Le Edizioni a Stampa del CESVAM 2014 - 2024

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1866 QUATTRO BATTAGLIE PER IL VENETO

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VOLUME DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE

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.La collana Storia in Laboratorio 31 dicembre 2014

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Testo Progetto Storia In Laboratorio

Il testo completo del Progetto Storia in Laboratorio è riportato su questo blog alla data del 10 gennaio 2009.

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La Collana Storia in Laboratorio al 31 dicembre 2011

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Direttore della Collana: Massimo Coltrinari. (massimo.coltrinari@libero.it)
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domenica 17 gennaio 2010

Capitolo 6
Paolino Orlandini "...................... e si scatenò la Seconda Guerra Mondiale"

I FATTI E LA DIFESA COLLETTIVA

Dopo la presa del potere nazional-socialista (nazista) in Germania e il potere fascista in Italia, i governi francese ed inglese, nel 1933 scesero a trattative con i nuovi venuti in Europa e stipularono il “Patto di intesa e collaborazione”, che sottoscrissero a Roma fra le quattro potenze: Gran Bretagna, Germania, Francia e Italia.
Questo patto significava l’accordo fra i governi “democratici” di Francia e Gran Bretagna e i governi dittatoriali di Germania e Italia, i quali sin da allora, non nascondevano le loro mire aggressive. Al tempo stesso questo patto con gli Stati fascisti significava la rinuncia alla politica di consolidamento del fronte unico delle potenze amanti della pace contro quelle considerate aggressive. Tutto ciò avvenne nel momento in cui alla Società delle nazioni si stava discutendo la proposta del governo dell’URSS per concludere un patto di non aggressione ed un patto per la definizione della parte attaccante. Pertanto, questo patto, inferse un colpo alla causa della pace e alla sicurezza dei popoli.
Era questa la strada per lasciare sola l’URSS, per isolarla dal contesto delle altre nazioni europee? Cominciamo a porci la domanda!

Andiamo avanti! E’ nel 1934 che Francia e Gran Bretagna aiutarono Hitler ad approfittare della posizione ostile del governo polacco di allora, nei confronti dell’URSS. Ricordiamo che queste due potenze erano alleate, assieme alla Romania, con la Polonia di Pilsudski. (8)
Da questa situazione derivò la conclusione del patto di non aggressione fra Germania e Polonia. Patto necessario ad Hitler per sconcertare le file dei sostenitori della sicurezza collettiva e dimostrare con questo esempio, che l’Europa aveva bisogno di patti bilaterali e non collettivi per cui Hitler si sentì ringalluzzito per la prima breccia che aveva creato nell’edificio della sicurezza collettiva.
Fu a questo punto che Hitler prese varie iniziative per la ricostituzione aperta delle forze armate germaniche, cosa che non suscitò nessuna opposizione da parte dei governanti inglesi e francesi. Al contrario, nel 1935, a Londra giunse Von Ribbentrop (9) per trattare e concludere un accordo navale anglo-tedesco con il quale la Gran Bretagna acconsentiva alla ricostituzione delle forze militari navali tedesche portandole quasi al livello della flotta militare francese. Inoltre, ad Hitler, venne concesso il diritto di costruire sommergibili per una stazza complessiva pari al 45% della flotta subacquea britannica. Risalgono allo stesso periodo anche le azioni unilaterali della Germania, dirette a liquidare qualsiasi altra limitazione allo sviluppo delle forze armate tedesche, stabilite dal Trattato di Versailles, azioni che non hanno incontrato nessuna opposizione, da parte di Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti d’America.

Gli appetiti dei governi fascisti aumentavano sempre più. Non è casuale che in quel periodo la Germania e l’Italia compissero impunemente i loro interventi militari in Abissinia e in Spagna. (10) Soltanto l’URSS perseguì in modo fermo e conseguente la sua politica di pace difendendo i principi dell’uguaglianza dei diritti e dell’indipendenza dell’Abissinia, che per di più era membro della Società delle Nazioni, nonché il diritto del legittimo governo repubblicano spagnolo all’appoggio dei paesi democratici contro l’intervento diretto tedesco ed italiano.
La Società delle Nazioni si limitò all’applicazione di sanzioni economiche all’Italia.
Fu il 10 gennaio 1936 che il ministro degli esteri dell’URSS, Molotov (11) al Comitato Centrale esecutivo dell’URSS, nel suo intervento previde il futuro politico dell’Europa: “La guerra italo-abissina dimostra che la minaccia della guerra mondiale aumenta sempre più, e si estende sempre più all’Europa”.
Il discorso di Molotov fu chiaro, anche perché era conseguente alla politica di disarmo dell’URSS che il proprio rappresentante alla Società delle Nazioni M.M. Litvinov, propose, senza esito, sin dal 6 febbraio 1933. Proposta che voleva anche definire con precisione, “aggressore”, allo scopo di prevenire qualsiasi pretesto per la sua giustificazione. Soprattutto, la proposta, aspirava a consolidare una sicurezza collettiva fra le nazioni. Ma il Segretario Generale della Società della Nazione, Avenol, ben sostenuto dai rappresentanti delle grandi potenze, seppellì la proposta negli archivi senza dargli alcun corso nonostante le sollecitazioni dello stesso Litvinov.
“Il motivo principale – dirà J.V. Stalin (12) nel suo rapporto al 18° congresso del Partito Comunista (bolscevico) dell’URSS nel marzo 1939, spiegando le ragioni per cui l’aggressione hitleriana andava intensificandosi – sta nella rinuncia da parte della maggioranza dei paesi non aggressori, e innanzitutto dell’Inghilterra e della Francia, alla politica della difesa collettiva, alla politica della resistenza collettiva agli aggressori, sta nel passaggio di questi Stati dalla posizione di non intervento, alla posizione della “neutralità”.
Il rifiuto delle potenze occidentali di concludere il patto di sicurezza collettiva non fu casuale. In questo periodo si svolgeva la lotta fra due linee della politica internazionale: la linea della lotta per la pace, per la sicurezza collettiva condotta dall’Unione Sovietica, e quella della rinuncia all’organizzazione della sicurezza collettiva, la rinuncia ad opporsi all’aggressione. Tutto ciò incoraggiò i governi fascisti ad intensificare la loro attività aggressiva e contribuì a scatenare una nuova guerra.
Di fronte a questa situazione si può affermare che l’aggressione hitleriana fu possibile in primo luogo, perché i grandi gruppi finanziari americani aiutarono i tedeschi a riarmarsi e perché, i circoli dirigenti anglo-francesi rinunciarono alla difesa collettiva. Diversamente sarebbero andate le cose se quei fatti non fossero accaduti durante tutto il periodo prebellico.
Seguendo questa linea del nostro discorso, vediamo come avvenne l’isolamento dell’URSS e come si svolsero altri fatti che portarono alla Seconda guerra mondiale.
Capitolo 7
Paolino Orlandini ".............................e si scatenò la Seconda Guerra Mondiale"

VERSO L’ISOLAMENTO DELL’URSS

Un reparto speciale composto da diplomatici, storici e giornalisti, venne formato per una missione segreta (non più tanto segreta) da svolgersi a Berlino appena gli alleati vi avrebbero messo piede. Protetto da un forte commando intervenne non appena fu possibile entrare nei labirinti delle cancellerie diplomatiche tedesche. Fecero una abbondante raccolta di documenti redatti dai funzionari diplomatici hitleriani.
Contemporaneamente un gruppo ben addestrato di funzionari sovietici avevano messo le mani sui documenti della cancelleria di stato tedesca. Sicuramente non ci fu alcun rapporto fra i due gruppi e probabilmente ciascuno ignorava l’esistenza dell’altro. Perché? Per come si svolsero i fatti successivi, sembra che le cose andessero in questo modo, salvo a ricomporsi in “colpi” di mano pacifici nella pubblicazione di una parte di questi documenti.
Vediamo come andarono le cose.
Alla fine di gennaio del 1947 il Dipartimento di Stato degli USA, in collaborazione con i Ministeri degli Affari Esteri britannico e francese, pubblicò una raccolta di documenti tratti dai diari dei funzionari hitleriani chiamandola “Rapporti nazisto-sovietici 1939-1941”. Questa iniziativa venne presa dai governi delle tre grandi potenze i quali nell’estate 1946 si erano accordati per pubblicare i materiali presi in Germania riguardanti il periodo 1918 – 1945. Se così si accordarono, perché vennero pubblicati soltanto quelli riguardanti il periodo 1939-1941? Ardua domanda.
Si è detto e scritto che avvenne così, perché “i russi avrebbero respinto la proposta dell’Occidente di pubblicare in comune un resoconto completo sulla diplomazia nazista”.
Questa dichiarazione dei circoli anglo-franco-americani non corrisponde alla realtà, perchè il governo sovietico venuto a conoscenza che alle notizie apparse sin dall’estate 1945 sulla stampa estera, secondo le quali in Gran Bretagna erano cominciati i preparativi per la pubblicazione dei materiali tedeschi considerati “documenti trofei”, si rivolse al governo della Gran Bretagna insistendo affinchè esperti sovietici partecipassero all’elaborazione dei materiali stessi. L’URSS riteneva inammissibile la pubblicazione di tali documenti senza un accordo comune e un controllo minuzioso e disattivo, affinchè la loro pubblicazione non avrebbe potuto che peggiorare i rapporti tra gli stati membri della coalizione anti-hitleriana. Il Ministero degli Affari Esteri respinse la proposta.
Il 6 settembre 1945 la delegazione americana nel Direttorio Politico del Consiglio di Controllo in Germania, presentò un progetto di direttive sulla modalità per la pubblicazione della documentazione.
La proposta della delegazione venne posta in discussione nel direttorio e proprio su proposta degli anglo-americani la richiesta venne rinviata con il pretesto che mancavano le direttive generali, per cui il delegato americano propose una riedizione del progetto presentato e la questione venne tolta dall’ordine del giorno del Direttorio stesso.
Quindi non ci fu alcun rifiuto del governo dell’URSS alla pubblicazione in comune dei documenti. Ma un atto ben calcolato per mettere, ancora una volta, in cattiva luce la nuova potenza emergente. A riprova, persino l’agenzia governativa francese, “France Presse”, è costretta a riconoscere che le modalità per la pubblicazione dei materiali, resi pubblici dai tre governi all’insaputa dell’Unione Sovietica, “non corrisponde in tutto alla procedura diplomatica normale”.
Di fronte a questa circostanza il governo sovietico si sentì in diritto di pubblicare quei documenti “segreti” sulle relazioni tra la Germania hitleriana e i governi di Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti d’America caduti nelle mani dei sovietici, e che i governi suddetti avevano nascosti all’opinione pubblica mondiale. Da considerare, inoltre, che i sovietici erano venuti in possesso di tanta documentazione essendo stati i loro soldati ad entrare per primi nel palazzo della Cancelleria di Berlino.
E’ da questi documenti che anche noi abbiamo iniziato il nostro lavoro di ricerca storica. Continuiamolo.
Leggendo questa notevole documentazione si evidenzia che l’essenza della politica anglo-francese consisteva – come abbiamo già detto – nell’evitare di raggruppare le forze degli Stati amanti della pace per la lotta comune contro il potenziale aggressore, ma nell’isolare l’URSS e dirigere l’aggressione hitleriana verso Oriente, contro l’Unione Sovietica, servendosi di Hitler come strumento per i loro scopi soprattutto anticomunisti.

