altrimenti diffusi.
In ogni momento l’interessato può chiederne rettifica o cancellazione, secondo la vigente normativa sulla privacy.
Tali dati vengono utilizzati per l’attività istituzionale, soprattutto per l’invito a eventi pubblici organizzati dalla Società stessa, e non sono comunicati a terzi o altrimenti diffusi.
In ogni momento l’interessato può chiederne rettifica o cancellazione, secondo la vigente normativa sulla privacy.
mercoledì 27 novembre 2013
Fare Storia.
Venerdì 29 novembre 2013 alle ore 18,00 nell’auditorium (g.c.) di palazzo Montani (piazza Antaldi, 2 – 61121 Pesaro) il Circolo della stampa/Pesaro e la Società pesarese di studi storici presentano
Letture storiografiche
I libri di storia che hanno fatto storia
(I Quaderni ASC, 1/2013, pp. 232)
a cura di Marco Severini.
Letture storiografiche si raccomanda a chi voglia “capire di storia”: studiosi, cultori della materia, studenti, chiunque voglia indagare il pensiero storiografico partendo dalle opere fondamentali e dai maggiori autori.
Il volume propone infatti dieci meditate schede di altrettanti libri “che hanno fatto storia”: da Risorgimento e capitalismo di Rosario Romeo a Novecento di Tony Judt, da Guerra civile di Claudio Pavone a Il secolo breve di Eric J. Hobsbawn, dalle Origini del movimento femminile di Franca Pieroni Bortolotti all’Apologia della storia di Marc Bloc, senza dimenticare opere come la monumentale biografia di Pio IX, di Giacomo Martina, o la trentennale ricerca di Renzo De Felice su fascismo e dintorni. Queste e altre opere – non meno importanti – sono rivisitate nei contenuti, nel metodo, nel valore storiografico e nella “fortuna” presso i contemporanei (e i posteri), senza peraltro tralasciare la dimensione biografica e intellettuale dei rispettivi autori.
La S.V. è invitata.
Riccardo P. Uguccioni
martedì 26 novembre 2013
Pierfranco: una testimonianza dalla Sardegna.
Pierfranco Faedda: 150° Corso Montello Accademia Militare comunica così' ai suoi amici e colleghi di Corso sul dramma della Sardegna:
Carissimi,
ho ricevuto in questi due giorni tantissime vostre telefonate. Vi sentivo preoccupati per la Sardegna e per la mia situazione , per la mia famiglia e per la mia città. Grazie a Dio, Sassari e la zona nordoccidentale dell'isola sono state risparmiate; di conseguenza io, la mia famiglia e la zona di Sassari non abbiamo subito alcun danno.
Insieme al grande dolore che le notizie sempre più allarmanti mi hanno dato, abbiamo sentito però il calore che il segno del vostro affetto, della vostra solidarietà, della vostra amicizia, della vostra fratellanza ci ha fatto sentire.
Nonostante sia ormai "vecchietto" e disabituato alle grandi fatiche (ammesso che mai tale "cattiva" abitudine mi abbia posseduto!), non ho potuto fare a meno di rispondere affermativamente ad una richiesta di recarmi in Gallura per "dare una mano" a chi non ha avuto la mia fortuna. Ho preparato il mio zaino, mi sono vestito adeguatamente e ... via. Ho aderito senza razionalità (forse molti giovani hanno più capacità di me e sicuramente hanno più forza, mi dicevo), ma, d'istinto: pensando che potessi essere utile, sono andato.
Già dalla partenza sono stato "aggregato" ai vigili del Fuoco di Sassari (o meglio ad una loro squadra).
Giunti all'estrema periferia di Olbia, le immagini che si sono presentate ai miei occhi sono state terrificanti: strade con voragini di decine di metri, vie trasformate in fiumi in piena, campagne circostanti trasformate in laghi profondi alcuni metri con decine di carcasse di bovini e ovini che galleggiavano inerti, uomini e donne che, come formiche, entravano e uscivano con secchi e quant'altro pieni di fango e acqua dalle loro case ormai semi distrutte e inabitabili (almeno al piano terra). Ho assistito alla preziosa professionalità dei "pompieri" che in pochissimo tempo hanno aiutato a svuotare le cantine, "bonificare" piani terra e ammezzati, radunato gli abitanti e organizzato il loro trasferimento in un hotel (che però è avvenuto a tarda serata perché non si sapeva bene dove portarli). Intanto un camion civile, spuntato dal nulla, distribuiva a quelle famiglie, cibo e coperte: la magia della solidarietà! (ho poi scoperto che erano dei volontari di Ozieri, una cittadina a circa 50 km., che preservata dalla bomba d'acqua aveva pensato di correre in aiuto ad altri Sardi in difficoltà).