Prima di proseguire il nostro intervento dobbiamo ricordare che i circoli dirigenti anglo-francesi, con le loro concessioni a favore degli Stati fascisti – i quali nel 1936 formarono il blocco militare politico noto con la denominazione” Asse Berlino-Roma” - (13) non hanno fatto altro che incoraggiare e spingere la Germania sulla via della conquista.
I governanti anglo-francesi conoscevano perfettamente l’orientamento principale della politica estera di Hitler che era stata definita da Hitler stesso nel suo “Mein Kampf” (14) – stampato a Monaco nel 1936, alla pagina 742 scriveva: “… Noi, nazionale-socialisti”, facciamo punto scientemente con l’orientamento della nostra politica estera del periodo pre bellico. Noi cominciamo da dove ci siamo fermati sei secoli addietro. Tratteniamo le eterne aspirazioni germaniche verso il sud e l’ovest dell’Europa e rivolgiamo il nostro sguardo alle terre dell’oriente. Noi rompiamo finalmente con la politica coloniale e commerciale del periodo prebellico e passiamo alla politica territoriale del futuro. Ma quando ora in Europa parliamo di nuove terre, noi possiamo pensare in primo luogo soltanto alla Russia e agli stati limitrofi che si trovano sotto il suo dominio. Si direbbe che la sorte stessa ci addita la strada”.
E qui giungiamo a Monaco, al suo Trattato (15) la cui responsabilità ricade tutta sui governi anglo-francese. Pubblicando quei documenti storici tedeschi dal 1939 – 1941 e non quelli degli anni precedenti a quel periodo, fa ritenere che il governo americano si sia assunto l’iniziativa della pubblicazione dei documenti escludendo di proposito l’accordo di Monaco. Ciò dimostra che il governo degli USA si è assunto l’onere di discolpare i protagonisti dell’accordo stesso e, quindi, del tradimento perpetrato contro l’URSS, nel tentativo di far ricadere la colpa sull’URSS.
Qui diventa duro far capire il significato essenziale della politica di Monaco, perseguito dai governi francese e britannico.
I documenti degli archivi del Ministero tedesco degli Affari Esteri caduti in mano sovietica, offrono fatti complementari che ci indicano una strada ben precisa: quella di orientare l’aggressione verso est.
Un documento eloquente, è il verbale del colloquio tra Hitler e il ministro inglese Halifax (16), alla presenza del ministro tedesco degli Affari Esteri Von Neurath (17), che ebbe luogo a Obersalrberg il 19 novembre 1937.
“…. Egli (lord Halifax – n.d.a.) ed altri membri del governo inglese erano convinti che il Führer aveva raggiunto molto, non soltanto nella stessa Germania, ma che in seguito alla liquidazione del comunismo nel proprio paese, avrebbe sbarrato al comunismo la via dell’Europa Occidentale e perciò la Germania poteva essere considerata a giusta ragione il bastione dell’Occidente contro il bolscevismo”.
Lord Halifax voleva coinvolgere anche le grandi potenze di Francia e Italia, tanto che dichiarò, sempre allo stesso incontro:
“ …. Non si deve avere l’impressione che “ l’Asse Berlino-Roma” o le buone relazioni tra Londra e Parigi possano soffrire a causa dell’avvicinamento germano-inglese. Non appena, in seguito a questo avvicinamento germano-inglese, sarà preparato il terreno, le quattro grandi potenze dell’Europa occidentale dovranno creare insieme la base sulla quale potrà essere stabilita una pace duratura nell’Europa. Nessuna delle quattro potenze deve in nessun caso restare al di fuori di questa collaborazione, poiché in caso contrario, non sarà posto fine all’attuale situazione instabile.”
A questo punto Hitler chiese che la Germania non venisse considerata “come uno Stato che non portava più il marchio morale o materiale del Trattato di Versaglia”.
Lord Halifax lo rassicurò ricordandogli il comportamento inglese nella evacuazione anticipata della regione renana e il problema delle riparazioni di guerra. Dal colloquio risultò anche chiara l’attitudine inglese favorevole a risolvere i piani hitleriani per quanto riguardava Danzica, l’Austria e la Cecoslovacchia. Tanto che dichiarò: “Tutti gli altri problemi possono essere caratterizzati nel senso che essi riguardano mutamenti dell’ordine europeo che probabilmente avverranno presto o tardi. A questi problemi si riferiscono Danzica, l’Austria e la Cecoslovacchia. L’Inghilterra è interessata soltanto a che questi mutamenti siano operati mediante un’evoluzione pacifica e che possano evitare i metodi possibili di causare ulteriori sconvolgimenti che, né il Führer, né altri paesi vorrebbero”.
Leggendo questi passi del verbale dell’incontro di Obersalrberg, si evince chiaramente la ragione per cui la Gran Bretagna non avrebbe mai dato alcuna garanzia per l’indipendenza dell’Austria contrariamente a quelle date dai Trattati di Versailles e di Saint-Germain, tra l’Austria e le potenze dell’Intesa.
E Chamberlain (primo ministro inglese) (18) al tempo stesso, dichiarava che non poteva fare nulla per salvare l’Austria. Alla pag. 8 del “Times”, del 23 febbraio 1938, si legge una parte del suo discorso alla Società delle Nazioni. “Noi non dobbiamo tentare di ingannare noi stessi, e tanto meno dobbiamo trarre in inganno le nazioni piccole, deboli, infondendo loro la speranza che potranno essere difese dalla Società delle Nazioni contro l’aggressione e che sarà possibile agire in conformità, poiché sappiamo che nulla di simile potrà essere intrapreso”.
La politica inglese per placare Hitler attraverso accordi bilaterali fra Stati e non attraverso accordi per una difesa collettiva con dentro l’URSS, falliva agli occhi degli europei, ma raggiungeva lo scopo principale, quello cioè di isolare l’URSS al proprio destino. E …. l’Austria venne invasa dagli eserciti hitleriani il 12 marzo 1938 e proclamata provincia del “Reich”, senza incontrare nessuna opposizione da parte di Francia e Gran Bretagna.
Solo l’URSS elevò la sua voce ammonitrice rivolgendosi alle nazioni libere con un nuovo appello per organizzare una difesa collettiva. Già il 17 marzo 1938 inviò alle potenze una nota nella quale si dichiarava pronta ad esaminare, all’interno della Società delle Nazioni o fuori di essa, misure pratiche aventi “lo scopo di arginare l’ulteriore sviluppo dell’aggressione ed eliminare il pericolo sempre maggiore di un nuovo massacro mondiale” (Izvestia, 18/3/1938).
Con la nota del 24 marzo 1938 il Ministero britannico degli Affari Esteri rispondeva: “…. delle azioni concordate contro l’aggressione, non eserciterebbe immancabilmente, secondo il governo di Sua Maestà, un’influenza favorevole sulle prospettive della pace europea”.

Arriviamo così alla sorte della Cecoslovacchia e qui c’è un evidente “appoggio” diretto della Gran Bretagna e della Francia ad Hitler. Non sembra vero, ma fu così. E ciò è chiaro dal rapporto politico, 10 luglio 1938, complemento al rapporto A.N. 2589 del 10 luglio c.a. – Archivi del ministero tedesco degli Affari Esteri, dell’ambasciatore tedesco a Londra, Dirksen, che già lo stesso giorno, il 10 luglio, informava Berlino che per il governo inglese “…. i tentativi di compromesso, con la Germania erano diventati uno dei punti sostanziali del suo programma”, e che “detto governo dà prova nei confronti della Germania di una comprensione massima, quale potrebbe manifestare una qualsiasi combinazione possibile di uomini politici inglesi”.
Dirksen scrisse che il governo inglese “si era avvicinato alla comprensione dei punti più essenziali delle principali esigenze della Germania, per ciò che riguardava l’esclusione dell’Unione Sovietica dal partecipare alle soluzioni delle sorti dell’Europa, l’esclusione, nello stesso tempo, della Società delle Nazioni, l’opportunità di trattative e accordi bilaterali”. Concludeva il suo complemento al rapporto, informando Berlino che il governo inglese era pronto a fare grandi sacrifici per “soddisfare altre giuste esigenze della Germania”.
Quali erano le altre giuste esigenze germaniche? Evidentemente la regione dei Sudeti, abitata prevalentemente da tedeschi.
A nulla valse la risposta del governo cecoslovacco a quelli anglo-francesi. Da una corrispondenza dalla Cecoslovacchia datata a Londra settembre 1938, catalogata cmd 5847, pagg. 8 e 9, è scritto che i protettori anglo-francesi dell’aggressione hitleriana tentarono di coprire il tradimento con la promessa di una garanzia internazionale delle nuove frontiere dello Stato Cecoslovacco come “contributo alla causa di pacificazione dell’Europa”.
Il governo cecoslovacco rispose alle proposte anglo-francesi, il 20 settembre che “l’accettazione delle proposte in genere equivarrebbero alla volontaria e completa mutilazione dello Stato sotto ogni rapporto”, e avvertiva che “l’equilibrio delle forze dell’Europa centrale e nell’Europa in generale, sarebbe spezzato e ciò avrebbe avuto delle gravi conseguenze per tutti gli altri Stati e soprattutto per la Francia” (…) e per “tutta la causa della pace e del sano sviluppo dell’Europa”.
Non ci fu nulla da fare, per convincere i sottoscrittori del Trattato di Monaco: la sorte della Cecoslovacchia era stata decisa senza alcuna sua partecipazione.
E Stalin denunciò in quegli stessi giorni che “si sono cedute ai tedeschi le regioni della Cecoslovacchia come compenso per l’impegno assunto di iniziare la guerra contro l’Unione Sovietica” (dal resoconto stenografico del XVIII Congresso del Partito Comunista (bolscevico) dell’URSS, Edizioni di Stato, 1939, pag. 14).
Chiarissimi sono stati gli storici americani M. Sayers e A. Kahn, nel loro libro edito a Boston nel 1946 “The Great Conspiracy. The Secret War Against Soviet Russia” (La guerra segreta contro la Russia Sovietica) alle pagg. 324 – 325.
“ I governi della Germania nazista, dell’Italia fascista, dell’Inghilterra e della Francia hanno firmato l’accordo di Monaco, si è avverato il sogno della “Santa Alleanza” antisovietica, che la reazione mondiale cullava fin dal 1918. L’accordo ha lasciato la Russia senza alleati. Il patto franco-sovietico, pietra angolare della sicurezza collettiva in Europa, è stato sepolto. I Sudeti della Cecoslovacchia sono diventati parte della Germania nazista. Davanti alle orde hitleriane si sono spalancate le porte verso oriente”.
L’isolamento dell’URSS era compiuto. Ma i governi di Francia e di Gran Bretagna, ne erano soddisfatti? Almeno qualche anno dopo, hanno fatto autocritica? E se Hitler non si fosse rivolto verso oriente, come sarebbero finite tutte le nazioni europee? Ce lo possiamo porre questo dilemma? O tutto deve essere lasciato così come è stato creato dalla storia e dagli storici orientati tutti (o quasi) da una sola parte?
Capitolo 8
Paolino Orlandini "...........................e si scatenò la Seconda Guerra Mondiale"

VERSO IL PATTO SOVIETICO-TEDESCO

Con l’occupazione di tutta la Cecoslovacchia, la Germania hitleriana si preparava alla guerra, mentre i governi delle potenze occidentali europee iniziarono con l’URSS il “balletto” delle proposte e controproposte che portarono l’URSS a trattare con la Germania nel tentativo di allontanare i confini “diretti” con la Germania medesima.
Tutto iniziò nella primavera del 1939 e proseguì oltre agosto e fu chiaro sin dall’inizio che gli anglo-francesi non erano soli, alle loro spalle c’erano i circoli dirigenti statunitensi.
Le manovre politiche dovevano essere delle risposte all’opinione pubblica che non capiva, perché male orientata o non orientata affatto, non distinguendo più chi menava il can per l’aia, mentre aveva capito gli aggressori.
L’ambasciatore tedesco a Londra, Dirksen nel suo rapporto al Ministero degli Esteri tedesco del 3 agosto 1939, così scriveva:
“Qui predomina l’impressione che i legami stretti in questi ultimi mesi con altri Stati fossero soltanto un mezzo di riserva per raggiungere una vera riconciliazione con la Germania e che questi legami sarebbero caduti non appena fosse stato ottenuto l’unico scopo importante e degno di sforzi: l’accordo con la Germania”.
Questa espressione era condivisa da tutti i diplomatici tedeschi. E Dirksen in un altro rapporto del settembre 1939, scriveva; “Mediante armamenti e procurandosi degli alleati l’Inghilterra vuole rafforzarsi e mettersi al livello dell’Asse, ma al tempo stesso, vuol tentare, per mezzo di trattative, di giungere ad un accordo amichevole con la Germania”.
Per Dirksen era chiaro il disegno politico: dirigere l’aggressione fascista verso Oriente.
La trattativa tra Inghilterra e Francia da una parte e l’URSS dall’altra, iniziò nel mese di marzo e proseguì per quattro mesi. Si trattava di trattenere la Germania dallo scatenare la guerra in Europa e di cercare chi doveva opporsi in prima persona.
I circoli dirigenti anglo-francesi appoggiati da quelli americani, abituati a cavare le castagne dal fuoco con le mani degli altri, miravano al tentativo di imporre ai sovietici impegni, in virtù dei quali l’URSS avrebbe dovuto assumersi tutto il gravame dei sacrifici per respingere l’aggressione germanica, affinchè a fine guerra l’URSS stessa doveva apparire più debole e più facile da sottomettere ai nuovi eventi.
Questo piano fu sventato dall’Unione Sovietica, che in tutte le tappe della trattativa, contrappose alle proposte, proprie proposte sempre più chiare e franche destinate a servire il solo scopo a lei congeniale: la difesa collettiva della pace in Europa.
Le condizioni poste erano irrinunciabili, ed erano un patto effettivo di mutua assistenza contro l’aggressione fra Inghilterra, Francia e URSS; garanzia da parte delle tre potenze verso gli altri Stati europei, senza eccezione alcuna, confinanti con l’URSS; conclusione di un accordo militare fra le tre potenze sulle forme e le proporzioni di aiuto immediato ed effettivo da prestarsi l’un l’altra, nonché agli Stati garantiti, in caso di attacco da parte degli aggressori. Queste proposte si evincono dal rapporto del ministro Molotov alla III^ Sessione del Soviet Supremo dell’URSS, del 31 maggio 1939.
Nel medesimo rapporto Molotov dichiarava; “Gli inglesi e i francesi garantendo se stessi contro un attacco diretto da parte degli aggressori, mediante patti di mutua assistenza fra di loro e con la Polonia e assicurandosi l’aiuto dell’URSS, in caso di attacco degli aggressori alla Polonia e alla Romania, hanno lasciato aperto il problema se l’Unione Sovietica a sua volta potrà contare sul loro aiuto in caso di attacco diretto contro di essa da parte degli aggressori; nello stesso tempo hanno lasciato aperto un altro problema e cioè se gli inglesi e i francesi potranno partecipare e garantire i piccoli Stati confinanti con l’URSS (Estonia, Lettonia e Lituania, n.d.a.) che coprono le sue frontiere nord-occidentali qualora quest’ultimi non abbiano la forza di difendere la loro neutralità contro l’attacco degli aggressori. In questo modo è venuta a crearsi per l’URSS una situazione di ineguaglianza”.
Gli alleati occidentali cominciarono a mostrarsi d’accordo, a parole, con questo principio della mutua assistenza a condizione di reciprocità, ma lo fecero con riserva che resero questo accordo fittizio. Nelle loro controproposte, gli anglo-francesi prevedevano l’aiuto dell’URSS a quei paesi ai quali essi avevano promesso garanzie, ma non fecero nessun accenno a un aiuto da parte loro ai paesi, situati lungo la frontiera nord-occidentale dell’URSS, ossia gli Stati Baltici.
C’è anche da considerare che l’ambasciatore britannico a Mosca, Seeds, il 18 marzo 1939, avuto sentore di una aggressione hitleriana alla Romania, si recò dal Ministro degli esteri sovietico per informarsi di come avesse reagito l’URSS di fronte a questo fatto. Il Ministro rivolse la medesima domanda all’ambasciatore Seeds, e questi eluse la risposta facendo osservare che geograficamente la Romania era più vicina all’URSS che la Gran Bretagna.
I primi passi erano chiari. La diplomazia inglese cercava di legare l’Unione Sovietica con impegni determinati, restando essi stessi in disparte.
A questo punto l’URSS propose di convocare una conferenza degli Stati più interessati: Gran Bretagna, Francia, Romania, Polonia, Turchia e Unione Sovietica. Il governo britannico rispose che la proposta “era prematura” e nello stesso tempo il 21 marzo 1939, propose a quello sovietico di firmare – anche con la Francia e la Polonia – una dichiarazione nella quale i governi firmatari si impegnavano a “consultarsi sui passi da intraprendere per opporre una resistenza comune nel caso che fosse minacciata l’indipendenza di un qualunque Stato europeo”.
Ma il 1° aprile 1939 l’ambasciatore inglese a Mosca, informava che la Gran Bretagna riteneva il problema della dichiarazione comune non più all’ordine del giorno.
Dopo circa due settimane l’intermediario britannico a Mosca avanzò una nuova proposta per conto del Ministro degli esteri Halifax: il governo sovietico doveva fare una dichiarazione secondo la quale, “in caso di un atto di aggressione contro un qualsiasi paese europeo, vicino dell’Unione Sovietica, paese il quale opponesse resistenza, si sarebbe potuto contare sull’aiuto del Governo Sovietico, se questo aiuto fosse desiderato”.
La proposta voleva dire che se la Germania si fosse rivolta contro la Lettonia, la Lituania, l’Estonia o la Finlandia, l’Unione Sovietica doveva, anche in questo caso, impegnarsi contro l’aggressore.
Difatti l’Inghilterra non si assumeva alcun incarico, come per la Polonia e la Romania, mentre gli Stati Baltici, non assumevano alcun impegno nei confronti dell’URSS.
Il governo sovietico non voleva lasciarsi sfuggire alcuna occasione, così avanzò una controproposta consistente in tre punti:

che l’URSS, la Gran Bretagna e la Francia si impegnassero reciprocamente di prestarsi l’un l’altra un aiuto immediato di ogni genere, compreso l’aiuto militare, nel caso di aggressione contro uno di questi Stati;
che i medesimi Stati si impegnassero di prestare un aiuto di ogni genere, ivi compreso l’aiuto militare, agli Stati dell’Europa orientale situati tra il Baltico e il Mar Nero e confinanti con l’Unione Sovietica nel caso di aggressione contro questi Stati;
che i medesimi Stati si impegnassero a fissare in breve tempo le proporzioni e le forme dell’aiuto militare da prestare a ognuno di questi Stati in ambedue i casi sopra citati.

Per tre settimane tutto tacque ed in Inghilterra montava una certa inquietudine, per cui il governo inglese fu costretto ad escogitare un’altra manovra.
L’8 maggio giunse a Mosca la risposta, o meglio dire, più precisamente le controproposte inglesi. Si proponeva nuovamente all’URSS di sottoscrivere una dichiarazione unilaterale con la quale “si impegnasse in caso che la Gran Bretagna e la Francia venissero coinvolte in operazioni militari in seguito agli impegni assunti (di fronte al Belgio, alla Polonia, alla Romania, alla Grecia e alla Turchia) di prestare immediato aiuto se questo fosse desiderabile; il genere e le condizioni nelle quali sarebbe stato prestato questo aiuto avrebbero dovuto essere oggetto di accordo”.
Iniziarono le trattative. L’11 maggio si arenarono perché l’ambasciatore polacco a Mosca, Grzybowski dichiarò che “la Polonia non riteneva possibile concludere un patto di mutua assistenza con l’URSS”.
Si sospettò che la dichiarazione polacca fosse stata fatta con l’approvazione dei circoli dirigenti inglesi e francesi, tanto che nell’estate del 1939 Lloyd George pubblicò sul giornale francese “Le soir” un articolo violento contro le lungaggini nelle quali si arenavano le trattative dell’Inghilterra e della Francia con l’Unione Sovietica. Lloyd George rilevò che a questa domanda si poteva dare una sola risposta: “Neville Chamberlain, Halifax e John Simon non vogliono nessun accordo con la Russia”.
In Germania tutto ciò veniva attentamente valutato.
Alla fine di maggio l’Inghilterra e la Francia presentarono nuove proposte.
Tale contegno finì per essere ritenuto intollerabile da parte di V.M. Molotov, il quale il 27 maggio si vide costretto a dichiarare all’ambasciatore inglese Seeds e all’incaricato di affari francese Payart, che il progetto di accordo, da essi presentato, sulla resistenza comune all’aggressione in Europa non conteneva il piano di organizzazione di un aiuto reciproco effettivo tra le tre potenze e non dimostrava neppure che i governi inglesi e francese fossero seriamente interessati ad un patto conforme con l’Unione Sovietica.
Le trattative si trascinavano all’infinito, l’inammissibile ritardo se lo lasciò sfuggire il “Times” londinese che scrisse: “Un’alleanza rapida e risoluta con la Russia può ostacolare altre trattative … (dal libro di Sayers e Kahn “La guerra segreta contro la Russia sovietica, Mosca 1947, pag. 371).
Il giornale inglese parlando di altre trattative si riferiva a quelle in corso tra Robert Hudson, ministro inglese del commercio d’oltremare, con Helmut Wohltat, consigliere economico di Hitler, circa la possibilità di un prestito inglese alla Germania hitleriana per una somma considerevole.
Inoltre, era noto, che nel giorno in cui l’esercito tedesco entrava a Praga, - secondo quanto scriveva la stampa inglese – una delegazione della federazione dell’industria inglese, conduceva a Düsseldorf delle trattative per la conclusione di un accordo con la grande industria tedesca.
Anche per le trattative per un accordo militare con l’URSS non tardarono a dimostrare che non si aveva alcuna intenzione di portarle a compimento, basti ricordare le proposte sulla consistenza delle disponibilità in caso di aggressione, cioè sul contingente di forze armate che i partecipanti alle trattative avrebbero dovuto mettere immediatamente a disposizione in caso di aggressione. Gli inglesi mettevano a disposizione cinque divisioni di fanteria e una divisione meccanizzata.
L’URSS dichiarò di mettere a disposizione 136 divisioni, 5 mila cannoni medi e pesanti, fino a 10 mila tank e tankette e oltre 5 mila aerei militari, inoltre le flotte complete del Mar Baltico e del Mar Nero.
Da ciò si deducono tre cose, anche se soggettive:

Il governo sovietico per tutta la durata delle trattative si era comportato pazientemente per addivenire ad una intesa con l’Inghilterra e la Francia, soprattutto perché si sentiva il più esposto ad una eventuale aggressione, ma lo voleva, non a tutti i costi, ma a parità di diritti.
Il contegno dei governi di Gran Bretagna e di Francia confermarono pienamente che non pensavano neppure lontanamente ad un accordo con quello dell’URSS.
Il calcolo anglo-francese consisteva nel far comprendere ad Hitler che l’Unione Sovietica non aveva alleati, quindi isolata e che era esposta a qualsiasi aggressione senza correre il rischio di incontrare opposizioni dalle maggiori potenze dell’Europa occidentale.

Ciò si desume dal discorso di Halifax tenuto il 29 giugno 1939 all’Istituto reale di relazioni internazionali (leggi a pag. 296 dei “discorsi di Lord Halifax sulla politica internazionale – Oxford – Londra 1940).
Egli disse: In una simile nuova atmosfera noi potremmo discutere il problema coloniale, il problema delle materie prime, delle barriere commerciali, dello “spazio vitale”, della limitazione degli armamenti e tutti gli altri problemi che riguardavano gli europei”.
Se si pensa a come trattava il problema dello “spazio vitale” il giornale conservatore, legato ad Halifax, “Daily Mail”, già nel 1933 proponeva agli hitleriani di strappare all’URSS lo “spazio vitale”, non rimane alcun dubbio sul vero significato della dichiarazione di Halifax. Era questa, una proposta aperta di intendersi sulla spartizione del mondo e delle sfere d’influenza, rivolta alla Germania per risolvere tutti i problemi senza l’Unione Sovietica.
E proprio nel mese di giugno del 1939, i rappresentanti dell’Inghilterra cominciarono nello stretto riserbo la trattativa con gli hitleriani attraverso Wohltat incaricato di Hitler per il piano quadriennale, giunto appositamente a Londra.
Con questo incaricato, si intrattennero il ministro inglese del commercio di oltremare Hudson e il consigliere di fiducia di Chamberlain, G. Wilson.
Nel mese di luglio, Wohltat si recò di nuovo a Londra. Hudson e G. Wilson proposero a Wohltat e all’ambasciatore tedesco Dirksen di intavolare trattative segrete per la conclusione di un vasto accordo sull’eliminazione della concorrenza disastrosa sui mercati comuni mondiali.
Nel rapporto al ministero tedesco degli affari esteri in data 21 luglio 1939, Dirksen scriveva che il programma discusso tra Wohltat e Wilson comprendeva problemi politici, militari ed economici, un rilievo particolare veniva dato alla “limitazione degli spazi vitali tra le grandi potenze, soprattutto tra l’Inghilterra e la Germania”.
Intanto veniva a maturazione il problema di Danzica e del “corridoio polacco”. Un eventuale accordo anglo-francese-tedesco lasciava ai tedeschi la facoltà di risolverli direttamente con la Polonia lasciandola sola al proprio destino. Scriveva Dirksen nel suo rapporto: “in questo caso la Polonia resterebbe – come dire – da sola faccia a faccia con la Germania”.
Se ne deduce, che i governanti inglesi erano pronti ad abbandonare la Polonia all’arbitrio di Hitler, quando – scriverà qualcuno – non era ancora asciugato l’inchiostro con il quale erano state firmate le garanzie inglesi alla Polonia. Contemporaneamente si era definitivamente operato l’isolamento dell’Unione Sovietica, la quale fu costretta a fare la propria scelta e a concludere con la Germania il patto di non aggressione nel tentativo di garantirgli il prolungamento della pace per un certo periodo utile per migliorare la preparazione delle proprie forze armate capaci di respingere l’eventuale aggressione.
Come nel 1918 in seguito alla politica delle potenze occidentali, l’Unione Sovietica fu costretta a concludere con la Germania di allora la pace di Brest-Litovsh, nel 1939, circa 20 anni dopo, fu costretta a concludere il patto con i tedeschi, sempre a causa della politica, anche ostile, delle potenze occidentali europee. Ma si dirà il contrario. Si dirà e si scriverà che era nell’intenzione dell’URSS accordarsi con gli hitleriani.
Quel patto invece fu l’ultimo ad essere sottoscritto tra la Germania e le altre nazioni non aggressive. E fu quello che obbligò i tedeschi ad aggredire l’oriente europeo non partendo dalla linea Narva-Minsk-Kiev, ma da una linea che passava a centinaia di chilometri più ad ovest.
Ma accadrà di peggio, perché i fatti precedenti la Seconda guerra mondiale, non sono finiti.
Capitolo 9
Paolino Orlandini ".......................... e si scatenò la Seconda Guerra Mondiale"