Subito dopo (un paio d'ore prima del buio, intorno alle 15.30) i vigili del fuoco sono stati chiamati ad intervenire in una frazione di Olbia (credo Monte Telti) che era quasi del tutto isolata; infatti era accessibile solo da una strada di non asfaltata che, forse, era ancora transitabile. I vigili insistevano nel dirmi che era troppo pericoloso portarmi con loro; ma io, nonostante avessi paura, insistevo, da buon masochista, per andare con loro. L'ho spuntata e con i loro mezzi, seguiti da una piccola colonna di camion carichi di coperte, bombole e cibo di prima necessità, siamo partiti. Per fortuna la strada non presentava seri pericoli e siamo arrivati in pochissimo tempo. di nuovo uno spettacolo impressionante: la furia dell'acqua aveva devastato le case, ucciso il bestiame, sepolto le campagne, buttato a valle le vetture e i trattori, squartato alcune strade di quella frazione costituita da una decina di abitazioni e una quarantina di abitanti.
Naturalmente non c'era luce e c'era un freddo incredibile. Nessuno degli abitanti voleva muoversi dalla propria casa, nonostante tutti i nostri solleciti (e anche minacce di portarli via a forza!). Abbiamo distribuito tutto quello che avevamo, ripulito alla meno peggio le cantine e il piano basso delle loro abitazioni e constatato che tutto sommato il primo piano era ancora abitabile. Solo una famiglia possedeva una casetta fatta solo del piano terra, peraltro reso inabitabile. Marito, moglie e tre bambini in scala dai 5 agli 8 anni: avevano perso la casa, il bestiame (una cinquantina di pecore), e l'appezzamento di terra coltivato prevalentemente ad orto. L'uomo e la moglie, il cui motto pareva solo essere "dignità e dignità" si schernivano e non volevano muoversi da li. Forse avrei dovuto fare il mestiere di mediatore/imbonitore o di parroco, infatti li ho storditi con le chiacchiere; pian piano li ho convinti (per loro stessi, per i bambini) a trasformare il loro motto in "pane e dignità" poi, visto che li non c'era più pane, ad accettare con dignità il nostro aiuto.
Li ho portati a Sassari; hanno dormito a casa mia. Ieri notte poi è stata una processione di parenti e amici, con vestiti , giocattoli ed altro.
Stamattina mi ha telefonato zio Luigi Ledda (87 anni), uno dei miei nonnetti, che tutti chiamano "telegiornale" (perché segue tutte le notizie in TV e sui giornali e poi fa la conferenza stampa agli altri). Essendo, tra l'altro, Capo della Commissione "Cenone di Natale e Capodanno", mi ha "ordinato" di prendere i risparmi delle Feste Natalizie per darli a chi ne ha più bisogno e mi ha segnalato un caso che poi vi dirò.
«Tanto noi non abbiamo più i denti - mi ha detto - e possiamo anche mangiare una minestra di brodo!»
Stamattina ho saccheggiato" davvero i risparmi destinati a loro, per dare una quota di sopravvivenza a questa famiglia di miei nuovi amici.
Stamattina ho accompagnato la famigliola a San Teodoro, dove mia nipote ha messo a disposizione una casa che lei utilizza solo in estate. Non appena ci daranno il via (le strade sono ormai tornate quasi tutte agibili), un mio amico con la sua impresa edile rimetterà a nuovo la casetta di Pasquale e Rosa; successivamente, un altro mio amico sostituirà la mobilia (resa marcia dall'acqua e dal fango) sperando che nel frattempo la macchina degli aiuti ufficiali si metta in moto e arrivi a destinazione, non solo per loro ma per tutti.