SI CREA IL FRONTE ORIENTALE

Mentre alle frontiere occidentali dell’URSS le cose si misero più o meno bene, alla frontiera con la Finlandia la situazione era diversa. Qui, alla distanza di 32 Km. da Leningrado erano dislocate le truppe finlandesi, il cui comando, nella sua maggioranza, era orientato ad allearsi con la Germania. Ed era ben noto che fin dall’estate del 1939, il maggior generale Franz Halder, Capo di Stato Maggiore dell’esercito tedesco, si era recato più volte in Finlandia per “conferire” con i colleghi e consigliarli. E allora si trattava di cominciare a chiarire la questione del confine.
Era evidente che a 32 Km. di distanza, Leningrado poteva essere sotto il tiro continuo delle artiglierie finlandesi, e quindi il problema era quello di allontanare il più possibile la linea di confine sull’istmo della Carelia. Sebbene l’URSS avesse offerto alla Finlandia una parte della Carelia sovietica, più grande il doppio e l’affitto per 30 anni del porto di Hanko, e una parte dell’Isola dei Pescatori, il governo finlandese, sostenuto dai tedeschi e nonostante avesse un trattato di non aggressione con l’URSS fin dal 1932, rifiutò ogni proposta, per cui l’Unione Sovietica si vide costretta ad agire militarmente per assicurare Leningrado da ogni evenienza.
L’attacco avvenne il 30 novembre 1939 e la resa della Finlandia il 2 marzo 1940. Il nuovo confine veniva spostato a 150 Km. a nord-ovest. Leningrado veniva posta in sicurezza.
Il 29 marzo 1940 in una sessione del Soviet Supremo dell’URSS, il ministro degli Affari Esteri, Molotov, dichiarò: “ … l’Unione Sovietica, che, disfatto l’esercito finlandese, aveva piena possibilità di occupare tutta la Finlandia, non l’ha fatto e non ha chiesto nessuna contribuzione per il risarcimento delle sue spese militari, come avrebbe fatto qualsiasi altra potenza, ma ha limitato al minimo le sue richieste …”.
“Nel Trattato di pace – ha continuato Molotov nel suo discorso – noi non ci siamo proposti nessun altro scopo all’infuori di garantire la sicurezza di Leningrado, di Murmansk e della ferrovia di Murmansk”.
Gli anglo-francesi che spadroneggiavano nella Società delle Nazioni, presero posizione a favore della Finlandia e dichiararono “aggressore” l’URSS, la quale venne “espulsa” dalla Società delle Nazioni.
Nei tre mesi che durò la guerra, la Finlandia ricevette armi sia dalla Francia che dall’Inghilterra. Chambelain il 19 marzo 1940 alla Camera dei Comuni informò che l’Inghilterra fornì alla Finlandia 101 aerei, oltre 200 cannoni, centinaia di migliaia di proiettili, bombe d’aviazione e mine anticarro. Contemporaneamente Daladier informò la Camera dei Deputati che la Francia aveva fornito alla Finlandia 175 aeroplani, circa 500 cannoni, oltre 5000 mitragliatrici, un milione di proiettili e di bombe a mano, nonché vari altri armamenti.
Tutto questo avveniva nel momento in cui l’Inghilterra e la Francia non manifestavano alcuna attività contro la Germania di Hitler, sul cui fronte si svolgeva la cosiddetta “drôle de guerre” (la strana guerra).
Quanto sto scrivendo risulta dal “libro bianco” del Ministero degli Affari Esteri della Svezia, edito a Stoccolma nel 1947; a pag. 120 si legge una nota della missione britannica consegnata agli svedesi il 2 marzo 1940, in cui è scritto: I governi alleati si rendono conto che la situazione militare della Finlandia diventa disperata. Dopo un minuzioso esame di tutte le possibilità. Essi sono giunti alla conclusione che l’unico mezzo mediante il quale possono prestare alla Finlandia un aiuto oggettivo, è l’invio di truppe alleate, ed essi sono pronti ad inviare simili truppe in risposta alla richiesta finlandese”. (Gli inglesi avrebbero inviato 100.000 uomini, mentre la Francia 50.000 n.d.a.).
Ma l’aiuto militare alla Finlandia contro l’URSS non era che una parte dei piani predisposti dagli anglo-francesi.
Sempre dal “libro bianco” svedese già citato, a pag. 119, è riportato un documento del ministro svedese degli affari esteri, Günter, da cui si evidenzia il fatto che “l’invio di questo contingente di truppe rientrava nel piano generale di aggressione contro l’Unione Sovietica” e che questo piano “a partire dal 15 marzo, sarebbe stato messo in azione contro Bacu, e ancora prima – attraverso la Finlandia”.
Scriverà Henri di Kērillis sul suo libro “ De Gaulle – dittatore”, edito in Montreal – 1945, alle pagg. 363 e 364, che: “Secondo questo piano, di cui Paul Reynaud (ministro del governo francese, n.d.a.) in una lettera, da me conservata mi espone le linee principali: un corpo di spedizione motorizzato, sbarcato in Finlandia, attraverso la Norvegia, farebbe presto a sbaragliare le orde disordinate della Russia e a marciare verso Leningrado”.
Questo piano era stato elaborato in Francia da De Gaulle e dal generale Weygaud, allora comandante delle truppe francesi in Siria, il quale si vantava affermando che: “… con alcuni rinforzi e duecento aeroplani avrebbe occupato il Caucaso (per impadronirsi dei pozzi petroliferi di Bacu – n.d.a.) e sarebbe entrato in Russia come il “coltello nel burro”.
I piani contro l’URSS fallirono miseramente, perché quel grande Paese vinse in poco tempo la guerra e il 12 marzo 1940 fu firmato il trattato di pace sovietico-finlandese che prevedeva lo spostamento di 150 Km. della linea di difesa a nord di Leningrado, Vyborg compreso.

Già nel giugno 1940, si concretizzò il fronte “orientale” dal Mar Baltico al Mar Nero, concludendo patti con i paesi baltici contro l’aggressione hitleriana. La Lituania, l’Estonia, la Lettonia e la Polonia divennero i paesi cuscinetto ai confini sovietici; poi la Moldavia e la Bucovina erano state riunite entro i confini sovietici già strappati all’URSS dopo la Rivoluzione d’Ottobre.
Le truppe sovietiche occuparono tutti i territori dando vita ad un fronte unico e unito. Ma tutto ciò non piacque anche se venne spiegato che doveva essere fatto per costruire una salda difesa per poi passare alla controffensiva e battere le truppe hitleriane. E non si voleva comprendere che altre vie non c’erano.
E mi domando e domandiamo agli altri, non ha forse agito con lungimiranza il governo inglese dislocando le proprie truppe in Egitto per salvaguardare il canale di Suez, l’Egitto e chiudere la strada verso il Medio Oriente, verso i bacini petroliferi? Non ha forse agito giustamente il governo degli Stati Uniti d’America, sbarcando le proprie truppe in Marocco nonostante le proteste dei marocchini, per bloccare da sud una possibile vittoria hitleriana all’Europa?
E non fecero bene i francesi liberi a bloccare le divisioni coloniali dell’Africa equatoriale nell’area nigeriana affinchè evitassero il contatto con quelle in Algeria, le quali avevano sposato la causa del maresciallo Petain? Difatti queste forze furono poi il ganglo vitale per la ricostituzione dell’esercito francese di De Gaulle, mentre parecchie delle altre forze preferirono la prigionia americana o la collaborazione dopo gli eventi tunisini.
Leggendaria ed irripetibile fu, infatti, l’impresa del gen. Leclerc de Hautecloque che guidò le truppe sud-sahariane in Algeria, percorrendo oltre 2000 Km. in pieno deserto con materiale rotabile di ogni genere.
Leclerc, sbarcato poi nel sud della Francia, con l’operazione Dragoon, risalì la Francia e giunse per primo a Parigi con la sua divisione di carri armati.
Se queste ragioni e fatti espressi sono veri ed ammissibili, perché queste posizioni o operazioni assunte furono accettate e le altre no?
Che cosa sarebbe avvenuto se l’URSS non avesse creato il fronte “orientale” prima ancora che l’aggressione nazista avvenisse e su questo fronte non fosse passato per la linea Vyborg – Kaunas – Bilostok – Brest – Lvov, ma lungo la vecchia frontiera Leningrado – Narva – Minsk – Kiev?
Fu questione di spazi, grandi distanze di 200-300 chilometri che avrebbe accelerato la caduta di Kiev e dell’Ucraina, avrebbe portato alla presa di Mosca nonché di Leningrado. L’URSS sarebbe stata costretta a passare alla difesa per un tempo prolungato il che avrebbe permesso ai tedeschi di liberare in oriente una cinquantina di divisioni per lo sbarco sulle isole britanniche e per rafforzare il fronte tedesco-italiano nella zona dell’Egitto. E’ molto probabile che il governo inglese, veniva costretto a riparare in Canada e che l’Egitto e il Canale di Suez sarebbero caduti sotto il dominio di Hitler. Ma questo non è tutto.
L’URSS sarebbe stata costretta a trasferire gran parte delle sue truppe dalla Manciuria per rafforzare la propria difesa il che avrebbe permesso ai giapponesi di liberare una trentina di divisioni, impegnate in Manciuria, per avviarle contro la Cina, le Filippine, l’Asia sud-orientale contro le forze armate americane nell’Estremo Oriente.

Mentre le grandi “democrazie occidentali” facevano la “guerra all’URSS” sotto il loro naso, nell’aprile del 1940, i tedeschi occupavano la Danimarca e la Norvegia. Verso la metà di maggio facevano irruzione in Olanda, Belgio e nel Lussemburgo. Il 21 maggio raggiungevano la Manica e tagliavano gli alleati nelle Fiandre. Alla fine di maggio gli inglesi evacuavano Dunkerque, lasciando la Francia. A giugno cadeva Parigi e l’intera Francia capitolava il 22 giugno 1940.
In tal modo Hitler calpestò ogni e qualsiasi dichiarazione di non aggressione firmata con la Francia e la Gran Bretagna.
Fu il fallimento della politica di pacificazione, della politica di rinuncia alla sicurezza collettiva, e realizzato l’isolamento dell’URSS.
Dopo aver occupato senza colpo ferire l’Albania, il fascismo italiano aggrediva la Grecia: era il 28 ottobre 1040. La crisi fra i due paesi iniziò il 12 agosto con l’uccisione dell’albanese Hoggia e con l’affondamento dell’incrociatore greco “Helli” avvenuto il 15 agosto da parte del sommergibile italiano “Delfino”.
I greci contrattaccarono respingendo gli italiani in territorio albanese. Senza l’aiuto dei tedeschi che attaccarono la Grecia dalla Bulgaria dopo averla occupata, gli italiani sarebbero restati molto tempo sul fronte di Argirocastro e della valle del Vojussa. (19)
L’aggressione nazi-fascista non finiva il 1° marzo 1941: i tedeschi occupavano la Bulgaria; il 5 aprile l’URSS firmava il patto di non aggressione con la Jugoslavia; il 22 giugno dello stesso anno la Germania aggrediva l’URSS. L’Italia, la Romania, l’Ungheria e la Finlandia entrarono in guerra contro l’URSS dalla parte dei tedeschi.
Attaccando la Russia, Hitler dovette soprassedere al piano “Seelöwe” (invasione dell’Inghilterra); rinviare il piano “Attila” (occupazione della Francia meridionale); rinviare sine die il piano “Felix” (conquista di Gibilterra).
Mussolini, che volle aiutare il suo compare, inviò in Russia, prima il C.S.I.R. (Corpo di Spedizione Italiano in Russia), poi l’ARM.I.R. (Armata Italiana in Russia). Poichè aveva detto che la Russia era invincibile, in quanto disponeva di “tre grandi generali che nessuno aveva mai sconfitto: neve, fango, distanze”. Perché inviò 220.000 italiani a morire di freddo, male equipaggiati e male armati?
E’ un interrogativo che i giornalisti dell’epoca non si posero e quelli attuali, copiando dai primi, continuano a non porselo. Magari continuano a scrivere che Mussolini fu un grande uomo politico o addirittura un grande stratega, quando, è dimostrato, che non sapeva leggere la carta topografica.
Capitolo 10
Paolino Orlandini "........................... e si scatenò la Seconda Guerra Mondiale"

LE REAZIONI ALL’AGGRESSIONE E IL SECONDO FRONTE

Le reazioni furono diverse. Il primo ministro inglese Wiston Churchill dichiarò: “il pericolo che grava sulla Russia costituisce un pericolo anche per noi e per gli Stati Uniti d’America, allo stesso modo che la causa di ogni russo che lotta per la propria terra e per il proprio focolare è la causa degli uomini liberi e dei popoli liberi in qualsiasi parte del globo terrestre”.
Analoga posizione la prese F.D. Roosevelt, Presidente degli Stati Uniti d’America.
Il 24 giugno Harry Truman (diventerà presidente degli USA dopo la morte di Roosevelt) sul “New York Times” scriveva: “Se noi vedremo la Germania prendere il sopravvento, allora dovremo aiutare la Russia, e se vedremo vincere la Russia, allora dovremo aiutare la Germania e che in tal modo s’ammazzino il più possibile”.
In Gran Bretagna sir Moore-Brabazon, ministro dell’industria aeronautica, dichiarò che per ciò che riguardava la Gran Bretagna, l’esito migliore della lotta sul fronte orientale sarebbe stato l’esaurimento reciproco della Germania e dell’URSS, e in seguito di ciò l’Inghilterra avrebbe potuto occupare una posizione dominante.
Furono, invece, i popoli a partire da quello francese, che parteggiarono per l’URSS esprimendo solidarietà.

Le divergenze tra gli alleati ci furono sempre anche durante la guerra. C’era chi si fidava della lealtà dell’Unione Sovietica chi, al contrario, divergevano, come quelli concernente l’apertura del secondo fronte, gli obblighi degli alleati, e il loro dovere morale reciproco.
Ci furono addirittura coloro che trattarono con Hitler fin dal 1941, proseguito nel 1942 e 1943 in trattative segrete svoltesi in Portogallo ed in Svizzera all’insaputa dell’URSS. Ciò risultò dai tanti documenti trovati a Berlino presso la sede del Ministero degli Affari Esteri.
Da questi documenti risulta che dall’autunno del 1941 e pure nel 1942 e 1943 a Lisbona e in Svizzera ci furono trattative fra i rappresentanti dell’Inghilterra e della Germania, e più tardi fra i rappresentanti degli USA e della Germania in merito alla conclusione della pace con la Germania.
In uno di questi documenti, allegato al rapporto del vice ministro degli affari esteri tedesco Weizsäcker, si riassume il corso della trattativa, svoltasi a Lisbona il 13 settembre 1941 tra il figlio di Lord Beaverbrook, Aitken, ufficiale dell’esercito inglese e più tardi membro del Parlamento inglese che rappresentava l’Inghilterra e l’ungherese Gustavo von Kover, che agiva per incarico del ministero tedesco degli affari esteri. Ciò si desume della lettera del console generale tedesco a Ginevra Krauel, inviata a Weizsäcker.
In queste trattative Aitken pose apertamente il problema che “non fosse stato possibile utilizzare il prossimo inverno e la primavera per esaminare dietro le quinte le possibilità di pace?”
Altri documenti si riferiscono alle trattative svoltesi tra i rappresentanti dei governi USA e tedesco, svoltisi nel febbraio 1943 in Svizzera. Trattative condotte da Allen Dulles (fratello di John Foster Dulles) nome di copertura “Bull” e il principe tedesco M. Hohenloh che agiva sotto lo pseudonimo di “Pauls”. In quella occasione furono discussi i problemi concernenti l’Austria, la Cecoslovacchia, la Polonia, la Romania, l’Ungheria e il problema sulla conclusione della pace con la Germania.
Risulta dal colloquio che Allen Dulles (Bull) dichiarò che: “Non sarà mai più permesso che dei popoli come quello tedesco siano costretti a compiere esperimenti disperati e dar prova di eroismo, a causa dell’ingiustizia e della miseria. Lo Stato Tedesco deve continuare ad esistere come fattore di ordine e di ricostruzione. Non è neppure il caso di parlare del suo smembramento o di separarne l’Austria”.
A proposito della Polonia, diceva che: “allargando alla Polonia verso Oriente e conservando la Romania e una forte Ungheria, occorre appoggiare la creazione di un cordone sanitario contro il bolscevismo e il pan-slavismo”.
Più avanti nel verbale, il colloquio rivela che “il signor Bull è più o meno d’accordo con l’organizzazione statale e industriale dell’Europa sulla base di vasti territori, ritenendo che una grande Germania federativa (sul modello degli Stati Uniti) con una confederazione danubiana, ad essa aderente, sarà la migliore garanzia per l’ordine e la ricostituzione dell’Europa centrale o orientale”.
Dulles (Bull) dichiarò anche di riconoscere pienamente le pretese dell’industria tedesca ad una funzione dirigente in Europa. Da tutto ciò si evince che veniva fatto un tentativo di mettersi sulla via di trattative con Hitler, per una pace separata, e tutto all’oscuro dell’URSS violando le più elementari esigenze del dovere e degli impegni alleati.
E se questi fatti emersi a fine guerra, furono comunque nascosti all’opinione pubblica promuovendo invece una campagna di calunnie per incolpare gli alleati sovietici di intrighi e cose del genere fatti invece da loro stessi. La verità storica venne respinta, e ancora oggi lo è, come la peste. Ma i documenti ci sono, basta consultarli.
Ad onore del vero occorre anche informare i lettori, che nel 1940, poco tempo prima dell’aggressione della Germania all’URSS, V.M. Molotov aveva avviato a Berlino delle trattative. Cosa avvenne in realtà a Berlino? In realtà non furono altro che una visita di risposta alle due fatte da Ribbentrop a Mosca e nelle quali Hitler cercò di farne una base di accordo per i futuri rapporti sovietico-tedeschi.
Da parte sovietica questi incontri furono utilizzati allo scopo di sondaggio, cioè cercare di capire le posizioni tedesche senza concludere alcun accordo con i tedeschi.
In questi colloqui Hitler riteneva che l’URSS dovesse procurarsi uno sbocco nel Golfo Persino, occupando l’Iran occidentale e i giacimenti petroliferi dell’Iran in mano agli inglesi. Egli disse anche che la Germania avrebbe potuto aiutare l’Unione Sovietica a regolare le sue pretese sulla Turchia fino a modificare il Trattato di Montreux sugli Stretti (20). Ciò mise in allarme Molotov, perché la Germania è stata sempre legata alla Turchia fin da prima della Grande guerra e capì che questa era legata anche alla questione balcanica a cui erano interessati sia la Germania, sia l’Italia.
Da questi colloqui il Governo Sovietico tirò delle conclusioni. Ma l’URSS non aveva allora alleati, era isolata per cui non potè portarle a conoscenza di nessuno.
Quali erano queste conclusioni? E’ presto detto: la Germania non teneva ai legami con l’IRAN; la Germania non era legata e non aveva l’intenzione di legarsi alla Gran Bretagna – quindi l’URSS poteva avere nell’Inghilterra un alleato sicuro contro la Germania hitleriana; gli stati balcanici erano già stati comprati e trasformati in satelliti della Germania (Bulgaria, Romania, Ungheria), oppure erano oppressi come la Cecoslovacchia; la Jugoslavia era l’unico paese balcanico sul quale si poteva contare come un futuro alleato antitedesco; la Turchia era già legata da stretti vincoli con la Germania hitleriana. Questo sondaggio, non poteva essere concluso con alcun accordo.
Il fatto è che un alleato forte è pericoloso, che il rafforzamento dell’alleato non è mai interessante, perché è meglio avere un alleato debole e se questo continua a rafforzarsi, bisogna prevedere le misure per indebolirlo. Questa fu la morale, ingenua, degli anglo-americani.

Ed è giunto il momento di parlare del secondo fronte. Ormai tutti sanno che nel comunicato sovietico-americano del giugno 1942, gli anglo-americani si erano assunti l’impegno di aprire il secondo fronte in Europa entro l’anno. Fu una promessa solenne che avrebbe alleviato la situazione delle truppe dell’Unione Sovietica che fin dal primo momento della guerra aveva sopportato tutto il peso dell’urto nazi-fascista.
Ma com’è noto il secondo fronte non si aprì nel 1942 e neanche nel 1943, ma addirittura nel giugno 1944. Fu nella conferenza di Quebec (14 ÷ 24 agosto 1943) che il presidente Roosevelt ed il premier britannico Churchill dettero via libera allo “Overlord” (sbarco in codice in Normandia n.d.a.) fissandone la data al 1° maggio 1944. A causa del cattivo tempo le operazioni si fermarono e venne fissato un altro giorno: il 5 giugno. Il giorno “D”, il gen. Eisenhower fu costretto a rinviarlo di sette ore richiamando agli ancoraggi, per le cattive condizioni metereologiche, i convogli già in movimento, poi di 24 ore, ancorchè il tempo fosse anche questa volta tutt’altro che ideale, ma un ulteriore ritardo avrebbe obbligato a rimandare il tutto al 19 giugno o addirittura ai primi giorni di luglio. Il fatto non sarebbe stato più una sorpresa, per cui occorreva decidere subito ed Eisenhower decise: il D-Day finalmente iniziava alle ore 6,30 del 6 giugno 1944 con grandi ritardi sulle promesse. Non sappiamo se la politica del rinvio del secondo fronte fu casuale o cos’altro. Ma questi furono i fatti.

Vediamo, invece, di converso cosa accadde nel dicembre 1944, quando le truppe hitleriane intrapresero sul fronte occidentale, nella zona delle Ardenne, una offensiva che sfondava il fronte, ponendo le truppe anglo-americane in una situazione difficile.
Secondo le affermazioni degli alleati, i tedeschi con il loro attacco contro Liegi miravano a sbaragliare la 1^ Armata USA, raggiungere Anversa, tagliare fuori la 9^ Armata USA, la 2^ Armata britannica e la 1^ Armata canadese e infliggere agli Alleati stessi una seconda Dunkerque per far uscire l’Inghilterra dalla guerra.
In questa situazione, il 6 gennaio 1945, Churchill si rivolse a Stalin con il seguente messaggio: “In occidente si svolgono combattimenti molto gravi e in qualsiasi momento potranno essere imposte al Comando Supremo delle importanti decisioni. Voi stesso sapete, per vostra propria esperienza, quanto sia allarmante la situazione quando si tratta di difendere un fronte molto vasto, dopo aver perduto temporaneamente l’iniziativa. Per il gen. Eisenhower sarebbe molto desiderabile e necessario, conoscere in linea di massima che cosa pensate di fare, dato che ciò naturalmente si ripercuoterà su tutte le sue e nostre decisioni più importanti. Secondo notizie ricevute, il nostro emissario, primo maresciallo Tedder, ieri sera si trovava al Cairo, a causa del maltempo. Il suo viaggio si è prolungato molto non per causa vostra. Se egli non sarà ancora giunto da Voi, Vi sarò riconoscente qualora voleste comunicarmi se possiamo contare su una grande offensiva russa sul fronte della Vistola o in qualsiasi altro punto, nel corso del mese di gennaio e così pure altri dati che riterrete forse opportuno di farmi conoscere. Io non comunicherò a nessuno queste informazioni strettamente segrete ad eccezione del feldmaresciallo Brooke e del gen. Eisenhower e soltanto alla condizione che siano tenute nel più rigoroso segreto. Considero la cosa urgente.”

Il 7 gennaio 1945 Stalin inviò a Churchill la seguente risposta: “Ho ricevuto la sera del 7 gennaio il vostro messaggio del 6 gennaio 1945. Purtroppo il primo maresciallo di aviazione signor Tedder non è ancora giunto a Mosca. E’ molto importante valerci della nostra superiorità sui tedeschi in artiglieria ed aviazione. A questo scopo occorre il bel tempo per l’aviazione e l’assenza di bassa nebulosità che impedisca l’artiglieria di fare un fuoco preciso. Noi ci prepariamo all’offensiva, ma il tempo ora non è favorevole. Tuttavia, tenendo conto della situazione dei nostri alleati sul fronte occidentale, il Gran Quartiere Generale del Comando Supremo ha deciso di ultimare i preparativi a ritmi accelerati e, senza tener conto delle condizioni atmosferiche, iniziare grandi operazioni offensive contro i tedeschi su tutto il fronte centrale non più tardi della seconda metà di gennaio. Potete essere sicuri che noi faremo tutto il possibile per aiutare le truppe dei nostri gloriosi alleati”.

In risposta al telegramma di Stalin, Churchill scriveva il 9 gennaio: “Vi sono molto riconoscente per il vostro commovente messaggio. L’ho inviato al generale Eisenhower, soltanto per sua conoscenza personale. Che la Vostra nobile impresa sia accompagnata da pieno successo!”
Il Comando Supremo Sovietico fissò nel 20 gennaio la data dell’offensiva, ma di fronte alle necessità degli alleati, riuscì a porre in azione 150 divisioni, otto giorni prima. Il 12 gennaio grandi forze aeree e di artiglieria ruppero il fronte.
In questo giorno, dal 1° Fronte Ucraino – zona ad ovest di Sandomierz – venne assestato un duro colpo al nemico. Il 14 successivo passarono all’offensiva le truppe del 2° Fronte Bielorusso sulla riva occidentale del fiume Narev e le truppe del 1° Fronte Bielorusso sulla riva sinistra del fiume Vistola, a sud di Varsavia. Il 15 gennaio le truppe del 3° Fronte Bielorusso iniziarono l’offensiva in Prussia, mentre le truppe del 4° Fronte Ucraino attaccarono nei Carpazi. In tal modo l’Esercito Rosso passò ad una decisa offensiva dal Mar Baltico ai Carpazi, lungo un fronte di 1200 Km.
Sul fronte occidentale la 5^ e 6^ armata carrate tedesche che erano destinate a promuovere un’altra operazione, cessarono la loro offensiva e nel corso di 5-6 giorni furono ritirate dal fronte e inviate contro i sovietici che avanzavano da oriente. L’offensiva tedesca sul fronte occidentale si esauriva.

Il 17 gennaio 1945 Churchill scriveva a Stalin: “Vi sono molto riconoscente per il vostro messaggio e molto lieto che il maresciallo d’aviazione Tedder vi abbia fatto una così buona impressione. A nome del governo di Sua Maestà e con tutto l’animo voglio esprimere la nostra riconoscenza e le nostre felicitazioni per la gigantesca offensiva che avete iniziato sul fronte orientale. Voi conoscete ora senza dubbio i piani del generale Eisenhower e in quale misura la loro realizzazione è stata frenata e sconcertata dall’offensiva di Rundstedt (il comandante tedesco del fronte occidentale n.d.a.). Io sono convinto che su tutto il nostro fronte i combattimenti si svolgeranno ininterrottamente. Il 21° Gruppo d’Armate britannico, al comando del feldmaresciallo Montgomery ha cominciato oggi l’offensiva nella zona a sud di Roermund.
Il Presidente degli Stati Uniti, Franklin Rooselvet scriveva a Stalin: “Le gesta eroiche compiute in precedenza dai vostri eroici soldati e l’efficienza che hanno già dimostrato in questa avanzata, forniscono ogni motivo di operare prossimamente nel successo delle nostre truppe su entrambi i fronti”.
Nell’ordine del giorno di J.V. Stalin alle truppe del febbraio 1945, a proposito di questa offensiva delle truppe sovietiche, si diceva: “Nel gennaio di quest’anno l’Esercito Rosso ha vibrato al nemico un colpo di straordinaria potenza su tutto il fronte, dal Baltico ai Carpazi. Esso ha frantumato su un’estensione di 1200 Km. la potente difesa che i tedeschi avevano creato durante vari anni. Nel corso dell’offensiva dell’Esercito Rosso, con rapidi ed abili operazioni ha ricacciato il nemico lontano, verso occidente. I successi della nostra offensiva invernale hanno innanzitutto fatto fallire l’offensiva invernale dei tedeschi in occidente, che si poneva lo scopo di occupare il Belgio e l’Alsazia, ed hanno permesso alle armate dei nostri alleati di passare a loro volta all’offensiva contro i tedeschi e di abbinare le loro operazioni offensive in occidente con le operazioni offensive dell’Esercito Rosso in oriente.”
La maggiore stampa anglo-americana scriveva a quei tempi, articoli ardenti e speranzosi nella vittoria finale.
The Manchester Guardian il 18 gennaio 1945, scrisse: “La grande offensiva dei russi iniziata il 12 gennaio, ha già modificato l’intera situazione militare. E’ sconfinatamente grande la portata delle battaglie in atto, sono enormi il numero di divisioni e la lunghezza del fronte. Questa offensiva è senz’altro la più grande operazione nella storia dell’arte militare …. A Berlino non si nutrono più vane illusioni. La stampa ed i commentatori militari dicono all’unisono che è giunta l’ora dell’ultima prova”.
Il settimanale inglese Spectator il 19 gennaio scrisse: “L’impeto dell’offensiva sovietica è molto grande ed è difficile persino immaginare che i piani del comando supremo sovietico non si siano ancora manifestati in pieno… Dichiarare che l’offensiva abbia cambiato la situazione militare vuol dire cadere in una sottovalutazione. O mai si schiudono possibilità che non si potevano quasi sognare.”
Il The Times inglese, il 5 febbraio scrisse: “Nel corso di battaglie di gigantesca portata durate tre settimane, le truppe dell’Armata Rossa hanno percorso la strada che va dalla Vistola sino a regioni che minacciano direttamente Berlino”.
Il 17 febbraio 1945 il Courier Journale di Louisville, Kentucky – USA, scrisse che persino gli osservatori più ottimisti non avevano previsto colpi così demolitori, un impeto tale da far trattenere il fiato che distinguono l’offensiva dell’Esercito Sovietico. “Il primo mese dell’offensiva invernale russa – scriveva il giornale – è una tappa importantissima della storia militare, è il mese della più grande battaglia nella storia che avvicina la disfatta della Germania hitleriana”.