Lo stesso lavoro questi miei amici (impresario e mobiliere) lo faranno a favore della famiglia di Fabrizio Pinna, un ragazzino di 15 anni che zio Luigi ("Telegiornale") mi ha segnalato. Anche Fabrizio, che vive ad Olbia, ha avuto la casa distrutta, ma non solo.
Circa otto anni fa è stato colpito da una rarissima malattia, a tutt'oggi ancora di natura ignota.
Prima era un bambino come tutti gli altri, con un sogno: giocare a calcio e magari un giorno far parte della sua squadra del cuore : La Juventus, ma purtroppo questa malattia gli impedisce di coordinare i movimenti. Fabrizio ha avuto tappe dello sviluppo normali sino all'età di 6 anni, dopo di che ha cominciato a soffrire di perdita di equilibrio, e a seguito di RMN (Risonanza Magnetica Nucleare) si è evidenziata una atrofia cerebellare, e diagnosticata una atassia di natura ignota. Dopo anni di sofferenza e di frustrazione finalmente la luce in fondo al tunnel, la possibilità di cura. |
A Febbraio, Fabrizio dovrebbe recarsi negli Stati Uniti d’America -Maryland - dove è situato l’unico centro al mondo specializzato in malattie rare: il NIH, National Human Genoma Research Institute, di Bethesda. A tutt'oggi sono stati raccolti 84.000 Euro dei 120.000 necessari per il viaggio, il soggiorno, il ricovero e le cure complete.
Domani mattina mi recherò ad Olbia con l'impresario ed il mobiliere per un sopralluogo e porterò alla mamma di Fabrizio il contributo dei nostri nonnetti.
So di aver portato solo una goccia dall'oceano, so che non ho fatto niente niente di eroico, ma so anche che stasera mi sento meglio, sento il cuore colmo di pace e di buoni sentimenti.
Un abbraccio
Pierfranco
venerdì 22 novembre 2013
Cielo. Istruzione per l'uso.
POSTFAZIONE
Il
presente volume ha l’obiettivo di guidare il lettore attraverso un percorso di
alfabetizzazione astronomica. Esso intende fornire i primi rudimenti a chi,
digiuno di Astronomia, è desideroso di avvicinarsi alla materia. Può essere
considerato sia un libro di lettura, da scorrere riga per riga la sera prima di
coricarsi, sia di consultazione, da tirar fuori all’occorrenza per rispolverare
concetti dimenticati o non chiariti.
Già
l’autore è una garanzia per il raggiungimento dell’obiettivo del libro. Egli
non è un astronomo professionista, al quale a volte potrebbe capitare di
ritenere scontate certe nozioni e superflue alcune spiegazioni, o al quale
potrebbe sfuggire qualche parolone a complicare la comprensione del testo.
L’autore è invece un astrofilo, un autodidatta appassionato di astronomia, che
da decenni si dedica non solo allo studio e all’approfondimento di temi
astronomici, ma anche alla loro divulgazione, cioè alla trasmissione ai
“profani” di concetti compresi e assimilati autonomamente, senza avere dietro
una preparazione accademica.
Si
potrebbe obiettare che pubblicazioni di caratteristiche analoghe già erano
reperibili in libreria. In risposta a ciò, innanzitutto è doveroso far notare
che l’esposizione di argomenti scientifici al grande pubblico non è mai
sufficiente. L’Astronomia, pur essendo la scienza più antica e più
affascinante, oltre che la disciplina che più di ogni altra tende ad
intrecciarsi con i vari campi del sapere, è anche la più trascurata,
soprattutto per quanto riguarda certi aspetti. Essendo spesso a contatto con il
mondo della scuola, l’astrofilo divulgatore è consapevole del fatto che a volte
gli stessi docenti di scienze, insegnamento nei cui programmi ministeriali
rientra l’Astronomia, lamentano una scarsa preparazione in materia, non avendo
effettuato tali studi nella loro carriera universitaria e non avendo magari
avuto modo di approfondire da soli. È paradossale inoltre come molti ragazzi si
mostrino pronti a parlare di argomenti sensazionalistici come supernovae, buchi
neri o impatti asteroidali, ma non siano poi in grado di spiegare i moti della
volta celeste, le fasi lunari, la dinamica di un’eclissi, né di individuare in
cielo la Stella Polare e le costellazioni principali.
Questo
libro ha proprio il merito di trattare alcuni aspetti che i moderni testi di
divulgazione tralasciano: per esempio il calcolo delle distanze, delle
dimensioni e il peso dei corpi celesti, così come effettuato dagli astronomi
nel corso della storia, e che può essere ripetuto dallo studente o dal semplice
curioso solo con l’aiuto di carta, penna e un po’ di materia grigia. Si tratta
di ragionamenti in cui vale la pena cimentarsi. Come del resto vale la pena
conoscere il metodo di determinazione della posizione dei pianeti e della Luna
in cielo, così come descritto nelle appendici e come riportato in testi datati
ormai introvabili.
Non
bisogna poi dimenticare che l’inquinamento luminoso, cioè la dispersione della
luce artificiale fuori dalle aree a cui essa è funzionalmente dedicata, sta
privando le nuove generazioni del mondo ipertecnologico della possibilità di
godere delle meraviglie celesti. Solo le stelle più brillanti sono visibili in
prossimità dei centri abitati, dove si concentra la maggior parte della
popolazione; moltissimi giovani non hanno neanche mai visto la Via Lattea
solcare il firmamento. La situazione è destinata a peggiorare ulteriormente se
non si prenderanno seri provvedimenti legislativi o se non si darà attuazione
alle normative già esistenti. Molte regioni italiane, nell’ultimo decennio,
hanno promulgato leggi in materia di risparmio energetico e inquinamento
luminoso, ma sembrano essersene dimenticate. Non si può pensare che in futuro
esisteranno gli astronomi professionisti, tra i principali protagonisti della
ricerca scientifica, se nessuno sarà più cosciente dell’esistenza delle stelle.
Il volumetto serve perciò a ricordare e a far comprendere a tutti noi quello
che c’è sopra le nostre teste.
Alessandro Marini
Segretario dell'Associazione Marchigiana Astrofili -
Ancona
martedì 12 novembre 2013
lunedì 28 ottobre 2013
mercoledì 23 ottobre 2013
V. Zukovskij “italiano”. Incontro con A. Yanushkevich al Centro italo-russo di Cultura
Martedì 29 ottobre, ore 19:00, nel Centro Russo di Scienza e Cultura si terrà un incontro con eminente letterato russo, capo della scuola di filologia siberiana, uno dei dirigenti all’Università Statale di Tomsk, Prof. Alexander Yanushkevich. Parlerà del Vasilij Zukovskij “italiano”, delle sue passeggiate a Roma insieme con Gran Principe Alexander (futuro zar Alexander II) e Gogol, dell’ acquisto di capolavori, disegni, della poesia.
A.Yanushkevich è il massimo specialista su V. Zukovskij, fondatore del romanticismo russo, saggista, traduttore, artista, tutore di Alexander II. Laureato del Premio della Federazione Russa per la prima edizione completa delle opere del poeta in 20 volumi.
Più di quattro decenni sta studiando gli archivi e la biblioteca di eccezionale ricchezza, raccolta da V. Zukovskij e ritrovata per vicissitudini della vita nei pressi dell’Università di Tomsk. Li sono custoditi anche preziosi libri dall’Italia. Al fianco di A. Yanushkevich sta di solito la consorte Olga Lebedeva, Prof.ssa di filologia, laureato del Premio della Federazione Russa, con altri colleghi. Loro sforzi congiunti risultano nell’approfondire l’immagine contemporanea di V. Zukovskij, di cui opere sono conosciute sopra tutto in Germania e – oggi sempre di più - in Italia.
«Итальянский» В.А.Жуковский. Встреча с А.С.Янушкевичем в РЦНК
29 октября в 19:00 в Российском центре науки и культуры состоится выступление видного российского литературоведа, главы сибирской школы филологии, заведующего кафедрой Томского государственного университета Александра Янушкевича на тему: «Итальянский» Жуковский: прогулки по Риму с цесаревичем и Гоголем, покупки шедевров, рисунки, стихи».
А.С.Янушкевич является крупнейшим знатоком творчества выдающегося русского поэта, публициста, переводчика, воспитателя Александра II, художника В.А.Жуковского. Лауреат Государственной премии России за издание первого в России полного собрания сочинений Жуковского в 20 томах.