Persino i generali tedeschi ebbero a dichiarare ammirazione per l’Armata Rossa. Il generale Heinz Guderian scrisse: “Mentre sul fronte in Normandia le unità avanzate degli alleati occidentali in fase di dispiegamento si preparavano ad effettuare un’offensiva contro il nostro fronte … sul fronte orientale si svolgevano avvenimenti che avvicinavano immediatamente una catastrofe mostruosa… “.
“La catastrofe sui fronti – continuava il gen. Guderian – si avvicinava con la rapidità di una valanga…. L’avanzata dei russi raggiunse ritmi mai visti… Cominciò il trasferimento della VI^ Armata corazzata verso il fronte orientale … Speer (Albert Speer ministro degli armamenti tedesco, n.d.a.) stese un nuovo rapporto che cominciava con la secca frase: “La guerra è perdente”. Prima di consegnarlo a Hitler me lo fece leggere. Purtroppo dovetti dichiararmi d’accordo con il suo contenuto…”
Il generale hitleriano Siegfried Westphal scrisse dopo la fine della guerra: “Il 12 gennaio 1945 ebbe inizio la possente offensiva sovietica. In seguito al suo impetuoso sviluppo era del tutto chiaro che presto sarebbe stato necessario prestare aiuto al fronte orientale.
“Il Comando Supremo ad ovest, riconoscendo la priorità del fronte orientale, già al terzo giorno diramò le relative disposizioni per il trasferimento della VI^ Armata corazzata delle SS nelle zone del caricamento nei convogli ferroviari”.
Un altro generale, Hasso von Manteuffel, dopo aver descritto in un suo libro, la grande segretezza nella quale si era preparata l’offensiva tedesca nelle Ardenne e le sue prime fasi, scrive: “Il 13 gennaio 1945 ebbe inizio la grande offensiva russa e il Comando Supremo fu costretto a trasferire le truppe del fronte occidentale a quello orientale; ciò riguardò anche il raggruppamento che combatteva nelle Ardenne. La VI^ Armata corazzata delle SS venne al completo ritirata dai combattimenti e spedita a est…. Già da tempo aspettavamo allarmati il trasferimento verso est della VI^ armata corazzata delle SS con delle particolari unità subordinate ad armata, con due stati maggiori di corpi e le divisioni corazzate, la brigata “Führerbegliet” e una brigata di granatieri, nonché tutta la loro artiglieria ed i mezzi di traghettamento…
“L’impetuosa avanzata dell’Armata Rossa ridusse a zero le conseguenze della tregua ottenuta grazie all’offensiva nelle Ardenne e rese inevitabile la rapida fine della guerra”.

Il 28 febbraio il feldmaresciallo Jan Christiaan Smuts capo delle forze sudafricane e membro dello Stato Maggiore imperiale britannico, inviò a Josef Stalin un telegramma: “Non starò ad esaltare le conquiste dell’Armata Rossa: sono state scritte a lettere di fuoco, indelebili sulle pagine della storia. Non posso che trasmettere al Maresciallo dell’Armata Rossa il nostro profondo senso di meraviglia e di gratitudine per quanto hanno fatto. E’ magnifico il loro ruolo nella liberazione del mondo dalla minaccia nazista, e con la loro stretta cooperazione con le altre Nazioni Unite in futuro potranno prestare un servizio ancora maggiore alla causa della pace in tutto il mondo e al progresso pacifico”.

Nonostante queste autorevoli testimonianze, e sono solo una piccola parte, certi autori occidentali di memorie, hanno sempre oscurato l’offensiva determinante dell’Esercito Rosso del 12 gennaio 1945, alimentando invece una sorprendente vittoria tutta anglo-americata nelle Ardenne, quando in realtà le forze alleate erano minacciate di subire una seconda Dunkerque da parte di notevoli forze tedesche, le quali cessarono ogni pressione sul fronte allorchè furono costrette improvvisamente a trasferirsi sul fronte orientale. E’ stato davvero un miserabile tentativo di oscuramento della verità storica, fermo restando il valore delle forze anglo-americane che resistettero a quella inaspettata offensiva guidata dal gen. Von Rundstedt.
Questi furono i fatti, ma gli storici e i giornalisti che scrivono di storia, queste cose non le dicono tirando in causa accuse cervellotiche e intrighi perpetrati dai sovietici. Nemmeno cineasti, soprattutto americani, che hanno prodotto tanti film su Bastogne, hanno mai fatto cenno a questi fatti. Hanno solo sempre parlato del cattivo tempo che impediva la controffensiva delle truppe alleate.
Ho voluto narrare questi due ultimi fatti per far poi decidere al lettore come giudicare le parti in causa.
Ma la ricerca non finisce qui. Vado avanti fino alla vittoria sul nazismo per far parlare gli altri, ciò che scrissero e poi dimenticato appena cessato il fuoco in Europa.
Capitolo 11
Paolino Orlandini "................... e si scatenò la seconda guerra mondiale

ANNO 1942: ANNO CRUCIALE

In tanti abbiamo scritto: l’anno dell’inizio della fine. Ed è vero. Ed è vera la riscossa che partirà dalla seconda metà dell’anno, in autunno.
Nell’Africa settentrionale l’urto propulsivo delle armate italo-tedesche si infrangevano ad El Alamein. La strada per Alessandria è preclusa. I combattimenti contro l’8^ Armata britannica si esaurivano tra i mesi di settembre e novembre 1942. Dopo di che iniziò la ritirata che non si arrestò al confine fra l’Egitto e la Libia, ma proseguì ben oltre, attraverso tutta la Libia, fino alla Tunisia dove oltre 250.000 uomini si arresero agli Alleati, i quali avevano bloccato le truppe dell’Asse in quelle zone desertiche con le truppe della 7^ Armata USA sbarcata con l’operazione “Torch”, l’8 novembre 1942 in Marocco ed Algeria e dalle truppe della Francia Libera. Sulla resa delle truppe dell’Asse, il bollettino di guerra n. 1083 del 13 maggio 1943, reca, tra l’altro, la seguente dicitura: “ ….Sono state annientate la Prima Armata Italiana, la Quinta Armata Germanica, l’Afrika Korps, nonché le divisioni italiane Superga, Giovani Fascisti, Pistoia, La Spezia, Trieste e Centauro.”
Sul fronte dell’Europa occidentale, nulla da segnalare, direbbe un bollettino di guerra. Ma è su quello orientale che l’Armata Rossa ritira le sue truppe oltre i fiumi Don e Volga, per riorganizzarsi ed iniziare la battaglia per liberare Stalingrado, fulcro vitale dello schieramento nazista.
Da nord e da sud della città i sovietici crearono teste di ponte dalle quali fare passare le proprie truppe che andranno a ricongiungersi alle spalle dei tedeschi, i quali tentarono di forzare il blocco aiutati anche dalle armate a loro più vicine in quel momento. La IV^ e la VI^ Armata tedesca sono ormai chiuse in una sacca.
Il gen. Friedrich von Paulus, comandante della VI^ Armata chiusa a Stalingrado, invia ad Hitler il seguente radiogramma:

“ 23 dicembre 1942
Segretissimo
Radiogramma all’OKH
Per conoscenza al gruppo di Armata “B”
Mio Führer! Dal momento dell’arrivo del vostro radiogramma, trasmesso alla sera del 22 novembre, gli avvenimenti si sono sviluppati precipitosamente. Il nemico non è riuscito a chiudere la sacca a sud-ovest e a ovest. Qui si vanno delineando infiltrazioni nemiche. Le munizioni ed il combustibile stanno per finire. Molte batterie e pezzi anticarro sono rimasti senza proiettili. Un sufficiente rifornimento tempestivo è irrealizzabile.
L’armata corre il pericolo di venire annientata al più presto, se non riuscirà, concentrando tutte le forze, ad annientare il nemico che avanza da sud e da ovest. Ciò richiede un’immediata ritirata di tutte le divisioni da Stalingrado e di grosse forze dal settore settentrionale del fronte. Una conseguenza inevitabile dovrà poi essere lo sfondamento verso sud-ovest, poiché, data la debolezza delle forze, non sarà possibile mantenere il settore orientale e quello settentrionale del fronte.
Noi perderemo grandi quantità di macchine e materiali, ma ci rimarranno la maggior parte dei soldati, che sono preziosi, e una parte degli armamenti.
Pur accettando pienamente la responsabilità di questo gravissimo rapporto, comunico che la situazione viene giudicata allo stesso modo dai comandanti dei corpi di armata generali Heitz, Strecker, Hube e Jenneke.
Data la situazione creatasi, chiedo di nuovo libertà di azione.
Heil, mein Führer !

Von Paulus

A questo drammatico appello, Hitler risponde:

“Al Comandante della VI^ Armata.
La VI^ Armata è temporaneamente circondata da truppe russe. Intendo concentrare l’armata nella zona di Stalingrado nord – Kaluban – quota 137 - quota 35 – Marinovka – Tsybenko – Stalingrado sud. L’Armata può essere certa che io farò ogni cosa per rifornirla adeguatamente e per sbloccarla tempestivamente. Conosco la valorosa VI^ Armata e il suo comandante e sono certo che essa farà il suo dovere”.
Adolf Hitler

Scatta l’operazione “Anello”, la VI^ Armata tedesca viene spezzata in due tronconi nella notte del 28 gennaio 1943. Intanto al gen. von Paulus gli venne promesso l’intervento delle truppe del feldmaresciallo Manstein, le quali non arriveranno mai, anche se Hitler comandò von Paulus di resistere, perché, dichiarò lui stesso: “Ci era stato ripetuto l’ordine di continuare la resistenza e di contare sull’arrivo a Stalingrado del Gruppo di Manstein.”
Il 31 gennaio il gen. von Paulus venne catturato dalle truppe sovietiche assieme al gen. Schmidt e consegnato allo stato maggiore della LXIV^ armata e più tardi, dal col. Lukin, furono accompagnati presso lo Stato Maggiore del fronte del Don.

Il 21 febbraio 1943, Re Giorgio di Gran Bretagna inviò il seguente telegramma al Presidente del Presidium del Soviet Supremo dell’URSS, Kalinin.

Oggi io e i miei popoli ci uniamo ai popoli dell’Unione Sovietica nel rendere sinceramente merito alle eroiche qualità e alla meravigliosa direzione, grazie alle quali l’Esercito Rosso, nella sua lotta contro i nostri comuni nemici, ha scritto con le sue gloriose vittorie nuove pagine di storia. La tenace resistenza di Stalingrado ha mutato gli avvenimenti ed è stata premonitrice dei colpi annientatori che hanno seminato lo smarrimento fra i nemici della civiltà e della libertà. Per rilevare la profonda ammirazione, provata da me e dai popoli dell’impero britannico, ho dato ordine di preparare una spada onorifica, che avrò l’onore di consegnare alla città di Stalingrado. Io spero che nei felici giorni avvenire questo dono ricordi il coraggio indomabile con il quale la città combattente si è temprata nella lotta contro i forti e tenaci attacchi nemici, e che esso rappresenterà il simbolo dell’amministrazione non solo dei popoli dell’impero britannico, ma di tutto il mondo civile”.
Londra, 21 febbraio 1943 Giorgio VI°
(Ciò è estratto da “Politica estera dell’Unione Sovietica durante la guerra patriottica”, tomo I°, pag. 486).

Più tardi, il 17 maggio 1944, il presidente degli Stati Uniti d’America, Franklin Delano Roosevelt consegnerà alla città di Stalingrado un diploma d’onore con il seguente messaggio: “17 maggio 1944. A nome del popolo degli Stati Uniti d’America consegno questo diploma alla città di Stalingrado per esprimere la nostra ammirazione nei confronti dei suoi valorosi difensori: il loro coraggio, la loro forza di spirito e la loro dedizione, durante l’assedio protrattosi dal 13 settembre 1942 al 31 gennaio 1943, ispireranno eternamente i cuori di tutti gli uomini liberi. La loro vittoria gloriosa ha arrestato l’onda dell’invasione ed ha rappresentato una svolta nella guerra delle nazioni alleate contro le forze dell’aggressione”.

L’anno 1943, quindi, si apre con la liberazione di Stalingrado e con l’inseguimento da parte delle truppe britanniche degli italo-tedeschi sul territorio libico. La resa della forza dell’Asse avverrà il 13 maggio 1943 dopo l’ultima grande battaglia di Enfidaville (Tunisia) alla quale parteciperanno anche le truppe americane della 7^ armata e quelle golliste della Francia Libera.

Ora inizia l’attacco all’Italia. Con l’operazione Husky, del 10 giugno 1943, gli alleati sbarcheranno a Pantelleria e nelle isole Pelagie. Mentre in Sicilia l’8^ armata britannica del maresciallo Montgomery sbarca a Siracusa e a Capo Passero; la 7^ armata USA del gen. Patton sbarca tra Pozzalla e Licata.
Le 3.266 navi da guerra e mercantili, inglesi, americane, canadesi, olandesi, greche, polacche e indiane sbarcarono 160.000 uomini, 14.000 autoveicoli, 600 carri armati e 1.800 cannoni. Una grande massa di uomini e mezzi per attaccare il continente europeo.
Nel frattempo in Italia cade il governo Mussolini e il maresciallo Badoglio viene chiamato a sostituirlo: è l’8 settembre 1943, la disfatta e la disintegrazione dell’esercito italiano.
Sul fronte orientale l’esercito sovietico riprende Rostov e si prepara per le battaglie future contemplate nella prossima controffensiva invernale. A nord, Mosca non è ormai più minacciata, per cui si combatte per liberare Kharkov.

Il feldmaresciallo von Manstein tenta il tutto per tutto e contrattacca, ma a Kursk verrà bloccato, dopo aver rioccupato per poco tempo Kharkov, era il 4 luglio 1943: l’operazione “Cittadella”.
I sovietici avevano invece occupato il saliente di Kursk. Sembrava un suicidio. I tedeschi impiegarono circa 50 divisioni e godeva anche di superiorità aerea. Gettarono nella mischia circa 2.700 carri armati di tutti i tipi, fino ai carri d’assalto e artiglieria semoventi. Tutto sembrava favorire l’esercito nazista. I tedeschi in quel frangente erano soli, nel senso che non si portavano dietro eserciti più deboli come ungheresi e italiani.
Da una memoria del ten. Cristoforo Moscioni Negri di Pesaro, appunto sulla battaglia, prenderò alcuni passaggi, più significativi. Eccoli.
“I due eserciti sono schierati sul campo, il più debole sarà inchiodato e distrutto. Alla fine della giornata del 4 luglio le forze di von Manstein, a sud, raggiungono tutti gli obiettivi…. La mattina del 5, attacca con i “Golia”, piccoli carri telecomandati carichi di esplosivo che vengono inviati verso le postazioni sovietiche, la prima linea viene sfondata, e alcuni villaggi occupati… Si accende una mischia furiosa, un quasi corpo a corpo in cui la superiorità dei cannoni tedeschi e la maggior precisione non servono più… Quando vengono lanciati nella mischia i mostruosi “Elefant”, allora i soldati russi escono dalle buche e li fanno saltare deponendo cariche di esplosivo con le mani. Dall’alto appaiono i “Sturmovich” (Iliushin I° – 1 – 2 m3 armati con due cannoni anticarro da 37, due mitragliatrici da 7,62 e una da 12,72; portano inoltre sotto le ali razzi, lanciagranate e mine anticarro oltre che vari tipi di spezzoni- n.d.a), aerei anticarro molto lenti ma efficaci anche se pagarono per la loro lentezza un grosso contributo alla caccia tedesca… Gli attaccanti si impigliano sempre più nel sistema difensivo sovietico… Alla fine anche le forze corrazzate tedesche si scontrano con i carri e distruttori di carri sovietici… La battaglia perde il suo slancio e si lega al terreno…. Ma mentre i tedeschi sono ormai impegnati fino all’ultimo uomo, già avanzano da est le fresche riserve del generale Konev, dirigendosi sui luoghi dove sono impegnate le divisioni corazzate nemiche. Infine, con immensa sorpresa dello stato maggiore tedesco, i russi attaccano a loro volta a nord e a sud di Kursk, avvolgendo con una ampia manovra tutto il settore della battaglia. I tedeschi si ritirano. Orel e Kharkov, i due grandi centri usati da loro come basi per l’offensiva, sono ripresi dai russi entro la fine di agosto, l’intero fronte è in disfacimento. Il saliente di Kursk, invece di essere il luogo dove i russi, spintisi presuntuosamente in avanti dovevano essere massacrati e disfatti, è stato prima un’esca, poi una trappola per i tedeschi che hanno attaccato bruciando le preziose riserve… Con questa battaglia, che rimane nella storia –scrive il ten. Cristoforo Moscioni Negri – come il più grande scontro di mezzi corazzati della seconda guerra mondiale, iniziò una ritirata che si concluderà soltanto a Berlino ….”
Dall’agosto al settembre 1943 le operazioni continuarono in Ucraina, oltre la riva sinistra del Dnjepr, liberando centinaia di paesi e città.
Inizia la battaglia per Leningrado, la “città martire” che sarà liberata il 27 gennaio 1944, con una coreografia di fuochi artificiali mai più vista nella storia dell’URSS.
E allora ecco subito pronto il diploma del presidente americano Franklin Delano Roosevelt alla comunità locale, in data 17 maggio 1944.
“A nome del popolo degli Stati Uniti d’America consegno questo diploma a Leningrado, a ricordo dei suoi valorosi combattenti e dei suoi uomini fedeli, donne e ragazzi che, isolati dal nemico dal resto del loro popolo, nonostante continui bombardamenti e indicibili sofferenze, provate dal freddo, dalla fame e dalle malattie, hanno vittoriosamente difeso la loro amata città, nel critico periodo che va dal 8 settembre 1941 al 18 gennaio 1943, simboleggiando così l’intrepido spirito dei popoli delle Repubbliche Socialiste dell’Unione Sovietica e di tutti i popoli del mondo che si oppongono alle forze dell’aggressione”.
Franklin Delano Roosevelt


Nel teatro operativo europeo fin dall’inizio del 1944 ha luogo in Italia l’operazione “Shingle”. Il VI° Corpo d’Armata USA sbarca circa 36.000 uomini e 3.100 veicoli, sulla spiaggia di Anzio-Nettuno. Ma non farà progressi facendo dire a Churchill, con un certo sarcasmo: “Doveva sbarcare un gatto selvaggio, invece fu una balena arenata”. Il gen. Lucas, capo della spedizione, obbediva al suo superiore, gen. Clark (comandante della V^ Armata USA), il quale gli aveva detto: “Prudenza, Roma non è l’obiettivo principale. Ricordati di Salerno”.
Questa frase: ricordati di Salerno, ce la spiega Leddel Hart, a pag. 668 del suo libro “Storia militare nella II^ guerra mondiale” - Arnoldo Mondadori Editore – Milano: “La 5^ Armata, dallo sbarco a Salerno fino all’offensiva contro la stretta di Mignano, perse in combattimento 40.000 uomini e altri 50.000 per malattia”.
L’11 maggio 1944 parte l’attacco alleato alla linea “Gustav” per cui verrà investito l’intero Gruppo di armate “C” tedesco comandato dal maresciallo dell’aria Albert Kesserling. Venne superata Cassino fino al congiungimento con le truppe sbarcate ad Anzio e dopo gli aspri combattimenti nell’area di Valmontone e Velletri, le truppe americane entrano in Roma il 4 giugno, mentre lungo l’Adriatico la VIII^ Armata britannica avanza giungendo in prossimità delle Marche, libererà Ancona ed il suo porto e si bloccherà sulla linea “Gotica” agli inizi di settembre.

Nella Francia settentrionale avveniva l’operazione “Overlord” esattamente il 6 giugno ove sbarcarono armate alleate (americani, inglesi, canadesi, ecc.) trasportate dalla più grande massa di navi da guerra e da trasporto, oltre 5.000, messe insieme fino ad ora. Era finalmente la creazione del II° fronte dopo tanti rinvii. Più tardi, il 15 agosto 1944, avverrà lo sbarco nella Francia meridionale, con l’operazione “Dragoon”, di forze americane e francesi provenienti dall’Africa settentrionale. Tra le forze della Francia Libera, ci saranno anche quelle divisioni che De Gaulle aveva bloccato nell’Africa Equatoriale e che successivamente furono trasferite in Algeria attraverso un percorso di oltre 2.000 Km. in pieno deserto sahariano guidate dal gen. Leclerc de Hautecloque.
Per intanto sul fronte orientale tra i mesi di maggio e giugno 1944 si sviluppa un’offensiva che porterà le truppe sovietiche a liberare la Bielorussia e la parte orientale della Polonia. Ma prima di narrare l’avanzata in Ucraina, dobbiamo dedicarci a Churchill, intento a prevenire l’avanzata delle truppe sovietiche verso il centro Europa, soprattutto l’Austria.

Sulla linea “Gotica” (in realtà una serie di minori linee dai nomi diversi, Gialla, Verde 1^, Verde 2^, Rossa, Gensis-Kan, Hitler, ecc., che dal mare Adriatico raggiungeva il Tirreno; dalla valle del fiume Foglia nel pesarese, alle Alpi Apuane) si svolsero tanti combattimenti fino a dicembre, allorchè le truppe alleate si attestarono sulla linea del fiume Senio, a nord di Ravenna ed a sud delle valli di Comacchio.
Churchill era in apprensione per come si stavano sviluppando le cose sul fronte orientale e della celerità con cui avanzavano le truppe sovietiche. Prima ancora che si approssimassero ai confini jugoslavi Churchill cercava in ogni modo di bloccarla o ritardarla.
Si trasferì in Italia presso il Comando dell’8^ Armata britannica del gen. Leese (Montgomery era già stato trasferito in Inghilterra per preparare le sue truppe allo sbarco in Francia) cercando di convincere gli ufficiali britannici della necessità di giungere a Vienna prima dei russi. Quindi ordinò l’offensiva per abbattere la linea Gotica. Difatti questa iniziò il 30 agosto al grido: “A Vienna! A Vienna!” Ma il 3 settembre si era esaurita di fronte alla resistenza tedesca.
Churchill aveva scritto il 31 agosto: “Io spero di infrangere la linea Gotica e di irrompere nella Pianura Padana e avanzare fino a Vienna attraverso Trieste e il varco di Lubiana. Anche se la guerra finirà prima, ho detto ad Alexander di tenersi pronto per una puntata veloce con mezzi corazzati”.
L’attacco alla “Gotica” si affievolì anche per colpa del maltempo che aveva ingrossato i fiumi, soprattutto l’Arno, in Toscana. L’operazione, comunque si concludeva con la liberazione di Rimini, conquistando così, la porta per la Pianura Padana.
“Quarantacinquemila morti per pochi chilometri di terreno”, scriverà il Corriere della Sera il 25 settembre 1944. E Ugo Ughi, ex commissario prefettizio di Rimini, scriverà su “La sera” del 23 dicembre 1944 “nulla è rimasto della bella città polverizzata da 148 selvaggi bombardamenti aerei”.
Dopo questa offensiva si svilupperà la battaglia dei fiumi che si protrarrà fino al 5 gennaio 1945 sulla linea del Senio, come già accennato.
“Dovremo continuare la battaglia con venti divisioni, che hanno quasi tutte sopportato lunghi periodi di duri combattimenti … Contro di noi sono schierate venti divisioni tedesche … Stiamo infliggendo al nemico gravi perdite facendo lenti ma sicuri progressi, ma anche le nostre perdite sono dure e combattiamo in un paese dove, per effettuare con successo operazioni offensive è necessaria una superiorità numerica di almeno 3 a 1 …”
Così scrisse il gen. Alexander al maresciallo Lord Alanbrooke (Sir Alan Brooke) Capo di Stato Maggiore Imperiale, rimproverato per la lentezza con cui si svolgevano le operazioni militari lamentata da Churchill.
A Yalta, il 4 febbraio 1945 ebbe luogo un altro incontro fra i “grandi” e Stalin propose a Churchill (probabilmente con molta ironia, n.d.a.): “Ormai non è più possibile che i tedeschi pensino di attaccarci. Non si potrebbero lasciare alcune divisioni in Italia e trasferire le altre in Jugoslavia ed Ungheria per dirigerle verso Vienna? Qui esse si congiungerebbero con l’Armata Rossa aggirando i tedeschi a sud delle Alpi”.
Osserva Churchill: “Non gli costava niente dire questo, adesso. Ma io non feci alcun commento, dissi solo: l’Armata Rossa potrebbe non darci il tempo di completare l’operazione”. (Churchill dal suo libro: “Trionfo e tragedia”).
Prima di riprendere il fronte orientale, diamo un’occhiata al fronte balcanico. Infatti, mentre si stava concludendo l’offensiva sulla “Gotica” scoppia la crisi greca, il cui governo rifugiato a Londra minacciò il ritiro della 3^ Brigata di montagna che aveva contribuito alla conquista di Rimini.
In Grecia era accaduto che Churchill, con la sua ossessione anticomunista, si era messo contro i partigiani dell’ELAS del gen. Sarafis, perché comunisti. Per lui erano una minaccia alla sua politica nei Balcani anche perché a Londra risiedeva il re Paolo I° di Grecia e il governo legittimo di Papandreu, i quali pressavano per liberare la Grecia dai nazi-fascisti, ma non per farla cadere in mano comunista.
Churchill scrisse subito al gen. Ronald Scobic: “In caso di emergenza non esitate ad agire ad Atene come se foste in una città conquistata quando si verifica una rivolta locale… Dovete tenere Atene, se è possibile senza spargere sangue, ma se non è possibile…”
Apriti cielo! La stampa americana insorse per protestare contro la politica antidemocratica di Churchill. Il nuovo Segretario di Stato, Edward Reilly Stettinins, ne parla con Roosevelt, il quale si infuria contro Churchill colpevole di avere mandato le sue truppe contro i guerriglieri comunisti.
Nelle memorie del figlio del Presidente degli Stati Uniti, Elliot, si legge a tale proposito, che alla Casa Bianca trova il padre che urla: “Come osano gli inglesi combattere contro i guerriglieri che hanno sfidato i nazisti per quattro anni! Uccidere i guerriglieri con soldati inglesi!
E magari con le armi prestate da noi” – aggiunge Elliot.
L’ammiraglio americano King, senza ascoltare nessuno, ordina che la flotta USA non collabori più con quella inglese nelle operazioni di sbarco.
Churchill accusò la stampa americana. Mentre Harry Lloyd Hop King, amministratore dei fondi per la legge “Lend lease” (Affitti e prestiti) intervenne per placare gli animi. Ma il premier britannico non demorde. Ordina ai suoi generali di sbarcare truppe in Albania per avanzare verso nord, verso l’Austria.
Ma al confine con il Montenegro tutto si arenò. Dall’altra parte c’era Tito con i suoi partigiani amici di Churchill, ma prima slavi e da oriente avanzavano i russi.