Почти сорок лет жизни А.Янушкевич отдал изучению уникальной библиотеки поэта, заброшенного судьбой в дальний Томск и хранящейся в ТГУ. Здесь много редких итальянских изданий, привезенных из Италии. Бок о бок с А.Янушкевичем трудится его супруга О.Б.Лебедева, профессор филологии ТГУ, лауреат Государственной премии России, а также редакционный коллектив.
-- Centro Russo di Scienza e Cultura Piazza Benedetto Cairoli, 6 00186 Roma tel.39 0688816333 fax 39 0668300982 Seguici su Facebook http://www.facebook.com/centrorusso
sabato 19 ottobre 2013
Volume 19. Cielo: istruzioni per l'uso
PRESENTAZIONE
L’Astronomia
è scienza assai complessa poiché compendia in sé tutta la scienza. Complessa
sì, ma non difficile e tale da non poter essere compresa da tutti, per lo meno
entro certi limiti. Esiste anche un’astronomia popolare egregiamente trattata
da Flammarion.
La
maggior parte dei fenomeni che si verificano nell’Universo possono essere
osservati e compresi da tutti con strumenti autocostruiti e spiegazioni abbastanza
semplici. La comprensione di un argomento, oltre che dalla sua difficoltà
intrinseca dipende da altri due fattori: chi spiega e chi apprende.
In
questo libro la spiegazione è fornita da un astrofilo, divulgatore di grande
esperienza, Massimo Morroni; l’ascolto è costituito da tutti coloro che sentono
il desiderio di esplorare le vie del firmamento, cioè i principianti di tutte
le età.
Acquisire
conoscenze sull’Universo in cui siamo immersi attraverso le pagine di un libro
è sempre cosa buona, anzi direi indispensabile, ma non basta. In questo campo
accanto alle nozioni teoriche è richiesta la diretta osservazione. Ecco perché
i padri fondatori dell’Associazione Marchigiana Astrofili di Ancona (AMA), di cui l'autore fa parte,
nello statuto costitutivo hanno voluto esplicitamente prevedere la
realizzazione di un piccolo osservatorio dotato di strumenti di osservazione.
Da
questo punto di vista il volume che presentiamo è ricco di suggerimenti pratici
per l’osservazione dei corpi celesti e dei fenomeni. Si può perciò chiamare
anche “manualetto”. Le prime cinquanta pagine, ricche di grafici e figure,
spiegano in un certo senso che cosa e come osservare. Nella parte centrale l'autore
si sofferma sulla struttura dell’Universo. L’ultima parte è dedicata al Sistema
Solare. Il manualetto si chiude con tre appendici nelle quali si illustra il
calcolo (semplificato, naturalmente) delle posizioni dei corpi celesti a noi
più vicini.
L'autore
evita di entrare in una trattazione teorica approfondita, senza tuttavia rinunciare
al rigore scientifico. Ciò è perfettamente in linea con l’attività di
divulgazione che l’AMA viene svolgendo attraverso cicli di lezioni, conferenze,
osservazioni, autocostruzione di strumenti, pubblicazione del periodico Pulsar, dispense, sito Web.
Ora
si aggiunge questa pubblicazione che, in un certo senso, è frutto dell’intenso
lavoro e della vivacità che l’AMA ha saputo mantenere in più di quarant’anni di
attività. Di essa fra l'altro fanno parte Michele e
Marco Bocchini, Stefano Rosoni, Marco Paolilli e il compianto Stefano Strologo,
autori di diverse foto inserite nel testo.
Mario Veltri
Presidente
onorario dell'AMA - Ancona
giovedì 3 ottobre 2013
Presentato a Spoleto il Volume Salvare il Salvabile, sesto della Collana Storia in Laboratorio
Nella sede dell'UNUCI di Spoleto Il Presidente della Sezione UNUCI Gen. Ing. Anotonio Cuozzo ha promosso una conferenza durante la quale è stato presentato il volume "Salvare il Salvabile" , sesto della collana Storia in laboratorio. Per dettagli vds. www.unucispoleto.blogspot.com
martedì 16 luglio 2013
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