Ed è in oriente che le cose si stavano mettendo sempre peggio per i tedeschi. Dopo essere cacciati dalla Bielorussia e costretti in territorio della Polonia orientale, il 1° Fronte Ukraino produsse una singolare offensiva. I sovietici riuscirono a far passare due intere armate corazzate per lo stretto “corridoio di Koltovskoje, distruggere otto divisioni tedesche nella “conca di Brody” liberando l’intera Ukraina; superare la Vistola e conquistare Sandomir.
Sul fronte meridionale, sfruttando l’insurrezione antinazista di Bucarest, le truppe sovietiche entrano nella capitale rumena; mentre il 2° e 3° Fronte Ukraino avanza impetuosamente verso i confini dell’Ungheria, della Jugoslavia e della Bulgaria. L’insurrezione bulgara aveva provocato l’uscita dalla guerra di quella nazione.
Si combatte nella Serbia orientale e Belgrado viene conquistata.
Tocca ora al Fronte del Baltico. Dopo aver isolato il gruppo di armate tedesco del “Nord”, l’Esercito Rosso scatena un’offensiva che immediatamente libera gran parte della Lituania ed inizia ad entrare in Lettonia.

La guerra sui mari è poco presente nelle nostre ricerche a meno che determinate operazioni non avessero a che fare con le operazioni terrestri. Il mare di Norvegia e quelli di Barents e Bianco, oltre l’Artico furono teatro di combattimenti per assicurare i rifornimenti all’URSS attraverso il porto di Murmank. Una rotta bene offesa dai tedeschi e bene difesa dai russi.
I rifornimenti all’URSS attraverso questa rotta, iniziarono nel 1941 e proseguirono fino a quando le truppe terrestri si impadronirono di tutti i porti finlandesi e del nord Europa e aumentarono le protezioni navali ed aeree.
Prima di proseguire la storia delle operazioni sul fronte della Carelia e del nord, dobbiamo ricordare un “momento” di crisi fra Churchill e Stalin, i quali nel 1942 si scambiarono messaggi di “fuoco”. I messaggi sono lunghissimi e sono tratti dal “Carteggio del Presidente del Consiglio dei ministri dell’URSS con il presidente degli Stati Uniti e il primo ministro della Gran Bretagna durante la grande guerra Patria 1941-1945 “Mosca, Gosizdat Politicaskoi Liberaturi”, 1957, Tomo I: Qui ne trarrò alcune frasi. Scrive Churchill il 18 luglio 1942: “Dal febbraio 1942 i tedeschi hanno spostato nella Norvegia ingenti forze sottomarine e un grande numero di aeroplani e hanno incominciato a scatenare violentissimi attacchi contro i convogli… Contro l’ultimo convoglio “PQ-17”, i tedeschi hanno infine adoperato le loro forze nel modo che noi avevamo sempre temuto. Essi hanno concentrato i sottomarini a ovest dell’Isola degli Orsi e hanno tenuto in riserva le loro unità di superficie per attaccare ad est dell’isola. La sorte definitiva del convoglio “PQ-17” non è ancora chiara … Devo spiegare i pericoli e le difficoltà di queste operazioni dei convogli, dal momento che il nemico ha creato una base navale nell’estremo nord. Noi non riteniamo giusto rischiare la nostra Home Fleet a est dell’Isola degli Orsi o là dove può subire gli attacchi delle forze aeree tedesche che hanno le basi sulla costa. Se una o due delle nostre navi maggiori, andassero perdute o anche fossero seriamente danneggiate, mentre la corrazzata “Tirpitz” e le navi che l’accompagnano, alle quali dovrà unirsi fra breve la “Scharnhorst”, rimanessero efficienti, tutto il dominio dell’Atlantico sarebbe perduto … Perciò noi siamo giunti con vivissimo rincrescimento alla conclusione che il tentativo di inviare il prossimo convoglio “PQ-18” non gioverebbe a Voi e arrecherebbe solo un danno irreparabile alla causa comune … Gli ostacoli ora esistenti in relazione alla partenza di ulteriori convogli rendono egualmente impossibile l’invio di forze terrestri e aeree per sviluppare operazioni nella Norvegia settentrionale…”

Stalin, il 23 luglio 1942 risponde a Churchill, nel modo seguente: “Ho ricevuto il Vostro messaggio del 18 luglio. Dal messaggio risulta, innanzitutto, che il governo di Gran Bretagna rifiuta di continuare a fornire materiale bellico all’Unione Sovietica sulla rotta del nord e, in secondo luogo, che nonostante il noto comunicato congiunto anglo-sovietico sull’adozione di urgenti misure per organizzare il secondo fronte nel 1942, esso rinvia questa impresa al 1943 (il secondo fronte si aprirà nel giugno 1944 – n.d.a.). I nostri esperti navali sono convinti che con un po’ di buona volontà, ove esista l’intenzione di rispettare gli impegni assunti, i trasporti potrebbero attuarsi regolarmente con grandi perdite per i tedeschi… I nostri esperti ritengono incomprensibile e inspiegabile l’ordine impartito dall’Ammiragliato britannico al 17° gruppo di scorta di abbandonare i convogli e di rientrare in Inghilterra, e alle navi da trasporto di separarsi per raggiungere alla spicciolata i porti sovietici, senza scorta… Io, naturalmente, non ritengo che siano possibili trasporti regolari nei porti settentrionali sovietici senza rischi e senza perdite… Voi sapete certamente che l’Unione Sovietica subisce perdite incomparabilmente più gravi. Comunque, non avrei mai potuto immaginare che il governo di Gran Bretagna rifiutasse d’inviarci materiale bellico proprio ora che l’Unione Sovietica ne ha particolare bisogno, in un momento di estrema tensione sul fronte sovietico-tedesco. E’ evidente che il trasporto attraverso i porti persiani non compenserà in nessun modo la perdita derivante dal rifiuto di utilizzare la rotta settentrionale. Per quanto riguarda la seconda questione, e cioè l’organizzazione del secondo fronte in Europa, temo che la cosa cominci ad assumere un carattere poco serio… Io penso che non vi offenderete se ho ritenuto necessario esprimere con leale franchezza la mia opinione e l’opinione dei miei colleghi sulle questioni trattate nel Vostro messaggio”.

Arrivando al 1944, le cose cambiarono, anche perché i russi erano all’offensiva su tutti i fronti.
Agli inizi di quell’anno, la flotta tedesca in Norvegia comprendeva 1 corazzata, 14 torpediniere, 14 sottomarini, 50 guardiacoste, 50 motosiluranti, numerosi mezzi ausiliari e 206 aerei.
Alla flotta tedesca dovevasi aggiungere la flotta finlandese chiusa nei suoi porti. I sovietici disponevano di 23 sottomarini, 9 cacciatorpediniere, 19 guardiacoste, 15 motosiluranti, 70 antisommergibili e motovedette, 36 dragamine leggeri e 353 aerei. Verso la metà dell’estate del 1944, si aggiunse nuovo naviglio dai cantieri sovietici e dall’accordo “Affitto e prestiti”, altri 6 sommergibili, 2 dragamine, 32 cacciatorpediniere e 62 antisommergibili.
All’estremo nord, in Carelia, i tedeschi e i finlandesi avevano creato uno sbarramento difensivo su tre fasce fortificate per difendere le miniere, tanto necessarie all’industria bellica tedesca, di nichel e rame. L’area comprendeva i porti di Petsamo e di Kirkenes (Norvegia) ed era difesa dall’armata alpina tedesca e dall’esercito finlandese.
L’offensiva sovietica fu di notevole forza e riuscì a sconfiggere le unità nemiche e occupare la parte settentrionale della Norvegia. Qui l’Esercito Rosso trovò collaborazione e riconoscenza da parte della popolazione, la quale si distinse nell’aiutare i soldati russi feriti nei combattimenti. Il governo norvegese in esilio a Londra ordinò la creazione di un nuovo esercito, mentre le autorità militari sovietiche non interferirono negli affari interni norvegesi.
Si creò un legame tra la popolazione norvegese ed i soldati sovietici, perché molte furono le famiglie norvegesi che aiutarono i prigionieri russi che scappavano dai campi di concentramento, sia perché, soprattutto la gioventù norvegese attiva nella resistenza, aiutò a ricoverare i soldati sovietici feriti nel corso dei combattimenti.
Nell’ottobre 1958 i coniugi Ekstrem visitarono l’URSS invitati dal Comitato sovietico dei veterani di guerra. A Mosca ebbero commoventi incontri con gli ex internati nei campi di concentramento sopravvissuti grazie all’aiuto di Maria Ekstrem. Il Presidio del Soviet Supremo dell’URSS decorò, l’11 novembre 1958, Maria e Reinhold Ekstrem dell’ordine di 1° grado della Guerra Patria. Il 2 febbraio 1962 altri 14 cittadini norvegesi furono decorati di ordini e medaglie dall’Unione Sovietica per il coraggio manifestato nel prestare aiuto ai prigionieri di guerra sovietici.
Il giornale norvegese “Aftenposten”, scrisse in quella occasione: “I russi sono giunti per primi e per primi se ne andarono, dopo aver compiuto il loro dovere. I norvegesi non dimenticheranno mai quello che i russi hanno fatto per loro e per la causa comune della vittoria sul nemico”.
Il governo norvegese in esilio a Londra, rivolse al governo sovietico un messaggio speciale in cui si esaltava l’operazione condotta dall’Esercito Rosso e si assicurava che la liberazione del paese avrebbe portato a un rafforzamento dell’amicizia tra i popoli dell’Unione Sovietica e della Norvegia.
Re Haakon VII° (21) di Norvegia inviò a Michajl I. Kalinin, Presidente del Presidium del Consiglio Supremo dell’URSS un telegramma di saluto e di ringraziamento per quanto fatto dal popolo russo nei confronti di quello norvegese, assicurando perpetua gratitudine e gli auguri più sinceri per l’avvenire del popolo russo.

L’anno che va chiudendosi, il 1944 vede i sovietici ancora all’offensiva entrando in Ungheria e avvicinandosi ai Carpazi.
Il 13 maggio 1944 i governi alleati di Stati Uniti, Gran Bretagna e URSS di comune accordo invitarono i governi in Ungheria, Bulgaria e Finlandia ad interrompere la guerra e ad abbandonare la Germania nazista. Il capo del governo ungherese ammiraglio Horthy ebbe paura che i tedeschi avrebbero reagito e messo in difficoltà tutta l’operazione. Inoltre i fascisti locali avevano paura che costituendo un nuovo esercito popolare anti-nazista avrebbero messo in difficoltà le forze di destra per il futuro dell’Ungheria.
Ci furono incontri e discussioni fra i dirigenti popolari e i governativi, per cui questi decisero di continuare la guerra ed Horthy nominò primo ministro il generale Ghesa Lacatose al posto di Deme Stoaia, ritenendolo più adatto a tenere a bada i tedeschi.
Il 7 e 8 settembre la Bulgaria ruppe le relazioni con la Germania dichiarandole guerra. Intanto le truppe del 2° Fronte Ukraino continuando a combattere, entravano in Transilvania e attaccavano i confini sud-orientali dell’Ungheria. Horthy, preso dal panico, scappò e il 22 settembre con un aereo raggiunse l’Italia per prendere contatto con il Comando anglo-americano. A Caserta ebbe un incontro anche con il colonnello generale I. Nadai accompagnato da un ufficiale inglese prigioniero di guerra. Il comando anglo-americano rispose che nelle condizioni date “l’Ungheria doveva rivolgersi ai russi” (pag. 36 di “Osvobozdenie Vengrij, di Deze Nemesc – storico ed esponente politico ungherese). Horthy pretendeva che gli anglo-americani intervenissero nella questione, mentre nell’ottobre i combattimenti continuarono e il capo dei fascisti ungheresi, Salasci, salito al potere, ordinò alle truppe di continuare la lotta contro l’esercito sovietico. Ma il 27 ottobre, il Comando Supremo dell’Esercito Rosso decise di entrare in Ungheria, non in qualità di conquistatore, ma come liberatore del popolo ungherese dall’oppressione tedesca.
Questa nuova situazione viene trattata con le autorità ungheresi e il 29 ottobre venne dato inizio all’operazione del 2° Fronte Ukraino, con l’obiettivo di raggiungere la regione di Budapest, ma non riuscirono a penetrare in città, così le truppe sovietiche si posero sulla difensiva, cercando in ogni caso di entrare in città attraverso vie diverse.
Dopo una pausa, il 2° Fronte Ukraino riuscì a spezzare la difesa nemica a sud-ovest di Budapest. In quei giorni, i sovietici, conquistarono la città di Miskolz e raggiunsero il confine cecoslovacco a nord di essa.
Gli insuccessi di questi ultimi tempi furono giustificati dalle piogge torrenziali, dal fango, la stanchezza delle truppe in marcia ininterrotta da 112 giorni. Quindi venne mobilitato il 3° Fronte Ukraino, il quale con una serie di manovre riuscì a chiudere in una sacca Budapest e i suoi difensori calcolati in 188.000 uomini. Salasci con il suo governo scappò in Austria.

E ora entriamo nell’anno 1945, ultimo anno di guerra.
Sin dai primi giorni di gennaio i tedeschi tentarono il tutto per tutto. Promossero alcune controffensive verso oriente partendo dalle loro basi a sud del lago Balaton e da nord verso Budapest nel tentativo di liberare la città dall’accerchiamento.
Ci furono tentativi di parlamentare con i tedeschi per la loro resa, ma i parlamentari presentatisi con la bandiera bianca alle postazioni tedesche, furono addirittura uccisi.
Se il nemico non si arrende, occorre annientarlo, così le truppe sovietiche iniziarono l’assalto alla città. Il 18 gennaio liberarono completamente la parte orientale, Pest e il 13 febbraio quella occidentale, Buda. Più di 138.000 furono i prigionieri. Nei giorni successivi venne liberata tutta l’Ungheria. L’accerchiamento di ingenti forze nemiche, soprattutto corazzate, nella regione a sud dei Carpazi, facilitò il compito delle truppe sovietiche, le quali iniziarono nel gennaio 1945, l’offensiva sulla direttrice principale: Varsavia-Berlino.